E poi nel tardo pomeriggio ho fatto un giro ai cimiteri dei miei piccoli paesi d’origine, perché mi è venuta voglia di seguire la tradizione. Così sono stato alla tomba di mio padre e ho girato per la bassa vercellese, e mi sono fermato in un bar occasionale e poi in un chiosco abituale, e ho scritto una poesia al bar e una al chiosco. La seconda ha un titolo molto lungo. Ed è scesa la notte sulla pianura e tutto era misterioso o forse no. Ho fatto anche delle foto in questo giro al cimitero.LA RIMESSA DEL MIGRANTEEntro in un bar di Pezzana. È sera. A un tavologiocano alle carte sei o sette uomini:un gioco complicato, tante carte sparse,e si appassionano: «Io non potevopensare che la regina di quadri...».Ma l’altro scuote il capo, desolato.A un tavolo un ragazzo alto e nervosobeve da solo un cappuccino. A un tavoloquattro tipi eleganti hanno nei calicidel vino nero. Al banco la signorami dà il caffè. Naturalmente c’èla tele accesa, per non so che sport.Restano lì. Un tempo lungo, lìnel bar a litigare sulle carteo a contemplare il cappuccino o i calici.Io li capisco: fuori scende la nottee qui la notte è pastosa, è densa,non ti lascia passare. Qui la notteha l’odore d’una puttana vecchiaimbellettata che ti dice: «Resta,il mondo è questo, non potrai trovarenulla di meglio altrove; poi lo sai,con me ti viene meglio, con le altretu potresti fallire: sono strane...».Pago il conto, esco fuori. Per la stradapassa un ragazzo su una bicicletta,sul portapacchi ha una ragazza: filanodicendo qualche cosa che non sento.All’angolo una fontanella buttaun filo d’acqua. Ne bevo. Amo berealle fontane di tutti i paesi.Salgo in macchina. Prima di accendereil motore, c’è ancora uno sguardoalle facciate mute che nascondononon so se amore o morte. Non lo dicono:sono cose che non sta bene dire.Forse né amore né morte: si tenganoil mistero glorioso dei loro trucchetti,la strategia del ragno, quelle camerebuie di mobili, abitate soltantoin un angolo, per non spostare nulla.Ho ingranato la prima, vado viasenza né morte né amore: ma l’odoredi questa notte non mi prende più.PER IL FATTO CHE OGGI AL CHIOSCO DAVANTI ALLA STAZIONE DI VERCELLI HO PRESO UN ORZO ALLE 18.30 CIRCA INVECE CHE ALLE 22 CIRCA COME FACCIO IN GENERE PRIMA DI TORNARE A TORINO CON IL REGIONALE 2030, INVECE OGGI ERO IN AUTO ED ERA POMERIGGIO, E ALLORA LA RAGAZZA DEL CHIOSCO, CHE NORMALMENTE MI VERSA L’ORZO SENZA DIRE NULLA, HA VOLUTO ASSICURARSI CHE LO VOLESSI NONOSTANTE LA DIVERSITÀ DELL’ORA, E DUNQUE HA DETTO QUATTRO BELLISSIME PAROLE CHE MI HANNO FATTO COMPAGNIA NEL VIAGGIOL’ora insolita chiede una conferma:«Dimmi! vuoi l’orzo?». Simultaneamenteun cenno appena con le labbra: «Sì».Questa conversazione m’accompagnamentre riparto per Torino, e pensodimmi! e sorrido e vuoi l’orzo? e sorrido:la ragazza del chiosco ha bella voce,nessuna dice dimmi! come lei,e nella hit parade dei vuoi l’orzo?non ha rivali, è il migliore vuoi l’orzo?che si sia mai sentito, ed è toccatoa me che sono un uomo fortunato. [Nell’immagine, la notte sulla bassa vercellese, stasera, con la luna in un varco fra le nubi.]
