Il titolo di questo messaggio è il verso finale di un sonetto di Giosuè Carducci, riferito ai politici del suo tempo. Nel sonetto precedente li ha paragonati a Vanni Fucci (Dante, Inferno, fine del XXIV e inizio del XXV canto), poi ci ripensa e dice che no, sono ben peggio di Vanni Fucci (G. Carducci, Giambi ed epodi, VII; scritto nel 1868):No. Vanni Fucci in faccia a Dio rubavaCon la bestemmia in bocca e in fronte il riso,Ribadito di serpi egli squadravaDa l'inferno le fiche al paradiso:Il poco pan che del suo pianto lavaEd è nel sangue de' suoi figli intrisoVoi rubate a la patria, e poi con bravaLingua sputate a lei virtù su 'l viso.Le case de' nemici al sol lucente,Con la face a una man, ne l'altra i dardi,Vanni Fucci cercò superbamente:Voi, ne la chiusa notte, a passi tardi, Ferite al canto; voi da l'aurea lentePiccioletti ladruncoli bastardi.Carducci non era magari un poeta sublime, scriveva in modo troppo aulico e spesso retorico, però quando le cantava le cantava chiare. Forse per questo non fece una grande carriera nel mondo accademico. Però i suoi sonetti li pubblicava, chiamando ladri e bastardi i governanti, e non veniva processato o malmenato per questo. Mentre io ieri, cazzeggiando su internet dopo una giornata particolare, ho fatto un intervento in un forum di un noto giornale (di sinistra, grosso modo) e ho portato come esempio di ladro impunito un noto esponente del governo attuale: l’intervento è stato prontamente censurato. [Detto per inciso, era «banalmente» in risposta, così come battuta, a uno che spiegava che nei supermercati ci sono tanti ladri che riescono a farla franca con tanti mezzucci, e questo esaspera i titolari, ed è dunque comprensibile se essi picchiano i ladri suddetti.] Quindi si può affermare che le cose politiche e la libertà di stampa stanno andando un po’ peggio che centoquarant’anni fa. Complimenti.Il verso del Carducci mi è venuto in mente perché stamattina mi ha fatto visita un amico romeno, immigrato regolare (e pure cittadino dell’Unione europea), un uomo colto e sensibile, laureato in economia, mio coetaneo, che, perso in patria il lavoro di impiegato statale dopo l’avvento del capitalismo, è venuto in Italia a lavorare nei cantieri edili. Mi ha chiesto di tradurgli in buon italiano una lettera in cui chiede per l’ennesima volta a un datore di lavoro (un ingegnere) di pagargli tre mesi in cui ha sgobbato appunto in un cantiere. L’ingegnere nicchia, non si fa trovare, accampa scuse, e pure qualche velata minaccia, e la faccenda va avanti dalla scorsa primavera. E l’amico romeno si stupisce (riesce ancora a stupirsi): «Ma com’è possibile che un ingegnere, un laureato, una persona colta e benestante, si comporti così, come l’ultimo dei truffatori di bassa lega?».Io non mi stupisco più, invece. Anni fa ho abitato per un po’ (sempre in affitto s’intende) in una casa (un alloggetto molto scassato in un pianterreno, camera cucinetta e piccolo bagno, in uno stato che si poteva definire, secondo i canoni immobiliari, da ristrutturare, ma a me andava bene anche così... destrutturato – si sa che non capisco bene lo strutturalismo!) che è poi stata venduta (quindi io sono stato sfrattato) a un marocchino, un operaio che aveva trovato lavoro stabile e la possibilità di fare un modesto mutuo. Il proprietario era un avvocato decisamente ricco. Io pagavo ogni mese l’affitto e le spese condominiali al proprietario. Beh, il marocchino poi mi ha detto di avere scoperto, dopo l’acquisto, che c’era un debito di due anni di spese non versate al condominio. Io le pagavo ma l’avvocato se le intascava. Eppure erano spiccioli, l’equivalente di una ventina o trentina di odierni euro al mese. Ma in due anni diventa una certa cifra, e l’ha dovuta pagare il marocchino: impensabile recuperarla dall’avvocato