Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi del 10/09/2011

E' così che comincia

Post n°704 pubblicato il 10 Settembre 2011 da middlemarch_g
 

E' la settimana delle prove di ammissione all'università. Me ne dimentico sempre, e me lo ricordo solo quando esco in pausa pranzo. Le fiumane che caracollano tra via Venezia e il Portello possono indicare solo esodo per fuga radioattiva o prove di ammissione all'università. Ammissione a che? Quest'anno non è dato sapere. Fino all'anno scorso era 'ammissione alla facoltà di', ma da allora ad oggi è passata la Gelmini che, non so se ne siete al corrente, tra le altre cose ha abolito le facoltà. Per cui a che cazzo di confraternita accademica sta chiedendo di essere ammesso non lo sa nemmeno il candidato. Però lui prova, creatura. E poi gli faranno sapere.

Mentre mangio la mia insalatina di piovra con patate al bar (perché Ivo è un esercente che sa il fatto suo), osservo di sottecchi la bionda seduta al mio fianco. Carina, giovanissima, capello alla stigracazzissimi, e occhio perso nel vuoto. Dopo un po' la raggiunge un ragazzetto anonimo della stessa età apparente e lei, riscuotendosi dal suo torpore, gli strizza il braccio: 'scolta: "tanto gentile e tanto onesta pare" de chi xeo? E xè Dante o Petrarca?'

Sorrido. Sorrido fuori ma soprattutto sorrido dentro. E mi strangola una tenerezza che un altro po' mi manda la piovra di traverso. Hai appena finito la tua prova di ammissione e non hai che una priorità al mondo: passarla. Ogni cosa ti sembra secondaria e inesistente rispetto a questa. E tutto l'immenso potenziale d'ansia che in realtà ha che fare con te e il futuro che verrà -  gli esami, il professore stronzo che t'ha preso di mira, la tesi, il tirocinio, il lavoro che non c'è, il mutuo che chissà se te lo daranno mai, il marito che forse incontrerai e forse sposerà un'altra, i figli che nasceranno o che non verranno al mondo, la vecchiaia, la pensione che è proprio la cosa più remota di tutte e non solo come distanza temporale, la vita insomma, con le sue miserie e le sue folgoranti verità, tutto quel magma di paura e amore, dolore e sentimenti, estasi e carogna sulla spalla, lacrime, sudore e gioie smisurate, questo abisso di cose che ti terrorizzano e a cui non puoi e non sai pensare - tutto viene proiettato indirettamente su tanto gentile e tanto onesta pare e sulla questione: chi cazzo avrà scritto questa minchiata?

Il ragazzo accanto a lei tentenna, evidentemente non è proprio un fine italianista neanche lui. Lei sbianca, gli strizza il braccio più forte: e xè Dante, vero? E la voce le diventa un pigolio lamentoso. Il ragazzo ci pensa ancora un po', ma alla fine tira fuori i coglioni e si assume le sue responsabilità. Le mette la mano sulla sua e conferma: Si, è Dante.

Ed è a quel punto che io mi sento in dovere di appoggiare la mia piovra sul bancone, girarmi verso di lei, e col mio sorriso più autorevole dare il mio piccolissimo contributo: Giusto, è Dante.

Lei guarda me, guarda lui, riguarda prima me e poi lui, e finalmente il sorriso le si apre sulla faccia come una finestra che si spalanca al sole del primo mattino sul golfo del Tigullio.

Per stavolta è andata, cara, penso cinque minuti dopo, mentre aspetto che il semaforo pedonale diventi verde per tornare il biblioteca. Per stavolta è andata. E per il futuro vedrai che un modo di risolvere le cose si troverà.

 

 
 
 

Carrie chi?

Post n°703 pubblicato il 10 Settembre 2011 da middlemarch_g
 

Non mi era mai capitato di guardare Sex & the City. All'epoca andava in onda troppo tardi, e poi non ce n'è mai stata l'occasione. Adesso che ho Sky invece, bene o male credo di essermi ripassata buona parte di tutte le puntate delle sei stagioni, e devo dire che ad ogni singola visione la cosa continua ad esercitare su di me un potere quasi ipnotico. Che è poi il motivo per cui non riesco a smettere di guardarle.

Perché non c'è dubbio che sotto il profilo del costume questa sia stata una serie che ha segnato la storia della tivvù e l'intero decennio degli anni '90. Come ti dimostra il fatto che senza averne visto nemmeno 5 minuti prima di 3 mesi fa, ne sapevo molto. E molto altro credevo di saperne.

Per esempio: m'ero fatta l'idea che avesse veicolato una piccola rivoluzione nel modo di rappresentare le donne, perché le aveva beatificate tramite un'immagine di libertà e indipendenza mai permessa prima, e forse mai nemmeno pensata.

Per cui adesso, ogni volta che guardo una puntata, mi ritrovo sempre invariabilmente a pensare: ma come cazzo è possibile. Così, senza nemmeno il punto interrogativo. Perché una domanda retorica può saturare sulla variabile retorica solo al 95%, massimo al 99% per cento. Uno spiraglio di dubbio extraretorico te lo deve lasciare, maremma maiala, altrimenti smette di essere una domanda per diventare una certezza. Che è appunto il caso in oggetto.

Com'è possibile, dicevo, che queste quattro mediocri individue, queste squallide sciampiste iperfashion che confondono il talento con la capacità di discriminare una Manolo Blahnik da una Jimmy Choo, queste frigide mentalmente desertificate, queste ultraconservatrici patologicamente maniache del controllo e prive d'anima e di spirito, abbiano potuto rappresentare un'icona femminile del decennio per l'unica ragione che prendono cazzi a nastro? Che sarebbe un po' come dare il nobel per la fisica a uno che entra nel Guinness dei Primati nella categoria 'l'uomo colpito più spesso da un fulmine'.

Li prendessero almeno per il gusto di farlo. Ma no, manco questo, che è pur sempre una cosa che presuppone un barlume di autoconsapevolezza. Prendono cazzi per dire a se stesse che esistono, perché altrimenti non saprebbero nemmeno chi sono. Il sesso come antidoto all'alzheimer esistenziale. 

Le scarpe piacciono anche a me, e molto. Ma la libertà delle donne - oh ragazzi, oh ragazzi! - sarebbe proprio un'altra robina, lasciatevelo dire. Di parecchio, ma di parecchio diversa. Proprio una cosa di un altro pianeta.

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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