Pausa pranzo a rischio? "E un danno per il lavoro e blocca tutta l'Italia". A far scoppiare le polemiche è una battuta (ma lo era davvero?)del ministro Rotondi. Levata di scudi dei sindacati e dell'opposizione. Ma tu saresti disposto a rinunciarvi per uscire prima?
"La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia" lo ha detto il ministro per l'attuazione del programma del governo Gianfranco Rotondi durante un'intervista nel programma web "KlausCondicio". Inutile dire che l'uscita di Rotondi, che molti hanno interpretatop come una minaccia che potrebbe portare alla soppressione della pausa pranzo, ha sollevato un'immediata levata di scudi da parte dei sindacati e l'indignazione non priva di ironia di molti esponenti dell'opposizione. E rivolgendosia ai parlamentari Rotondi ha rincarato la dose: "Credo che la buvette vada chiusa: costa troppo e sarebbe interessante capire perchè gravi in modo così pesante sul bilancio della Camera - sottolinea Rotondi -. Si parla di 5 milioni di euro... I parlamentari mangiano troppo, ingrassano e questo non è sano. Non è una questione brunettiana, ma di condizione fisica, visto che ne guadagnerebbero in salute. Lo consiglio a tutti".Probabilmente il ministro Rotondi non si aspettava che una semplice osservazione potesse suscitare tante reazioni negative e ha subito corretto il tiro: "Non ho fatto nessuna proposta di abolire questa pausa. Ho solo detto che io l'ho abolita da vent'anni". Ma intanto il danno era fatto. Intervenendo a Radio24 e citando il risultato di un sondaggio che aveva commissionato e pagato di tasca propria, il ministro ha rivelato che sono numerosi gli italiani disposti a rinunciare eventualmente alla pausa pranzo o a ridurla, pur di poter uscire prima dal lavoro. Il tema è delicato e meriterebbe qualche considerazione. C'è un'abitudine che si sta diffondendo sempre più nel mondo della politica, quello dell'annuncio. Il politico di turno si fa intervistare e lancia una provocazione che nella maggior parte dei casi viene subissata da critiche. Ma intanto ha sondato il terreno. Cosa fa allora? Si tira indietro dicendo che è stato frainteso, che non si è capito bene il senso delle sue parole, che non aveva mai proposto di togliere la pausa pranzo. Ma non è il parlamento il luogo istituzionale deputato a discutere proposte? Che senso ha lanciare il sasso per poi ritirare subito la mano? E quale politico spenderebbe soldi propri per fare un sondaggio in favore di una tesi che, se trovasse consenso nella popolazione, potrebbe trasformarsi in una vera proposta legislativa? Infine, siamo sicuri che la pausa pranzo sia il tema più urgente sul quale discutere in questo periodo?