ex proprietario.Ora io dico: ma non sarebbe giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome, di fare almeno come faceva il Carducci centoquarant’anni fa? Dire che tanti politicanti, ma anche ingegneri e avvocati, e stimati professionisti e artigiani e funzionari eccetera eccetera dei più svariati settori, sono piccioletti ladruncoli bastardi? C’è una definizione migliore di questa, per i ricchi che fregano trenta euro di spese condominiali o tre mesi di paga di un operaio? A me sembra che il verso del Carducci sia attualissimo. Con la differenza, a quanto pare, che non lo si può più scrivere sui giornali. Andiamo bene, no?La poesia sottostante invece non c’entra niente, ma dato che l’ho scritta in questi giorni, ce la metto lo stesso. Buondì.RICORDI AMOROSI PARALLELI DEGLI ANNI NOVANTAVi ho baciate, D. e C., la prima volta d’ottobrelo stesso ottobreentrambepochi giorni di distanza una dall’altradirei che era il 1994poi la storia d’amore è andata avanti un paio d’annile due storie in paralleloserenamente sapevate una dell’altraoggi con una parlo ancora – e con una no.Vi ho baciate, F. e G., la prima volta di lugliolo stesso luglioentrambepochi giorni di distanza una dall’altradirei che era il 1998poi la storia d’amore è andata avanti un paio d’annile due storie in paralleloserenamente sapevate una dell’altraoggi con una parlo ancora – e con una no.Forse ci sono combinazioni astrali favorevolialla nascita degli amorimagari uno resta per anni senza nientepoi di colpo insieme due amori bellinascono in pochi giornima non è delle combinazioni astraliche volevo dire, volevo direche è proprio insensato credereche due o più amori non possano stare insiemee correre in parallelo:gli psicologi e i moralisti nei loro libri ribattanotutte le teorie che vogliono:io l’ho sperimentato sul campoe questo – come sa ogni antropologo –vale molto di più.
Piccioletti ladruncoli bastardi
Il titolo di questo messaggio è il verso finale di un sonetto di Giosuè Carducci, riferito ai politici del suo tempo. Nel sonetto precedente li ha paragonati a Vanni Fucci (Dante, Inferno, fine del XXIV e inizio del XXV canto), poi ci ripensa e dice che no, sono ben peggio di Vanni Fucci (G. Carducci, Giambi ed epodi, VII; scritto nel 1868):No. Vanni Fucci in faccia a Dio rubavaCon la bestemmia in bocca e in fronte il riso,Ribadito di serpi egli squadravaDa l'inferno le fiche al paradiso:Il poco pan che del suo pianto lavaEd è nel sangue de' suoi figli intrisoVoi rubate a la patria, e poi con bravaLingua sputate a lei virtù su 'l viso.Le case de' nemici al sol lucente,Con la face a una man, ne l'altra i dardi,Vanni Fucci cercò superbamente:Voi, ne la chiusa notte, a passi tardi, Ferite al canto; voi da l'aurea lentePiccioletti ladruncoli bastardi.Carducci non era magari un poeta sublime, scriveva in modo troppo aulico e spesso retorico, però quando le cantava le cantava chiare. Forse per questo non fece una grande carriera nel mondo accademico. Però i suoi sonetti li pubblicava, chiamando ladri e bastardi i governanti, e non veniva processato o malmenato per questo. Mentre io ieri, cazzeggiando su internet dopo una giornata particolare, ho fatto un intervento in un forum di un noto giornale (di sinistra, grosso modo) e ho portato come esempio di ladro impunito un noto esponente del governo attuale: l’intervento è stato prontamente censurato. [Detto per inciso, era «banalmente» in risposta, così come battuta, a uno che spiegava che nei supermercati ci sono tanti ladri che riescono a farla franca con tanti mezzucci, e questo esaspera i titolari, ed è dunque comprensibile se essi picchiano i ladri suddetti.] Quindi si può affermare che le cose politiche e la libertà di stampa stanno andando un po’ peggio che centoquarant’anni fa. Complimenti.Il verso