Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

 

The perfect failure

Post n°810 pubblicato il 01 Ottobre 2012 da middlemarch_g
 

 

Lo so che prometto sempre di non fare critica letteraria e poi mantengo gli impegni con difficoltà. Ma in certe situazioni l'entusiasmo mi scivola fuori dalla penna come un fiume incontenibile.

Bisogna farsi prendere, perché il ritmo è lento. Fino a metà ti coglie più di una volta il sospetto che sia una bella rottura di palle. Brutto no, non lo dici mai. Ma insomma statico. Avvitato su se stesse. Claustrofobico.

Poi superi lo scoglio delle 150 pagine e comincia a prendere quota. A differenza di quella mezza sòla di Murakami però, rimane ben saldo in volo per tutto il resto della lettura. Il capitolo sull'unico amore è una perla bellissima e straziante.

E poi finisce esattamente come la vita, o almeno come mi piacerebbe che finisse la mia. Nella quiete perfetta dell'ultimo istante, che scivola via dolce e crudele insieme al libro che gli cade dalle mani.

Un fallimento perfetto. Ti dà i brividi. Perché sai perfettamente che al posto suo avresti potuto esserci tu.

 
 
 

Ringrazia Dio che almeno hai girato Blade Runner

Post n°809 pubblicato il 01 Ottobre 2012 da middlemarch_g
 

Certe visioni sono come l'apertura di un abisso sotto i piedi. Chè tu sei lì in mezzo alla stanza e vedi il pavimento retrocedere lentamente ma inesorabilmente verso le pareti, mentre sotto ti si spalanca un pozzo nero e profondissimo dove sai per certo che prima o poi finirai per precipitare, ammenoché non intervenga qualcosa di miracoloso che proprio all'ultimissimo momento viene a salvarti il culo quando ormai hai perso ogni speranza. E attenzione che non succede mica sempre. Quando il pavimento parte, parte, e quella è l'unica base empirica su cui puoi contare. Che poi si fermi in tempo, invece, è sempre tutto da dimostrare.

Insomma è con questo spirito che ieri ho guardato il film. Vi delineo la trama in soldoni. Un gruppo di esploratori più o meno eterogenei per età e competenze, si imbarca su una nave spaziale dove viene criogeneticamente addormentato in attesa di raggiungere la destinazione finale. Sulla nave l'unica creatura sveglia è un robot dalle sembianze umanoidi che provvede a mantenere tutto sotto controllo. L'umanoide sembra anche simpatico, ma in un secondo momento si scoprirà che agisce con secondi fini a servizio di interessi del tutto estranei alla sopravvivenza del gruppo, e che non si tira indietro neppure all'idea di sabotare la missione. Missione che è finanziata da un'oscura compagnia. Quando la nave raggiunge la destinazione, il gruppo si risveglia e sbarca per esplorare il pianeta. In una gigantesca caverna scopre il segno di forme di vita aliene che, per farla breve, manifesteranno nei loro riguardi queste simpatiche dinamiche relazionali: useranno gli umani come parassiti per impiantargli il seme dei loro fuchi nell'addome, da cui i fetomostri emergeranno in un tripudio di frattaglie degli organismi ospiti nei momenti meno opportuni. 

Ora, il fatto è che, trascorsi i primi 3 minuti, passi il resto del film preda di due sostanziali impulsi contraddittori. Da una parte ti ripeti ossessivamente la domanda: ma perché sto guardando la versione 2.0 di Alien?  E che senso ha - tanto più che il regista si chiama Ridely Scott, e a meno di inverosimili omonimie, è proprio lo stesso pisquano della vecchia versione - rifare un'identica storia 30 anni dopo, alterandola solo dei dettagli risibili che non modificano l'impianto di insieme? Perché non vorrai dirmi, Rid, che mettere Lisbeth Salander al posto di Sigurney Weaver, puoi farla passare per una modifica davvero sostanziale, no? Tanto più che manco lì hai avuto palle fino in fondo, visto che i 30 centimetri di altezza persi tra l'una e l'altra, li hai recuperati all'istante piazzandole al lato Charlize Theron. 

