Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi del 18/06/2008

Basta pochissimo per essere felici

Post n°123 pubblicato il 18 Giugno 2008 da middlemarch_g

Ho fatto una pizza. Di nuovo. Però stavolta l’ho inserita nel forno in modo corretto, adagiata come una regina persiana su un tappeto di alluminio. Non contenta, l’ho perfino arricchita con sfoglie sottilissime di caciotta e qualche fettina di speck. Quando è uscita, dieci minuti dopo, era un miracolo di appetitosa croccantezza. Ed è stato in quel momento che ho capito che la serata partiva sotto ottimi auspici.

Ho avuto conferma che girava per il verso giusto quando ho visto Ribery intorcinarsi in terra e ho ascoltato col dovuto rispetto il parere professionale di mio marito. Che fa l’ortopedico, ed è un signor chirurgo. E che con l’occhio clinico che molti gli invidiano appena ha visto la zampetta del povero Franck toccare terra ha commentato ‘dategli degna sepoltura’. Riferendosi al fatto che la zampetta in questione era andata, e di parecchio, e questo molto prima che arrivassero i soccorsi in campo e la barella se lo portasse via dolorante e incazzato. Sia detto per inciso, a me Ribery fa da sempre molta tenerezza, perché mi immagino la sua adolescenza, e suppongo che non debba essere stata facile. Almeno lui è diventato ricco e famoso. Probabile che con le donne oggi non abbia troppi problemi. Ma non a tutti quelli con una faccia come la sua va altrettanto bene nella vita.

Poi ho cominciato davvero a sperare che le cose potessero prendere una piega interessante, quando ho visto Toni sgambettato in area di rigore in formato sandwich, perfettamente equidistante tra il portiere nano e il difensore nero, in una dinamica che sembrava il paradigma del Rigore Perfetto, e quando ho sentito l’arbitro fischiare. Cosa di cui non puoi mai essere davvero certo finchè non glielo vedi fare. Perché anche il Rigore Perfetto, se è a favore della tua squadra, può soffrire di un certo margine di ambiguità interpretativa, e non è detto che l’arbitro sia disponibile a vederla come la vedi tu.

Ho temuto che le cose potessero invece risolversi in un disastro tutte le centocinquantamila  volte in cui il pallone è finito tra i piedi di Toni sempre troppo presto o troppo tardi o troppo in alto o troppo in basso, o che Dio ti fulmini che deve fare un pallone perché tu riesca a fargli infilare una porta? Sapendo peraltro che non puoi prendetela davvero con lui, che forse non era proprio in palla perfetta, ma al di la questa trascurabile responsabilità è chiaro che una roba così non poteva essere tutta colpa sua, ed era semmai il frutto di un disegno astrale negativo, di una congiura degli Dèi contro cui non c’era davvero niente che si potesse fare.

Ho ricominciato a sperare quando mi sono resa conto con quale umiltà, così estranea al suo temperamento, s’aggirava in campo Cassano. Che c’era quando doveva esserci e stava zitto quando doveva tacere. Senza gesti scomposti, senza inutili protagonismi, senza piagnistei da tamarro di periferia. Chè se perfino Cassano è capace di mostrare un minimo di maturità e diventare un uomo quando le circostanze lo richiedono, allora ragazzi c'è davvero speranza per tutti.

Ho riso parecchio sul secondo gol dell’Italia, un po’ perché la nazionale non  rigurgita di giocatori della Roma, per cui se riesci a segnare per merito di uno di loro dal mio punto di vista vale doppio. E un po’ perché comunque è sempre bello vedere un bleu che la butta dentro a favore tuo.

Ho davvero goduto in modo esagerato quando sulla faccia di quell’odioso pirla di Domenech ha cominciato a dispiegarsi la misura del disastro, perchè ammetto tutto e non ce l’ho con i francesi per principio. Ma Domenech è un rancoroso che non sa perdere, e come allenatore si merita tutto quello che gli è capitato, e anche peggio.

Mi sono rilassata come un angioletto sapendo che ormai non c’era più niente da temere dopo il secondo gol dell’Olanda,  che il Signore benedica nei secoli Van Basten e la Sua Specchiata e Integra Onestà, che non è escluso debba costargli carissima in un prossimo futuro - e già che c’è, e che si scomoda a benedire, che faccia anche lo sforzo di sprofondare per sempre in qualche fetido girone infernale  la Svezia, la Danimarca e le loro squallide pastette calviniste che ancora mi fanno rosicare.

Ho ascoltato ormai pacificata col mondo il fischio finale dell’arbitro che rimandava tutti negli spogliatoi, sapendo che questo Eropeo, per quel che mi riguarda, ha già dato molto, o comunque molto di quello che poteva dare. Possiamo andare avanti fino alla semifinale oppure fermarci qui, onestamente me ne frega poco. Ho avuto una prova di carattere, ho assistito a una bella partita. Non è mica una cosa che capita tutti i giorni.

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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