Carlo Molinaro

Risaie, e voto per il PD


Nell’ultimo giorno ufficiale di campagna elettorale, all’antivigilia delle consultazioni politiche, ho preso la mia decisione e mi sembra giusto dichiararla: voterò per il Partito democratico. In realtà, essendo in linea di principio contrario all’astensione (astenersi a me sembra come buttare un diritto alle ortiche: questa è la mia opinione) ed essendo un uomo con idee di sinistra, il mio dubbio era poi solo fra due possibilità: o la Sinistra arcobaleno o il Partito democratico. Alla fine ho scelto il secondo: perché mi sembra che offra più possibilità e che contenga, anche, qualche barlume di nuovo, qualche speranza. All’interno del sistema politico di una democrazia occidentale non si fa la rivoluzione: ma un partito compatto di «sinistra europea», quello almeno lo si potrebbe fare. E potrebbe governare, se vincesse. E sarebbe pur sempre meglio del governo della destra commercialcapitalista, finanziarborsista e neofascista.No, non credo che sia tutto uguale. E, pur nel rispetto dei pensieri di tutti (ho molti amici astensionisti), spero che chi ha idee di sinistra vada a votare. Non vorrei che alla fine fossero proprio le anime belle, i duri e puri del non voto, a riconsegnare l’Italia alle mosche del capitale, a chi confonde la società umana con una azienda.Massì. Tornando a casa poco fa, all’uscita della metropolitana mi hanno cacciato in mano una rivistina reazionaria gratuita di destra qualunquista (s’intitola Però Torino) e un volantino astensionista con disegni di pecore. Ma non mi sento pecora andando a votare.Poi, non c’entra un cazzo, ho scritto una poesia che parla di risaie (sono nato fra le risaie).VERCELLI 2053Se si diffondono le varietà di risomoderne, nuove, che vengono all’asciutto,qui fra una generazione o due i nonniracconteranno: «Tu soltanto pensaquesta pianura coperta di quadrid’acqua limpida, specchi incorniciatifra gli argini sottili detti corde:specchi del cielo d’aprile e di maggio».Racconteranno, forse. Ma nessunopotrà davvero immaginare quellavetrata d’acqua posata sui lembidella campagna: sarà una fantasiaastratta, un esercizio d’invenzione:una delle fiabe del passatoche raccontano i vecchi svaniti.Nulla. Perché la risaia ha il coloresì del cielo ma più ancora degli occhiche la guardano: persi quegli occhiè cieca nel ricordo, è un disegnino,una foto in un libro, storia andata.«Chissà le zanzare, che palude sarà stata»,diranno i più pensosi. Le cetoniee le libellule non ci sono già piùda decenni: nelle stagioni ultimedelle risaie l’acqua sembra limpidama c’è disciolto il veleno invisibile:atrazina, oxadiazon, metosulam,pretilachlor, dalapon, cycloxidim.C’è la concorrenza della Cina.Ma poi, onestamente, chi vorrebbemondare il riso coi piedi nel fangola schiena rotta, i vermi alle caviglie?