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The remains of the summer

Post n°221 pubblicato il 24 Agosto 2008 da middlemarch_g

Va bene ragazzi. E' giunta l'ora anche per me di defilarmi un paio di settimane lasciando il blog al suo destino.

Come tutti i blogger che cominciano prendendo la cosa sottogamba, quando ho preso atto che sarei stata off line per 15 giorni sono andata in iperventilazione. Incredibile come certe abitudini ti si infiltrino tra le pliche comportamentali e ti facciano sentire nuda quando te ne devi privare. Tipo uscire di casa e realizzare di essersi scordati il cellulare. E del cellulare, concettualmente, suppongo che anche a voi freghi quanto me, cioè un'emerita mazza. Ma prova te ad andare in giro senza avere il tuo a portata di mano. Fa una certa impressione.

Alla fine ho deciso che questa cosa andava affrontata come una prova di virilità. Io sarei femmina, e di un certo livello, e antropologicamente delle prove di virilità potrei pure fare a meno. Ma ho sempre apprezzato il lato estetico di certe cosette autolesioniste da maschi, per cui passerò anche attraverso questa ordalia. Mi priverò di ogni contatto col blog senza guardarmi indietro. Poi vedrò in che modo questa essenziale esperienza di crescita mi avrà cambiata. Naturalmente voi sarete i primi a saperlo.

Scommetto che nell'attesa non ci dormirete la notte, eh?

 
Rispondi al commento:
lupopezzato
lupopezzato il 26/08/08 alle 19:54 via WEB
Le dissi che aveva tutto il diritto di staccare. Di andarsene. Ma lasciare tutto aperto non mi sembrava ben fatto. Con la mano mi fece segno di prenderle una tovaglietta del bidè dal cassetto. Gliela presi e gliela passai.
“Continua, ti ascolto” mi disse sollevandosi ed asciugandosi la gnocca.
Le dissi che nel suo blog chiunque poteva entrarci ed occuparlo. Le cose lasciate incustodite sono una manna piovuta dal cielo per la clandestinità e la precarietà. Si poteva non scrivere i post ma si poteva comunque utilizzare il commentario.
“Il commentario? Ma come cazzo parli” mi disse asciugandosi il pelo con qualche soffio caldo del phon.
Capii che parlavo a vuoto. Eravamo su livelli diversi in tema di libertà individuali e di legame con le cose. Lei era più avanti di me.
“Beh, io vado. Mi fa piacere se torni” conclusi.
“Certo. Scusami ma ho fretta. Ciao.”
Uscii.
 
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