Carlo Molinaro

Gli elogi della fuga


Quanti elogi della fuga sono stati scritti! I primi due che mi vengono in mente sono un libro di Laborit e un film di Salvatores, ma ce ne sono un’infinità, antichi e moderni. Anche una mia poesia «di successo» (nel senso che è una di quelle buone da leggere nei locali e per vincere gli slam) comincia e finisce con ripetizioni della parola «fuga» (Piccola Torino, a pag. 393 di La parola rinvenuta).La fuga è, per sua natura, fuga «da» qualcosa. È un movimento e, come tutti i movimenti, oltre che «da» è anche «verso» qualcosa, necessariamente, ma il «verso» è meno rilevante. A determinare la fuga è il «da». Sembrerebbe quindi un valore negativo: la rimozione di un male, non la produzione di un bene. Fuggire: allontanarsi da un luogo dove si soffre, e non importa verso dove si va. Purché ci si allontani da quel luogo che ci dà angoscia o tormento.Le migrazioni (dei popoli o degli individui) sono normalmente fughe. Difficilmente qualcuno lascia il suo paese mosso solo dalla curiosità: di solito fugge da qualcosa, che può essere di portata sociale ed epocale (la guerra, la fame, la persecuzione) o più personale (un disagio, una mancanza di spazio, una suocera). Però all’altro capo della fuga talvolta (non sempre: talvolta) c’è un mondo nuovo, bellissimo, e sei poi così contento di essere fuggito fin lì, che quasi ti verrebbe da lodare il disagio che ti ha fatto fuggire.Quando si tratta di fame o di guerra, la fuga può essere obbligata, e di massa, e spesso finisce male: è una fuga passiva, coatta, una sorta di deportazione che lascia le persone (salvo rare eccezioni) nella stessa melma. Per questo le migrazioni in fuga dalla guerra e dalla miseria spesso sono soltanto tragedie dentro tragedie, malattie da curare con fatica.Ma quando il disagio è d’altro tipo, meno elementare, più complesso, allora il movente alla fuga diventa più selettivo, più personale. Dall’aria greve di una cittadina di provincia, da un paese privo di respiro culturale, da una scuola spogliata della fertilità della ricerca, da un lavoro grigio e alienante, da un regime antidemocratico, da un matrimonio decotto, non tutti fuggono. Non tutti. Quelli che fuggono hanno qualcosa dentro che li tormenta e li spinge alla fuga: qualcosa di speciale, specifico, individuale. E allora il valore negativo della fuga già contiene del positivo: si fugge, sì, si fugge «da» qualcosa, si scappa, e non necessariamente si sa verso dove si fugge. E tuttavia...Tuttavia si ha la percezione, chiara, di stare cercando. Cercare è un verbo che può avere senso assoluto, non è obbligatorio che gli si leghi subito un complemento oggetto. Non lo so se «chi cerca trova», come dice il proverbio, ma sicuramente «chi cerca cerca». Ed è già una grande cosa, è un lasciarsi alle spalle la zona fosca e molle dove nessuno cerca mai nulla. È uno strapparsi via dai seducenti tentacoli della tranquilla depressione, dall’intonaco rassicurante che cancella l’affresco del sogno, dalla litania fangosa dei ma sì, abbastanza bene, si tira avanti. È un balzo di ribellione, è la vita stessa che si divincola e protesta: fugge e non sa in che direzione, però fugge, e va verso qualcosa e non verso il nulla.Ecco perché ci sono tanti elogi della fuga: la fuga che trasforma in movimento quel malessere untuoso che ti paralizza. La vita che spinge – e tu che riesci a fidarti della vita: saprà lei verso dove ti spinge. Corri e respiri forte. La paura della partenza è vinta dalla felicità del viaggio.Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova. Certo. Ma sa quel che lascia, e lo vuole lasciare, e troverà qualcosa, qualcosa troverà, e già mentre fugge sta riprendendo a vivere. E non di rado si accorgerà che ciò che lascia non era neppure autentico: era un surrogato, un fantasma, un inganno, la versione difettosa: una truffa. Così fuggendo troverà ciò che crede di lasciare: ma lo troverà vero, non più taroccato.Vieni a trovarmi, non restare lì. Oggi nevica, l’aria è pulita e i tetti sono bianchi. È un bel giorno per andare. [Nell’immagine in alto, una ragazza che ho fotografato sul suo letto in un vecchio alloggio di Torino. Nel video in basso, la neve stamattina dal terrazzo di casa mia.]