Interessante lo spettacolo di ieri sera al Teatro della Caduta, Didì e Gogò, di e con Tommaso Parisi e Beatrice Cevolani. Un uomo e una donna trascorrono un tempo chiuso in uno spazio chiuso, attendendo qualcosa o qualcuno – ma non ricordano che cosa o chi. Non possono o non vogliono lasciare una casa, un recinto: saltare la staccionata vorrebbe dire (forse) morire. La loro quotidianità si nutre di sé stessa ed è priva di desiderio, anche se di tanto in tanto hanno l’idea di andarsene – ma subito se ne pentono. Non possono andar via perché devono aspettare, aspettare. Ci ho visto la caricatura estrema di una famiglia-tipo, quella che fra quattro mura aspetta forse i figli, forse la crescita dei figli, forse la scadenza del mutuo, forse la pensione, forse la morte, forse nulla. Ma questa è solo la mia personale interpretazione. Molto bravi anche a recitare, i due. Sono contento di esserci andato.
Didì e Gogò
Interessante lo spettacolo di ieri sera al Teatro della Caduta, Didì e Gogò, di e con Tommaso Parisi e Beatrice Cevolani. Un uomo e una donna trascorrono un tempo chiuso in uno spazio chiuso, attendendo qualcosa o qualcuno – ma non ricordano che cosa o chi. Non possono o non vogliono lasciare una casa, un recinto: saltare la staccionata vorrebbe dire (forse) morire. La loro quotidianità si nutre di sé stessa ed è priva di desiderio, anche se di tanto in tanto hanno l’idea di andarsene – ma subito se ne pentono. Non possono andar via perché devono aspettare, aspettare. Ci ho visto la caricatura estrema di una famiglia-tipo, quella che fra quattro mura aspetta forse i figli, forse la crescita dei figli, forse la scadenza del mutuo, forse la pensione, forse la morte, forse nulla. Ma questa è solo la mia personale interpretazione. Molto bravi anche a recitare, i due. Sono contento di esserci andato.