storia-mito

LA MORALITA' DEL MORALISTA MORALIZZATO


 
E tema di questi giorni nel dibattito politico attribuirsi brevetti di moralita',per poi scoprire l'impensabile:il moralizzatore si scopre ,corruttore,depravato,pervertito.Lo stupore lascia spazio al timore, iniziano a traballare le certezze individuali,ti scopri cosi vulnerabile che ti interroghi sul significato di moralita'.Non esiste filoso, pensatore, fisico o matematico che non si sia posto domande del tipo "esiste una morale universale dell'uomo?", "i valori morali sono acquisiti dalla nascita o vengono appresi con la conoscenza" e "qual'è la differenza tra conoscenza e opinione?".Il rapporto tra spirito e materia,nel sistema filosofico,e' un rapporto molto complesso fatto di ambivalenze.La materia e' la manifestazione sensibile della bellezza del mondo intellegibile:essa diviene qualcosa che offusca la possibilita' di conoscenza ,per causa del decadimento morale dell'uomo .Il male non e' nella materia e quindi nel corpo ,e' un livello morale che ci rende buoni o cattivi,adeguati o inadeguati ad adempiere la funzione di trasformazione nell'intelligenza e quindi conoscenza e controllo di quest'a ambivalenza universale.Nella globalizzazione l'ipocrisia ha trovato spazio per marcare notevolmente questa dicotomia umana,creando di fatto personalita' aberranti da far impallidire Mr Jekyll-Dr.Hause.Di fronte a questa scenografia ecco fiorire una forma di ambivalenza alquanto bizzarra;Chi sostiene l'aborto si scopre moralizzatore di chi frequenta prostitute,chi frequenta prostitute si scopre moralizzatore di valori insiti nella famiglia e rispetto e' “noi” vittime di questo mondo ovattato dall'oblio mediatico,non abbiamo piu' riferimenti oltre a non avere piu' nessuna certezza delle persone piu' vicine.Mi sono spesso chiesto,quale sia la differenza tra un terrorista che arbitrariamente toglie la vita di inermi innocenti e chi per combattere quell'ingiustizia colpisce con un missile teleguidato altrettanti inermi innocenti?Chi tra le due parti puo' avere titoli di moralita'?In questa riflessione mi torna in mente Machiavelli, al quale non piaceva affatto Savonarola (un monaco che condannava la corruzione e che finì sul rogo per mano dell’Inquisizione), sosteneva che la virtù non è altro che il “popolo in armi”, quella situazione assolutamente democratica in cui non c’è separazione fra il soggetto potente e l’esercizio di tale potenza.Quanto stiamo assistendo in questi giorni e' davvero deplorevole,questa ricorsa a ergersi paladini di morale e giustizia per poi finire condannati dallo stesso tribuno,portera' inevitabilmente al disfacimento fino al crollo di questa' societa'.