del Carducci mi è venuto in mente perché stamattina mi ha fatto visita un amico romeno, immigrato regolare (e pure cittadino dell’Unione europea), un uomo colto e sensibile, laureato in economia, mio coetaneo, che, perso in patria il lavoro di impiegato statale dopo l’avvento del capitalismo, è venuto in Italia a lavorare nei cantieri edili. Mi ha chiesto di tradurgli in buon italiano una lettera in cui chiede per l’ennesima volta a un datore di lavoro (un ingegnere) di pagargli tre mesi in cui ha sgobbato appunto in un cantiere. L’ingegnere nicchia, non si fa trovare, accampa scuse, e pure qualche velata minaccia, e la faccenda va avanti dalla scorsa primavera. E l’amico romeno si stupisce (riesce ancora a stupirsi): «Ma com’è possibile che un ingegnere, un laureato, una persona colta e benestante, si comporti così, come l’ultimo dei truffatori di bassa lega?».Io non mi stupisco più, invece. Anni fa ho abitato per un po’ (sempre in affitto s’intende) in una casa (un alloggetto molto scassato in un pianterreno, camera cucinetta e piccolo bagno, in uno stato che si poteva definire, secondo i canoni immobiliari, da ristrutturare, ma a me andava bene anche così... destrutturato – si sa che non capisco bene lo strutturalismo!) che è poi stata venduta (quindi io sono stato sfrattato) a un marocchino, un operaio che aveva trovato lavoro stabile e la possibilità di fare un modesto mutuo. Il proprietario era un avvocato decisamente ricco. Io pagavo ogni mese l’affitto e le spese condominiali al proprietario. Beh, il marocchino poi mi ha detto di avere scoperto, dopo l’acquisto, che c’era un debito di due anni di spese non versate al condominio. Io le pagavo ma l’avvocato se le intascava. Eppure erano spiccioli, l’equivalente di una ventina o trentina di odierni euro al mese. Ma in due anni diventa una certa cifra, e l’ha dovuta pagare il marocchino: impensabile recuperarla dall’avvocato ex proprietario.Ora io dico: ma non sarebbe giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome, di fare almeno come faceva il Carducci centoquarant’anni fa? Dire che tanti politicanti, ma anche ingegneri e avvocati, e stimati professionisti e artigiani e funzionari eccetera eccetera dei più svariati settori, sono piccioletti ladruncoli bastardi? C’è una definizione migliore di questa, per i ricchi che fregano trenta euro di spese condominiali o tre mesi di paga di un operaio? A me sembra che il verso del Carducci sia attualissimo. Con la differenza, a quanto pare, che non lo si può più scrivere sui giornali. Andiamo bene, no?La poesia sottostante invece non c’entra niente, ma dato che l’ho scritta in questi giorni, ce la metto lo stesso. Buondì.RICORDI AMOROSI PARALLELI DEGLI ANNI NOVANTAVi ho baciate, D. e C., la prima volta d’ottobrelo stesso ottobreentrambepochi giorni di distanza una dall’altradirei che era il 1994poi la storia d’amore è andata avanti un paio d’annile due storie in paralleloserenamente sapevate una dell’altraoggi con una parlo ancora – e con una no.Vi ho baciate, F. e G., la prima volta di lugliolo stesso luglioentrambepochi giorni di distanza una dall’altradirei che era il 1998poi la storia d’amore è andata avanti un paio d’annile due storie in paralleloserenamente sapevate una dell’altraoggi con una parlo ancora – e con una no.Forse ci sono combinazioni astrali favorevolialla nascita degli amorimagari uno resta per anni senza nientepoi di colpo insieme due amori bellinascono in pochi giornima non è delle combinazioni astraliche volevo dire, volevo direche è proprio insensato credereche due o più amori non possano stare insiemee correre in parallelo:gli psicologi e i moralisti nei loro libri ribattanotutte le teorie che vogliono:io l’ho sperimentato sul campoe questo – come sa ogni antropologo –vale molto di più.