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CONDANNA LETALE


Ho appena finito di leggere “Il mito di Sisifo “,un saggio pubblicato da Albert Camus nel 1942, quando non ancora trenetenne ,elabora attraverso questo saggio ,una presa di coscienza del sentimento dell' assurdo.Sisifo figlio di Eolo e fondatore della città di Corinto, fu secondo alcuni il più saggio e prudente dei mortali, secondo altri particolarmente incline al mestiere di brigante. Ciò su cui tutti concordano è la sua particolare dote di astuzia e scaltrezza: era colui che otteneva sempre qualcosa in cambio, tant’è che fu - si dice - il promotore del commercio.  Divenne tristemente famoso per la pena eterna che gli dei gli inflissero quando discese definitivamente nel Tartaro. Le fatiche di Sisifo narrano: "E poi Sisifo vidi, che spasmi orrendi pativa che con entrambe le mani spingeva un immane macigno. Esso, facendo forza con ambe le mani ed i piedi su su fino alla vetta spingeva il macigno, ma quando già superava la cima, lo cacciava indietro una forza. Di nuovo al piano così rotolava l’orrendo macigno. Ed ei di nuovo in su lo spingeva e puntava; e il sudore scorrea pei membri e via gli balzava dal capo la polvere". Si narra che quando il re degli Dei Zeus rapì la fanciulla Egina, figlia di Asopo, dio dei fiumi, Sisifo lo vide e raccontò il fatto ad Asopo stesso, ottenendo in cambio che nella città di Corinto scaturisse una fonte inesauribile.La delazione scatenò prevedibilmente la collera del padrone degli dei, il quale inviò a Sisifo il genio della morte, Thanatos in persona, ma Sisifo più svelto di lei, la mise in catene e per un certo tempo nessuno morì più sulla terra.Intervenne ancora Zeus a liberare Thanatos, che discese nel Tartaro portando con sè anche l’irrispettoso Sisifo. Ma ancora una volta la sua astuzia ebbe la meglio sul volere degli dei: avendo comandato - di nascosto - alla moglie Merope di non dargli sepoltura, cosa inaccettabile anche per i padroni degli Inferi, ottenne il permesso di tornare in terra per redarguire la moglie affinchè rimediasse alla mancanza. Ma quando egli "ebbe visto di nuovo l’aspetto del mondo, ed ebbe gustato l’acqua e il sole, le pietre calde e il mare, non volle più ritornare nell’ombra infernale. I richiami, le collere, gli avvertimenti non valsero a nulla. Fu necessaria una sentenza degli dei. Mercurio venne a ghermire l’audace per il bavero e, togliendolo dalle sue gioie, lo ricondusse con la forza agli inferi, dove il macigno già era pronto." Attraverso questo mito,Camus sintetizza che "la felicità e l’assurdo sono figli della stessa terra e sono inseparabili. Non v’è sole senza ombra e bisogna conoscere la notte." Allora il macigno è la vita stessa che richiede di essere accolta in ciascuno di noi consapevolmente, che pretende di essere non solo vissuta, ma anche saputa, prima ancora che "capita." "Sisifo insegna la fedeltà superiore, che rinnega gli dei e solleva macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene." Per Camus Il "vero" assurdo è uno stato d'animo in cui la tensione fra uomo, mondo e assurdità di questo viene eroicamente mantenuta: né troncata dalla scomparsa del soggetto che, invece di scegliere il "suicidio intellettuale", porta, continuando a vivere, testimonianza all'assurdo, e lo vive tormentosamente in sé; né superata in una edulcorante quanto fallace dialettica della speranza.Nel suo lucido e intrepido corpo a corpo coll'assurdo l'uomo assume non la posizione statica e fuggitiva del “suicida”, ma quella atroce del condannato a morte che sa, e attende la sua ultima alba.In questa elaborazione perfetta,Camus individua nelle fatiche di Sisifo la finitudine umana sofferta e subìta, non mai accettata. E' il dolore metafisico del vivere in quanto tale. E' il dolore che gli uomini s'infliggono attraverso l'ignoranza, l'odio, la malvagità; il dolore che gronda dalle istituzioni .per Camus questi uomini assurdi che popolano la sua galleria. Vivono senza speranza, ma non disperati e il loro rifiuto non è rinuncia - Camus lo dice ben chiaramente. Il peso della libertà, l'unico vero, inflessibile padrone dell'uomo, non li opprime più. In una schiavitù liberamente accettata trovano una libertà profonda, la vera, l'unica. Sono dei morituri che possono farsi gioco delle regole dei comuni mortali. Sono sganciati dal passato e dalle sue remore tormentose, sono sollevati dal peso dei ricordi così come sono liberati da qualsiasi preoccupazione del futuro, visto che l'assurdo non conosce domani. Sospesi fra terra e cielo questi esseri assurdi sembrano dei dominatori. In conclusione ,per Camus la vicenda di questo "eroe sui generis" è vista come una metafora della situazione umana, ma il ragionamento rigoroso e l’impegno concreto, uniti ad un profondo bisogno di chiarezza, hanno lo scopo di dimostrare che le angoscianti teorie dell’esistenzialismo contengono in fondo un accenno di speranza.