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Post n°341 pubblicato il 09 Luglio 2014 da mohamed21

(A pranzo con Annibale)

Quando sono davanti ad un piatto di maccheroni per me la situazione è sempre complicata. Io generalmente non sono mai un tipo goloso o amante dei gusti raffinati, io ho solo la colpa che arrivate le ore 14:00 comincio a sentire un po' la fame. Ho anche la colpa, e questa è un po' più grave, di saziarmi mediamente in fretta. Sono un tipo che ha fame spesso ma che mangia anche poco. Sono sostanzialmente uno spilungone, oltre che ovviamente un grande coglione. In Italia, però, la legge è molto ferrea da questo punto di vista e non c'è nulla da fare. Bisogna fare i tre pasti principali e bisogna farli con un certo bon ton. Gli italiani, come già sapete, sono poco timorati e non fanno nulla per nascondere questa loro insufficienza. Arrivato all'ora di pranzo, quindi, mi trovo sempre di fronte ad un abbondante piatto di maccheroni e la situazione non è mai facile. Ho trenta tre anni e non posso mica dire "mamma" come facevo nel lontano '84. Mi faccio comunque coraggio e do avvio alle danze con delle secche e decise forchettate. Fino a metà piatto vado sempre tranquillo, sereno, gaudente e sorridente. Arrivato oltre metà piatto, però, la faccenda si complica e sono sempre costretto a tirare il freno a mano. Oltre metà piatto mi trovo sempre saziato mentre un'intera metà di maccheroni è ancora lì, al varco, in attesa minacciosa. In questi casi a volte piango facendomi prendere da delle acute crisi isteriche. Mi butto per terra e mi agito come se fossi un tarantolato o un posseduto delle basse puglie. Oppure, in alternativa, mi fisso sul piatto per ore ed ore in attesa che qualcuno me lo tolga con la forza, mi dia due schiaffi e mi risolva il problema alla base. Se non accade nulla di tutto questo, spolvero il piano C o il cosiddetto piano "Battaglia di Canne". Mi spiego: tra me e quel piatto di maccheroni non vi è una semplice incomprensione ma una vera e propria guerra di posizione. Quell'infinità di maccheroni sul piatto, nella mia testa, assumono all'improvviso le sembianze delle terribili legioni romane del lontano 216 a.c. Io sono Annibale, sono un cartaginese, amo gli elefanti, sono in inferiorità numerica e devo cercare di tener testa a tutta quella plebaglia. Con le mie due braccia accerchio il piatto e lo stringo forte-forte fino al soffocamento. Prendo i maccheroni e li passo deciso a fil di spada uno ad uno. Dopo alcune ore di questo trattamento improvvisamente la situazione si capovolge a mio favore e la sorte passa dalla mia parte. Elimino tutti i maccheroni, ma proprio tutti, ad eccezione del loro capo che lasciò lì, sul piatto, solo, impaurito e tremante. Prima di farlo fuori lo guardo come Annibale guardò il Proconsole Paolo Emilio prima della morte. Dopo alcuni istanti mi decido, lo insulto, lo passo a fil di spada senza pietà e il maccherone (Alias Paolo Emilio) cade rovinosamente.
La guerra è finita !

Stasera a cena mangerò solo delle olive greche. Speriamo bene, alle Termopili vesto sempre i panni dei persiani.

 

 

Mohamed

 

 

 
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