Ma dall'altra, una parte di te ti richiama all'ordine. Ti dici: no. Non è proprio possibile. Non è verosimile l'ipotesi che non se ne sia accorto, che qualcuno non gliel'abbia detto, che non ci sia una spiegazione. Sono sicura che un finale sorprendente rivoluzionerà il senso del film e restituirà a ritroso un significato a questa roba insulsa che ho visto finora. Oddio, il pavimento sotto i piedi si faceva ogni momento più ridotto. Solo che siccome sostanzialmente io sono una donna di fede, ho continuato a crederci fino all'ultimo momento utile. Ma proprio fino al punto di arrampicarmi sulla parete come un babbuino con le ventose sulle mani.

Alla fine però il film è finito. E che vi devo dire? La sorpresona finale non avrebbe restituito un senso e una dignità manco a uno scontrino fiscale. Figuriamoci alla sceneggiatura di Prometheus.

 

 
 
 

Non voglio vivere così

Post n°808 pubblicato il 26 Settembre 2012 da middlemarch_g
 

Infatti non lo faccio più.

Ed è bello avere rinunciato ad ogni buon motivo per odiare.

 

 
 
 

Cose successe in Costa Azzurra (2)

Post n°807 pubblicato il 25 Settembre 2012 da middlemarch_g
 

 

 

 

 

 

 


Datemi una sdraio, una temperatura che non scenda mai  sotto i 24 gradi, e una settimana di tempo libero, e io posso fare questo e altro.

Tutti belli, tra l'altro. Scerbanenco era lì che mi inseguiva da 10 anni come un corteggiatore molesto, e non mi decidevo mai a dargli spago. Facevo male, malissimo. E' un fenomeno. Come leggere Chandler alla cassoela. Pare un ossimoro, e invece si può. Tra l'altro mai e poi mai avrei detto che negli anni '60, in piena italietta bummarola, si potesse parlare di sesso così. Non lo spacciavano mica abusivamente come la droga, Scerbanenco. Si comprava in libreria. E non era manco Miller con l'alibi dell'internazionalità. La cosa più bella di tutte è la piccola autobiografia in fondo al libro. Ti fa una tenerezza inaudita. Quel genere di scrittore proletario che viene su dal buco della miseria più nera e della denutrizione postbellica,  coi calli alle mani e la rabbia dei poveri, e che comincia impugnando la penna come una zappa, sembra davvero inverosimile in epoca di editoria digitale. Eppure c'era. Ed era del tipo migliore.

Greer addirittura struggente. Lansdale emozionante anche se qui non ci sono Hap e Leonard. E Foschini e Mensurati, che dire? Lì non è questione di bellezza, non è un libro che leggi per lo stile. Lo leggi per sapere. E poi per te il calcio, semplicemente, smette di esistere.

 
 
 

Cose successe in Costa Azzurra (1)

Post n°806 pubblicato il 24 Settembre 2012 da middlemarch_g
 

Tre anni fa ho visitato la Provenza. Per essere precisi non solo quella, perché in effetti tirammo dritto fino a mangiucchiare anche un pezzetto di Languedoc-Roussillon arrivando fino a Montpellier, e da allora ad oggi non sono mai riuscita a dimenticare le gambe delle ragazze che vidi passeggiare per i viali di Aix, perché erano eccezionali. Mi impressionarono talmente che ci scrissi un post.

Tornando in Francia mi sono detta: vabbè. Figuriamoci. Sarà stato un caso. Poteva capitare ovunque. Una concentrazione di belle fighiere incidentalmente dotate di visi rinascimentali e gambe fotoniche. Sono sicura che si è trattato di una contingenza del tutto eccezionale.

Per cui stavolta le ho guardate bene le giovinette, a Cannes. E posso confermare che anche la Costa Azzurra pullula, che Dio le abbia in gloria. Perché bella è bella, di questo non si discute. Ma santoddio è spaventoso quanto ti fa sentire fuori posto.

Stento a credere che la Proloco di pertinenza rifiuti di farsi carico del problema.

 

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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