Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
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Troncare, sopire

Post n°525 pubblicato il 28 Giugno 2009 da middlemarch_g
 

La lettera di don Farinella gira da diversi giorni sul web, perciò penso che l'abbiate letta anche voi, e con profitto. E' molto lunga, ma direi che vale la pena fare lo sforzo di scorrerla fino in fondo per diverse ragioni.

Perché è raro sentire un prete dire pane al pane e vino al vino con questo grado di meritevole acidità solforosa. Non peraltro, è che di norma non hanno proprio il background giusto per produrre considerazioni dirette. Quando c'è di mezzo la tutela dei loro interessi l'espressione barocca e bizantina ce l'hanno proprio nel sangue, e se non possono partorire una frase affetta da una consecutio fumosa e contorta che consenta di dire tutto e il suo contrario, e che lasci aperto un tornado di spiragli attraverso il quale far passare, all'occorenza, ogni ipotesi di opportunismo etico, non si sprecano nemmeno ad aprire bocca. Per certi aspetti mi hanno sempre ricordato quel passo del Signore degli Anelli dove Barbalbero dice a Pipino e Merry: noi Ent crediamo che non valga la pena di dire qualcosa se non serve moltissimo tempo per farlo. Mutatis mutandis. Sono Signori degli Anelli anche loro. E di una variante particolarmente fetente.

Per cui insomma mi colpisce che un sacerdote sappia andare dritto al punto con una determinazione che ormai non senti più esercitare manco da Pannella, quando è in forma.

Per certi versi mi fa molta tenerezza. Molta, molta tenerezza. Per altri ancora invece mi fa rabbia. Una tremendissima rabbia. Perché dice cose assolutamente vere, assumendosene ogni responsabilità. E al tempo stesso è un prete. Fa il prete. Che oltretutto all'apparenza conosce la storia della Chiesa, perché cita cose colte e appropriate (anche se sull'iconcina di S.Ambrogio che fustiga gli imperatori avrei le mie riserve, ma vabbè, lasciamo perdere, ché altrimenti si finisce fuori tema e all'indomani dello scritto di italiano alla maturità non sarebbe un buon auspicio).

E allora te lo domando, don Farinella: non lo sai da quant'è che va avanti così? A occhio, sono 1700 anni. Dall'editto di Teodosio e dal cattolicesimo religione di stato. Millesettecento anni che ciclicamente un prete come te si incazza e comincia a sputare legittimi rospi sul viso del cardinale, o del vescovo, o del papa più meritevole di riceverne. E siccome sono sempre critiche mirate che centrano piuttosto il punto, sono 1700 anni che raccolgono un discreto seguito. Certe volte il seguito s'è così gonfiato e cresciuto alimentando la sua marea montante di protesta, che non s'è fatto più in tempo a recuperarlo, neanche in corner, cosa che pure costituisce la specialità del management curiale. I protestanti, per dire. E insomma sono 1700 anni che la gente come te ha solo due opzioni: o se ne va, oppure finisce male - occasionalmente molto male - e in ogni caso non cambia di una virgola il decorso delle cose. Questo perfino quando gli riesce di smuovere di una virgola qualche coscienza porporata, cosa che occasionalmente è pure accaduta. Sapete cosa disse Giordano Bruno appena conclusa la lettura della sua sentenza di morte, no? Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam. Che sarebbe all'incirca: tremate più voi a pronunciarla che io a riceverla.

E allora, mi chiedo, non potremmo cominciare a prendere in considerazione l'ipotesi che forse quest'utopia da martiri, quest'ambizione smodata di cambiare la Chiesa dal'interno magari non funziona? Che la Chiesa è un'istituzione fondata su premesse sbagliate e che come tale non può che produrre conseguenze deliranti? Non potremmo provare a dirci che della Chiesa si può fare a meno e che non è questo che farà di noi individui peggiori? Così, almeno per provare.

Perché onestamente dopo millesettecento anni questo giochetto comincio a trovarlo piuttosto puerile.

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Commenti al Post:
Utente non iscritto alla Community di Libero
simo il 28/06/09 alle 21:47 via WEB
Ostia! Dead Priest walking!
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
simo il 28/06/09 alle 22:06 via WEB
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
simo il 28/06/09 alle 22:09 via WEB
Don Paolo Spoladore, classe 1960, parroco e cantautore (tre cd al suo attivo con la casa discografica Usiogope di Dolo), adesso avrà un nuovo « ruolo ». Revocato dalla Curia l'incarico di parroco a San Lazzaro, dal 14 agosto verrà trasferito in un'altra chiesa, sempre nel padovano, più spaziosa, dove dedicarsi a tempo pieno a messe- show e corsi di comunicazione. Una punizione del vescovo di Padova Antonio Mattiazzo verso i metodi innovativi del giovane sacerdote? « No, niente del genere — spiega don Giovanni Brusegan, delegato vescovile per l'ecumenismo — al contrario, la Curia sta creativamente cercando nuovi ruoli per i preti moderni. Non vanno lasciati soli, hanno doti particolari, da valorizzare. Invece della gestione di una parrocchia, don Paolo potrà dedicarsi a coltivare i doni che lo caratterizzano ».
 
lupopezzato
lupopezzato il 29/06/09 alle 10:20 via WEB
Condivido che la chiesa è un'istituzione fondata su premesse sbagliate e periò penso che non si può sputare nel piatto in cui si mangia quando si accetta che la propria fede diventi anche il proprio mestiere ovvero un’attività ovvero un lavoro altrimenti è come se Paperino si ribellasse al proprio disegnatore.
La fede un lavoro e la chiesa uno stabilimento, ma quanto dura il medioevo?
 
pregasi_toccare
pregasi_toccare il 29/06/09 alle 16:31 via WEB
Per fortuna non mi ha mai attirato la giurisprudenza concorsuale, quella che teorizza l'associazione come una colpa aggiuntiva. Altrimenti mi verrebbe da pensare che queste anime belle sono come minimo colluse....
 
ms.spoah
ms.spoah il 30/06/09 alle 11:59 via WEB
In me non ha scaturito tristezza e neanche rabbia, anzi è quasi come se la mia tristezza e la mia rabbia si fossero sciolte un po'. Lui mi sembra uomo troppo lucido per avere una canonica ambizione di cambiare la Chiesa. Comunque mi ha dato una lezione meravigliosa.
 
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