Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi di Gennaio 2010

Tools for males

Post n°627 pubblicato il 23 Gennaio 2010 da middlemarch_g
 

Questa qui è proprio una vera bellezza. Per cominciare documentatevi, che poi ne parliamo. Ormai lo sapete, io tendo a indispettirmi con questo genere di approccio. Ne attribuisco buona parte di responsabilità ai giornalisti che ne riferiscono, e che hanno il raro talento di mandare in vacca la natura profonda di qualsiasi informazione, però in questo caso ho l’impressione che ci sia del dolo anche a monte.

Non solo. Non più tardi di due giorni fa ho comprato un libretto interessante che si chiama Neuromania. Ho fatto in tempo a leggere una ventina pagine, da cui ho imparato che se il tuo obiettivo è identificare le aree corticali implicate in un particolare processo causato da uno specifico stimolo, i passaggi da fare sono infinitamente più complessi, articolati, e oltretutto probabilistici, di quanto non immaginassi. In altre parole, quando ti fanno vedere un’immagine del cervello in cui alcune zone sono evidenziate in rosso per mostrarti, chesò, che se calcoli la tabellina del 2, o se stai guardando un bignè alla crema, è proprio quella l’area corticale che si attiva, non è mica garantito che sia così. Si deduce. Si suppone. Soprattutto si calcola su base probabilistica, dovendo tenere conto di un milione di fattori di disturbo. Per esempio - e giuro che non ci avevo mai pensato pur essendo un’assoluta ovvietà - quando ti appiccicano una ventina di elettrodi in testa e ti chiedono di pensare a qualcosa in sede sperimentale, è pressoché impossibile che la tua mente faccia solo quello. Eseguirà il compito richiesto, senz’altro. Ma potrebbe contestualmente svolgerne altri 2000 che non c’è modo di evitare. Torniamo alla tabellina del 2. Metti che mentre sei preso dal picco di difficoltà concettuale del 2 x 7 ti sovviene all’improvviso che hai lasciato acceso il fuoco sotto il bricco del caffè. O ti prude un sopracciglio. O ti metti a pensare a quello stronzo del tuo ragazzo che anche oggi ha allagato il bagno mentre faceva la doccia. Sono tutte cosette che hanno la loro bella ricaduta sul piano della produttività corticale, che credete? E allora il ricercatore come fa a distinguere se la zona che s’è attivata lo ha fatto per il compito sperimentale o per le cinquemila altre implicazioni possibili? Si calcola, si sottrae, si tiene conto delle variabili. Tutti processi che avvicinano alla verità, ne convengo. Ma che tra l’apparenza fenomenica del mondo e il suo rilevamento scientifico aprono anche un gran bel numero di scenari che moltiplicano le difficoltà di sintesi.

Allora cosa devo pensare di uno studio che azzarda addirittura una conclusione monumentale secondo cui le donne e gli uomini sarebbero diversi sotto il profilo del comportamento morale, e per giunta su base biologica? Perché se il rischio di dire minchiate  è già altissimo affrontando un passetto alla volta - diciamo appunto con un calcolo semplice - quanto ampia diventa la rete di possibilità che devi tenere presente se vuoi affrontare un tema immenso come il comportamento morale?

E poi lo so che la cosa che sto per dire è un po‘ provocatoria, ma non me ne frega niente. Come si fa a dare credito a uno studio che sostiene che una donna presa da un dilemma morale - mettiamo una cosa del tipo: il mio matrimonio è finito. Domani telefono all’avvocato - può cambiare opinione se le fai passare una lieve corrente elettrica tra le orecchie, magari mentre accende il Moulinex per preparare il passato di verdure! Fosse vero, a quest’ora le multinazionali più grosse del pianeta non produrrebbero petrolio, ma defibrillatori portatili a basso voltaggio per soli uomini. E malgrado gli straordinari progressi della scienza, mettetevi l'anima in pace: saremo sempre molto più complicate di così. Non foss'altro per una questione d'orgoglio, ecchecazzo.

defibrillatore

 
 
 

Adelante, Pedro, y sin juicio

Post n°626 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da middlemarch_g
 

Il tuo libro. Il tuo dottorando. La tua sigla sulla macchinetta del caffè. L’avevo studiata questa cosa, tempo fa, e non ricordo nemmeno più come si chiama. Ha a che fare con la selettività della percezione: se la soglia di attenzione è fortemente focalizzata, gli stimoli che seleziona sono solo quelli fatti a uncino. Ti agganciano all’altezza del quarto chakra, e qualunque sia la posizione a cui ti sei incollato lungo la circonferenza della massima distanza emotiva possibile, ti risbattono sulla sabbia dell’arena e ti ci premono dentro la faccia, con un certo consumato sarcasmo derivato dall’esperienza che si sono fatti negli anni con quelli come te.

Mi ricorda Ignacio, il gaucho diciottenne che conobbi al Calafate, dove era arrivato partendo da Salta. Non so se avete presente dov’è Salta e dove El Calafate. La nazione è la stessa, d’accordo. Ma a parte questo sono distanti come la terra dagli anelli di Saturno. Però lui voleva fare il gaucho in Patagonia, ce l’aveva nel sangue. Allora ha preso un pullman ed è partito. Ha guardato con coraggio tutta quell’infinita distesa di Pampa da attraversare e ha detto: vado. Perché sono gaucho. E da gaucho voglio vivere e morire.

