Sono in una fase produttiva (o logorroica, o inflattiva: dipende dai punti di vista) e dunque anche stamattina, nonostante il tantissimo lavoro, ho ritagliato il tempo di due poesie, mentre fuori diluvia. Eccole qui sotto, e buon venerdì.LA VITA È MOLLENella frase «la vita è dura»c’è qualcosa di aspramente innaturale:è vero che alcuni animalisi sono fatti gusci, corazze, carapaci,ma questo è accaduto dopo,per ragioni ambientali e perché la guerraè più antica dell’uomo.Ma la vita in sé è molle, è liquida,nasce fra cose tenere, cedevoli,accoglienti, permeabili;è delicata – nulla è più molle del cervello:non sono un anatomistama ho mangiato qualche volta il fritto misto,dunque lo so.Dure sono le cose inanimate:le rocce, le montagne. Duro èciò che non cambia, ciò che non si muove:ciò che non nasce e non muore. La vitaè molle, basta poco per schiacciarla.Non è dura la vita: spesso è durociò che sta intorno – e noi ci confondiamo.NON SEMPRE MI RIESCEStamattina afferrando una bustinadi zucchero ho pensato che Antonellase le studiava e ne rubava qualcunanei bar – e ne apprezzava il coloree il disegno e la forma:quelle quadrate, quelle lunghe e strette,quelle rotonde come sigarette:e sorrideva soddisfatta.Chissà se lo fa ancora. Forse sì.Ho dentro me così tante mancanzeche non so come faccio a contenerle– forse ci riesco perché le mancanze,essendo un vuoto, non riempiono spazio.Un vuoto che però si contraddiceperché lo tocchi, lo senti: le mancanzeaffiorano, si mischiano al presentee persino al futuro. Stanno buonein qualche angolo, poi escono a casaccio,mordicchiano, carezzano, rievocano:e hanno la dolcezza del ricordo,e hanno la tristezza del ricordo,e uno un po’ sorride e un po’ gli vengonole lacrime, di più, di meno, a volteè solo un tocco su una spalla, a volteun pugno nello stomaco, dipende.Dovrei capire che tutto ciò che esisteesisteanche se non è più o non è mai statoqui fra le mie braccia (e meno male!):e quindi la presenza o la mancanzaè relativa: confondermi nel Tutto,naufragare nell’infinito mare,lasciar le cose andare, un po’ di zeno quel che è. Non sempre mi riesce.
Due poesie mentre fuori diluvia
Sono in una fase produttiva (o logorroica, o inflattiva: dipende dai punti di vista) e dunque anche stamattina, nonostante il tantissimo lavoro, ho ritagliato il tempo di due poesie, mentre fuori diluvia. Eccole qui sotto, e buon venerdì.LA VITA È MOLLENella frase «la vita è dura»c’è qualcosa di aspramente innaturale:è vero che alcuni animalisi sono fatti gusci, corazze, carapaci,ma questo è accaduto dopo,per ragioni ambientali e perché la guerraè più antica dell’uomo.Ma la vita in sé è molle, è liquida,nasce fra cose tenere, cedevoli,accoglienti, permeabili;è delicata – nulla è più molle del cervello:non sono un anatomistama ho mangiato qualche volta il fritto misto,dunque lo so.Dure sono le cose inanimate:le rocce, le montagne. Duro èciò che non cambia, ciò che non si muove:ciò che non nasce e non muore. La vitaè molle, basta poco per schiacciarla.Non è dura la vita: spesso è durociò che sta intorno – e noi ci confondiamo.NON SEMPRE MI RIESCEStamattina afferrando una bustinadi zucchero ho pensato che Antonellase le studiava e ne rubava qualcunanei bar – e ne apprezzava il coloree il disegno e la forma:quelle quadrate, quelle lunghe e strette,quelle rotonde come sigarette:e sorrideva soddisfatta.Chissà se lo fa ancora. Forse sì.Ho dentro me così tante mancanzeche non so come faccio a contenerle– forse ci riesco perché le mancanze,essendo un vuoto, non riempiono spazio.Un vuoto che però si contraddiceperché lo tocchi, lo senti: le mancanzeaffiorano, si mischiano al presentee persino al futuro. Stanno buonein qualche angolo, poi escono a casaccio,mordicchiano, carezzano, rievocano:e hanno la dolcezza del ricordo,e hanno la tristezza del ricordo,e uno un po’ sorride e un po’ gli vengonole lacrime, di più, di meno, a volteè solo un tocco su una spalla, a volteun pugno nello stomaco, dipende.Dovrei capire che tutto ciò che esisteesisteanche se non è più o non è mai statoqui fra le mie braccia (e meno male!):e quindi la presenza o la mancanzaè relativa: confondermi nel Tutto,naufragare nell’infinito mare,lasciar le cose andare, un po’ di zeno quel che è. Non sempre mi riesce.