Eccoci al 31 dicembre. Avevo pensato di concludere l’anno con un messaggio augurale tipo presidente della Repubblica, o papa, ma poi non mi è sembrato il caso. Tanto, gli anni passano, e quello che mi auguro e vi auguro per il 2008 è abbastanza ovvio: le migliori cose per tutti. E allora, anche per uscire dal clima zuccheroso delle festività, l'anno lo concludo con una recensione particolarmente intellettuale. Recensisco il terzo e ultimo albo che raccoglie le avventure di Luana, apparse mensilmente sul Vernacoliere per anni, e ora terminate. Come recita la quarta di copertina: «Il rampollo di una famiglia potentissima e l’umile tata che lo accudisce. Il cacciatore e la preda. Il mistero insondabile e l’avida ricerca. Il genio diabolico e l’incrollabile candore. Erotismo e violenza, vincitori e vinti, conflitti di classe, Ricchi e Poveri, New Trolls e chi più ne ha più ne metta». Una pagina a caso del libro la potete vedere qui (spero non sia reato riprodurre un’intera pagina, anzi casomai gli faccio pubblicità, e poi il Vernacoliere dovrebbe stare coerentemente dalla parte della libertà di riproduzione).La lunga saga ha per protagonisti Maicol, una specie di bambino, in realtà un orrendo nanerottolo obeso e butterato, figlio di una ricca, potente e loschissima famiglia, e Luana, la bambinaia a cui viene perennemente affidato, una simpatica e procace fanciulla. Lo scopo della vita di Maicol è vedere che cosa c’è sotto le mutandine di Luana. Maicol è un afficato (come una volta l’amico Aurelito ha definito me nel suo blog ora scomparso), ma non conosce l’oggetto del suo desiderio, non sa neppure come è fatto. A questa infantile ignoranza è però associata una formidabile violenza, con tutto il cinismo del potente e il disprezzo verso il debole e verso la donna: Maicol vuol vedere la fica di Luana, ma non considera mai la ragazza come persona, e anzi la odia e la considera un essere insignificante e spregevole. Il nocciolo della storia inventata da Daniele Caluri sta, secondo me, proprio in questa mistura di cattiveria ingenua del bambino e cattiveria del potere adulto (un potere che potrebbe anche uccidere Luana con la massima noncuranza).Probabilmente molta della violenza del mondo nasce da questo: potenti adulti (ma emotivamente infanti, analfabeti dei sentimenti) che cercano, con odio, un piacere semplice a loro eternamente vietato. Incapaci d’amore, fanno la guerra per compensazione. Questo vale per Bush e Bin Laden e per i dirigenti delle multinazionali, per i funzionari dello sfruttamento e per gli amministratori delegati, ma vale anche per il bulletto di periferia e per l’impiegato livoroso. A tutti i livelli, insomma, è un cattivo rapporto con sé stessi e con i propri desideri (qui bene rappresentati dalla fica di Luana) a generare violenza e distruzione.Sull’altro versante c’è Luana, e non sono d’accordo con la prefazione di Michele Medda dove dice: «Luana è una preda che non attira le nostre simpatie. Volendo proprio essere indulgenti, Luana è completamente decerebrata. Non sfugge alla libidine di Maicol per astuzia, ma solo grazie alla fortuna». Io trovo invece che Luana sia una ragazza normale, certo non un’intellettuale (ma perché dovrebbe esserlo? non si infiltra già, appunto, una supponenza di un potere, nella tua prefazione, Michele Medda?) né una filosofa, ma una persona dotata di una sua vita indipendente che traspare fra le righe: quando non fa la bambinaia al mostriciattolo, lavora alla sbarra in un locale (lo rivela a pag. 9, seconda striscia, per chi avesse il libro), ha le sue amiche, i suoi ragazzi, i suoi giochi. Non mi pare decerebrata ma piuttosto deprivata da una vita povera, deserta (il lato opposto del deserto di Maicol): l’impressione è che, messa fra persone intelligenti e sensibili, rivelerebbe di sé assai meglio; ma queste persone intorno a lei non ci sono. Quindi attira le nostre, o almeno le mie, simpatie. Simpatie che al limite, sia pure con più difficoltà, potrebbe attirare anche Maicol, se visto nel suo aspetto di bambino mostrificato da un destino al quale probabilmente non avrebbe mai potuto sottrarsi. Insomma, lei e lui nelle grinfie del fato, come in una tragedia greca, a rappresentare le due facce di una società malata.In sostanza, ci troviamo di fronte a un fumetto di satira sociale e psicologica di un certo livello, e perciò vi consiglio la lettura di questo albo, e anche dei due volumi precedenti. E buon anno a tutti.Daniele Caluri, Luana la bebisìtter – Gran finale, collana “I grandi autori de il Vernacoliere”, prefazione di Michele Medda, supplemento al mensile il Vernacoliere n. 904 dell’ottobre 2007, Città di Castello 2007, pp. 64, euro 10,00. L’autore ha un sito e un blog. Il libro è in vendita presso il Vernacoliere.
