Fra le tante tragedie della storia, una che mi ha sempre colpito in particolare è la tremenda carestia che mise in ginocchio l’Irlanda a causa di una malattia della pianta della patata, che provocò la distruzione della maggior parte delle colture di tale tubero. Ci furono migliaia di morti e un’impennata dell’emigrazione verso l’America, tanto che la forte presenza irlandese negli Stati Uniti è un po’ figlia della patata, o meglio della sua mancanza.Mi colpisce vedere il destino di un popolo legato a una sola coltura, la sopravvivenza di una nazione messa tutta “nello stesso paniere”: cosicché, se scompare quello, è la catastrofe. Una dipendenza inquietante, che nel caso dell’Irlanda dimostrò tutta la sua pericolosità. Mi domando: possibile che non avessero un’alternativa alla patata? Evidentemente no, non ce l’avevano, o almeno non in tempi brevi, in tempi che consentissero di non morire di fame prima. Deplorevole.Ma poi mi accorgo che noi oggi abbiamo sviluppato dipendenze esclusive altrettanto pericolose. Non per un cibo in particolare, ma, peggio ancora, per la fornitura in generale del necessario per vivere.Quand’ero bambino se mancava la corrente elettrica non accadeva praticamente nulla. Se era già buio, mio nonno accendeva una candela. Se era giorno, neppure quello – e credo che molte volte nessuno se ne accorgesse, che «era andata via la corrente». Cosa che succedeva abbastanza spesso, peraltro.Oggi se una città resta senza elettricità anche solo per poche ore «scatta l’emergenza». Figuriamoci se fosse per alcuni giorni. O per alcuni mesi. O per alcuni anni. Occorrerebbe rivoluzionare tutto, e non si farebbe in tempo, come per la patata. Ci sarebbero dei morti, e poi fughe, migrazioni incontrollate. Una tragedia.Probabilmente non si può fare diversamente, è troppo antieconomico mantenere una corsia di riserva, una variante «senza elettricità» pronta per l’uso. Però, di fatto, siamo messi come l’Irlanda con la patata. E non ci pensiamo, come probabilmente non ci pensavano gli irlandesi quando affidarono quasi tutto il loro sostentamento a quel «nuovo» tubero d’importazione, presumo più redditizio rispetto alle piante che coltivavano prima (che non so quali fossero, lo ammetto).E allora? E allora niente, m’è venuto da scriverlo e l’ho scritto. Se non ci fosse l’elettricità, resterebbe vergato a penna su un foglio sul mio tavolo. Ma invece l’elettricità c’è e allora ve lo beccate sul blog. Buona giornata.[L'immagine è presa da qui.]
Non siamo andati oltre la patata
Fra le tante tragedie della storia, una che mi ha sempre colpito in particolare è la tremenda carestia che mise in ginocchio l’Irlanda a causa di una malattia della pianta della patata, che provocò la distruzione della maggior parte delle colture di tale tubero. Ci furono migliaia di morti e un’impennata dell’emigrazione verso l’America, tanto che la forte presenza irlandese negli Stati Uniti è un po’ figlia della patata, o meglio della sua mancanza.Mi colpisce vedere il destino di un popolo legato a una sola coltura, la sopravvivenza di una nazione messa tutta “nello stesso paniere”: cosicché, se scompare quello, è la catastrofe. Una dipendenza inquietante, che nel caso dell’Irlanda dimostrò tutta la sua pericolosità. Mi domando: possibile che non avessero un’alternativa alla patata? Evidentemente no, non ce l’avevano, o almeno non in tempi brevi, in tempi che consentissero di non morire di fame prima. Deplorevole.Ma poi mi accorgo che noi oggi abbiamo sviluppato dipendenze esclusive altrettanto pericolose. Non per un cibo in particolare, ma, peggio ancora, per la fornitura in generale del necessario per vivere.Quand’ero bambino se mancava la corrente elettrica non accadeva praticamente nulla. Se era già buio, mio nonno accendeva una candela. Se era giorno, neppure quello – e credo che molte volte nessuno se ne accorgesse, che «era andata via la corrente». Cosa che succedeva abbastanza spesso, peraltro.Oggi se una città resta senza elettricità anche solo per poche ore «scatta l’emergenza». Figuriamoci se fosse per alcuni giorni. O per alcuni mesi. O per alcuni anni. Occorrerebbe rivoluzionare tutto, e non si farebbe in tempo, come per la patata. Ci sarebbero dei morti, e poi fughe, migrazioni incontrollate. Una tragedia.Probabilmente non si può fare diversamente, è troppo antieconomico mantenere una corsia di riserva, una variante «senza elettricità» pronta per l’uso. Però, di fatto, siamo messi come l’Irlanda con la patata. E non ci pensiamo, come probabilmente non ci pensavano gli irlandesi quando affidarono quasi tutto il loro sostentamento a quel «nuovo» tubero d’importazione, presumo più redditizio rispetto alle piante che coltivavano prima (che non so quali fossero, lo ammetto).E allora? E allora niente, m’è venuto da scriverlo e l’ho scritto. Se non ci fosse l’elettricità, resterebbe vergato a penna su un foglio sul mio tavolo. Ma invece l’elettricità c’è e allora ve lo beccate sul blog. Buona giornata.[L'immagine è presa da qui.]