Torno subito

Post N° 694


Anche la connessione, stanotte è contro di me ed i miei bisogni. E allora scrivo così, su Word, poi si vedrà dove come e quando riuscirò a collegarmi.Mentre guidavo verso casa, pochi minuti fa, mi sono interrogata sul Perché di quest’urgenza di scrivere.Di mettere nero su bianco tutto quello che è successo oggi.Poi mi sono data la risposta di sempre – quella dei Momenti Importanti: Perché scrivere è catartico. E’ liberatorio. E’ terapeutico. E’ sano.Erano le 5e30 di oggi pomeriggio, ed io ero chiusa in casa di Paolo con la testa china sul libro di sociologia dell’organizzazione, preda della disperazione del non capire e del non aver voglia di fare.Paolo era uscito da una decina di minuti, con la mia macchina, l’unica delle due funzionante in questi giorni, per fare qualche commissione lì in zona.Squilla il telefono e salto sulla sedia, come sempre quando succede mentre sono concentrata nello studio.Un numero che non conosco e, anche qui, faccio quello che mi viene spontaneo fare sempre in queste situazioni: rispondo prevenuta. Non mi piace che mi chiami gente che non so chi sia, non mi piace l’idea del mio numero che viene dato a mia insaputa, non mi piace non sapere prima chi troverò dall’altra parte del mio “pronto”. E’ zia. Sento male, quello che mi dice, la linea è disturbata. Mi chiede dove sono, faccio fatica a capire cosa dice ma, che sta piangendo, lo sento benissimo.(Che è successo, zia? Che cosa sta succedendo? Quei due secondi di attesa mi fanno morire.)- Siamo al Pronto Soccorso.(Il gelo. Il sangue che si ferma. Il cuore immobile.)- Cristina…Cristina ha cercato di ammazzarsi.(Lei scoppia in lacrime. Io mi sento svanire. Così, all’improvviso. Mi sento tutto d’un colpo leggera come una nuvola, e mi vedo lì, così, in piedi, con ancora la matita stretta forte in mano.)Mi accenna qualcosa, riguardo alla sua amica Giusy e a del Valium. Non capisco, dentro il Pronto Soccorso il telefono prende pochissimo. Mi chiede di andare da nonna che, a casa, è ignara di tutto e li pensa tutti in giro per i fatti loro. Chiamo Paolo, in lacrime: Corri, amore mio, corri. Torna indietro, vieni qui, andiamo lì…E poi chiamo Alessio, ma ha il telefono spento, e chiamo Stefano, e chiamo papà e vorrei chiamare scappare più veloce della luce fino ad un eremo lontano lontano sulla cima più alta del monte più impervio, vorrei arrivare fin lassù subito, all’istante, chiudermici dentro e dire addio a tutto e tutti per poter finalmente urlare in santa pace.Raccolgo in fretta le mie cose, scendo ad aspettare Paolo in strada, gli biascico qualcosa fra i singhiozzi e la rabbia ed andiamo. Lungo la strada, chiamo anche mamma, la passiamo a prendere ed andiamo da nonna.Lei non sa niente, non immagina nemmeno lontanamente cosa la aspetta…La troviamo sotto casa, che ride serena con una vicina di casa. Era scesa al negozio lì accanto, per godersi un pochino di sole e scambiare due chiacchiere.Ci vede arrivare e ci trotterella incontro allegra. Io la guardo e penso che non me la ricordo nemmeno l’ultima volta in cui l’ho vista ridere così spensierata. Ed io la sto per uccidere.E preferirei uccidere me, piuttosto che darle un dolore del genere.Mi tengo sul vago, le dico che sono tutti al Pronto Soccorso perché Cristina si è sentita male mentre era con la sua amica, che deve aver bevuto qualcosa che le ha fatto male e non si deve preoccupare, no, non è niente di grave, ma adesso andiamo…Paolo va con mio fratello e la mia macchina a casa mia, mentre noi tre prendiamo la macchina di nonna. Guido veloce, con l’ansia che nonna possa intuire, capire cos’è veramente successo dalle mie lacrime trattenute fatica, e con il mio forzato ripetere che non è successo niente di grave e che non si deve preoccupare.Lei ha capito che ha bevuto qualcosa di alcolico e che è stata male per questo. Glielo lascio credere.Arrivate, ci fanno entrare dentro dove sono mia zia, mio cugino e questa Giusy, la migliore amica di mia cugina. Zio sta parlando con i medici. Nonna si siede, a forza. Zia le dice la verità. E nonna crolla.E a me sembra di impazzire.Stiamo lì un’ora, in attesa di capire come sta, cosa è successo…Due bottigliette di Valium. In presenza dell’amica, che non ha avuto il tempo di rendersi conto di ciò che stava succedendo e fermarla. Quando ha cercato di farlo, era troppo tardi e lei aveva già mandato giù tutto. Le è svenuta fra le braccia. Giusy, forse nell’unico spiraglio di intelligenza dimostrato da quando frequenta mia cugina, ha rapidamente chiamato prima il 118, poi mia zia, di cui aveva il numero.E la rianimazione in ambulanza. E la lavanda gastrica. Ed i medici che la spogliano. E Vedono.E’ completamente ricoperta di tagli. Ferite lunghe, profonde, su tutto il corpo. Sul seno, sulla pancia, sulle gambe. Lunghe anche 7, 8 centimetri. Autolesionismo, la diagnosi. Tante grazie, la risposta. Risalgono a non più di 4 giorni fa, dicono i medici; guarda caso, proprio il periodo in cui in casa ha smesso di girare il calzoncini corti e canottierina, passando al pigiamone tutto intero con maniche e gambe lunghe. E’ leggero, quel pigiama, di cotone…e lei si giustifica dicendo che ha freddo…come puoi anche solo immaginare qualcosa di diverso?...Io non ce l’ho fatta ad entrare a vederla. L’odio, la rabbia, il furore cieco. L’amore, la compassione nel senso più Umano del termine. La Pena. Adesso è sveglia, e tale dovrà rimanere per  tutta la notte, dietro raccomandazione dei medici. Con nonna, mio cugino e Paolo, siamo andati al parchetto dove il tutto è successo. Grazie alle indicazioni di Giusy, abbiamo trovato queste due bottigliette vuote di Valium, logorandoci nel cercare di capire come, una ragazzina minorenne, facente parte e frequentante tutte famiglie (la mia, sua e quelle delle sue uniche due amiche) in cui non è utilizzato, potesse averne. Non lo so, non riesco ad immaginare domani cosa succederà.Io so solo che Paolo è rimasto a dormire lì, per fare forza al fratellino, e che quando mezz’ora fa l’ho chiamato (sono le due di notte, mentre scrivo), mi ha detto che nonna era ancora sveglia che girava per casa.Non lo so, davvero, non lo so.   N.B.: Per favore, né sms né telefonate preoccupate…per come sto in questi giorni, per un motivo o per un altro, qualsiasi suono emesso dal telefono, è per me fonte di ansia e preoccupazione. Proverò a dormire.