Per arrivare in Patagonia su due ruote, se parti da Salta, ci vuole un tempo indescrivibile, tanto vale che non ti porti nemmeno l’orologio perché serve solo ad accrescere la tua esasperazione. Ignacio di quel viaggio riusciva a ricordare solo un’infinita distesa di luce e di notte che si alternavano a bordo del pullman senza soluzione di continuità. Ogni volta che s’addormentava pensava: al risveglio è fatta. E ogni volta che si svegliava, tutto intorno c’era solo Pampa. Mi disse proprio così, 200 volte: Pampa, Pampa, Pampa. Tanto che una bella mattina, all’ennesima colazione a base di Pampa, s’è chiesto abbastanza seriamente: ma che stiamo girando in tondo? Non era tondo, no. E’ solo che la Pampa prima che una regione è una parola, ed è di quelle che si portano incistate un'appendice sintattica senza la quale sembrano zoppe o monche, o comunque prive di qualcosa. Tipo la Perfida Albione, la Notte Buia e Tempestosa, oppure il Losco Figuro. E l’appendice della Pampa, come tutti sanno, fa: sconfinata. La Pampa Sconfinata. E’ questa la natura profonda della Pampa. Attraversarla macinando chilometri centimetro per centimetro è una cosa che prende il suo tempo, e bisogna imparare a farsene una ragione. Alla fine però ce l’ha fatta. E’ arrivato in Patagonia perché era convinto di doverlo fare. E perché era talmente integro nell’esperienza del suo desiderio, da avere la certezza che l'avrebbe realizzato anche sapendo di doverlo strappare dai denti di un pitbull cattivo come la Pampa.

Sento che anche per me è così. Per il momento sono nella fase: Pampa, Pampa, Pampa. Cazzo, che giro in tondo? Ma prima o poi la Pampa finisce. La Pampa finisce. E’ inutile che insista a cercare di farci paura con tutto quello spazio, quel cielo azzurro che ti abbatte come un toro sotto il peso della sua sconfinata vastità, con quei fiumi grandi come un mare d’acqua dolce. La Pampa finisce. Non solo: se tieni occhi e orecchie aperte magari t’accorgi che ti ha insegnato qualcosa. La forza della tua determinazione, per esempio. Oppure forse che anche la Pampa, a ben guardare, è un gran bel posto da cui partire o ripartire alla scoperta del mondo e di tutto quello che ci rende felici. Perché è per questo che siamo qui, no? E allora via, diamoci una mossa, che la Pampa ci aspetta.

 la pampa sconfinata

 
 
 

Karen Walker Dio

Post n°625 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da middlemarch_g

Una parte di me è arrabbiata, l'altra è felice, il resto è solo ubriaca

Non è esattamente così che mi sento, ma è così che vorrei sentirmi. Specie la parte ubriaca.

 

karen wallker

 
 
 

Questioni toponomastiche vitali per il destino della nazione

Post n°624 pubblicato il 19 Gennaio 2010 da middlemarch_g
 

In tutta questa bagarre che coinvolge con il consueto senso della misura e del buon gusto le più alte cariche del paese, una cosa però vorrei dirla anch’io. Da un certo punto di vista i meriti da statista di Bettino Craxi sono innegabili, e sotto gli occhi di tutti: finché c’è stato lui a parargli il culo, Berlusconi non ha avuto nessun buon motivo per scendere in politica. E infatti non ci pensava proprio.

Vi pare una cosa da poco? A me per niente. Per cui altro che una via. Il duomo di Milano gli intitolerei, io.

S.Benedetto, martire contumace.

 
 
 

Revolutionary Road

Post n°623 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da middlemarch_g
 

La teoria dei sistemi applicata alla psicologia sostiene che quando una persona manifesta una patologia psichica grave - diciamo una schizofrenia - in realtà non è solo lui ad essere malato, ma l’intero sistema familiare da cui proviene. Che non è composto unicamente dai suoi membri, ma da tutta la rete di comunicazioni e messaggi, espressi per via verbale o implicita, tramite gesti e comportamenti.

Poi, nella pratica, sebbene il malessere sia collettivo, uno solo si ammala in forma conclamata. In questo schema teorico il membro più debole viene chiamato paziente designato. Ed è uno di quei casi - non tanto frequenti, ma ci sono - in cui smetto di lamentarmi per tutte le stronzate che mi tocca studiare in questa facoltà e arrivo perfino a pensare che sono contenta di essermi iscritta. Perché parlare in questi termini di una vittima sacrificale, di un innocente che affronterà il mondo con una lettera scarlatta cucita sul petto per avere inconsapevolmente accettato di fare da discarica di tutta la merda familiare non metabolizzata, significa dire al tempo stesso qualcosa di assolutamente chiaro in termini di rigore scientifico, e insieme di poetico in modo straziante. E’ con questo rispetto sacro e multidimensionale che si dovrebbe parlare sempre quando l‘oggetto è una creatura senziente. Ed è una cosa che la psicologia non fa quasi mai.

Nel frattempo, a tutti i pazienti designati del mondo, a quelli che lo sono, lo sono stati o lo diventeranno, a quelli che ce la faranno e soprattutto a quelli destinati a uno strazio che non avrà risposta, voglio mandare un bacio. Perché se ce la farete oppure no, in ultima analisi dipende solo dall’amore. E allora tanto vale cominciare a prenderselo subito lì dove si trova, fosse pure, al limite, sull'ultimo dei blog.

E ora attenzione: lo schizofrenico, malgrado le apparenze, non è Di Caprio. Vai a sapere, a volte, chi è che ha davvero le palle per dire fino in fondo la verità.

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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