Ieri sera il Grande fresco, allo Sbarco di via Pellico zero [detto per inciso: il numero civico zero a Torino esiste, in via Pellico e anche in via Bligny e forse in altre vie: dico questo per Vinni e Teo di Musica robusta di Radioflash che sarà un due o tre settimane fa ho fatto via sms una dedica a una ragazza conosciuta in via Pellico zero e loro l’hanno mandata in onda ma prendendomi un sacco per il culo perché dicevano che il numero zero non esiste e invece esiste, capito Vinni e Teo, non vi ho mandato un altro sms di precisazione per non stare a menarla ma il numero zero esiste, capito?], è andato bene, abbastanza bene. Le canzoni hanno preponderato sulle poesie, ma nella poesia Guido era alquanto in forma e ha fatto un’esecuzione memorabile di Solitude, con applausi a strofa aperta. Gente ce n’era, gente contenta. Pensavo di incontrare Al. e/o El. e/o Ev. che mi avevano detto che probabilmente, invece nessuna delle tre, ma ho improbabilmente passato la sera accanto a Ch. che è simpatica. Tutto è come è. Forse. Oggi però ero un po’ giù per un senso di finitezza, anche molto concreto (vedi immagine, in particolare la cifra indicata dalla freccia rossa), e allora ho scritto una poesia pessimistica, ma mentre la scrivevo già mi passava, che son fatto così, e il finale si dispessimisticizza già un po’. Buona serata, ragazze e ragazzi.È FINITOÈ finito il caffè è finito lo zuccheroil detersivo i calzini la passatadi pomodoro è scaduta la ratadella tassa raccolta rifiutisono finiti i soldie il lavoro non me l’hanno pagatoè finito sognare il premio Nobelsono finite le ventenni che me la davanoun po’ per gioco sul prato del Gerbidoo sul letto dei loro genitorio facevano il bagno nude nella Sesiacome se fosse Woodstock o l’isola di Wightè finito un altro mondo è possibileforse non era mai neppure cominciatoforse era uno scherzoi ragazzi cercano un buon lavoro fissoe come non capirlimi hanno detto che sull’isola di Wightaccettano solo le carte di creditonon si può più pagare in contantitantomeno pagare con un sorrisocomunque io non ho contantinon ho carta di creditoe nemmeno voglia di sorrideree non ci vado all’isola di Wightè finita anche la carta igienicafortuna che in casa ho molti numeride Il Sole 24 Orecomprati per il lavoro di rassegna stampaperò non vorrei m’intasassero il cesso.È finita, è finita, le cose finiscono!Però calma. C’è ancora dell’amore– anzi ce n’è parecchio – e qualche amicoe c’è un bel sole d’ottobre e quel lavorocazzo lunedì o martedìdovranno ben pagarmelo, spero.E troverò dell’altro.Il mondo, poi, vediamo. Magarilo cambiamo.Faccio un giro in città. (se volete farmi un bonifico, nell’immagine ci sono anche le coordinate IBAN,vi mando in cambio una poesia scritta a mano su vera carta)
Frescure e transeunti pessimismi
Ieri sera il Grande fresco, allo Sbarco di via Pellico zero [detto per inciso: il numero civico zero a Torino esiste, in via Pellico e anche in via Bligny e forse in altre vie: dico questo per Vinni e Teo di Musica robusta di Radioflash che sarà un due o tre settimane fa ho fatto via sms una dedica a una ragazza conosciuta in via Pellico zero e loro l’hanno mandata in onda ma prendendomi un sacco per il culo perché dicevano che il numero zero non esiste e invece esiste, capito Vinni e Teo, non vi ho mandato un altro sms di precisazione per non stare a menarla ma il numero zero esiste, capito?], è andato bene, abbastanza bene. Le canzoni hanno preponderato sulle poesie, ma nella poesia Guido era alquanto in forma e ha fatto un’esecuzione memorabile di Solitude, con applausi a strofa aperta. Gente ce n’era, gente contenta. Pensavo di incontrare Al. e/o El. e/o Ev. che mi avevano detto che probabilmente, invece nessuna delle tre, ma ho improbabilmente passato la sera accanto a Ch. che è simpatica. Tutto è come è. Forse. Oggi però ero un po’ giù per un senso di finitezza, anche molto concreto (vedi immagine, in particolare la cifra indicata dalla freccia rossa), e allora ho scritto una poesia pessimistica, ma mentre la scrivevo già mi passava, che son fatto così, e il finale si dispessimisticizza già un po’. Buona serata, ragazze e ragazzi.È FINITOÈ finito il caffè è finito lo zuccheroil detersivo i calzini la passatadi pomodoro è scaduta la ratadella tassa raccolta rifiutisono finiti i soldie il lavoro non me l’hanno pagatoè finito sognare il premio Nobelsono finite le ventenni che me la davanoun po’ per gioco sul prato del Gerbidoo sul letto dei loro genitorio facevano il bagno nude nella Sesiacome se fosse Woodstock o l’isola di Wightè finito un altro mondo è possibileforse non era mai neppure cominciatoforse era uno scherzoi ragazzi cercano un buon lavoro fissoe come non capirlimi hanno detto che sull’isola di Wightaccettano solo le carte di creditonon si può più pagare in contantitantomeno pagare con un sorrisocomunque io non ho contantinon ho carta di creditoe nemmeno voglia di sorrideree non ci vado all’isola di Wightè finita anche la carta igienicafortuna che in casa ho molti numeride Il Sole 24 Orecomprati per il lavoro di rassegna stampaperò non vorrei m’intasassero il cesso.È finita, è finita, le cose finiscono!Però calma. C’è ancora dell’amore– anzi ce n’è parecchio – e qualche amicoe c’è un bel sole d’ottobre e quel lavorocazzo lunedì o martedìdovranno ben pagarmelo, spero.E troverò dell’altro.Il mondo, poi, vediamo. Magarilo cambiamo.Faccio un giro in città. (se volete farmi un bonifico, nell’immagine ci sono anche le coordinate IBAN,vi mando in cambio una poesia scritta a mano su vera carta)