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« Messaggio #148De Perfetione »

La triste vita di una bomboniera porta pastiglie.

Post n°149 pubblicato il 07 Agosto 2006 da mia3v

Credo che qualcuno pensi che io sia un soprammobile.
E non uno di quei soprammobili dotati di dignità intrinseca, che di per sé fanno arredamento, stile e lungimiranza.
Non uno di quei simpatici e all’apparenza inoffensivi ammennicoli che in realtà rivelano studio del dettaglio e attenzione al significato.
Credo che qualcuno pensi che io sia un soprammobile “casuale”.
Uno di quegl’oggetti di cui ogni casa è provvista, abbandonati su uno scaffale, nascosti dalla polvere e dimenticati dal tempo.
Inutili, di dubbia estetica, capitati entro le quattro mura per una distrazione del destino o per una momentanea voglia di superfluo.
Mi rendo conto che le  apologie della mia intelligenza non devono aver raggiunto il loro scopo.
Mi sono dilungata in nient’altro che dietrologie sulla necessarietà del rispetto, il carattere fondamentale della mutua comprensione.
Ho favoleggiato su riconoscimenti reciproci, aure incontestabili, idilli ultraterreni.
E la fanfara oratoria si è scontrata bruscamente contro il calcio in faccia dell’ Uomo Non Vedo – Non Sento –Non Capisco – Ogni Cosa Io Faccia è Puramente Casuale.

Cazzo, penso.
Cazzo, lo dico pure.

Sarà mai possibile che la sindrome del lanternino spento mi perseguiti con questa opinabile persistenza?
Non credendo negl’accanimenti del destino infausto, propendendo per una esaltazione del mio Io che mi porta a ritenermi produttore diretto della mia vita e delle sue esternazioni, penso fermamente nel "ad ogni azione una reazione".
Nessuna sfortuna, nessun disegno pregresso ed avverso, nessuna convergenza planetaria disdicevole.
Solo io, con le mie gambe e i miei occhi miopi, alla ricerca della Persona Sbagliata nel Posto Sbagliato.
E con ottime probabilità di andare a segno ancora una volta.
Adesso mi chiedo: dò forse l’idea di un porta pastiglie – bomboniera, di un orrendo gatto di cristallo Swarosky, di un vaso di fiori sbeccato troppo piccolo anche per un fiore di campo?
Nella mia ingenua supponenza mi sarei paragonata ad una chaise longue di design d’avanguardia, ad un porta lettere d’ebano del 19esimo secolo, ad una poltrona stile Proust di Mendini.
E invece devo essermi sbagliata.
E sono qui, gettata sul divano di fianco ad un portacenere colmo e ad una soddisfazione nulla.
Fumo un’altra sigaretta e inveisco contro la mia idiozia, la sua e pure la tua.
Contro l’idiozia di chi crede ancora che ci sia un’altra via oltre la rassegnazione.
Penso che approderò senza rumore sulla via degl’asessuati.
Forse esiste anche un’induzione medica alla frigidità.
Mi toglierebbe molti problemi legati alla Volontà. Aspetto che, per inciso, in me fa decisamente difetto.

Cazzo, lo ripeto.

Merito altro. Lo so. Ne sono convinta. E non lo trovo.
E non trovarlo non sarebbe poi così drammatico se l’intermezzo della ricerca non fosse costituito da bastonate con mazza chiodata alla stima che dovrei nutrire per me stessa (Dovrei. Almeno per istinto di sopravvivenza).
Qui lo scrivo, con il Suo sangue e quello dei Suoi simili: non ho 14 anni, non ho voglia di perdere tempo con umori instabili, non ho interesse per l’indefinito e per  relazioni precarie come  erezioni.
Voglio il sì. Oppure il no.
Le sfumature, in questo caso, non sono segno di grande levatura morale ma solo di enorme bassezza cerebrale.

C’è gente che mi bacia la mano, gente che la mia mano la vorrebbe solo nei pantaloni.
C’è gente che mi manda fiori e biglietti anonimi, gente che vorrebbe spegnermi l’interruttore in base alla voglia sessuale. In modo che non ci sia una parola post coito di troppo.
C’è gente che dovrei inseguire, gente per cui un “vaffanculo” sarebbe ancora troppo poco. E in fondo del tutto inutile.
Cambio strada, viro verso la negazione dell’autodistruzione che sembra gratificarmi così subdolamente.
E, nel frattempo, immersa nell’esaltazione del “potere al mio Io, alla parola, all’idea dell’amore, del rispetto e dei suoi fratelli” ho fatto shopping. Compulsivo, quanto meno.
Per compensare la perdita di autostima delle ultime 48 ore e finendo per perdere anche lo stipendio degl’ultimi due mesi.
Però, se bomboniera porta antidepressivi devo essere, che almeno lo sia con classe.

 

 

(Grazie, a te che mi hai  regalato non un solo un sorriso ma qualcuno di più. 12 oserei dire. A te che potresti essere ovunque e chiunque -dove, chi?- e che hai fatto qualcosa che per me non ha mai fatto nessuno).

 
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