Carlo Molinaro

La sera del primo di gennaio


Ecco, è già la sera del primo di gennaio. La sera del primo di gennaio mi sembra sempre una sera buia. Sarà il contrasto con i fuochi e le luminarie della notte precedente. Però, di fatto, le finestre delle mansardine qui di fronte sono davvero tutte spente. Succede di rado. Saranno tutti via. Io sono rientrato a Torino poche ore fa dopo la festa della notte di Capodanno a casa di un’amica dalle parti di Campomorone, dietro Genova. Eravamo in sette, cinque maschietti e due femminucce. Cibo, cazzeggio, chitarre, fisarmonica, vino (gli altri: si sa che io sono astemio), discorsi, giochi. L’amica è una buona padrona di casa, ha fatto un’ottima pasta e prima che si andasse a letto, nel cuore della notte, ha lavato tutti i piatti e le pentole e il lavandino eccetera.Poi mi sono svegliato verso le otto e ho fatto una foto al cielo [vedi immagine] – gli altri hanno ronfato fino alle due del pomeriggio. Succede sempre così a Capodanno, io mi sveglio presto lo stesso e mi alzo e sto lì da solo. Ho girato intorno alla casa. Ho scritto una lettera a un'altra amica, la prima lettera di carta dell'anno, che ha la sua importanza. E poi sono andato giù a Genova a vedere il mare da vicino. E poi sono tornato a Torino. E adesso è già la sera del primo gennaio. E domani è un giorno feriale e tutto riprende o continua. E allora ancora, ad anno avviato, auguri.