Orzo e altre cose
E poi nel tardo pomeriggio ho fatto un giro ai cimiteri dei miei piccoli paesi d’origine, perché mi è venuta voglia di seguire la tradizione. Così sono stato alla tomba di mio padre e ho girato per la bassa vercellese, e mi sono fermato in un bar occasionale e poi in un chiosco abituale, e ho scritto una poesia al bar e una al chiosco. La seconda ha un titolo molto lungo. Ed è scesa la notte sulla pianura e tutto era misterioso o forse no. Ho fatto anche delle foto in questo giro al cimitero.LA RIMESSA DEL MIGRANTEEntro in un bar di Pezzana. È sera. A un tavologiocano alle carte sei o sette uomini:un gioco complicato, tante carte sparse,e si appassionano: «Io non potevopensare che la regina di quadri...».Ma l’altro scuote il capo, desolato.A un tavolo un ragazzo alto e nervosobeve da solo un cappuccino. A un tavoloquattro tipi eleganti hanno nei calicidel vino nero. Al banco la signorami dà il caffè. Naturalmente c’èla tele accesa, per non so che sport.Restano lì. Un tempo lungo, lìnel bar a litigare sulle carteo a contemplare il cappuccino o i calici.Io li capisco: fuori scende la nottee qui la notte è pastosa, è densa,non ti lascia passare. Qui la notteha l’odore d’una puttana vecchiaimbellettata che ti dice: «Resta,il mondo è questo, non potrai trovarenulla di meglio altrove; poi lo sai,con me ti viene meglio, con le altretu potresti fallire: sono strane...».Pago il conto, esco fuori. Per la stradapassa un ragazzo su una bicicletta,sul portapacchi ha una ragazza: filanodicendo qualche cosa che non sento.All’angolo una fontanella buttaun filo d’acqua. Ne bevo. Amo berealle fontane di tutti i paesi.Salgo in macchina. Prima di accendereil motore, c’è ancora uno sguardoalle facciate mute che nascondononon so se amore o morte. Non lo dicono:sono cose che non sta bene dire.Forse né amore né morte: si tenganoil mistero glorioso dei loro trucchetti,la strategia del ragno, quelle camerebuie di mobili, abitate soltantoin un angolo, per non spostare nulla.Ho ingranato la prima, vado viasenza né morte né amore: ma l’odoredi questa notte non mi prende più.PER IL FATTO CHE OGGI AL CHIOSCO DAVANTI ALLA STAZIONE DI VERCELLI HO PRESO UN ORZO ALLE 18.30 CIRCA INVECE CHE ALLE 22 CIRCA COME FACCIO IN GENERE PRIMA DI TORNARE A TORINO CON IL REGIONALE 2030, INVECE OGGI ERO IN AUTO ED ERA POMERIGGIO, E ALLORA LA RAGAZZA DEL CHIOSCO, CHE NORMALMENTE MI VERSA L’ORZO SENZA DIRE NULLA, HA VOLUTO ASSICURARSI CHE LO VOLESSI NONOSTANTE LA DIVERSITÀ DELL’ORA, E DUNQUE HA DETTO QUATTRO BELLISSIME PAROLE CHE MI HANNO FATTO COMPAGNIA NEL VIAGGIOL’ora insolita chiede una conferma:«Dimmi! vuoi l’orzo?». Simultaneamenteun cenno appena con le labbra: «Sì».Questa conversazione m’accompagnamentre riparto per Torino, e pensodimmi! e sorrido e vuoi l’orzo? e sorrido:la ragazza del chiosco ha bella voce,nessuna dice dimmi! come lei,e nella hit parade dei vuoi l’orzo?non ha rivali, è il migliore vuoi l’orzo?che si sia mai sentito, ed è toccatoa me che sono un uomo fortunato. [Nell’immagine, la notte sulla bassa vercellese, stasera, con la luna in un varco fra le nubi.]