Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi del 02/11/2008

Beautiful lagoon

Post n°330 pubblicato il 02 Novembre 2008 da middlemarch_g
 

Il primo novembre ho deciso di andare a fare una passeggiata a Venezia. Era la giornata perfetta perché la festività non invita ai festeggiamenti e alle scampagnate – tutt’altro – e poi c’era un clima piovigginoso e temperamentosamente padano. Grigio, triste, nebbioso, mortifero. Una cosa che spinge ad accendere un fuoco nel camino e scaldare le castagne, e non certo ad andare per ponti a Venezia col rischio che si aprano i cieli e vengano giù le cataratte.

Mi piaceva l’idea di Venezia in una condizione che attenuasse quel simpatico aspetto da Disneyland culturale che le è proprio. Un po’ meno casino del consueto. Un po’ meno arrembaggio dalle più desolate lande del pianeta. Un po’ meno intruppamento e struscio forzato a doppio senso lungo tutte le calli da lista di Spagna e piazza San Marco. Un po’ più di respiro. Di silenzio. Di terra e acqua e non terra, acqua e carri bestiame.

Volevo arrivare fino ai giardini di Sant’Elena ma faccio sempre lo stesso errore. Dimenticare che perfino in un giorno così dovrò comunque aggirare delle masse in transito e che l’operazione sarà faticosa. E infatti come al solito appena approdata alla riva degli Schiavoni mi ha schiantato la stanchezza. Allora mi sono seduta sulle passerelle predisposte per l’acqua alta in quello che da ogni punto di vista è il luogo peggiore per fermarsi, specie se una ha deciso di cominciare a innervosirsi, e mi sono guardata intorno. Perfino in un giorno così, c’era una quantità di gente impossibile da circoscrivere anche solo con lo sguardo. E a cinque metri da me stazionava un chioschetto di quelli che non descriverò nel dettaglio perchè ho il sincero timore che anche solo a parlarne il dio del buon gusto si scuota dal suo torpore domenicale e mi fulmini qui sul divano dove mi trovo. Gondole in plastica in diverse grandezze, come le matrioske, ventagli con intarsi di chincaglieria di Murano suppongo fatti in Canton, maschere piumate, e altri parafernalia agghiaccianti appesi al carretto e sbatacchiati dal vento.

Io Venezia la conosco piuttosto bene. Mi ci perdo ancora come fosse la prima volta perché ho un senso dell’orientamento davvero macaco, però l’ho frequentata per anni, e credo di averne vista abbastanza per sapere che non c’è niente al mondo che le vada in prossimità estetica. Esistono altre città estremamente belle. Ma sono belle in un altro modo. Per cui ogni volta che le circostanze mi obbligano a fermarmi in un punto qualsiasi tra piazza San Marco e il bacino, il centro in cui tutto ciò che transita per Venezia inevitabilmente confluisce, mi abbaglia sempre lo stesso contrasto.  E’ un buco nero, un groviglio di antimateria in cui si sovrappongono due mondi paralleli: il massimo della bellezza che è distillato puro di secoli e sapienza, e il massimo della bruttezza intesa come gusto perverso e ostentato per tutto ciò che è trucido perché imita le forme, nel modo peggiore, e rivendica come un privilegio il diritto becero di ignorare le strade percorse per arrivare a quel risultato.

E subito dopo mi prende il dubbio inquietante di essere una boriosa cagacazzi con smanie da sacerdotessa del bello che la fa sempre tanto lunga senza un vero motivo che non sia il gusto di sentirsi diversa dalle masse. Perché è facile darsi dei toni osservando col sopracciglio sollevato i dettagli dei bassorilievi dei capitelli del Palazzo Ducale, mentre la gente intorno a te schiamazza dando cibo ai piccioni, ma chi ha scolpito quei capitelli l’ha fatto perché consapevole del peso e del valore di quello che stava realizzando o perché doveva farlo e basta? Avrebbero potuto essere diversi da così? Magari non hanno avuto scelta, magari non è vera grandezza ma necessità obbligata dalla mancanza di alternative e poi beatificata a posteriore dalla critica estetica. Tutto può essere. Insomma che ne so io se, nascendo oggi, Filippo Calendario non veniva fuori come Oliviero Toscani? Magari era perfino il tipo capace di guardare La Talpa. Io non mi stupirei. In fondo ne ho sentite di peggiori.

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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