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Alcune considerazioni sull'occupazione

Post n°3 pubblicato il 04 Luglio 2012 da hrsbimp
 

I recenti dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione non cambiano il dato di fondo negativo, ma nel mese di maggio c’è stato un arrestarsi della disoccupazione attestandosi al 10,1%, in diminuzione dello 0,1 rispetto al mese precedente. Il dato invece in netto peggioramento è la disoccupazione giovanile (fra il 15-24 ani) attestatasi al 36,2 la più alta da quando viene misurata (2004).

Analizzando alcuni dati emerge che gli inattivi in Italia a maggio sono circa 14.448 (per semplicit i dati sono in migliaia), da 18 mesi in calo drastico (il picco a gennaio 2011 era di 15.091).

Se guardiamo il grafico successivo del tasso di attivit fra 15-64 anni, si nota che questo indice negli ultimi 18 mesi è schizzato in alto, passando dal 61,9 al 63,5. Questo potrebbe significare che molte persone negli ultimi mesi si sono messi alla ricerca di un impiego. La domanda è: perché? Perché è finita la cassa integrazione e molte persone si sono ritrovate senza lavoro? Oppure perché molte persone inattive vista la crisi hanno pensato di tentare di entrare nel mondo del lavoro? O entrambe le situazioni.

Guardando anche il grafico della Forza Lavoro (tutti coloro che sono occupati e che cercano lavoro), anche qui si evince un incremento negli ultimi 18 mesi. Si tratta di circa 600 mila persone che “sembra” da inattivi sono diventati attivi. Se guardiamo il tasso di attivit (tabella sopra) dall’inizio della crisi nel 2008 questo tasso inizia a calare fino a gennaio 2011, quando inverte la rotta drasticamente, eppure l’Italia è rimasta in crisi fondamentalmente dal 2008: sarebbe il caso di capire il perché (escludendo un aumento repentino di immigrazione e popolazione).

, Invece guardando il numero di occupati, questi a maggio 2012 sono poco più di 23.000 (stesso dato del 2007) contro i 22.800 del gennaio 2011. Il picco c’è stato agli inizi del 2008 con circa 23.500 occupati. Da questi dati emerge che una parte di popolazione “inattiva” che prima del 2010 non cercava lavoro oggi lo fa, questo giustifica il forte innalzamento della forza lavoro.

Il dato più preoccupante sembra essere quello della disoccupazione giovanile ormai al 36% circa. Ma la scomposizione di questo dato, che sulla Voce.info è spiegata per bene da Daniel Gros e Ilaria Maselli, ci dice che la percentuale di popolazione giovane (15-24 anni) che cerca lavoro è di circa il 10%, cioè circa un terzo, gli altri due terzi sono composti da chi è a scuola o all’universit , o rientra nei “Neet”. I disoccupati non costituiscono dunque un terzo dei giovani italiani, ma soltanto il 10% circa della popolazione totale fra i 15-24 anni (spesso sulla stampa non viene riportato perché fa molto più rumore che la disoccupazione giovanile sia al 36%). Ma il problema più serio non è questo, ma è quello prospettico. La percentuale di giovani che ne studiano ne lavorano (Neet) nel 2010 ammontava al 19% ed oggi dovrebbe aggirarsi intorno al 22/23% al top dei paesi europei (in Germania è all’8%, in Francia al 12 e in Spagna al 18). Una classe giovanile che non si forma (o se si preferisce “non viene formata”) crea sfiducia sul futuro e ne diminuisce la qualit intellettuale, generando disfunzioni sull’intera generazione e di tutto quello che ne seguir .

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