Luana
Eccoci al 31 dicembre. Avevo pensato di concludere l’anno con un messaggio augurale tipo presidente della Repubblica, o papa, ma poi non mi è sembrato il caso. Tanto, gli anni passano, e quello che mi auguro e vi auguro per il 2008 è abbastanza ovvio: le migliori cose per tutti. E allora, anche per uscire dal clima zuccheroso delle festività, l'anno lo concludo con una recensione particolarmente intellettuale. Recensisco il terzo e ultimo albo che raccoglie le avventure di Luana, apparse mensilmente sul Vernacoliere per anni, e ora terminate. Come recita la quarta di copertina: «Il rampollo di una famiglia potentissima e l’umile tata che lo accudisce. Il cacciatore e la preda. Il mistero insondabile e l’avida ricerca. Il genio diabolico e l’incrollabile candore. Erotismo e violenza, vincitori e vinti, conflitti di classe, Ricchi e Poveri, New Trolls e chi più ne ha più ne metta». Una pagina a caso del libro la potete vedere qui (spero non sia reato riprodurre un’intera pagina, anzi casomai gli faccio pubblicità, e poi il Vernacoliere dovrebbe stare coerentemente dalla parte della libertà di riproduzione).La lunga saga ha per protagonisti Maicol, una specie di bambino, in realtà un orrendo nanerottolo obeso e butterato, figlio di una ricca, potente e loschissima famiglia, e Luana, la bambinaia a cui viene perennemente affidato, una simpatica e procace fanciulla. Lo scopo della vita di Maicol è vedere che cosa c’è sotto le mutandine di Luana. Maicol è un afficato (come una volta l’amico Aurelito ha definito me nel suo blog ora scomparso), ma non conosce l’oggetto del suo desiderio, non sa neppure come è fatto. A questa infantile ignoranza è però associata una formidabile violenza, con tutto il cinismo del potente e il disprezzo verso il debole e verso la donna: Maicol vuol vedere la fica di Luana, ma non considera mai la ragazza come persona, e anzi la odia e la considera un essere insignificante e spregevole. Il nocciolo della storia inventata da Daniele Caluri sta, secondo me, proprio in questa mistura di cattiveria ingenua del bambino e cattiveria del potere adulto (un potere che potrebbe anche uccidere Luana con la massima noncuranza).Probabilmente molta della violenza del mondo nasce da questo: potenti adulti (ma emotivamente infanti, analfabeti dei sentimenti) che cercano, con odio, un piacere semplice a loro eternamente vietato. Incapaci d’amore, fanno la guerra per compensazione. Questo vale per Bush e Bin Laden e per i dirigenti delle multinazionali, per i funzionari dello sfruttamento e per gli amministratori delegati, ma vale anche per il bulletto di periferia e per l’impiegato livoroso. A tutti i livelli, insomma, è un cattivo rapporto con sé stessi e con i propri desideri (qui bene rappresentati dalla fica di Luana) a generare violenza e distruzione.Sull’altro versante c’è Luana, e non sono d’accordo con la prefazione di Michele Medda dove dice: «Luana è una preda che non attira le nostre simpatie. Volendo proprio essere indulgenti, Luana è completamente decerebrata. Non sfugge alla libidine di Maicol per astuzia, ma solo grazie alla fortuna». Io trovo invece che Luana sia una ragazza normale, certo non un’intellettuale (ma perché dovrebbe esserlo? non si infiltra già, appunto, una supponenza di un potere, nella tua prefazione, Michele Medda?) né una filosofa, ma una persona dotata di una sua vita indipendente che traspare fra le righe: quando non fa la bambinaia al mostriciattolo, lavora alla sbarra in un locale (lo rivela a pag. 9, seconda striscia, per chi avesse il libro), ha le sue amiche, i suoi ragazzi, i suoi giochi. Non mi pare decerebrata ma piuttosto deprivata da una vita povera, deserta (il lato opposto del deserto di Maicol): l’impressione è che, messa fra persone intelligenti e sensibili, rivelerebbe di sé assai meglio; ma queste persone intorno a lei non ci sono. Quindi attira le nostre, o almeno le mie, simpatie. Simpatie che al limite, sia pure con più difficoltà, potrebbe attirare anche Maicol, se visto nel suo aspetto di bambino mostrificato da un destino al quale probabilmente non avrebbe mai potuto sottrarsi. Insomma, lei e lui nelle grinfie del fato, come in una tragedia greca, a rappresentare le due facce di una società malata.In sostanza, ci troviamo di fronte a un fumetto di satira sociale e psicologica di un certo livello, e perciò vi consiglio la lettura di questo albo, e anche dei due volumi precedenti. E buon anno a tutti.Daniele Caluri, Luana la bebisìtter – Gran finale, collana “I grandi autori de il Vernacoliere”, prefazione di Michele Medda, supplemento al mensile il Vernacoliere n. 904 dell’ottobre 2007, Città di Castello 2007, pp. 64, euro 10,00. L’autore ha un sito e un blog. Il libro è in vendita presso il Vernacoliere.