Nelle società moderne, salvo drastiche inversioni di tendensa, l'I. è destinata a prendere piede sempre più soprattutto perché, a differenza del raffreddore e di altre malattie sociali, si può diffondere non solo per contagio diretto nella stretta e protratta vicinanza fisica, ma anche attraverso la fitta rete di connessioni a distanza tra individui e gruppi resa possibile dalle moderne tecnologie. La possibilità che esse offrono di essere interconessi indipendentemente dalle cordinate spazio-temporali che hanno strutturato fino ai tempi recenti i rapporti col mondo e con gli altri, è un fattore decisivo per la diffusione dell'I. in quanto i suoi portatori cercano disperatamente il contatto con i propri simili, come dimostrano i risultati di ricerche condotte applicando la prospettiva prossemica, o studio delle relazioni interpersonali attraverso l'uso dello spazio.Indagini recenti condotte dall'ASPIDE attraverso la campionatura del tempo, dimostrano infatti che gli i. raramente e per brevissimi momenti possiamo incontrarli isolati. Tale condizione è infatti per loro la fonte principale di sofferenza: "oh beata solitudo, oh sola beatitudo" fa effetto su di loro peggio dell'aglio sui vampiri. Di solito si incontrano quindi riuniti in gruppi, possibilmente assai numerosi, e accalcati in luoghi chiusi e rumorosi che danno senso di sicurezza e di forza, ma come sappiamo favoriscono anche il contagio. Se sono costretti a trascorrere un po' di tempo da soli, fanno ricorso a uno dei succedanei oggi offerti copiosamente dala tecnologia: una radiolina a tutto volume, una musicassetta con cuffia all'orecchio, uno schermo televisivo fisso o meglio portatile, un telefonino incollato alla mano, una postazione per chattare in rete.In questo modo gli i., che nel periodo pretecnologico sopravvivevano solo appoggiandosi a gruppi reali più o meno numerosi, possono oggi avvalersi del sostegno di comunità virtuali (praticamente) sconfinate.PP
Il fattore I. Due.
Nelle società moderne, salvo drastiche inversioni di tendensa, l'I. è destinata a prendere piede sempre più soprattutto perché, a differenza del raffreddore e di altre malattie sociali, si può diffondere non solo per contagio diretto nella stretta e protratta vicinanza fisica, ma anche attraverso la fitta rete di connessioni a distanza tra individui e gruppi resa possibile dalle moderne tecnologie. La possibilità che esse offrono di essere interconessi indipendentemente dalle cordinate spazio-temporali che hanno strutturato fino ai tempi recenti i rapporti col mondo e con gli altri, è un fattore decisivo per la diffusione dell'I. in quanto i suoi portatori cercano disperatamente il contatto con i propri simili, come dimostrano i risultati di ricerche condotte applicando la prospettiva prossemica, o studio delle relazioni interpersonali attraverso l'uso dello spazio.Indagini recenti condotte dall'ASPIDE attraverso la campionatura del tempo, dimostrano infatti che gli i. raramente e per brevissimi momenti possiamo incontrarli isolati. Tale condizione è infatti per loro la fonte principale di sofferenza: "oh beata solitudo, oh sola beatitudo" fa effetto su di loro peggio dell'aglio sui vampiri. Di solito si incontrano quindi riuniti in gruppi, possibilmente assai numerosi, e accalcati in luoghi chiusi e rumorosi che danno senso di sicurezza e di forza, ma come sappiamo favoriscono anche il contagio. Se sono costretti a trascorrere un po' di tempo da soli, fanno ricorso a uno dei succedanei oggi offerti copiosamente dala tecnologia: una radiolina a tutto volume, una musicassetta con cuffia all'orecchio, uno schermo televisivo fisso o meglio portatile, un telefonino incollato alla mano, una postazione per chattare in rete.In questo modo gli i., che nel periodo pretecnologico sopravvivevano solo appoggiandosi a gruppi reali più o meno numerosi, possono oggi avvalersi del sostegno di comunità virtuali (praticamente) sconfinate.PP