Carlo Molinaro

Persepolis


Tornato dal cinema Romano di piazza Castello, sotto una gradevole dolce pioggerella incipiente. Ho visto Persepolis. Vivendo un po’ su una rama, come dice la mia ex collega Gabriella, non ne sapevo nulla. Basti dire che non sapevo neppure che fosse un film d’animazione, m’aspettavo una roba normale con gli attori. Tantomeno sapevo di chi fosse e di cosa parlasse. Ma l’altro giorno Petarda mi ha accennato qualcosa, tipo che non era da perderlo, e m’è bastato. Dopo aver cenato con minestrone di verdura e grana padano con pere Kaiser, vincendo l’inerzia sonnolenta che già mi stava prendendo, ho alzato le chiappe e sono andato al cine, da solo.Ne è valsa davvero la pena. È la storia di una ragazza di Teheran che attraversa gli anni dallo scià alla rivoluzione alla guerra alla dittatura iraniana. E con la dittatura si conclude, dato che il passo successivo, al momento, è molto di là da venire. La storia è nitida, lo sguardo è profondo e tagliente, la critica al regime è cristallina, perfettamente compatibile con la critica ad alcuni miti dell’Occidente: insomma, l’iraniana (migrata in Francia) Marjane Satrapi, fumettista e ora regista, con questo film fa la «semplice» cosa che a noi che stiamo di qua, imbalsamati in ideologie fatiscenti e correttezze timorose, non riesce mai bene: pensare direttamente con la testa (e con il cuore).Il film è largamente autobiografico (come faccio a saperlo? embè, ho guardato adesso la sua biografia sulla Wikipedia, no?), è amaro ma lascia acceso un lume di possibilità.Averlo visto a pochi giorni di distanza da Non è un paese per vecchi dei Cohen permette poi alcune riflessioni comparate: da un lato il male individuale (ma anche collettivo) che divampa nel vuoto di una società apparentemente libera, il modello americano; dall’altro il male collettivo (ma anche individuale) gestito e promosso dalla dittatura teocratica, che succede a quella dello scià. Avrà senso notare che nella Satrapi intravedo una speranza e nei Cohen no? Sì, avrà senso. Se non riseminiamo speranza siamo fottuti. [Il presunto conflitto di civiltà finisce 0-0, però sembra che «loro» credano nei supplementari e nei rigori, e noi non più.] Ma adesso vado a dormire. Domani devo proprio fare un po’ di pulizie che in bagno ho beccato una blatta, e non credo fosse Kafka. Va ben che ne ha beccata una anche Claudia in casa sua dove è pulitissimo, però comunque un po’ di pulizie devo farle.