Siamo proprio diventate veri maschi. Sogniamo anche il loro stesso sogno, cancellare la differenza sessuata, tenere chiuso il corpo materno nello scantinato, come Norman Bates-Anthony Perkins in Psico, sepolto nel substrato materiale, lontano da ciò che è pensabile. Starsene in pace tra loro, tra uguali questo è il sogno degli uomini da sempre, fin da bambini. E' diventato anche il nostro, a quanto pare, visto che anche noi siamo diventate uomini. L'altro sappiamo amarlo solo quando è a nostra immagine, e perciò dagli uomini per amarli, pretendiamo che a loro volta diventino un po' donne, in un vortice di de-generazione, in un gioco di specchi deformanti, come quello dei luna park. Ci lagniamo della scomparsa dei "veri uomini", ma poi l'alterità dell'altro ci sembra un insopportabile tradimento, inchiodati come siamo tutti all'illusione omofilica e infantile del riconoscimento perfetto.Forse è venuto il momento di diventare grandi. Forse è questo il prezzo da pagare, per levarci da questo pantano di infelicità: crescere e imparare tutti, donne e uomini, a convivere con il differente, accettando che l'altro non sia solo una nostra immagine deformata, ma una possibilità di essere che è fuori di noi, che non capiremo mai del tutto e non potremo mai possedere, davanti alla quale ci toccherà a un certo punto fermarci per accettare l'estraneità che ci separa, il silenzio, il mistero, la verginità dell'uno di fronte all'altra. E non fare altro che ammirare. E' ora che l'infanzia del genere umano finisca, che diventiamo tutti adulti e che smettiamo di voler ridurre tutto a uno, che facciamo diventare adulto il mondo, che ne facciamo finalmente un mondo del due. E' il terzo atto, "il tempo delle nozze", l'ora di ammirarci senza possederci, e di desiderarci nella nostra differenza.Marina Terragni
La scomparsa delle donne
Siamo proprio diventate veri maschi. Sogniamo anche il loro stesso sogno, cancellare la differenza sessuata, tenere chiuso il corpo materno nello scantinato, come Norman Bates-Anthony Perkins in Psico, sepolto nel substrato materiale, lontano da ciò che è pensabile. Starsene in pace tra loro, tra uguali questo è il sogno degli uomini da sempre, fin da bambini. E' diventato anche il nostro, a quanto pare, visto che anche noi siamo diventate uomini. L'altro sappiamo amarlo solo quando è a nostra immagine, e perciò dagli uomini per amarli, pretendiamo che a loro volta diventino un po' donne, in un vortice di de-generazione, in un gioco di specchi deformanti, come quello dei luna park. Ci lagniamo della scomparsa dei "veri uomini", ma poi l'alterità dell'altro ci sembra un insopportabile tradimento, inchiodati come siamo tutti all'illusione omofilica e infantile del riconoscimento perfetto.Forse è venuto il momento di diventare grandi. Forse è questo il prezzo da pagare, per levarci da questo pantano di infelicità: crescere e imparare tutti, donne e uomini, a convivere con il differente, accettando che l'altro non sia solo una nostra immagine deformata, ma una possibilità di essere che è fuori di noi, che non capiremo mai del tutto e non potremo mai possedere, davanti alla quale ci toccherà a un certo punto fermarci per accettare l'estraneità che ci separa, il silenzio, il mistero, la verginità dell'uno di fronte all'altra. E non fare altro che ammirare. E' ora che l'infanzia del genere umano finisca, che diventiamo tutti adulti e che smettiamo di voler ridurre tutto a uno, che facciamo diventare adulto il mondo, che ne facciamo finalmente un mondo del due. E' il terzo atto, "il tempo delle nozze", l'ora di ammirarci senza possederci, e di desiderarci nella nostra differenza.Marina Terragni