ALMENO UN PEZZETTINO Non mi danno niente di dolce almeno un pezzettino anche per festeggiare. “Tu no perché ti fa male” invece ogni tanto... sentire qualcosa di dolce. (Marcella, anziana ospite di una casa di riposo)Non penso di frequente all’Olocaustoné alla fame nel fango secco d’Africa:lo ammetto, non ci penso di frequente,ci penso quando mi ci fa pensareun giornale, un discorso, un film, un blog:sarà una difesa, non lo so,non penso di frequente all’Olocaustoné alla fame nel fango secco d’Africa.Le frasi che mi spezzano la gioiasono più mie, quotidiane, banali:hanno aperto e richiuso, per esempio,sentita a tredici anni, parlavanodi un tentativo chirurgico inutilesu un cancro. Una frase spaventosa.Conosco il male dell’universo mondo,so che siamo fratelli. Ma nei giornientrano mali più vicini, ce n’èquanti ne vuoi, senza andare lontano.Roba anche piccola, roba che mancamagari solamente un pezzettinodi dolce, che uno dice «cosa importa»e invece brucia, brucia da bambinio da vecchi o da adulti (ma gli adultifanno finta che no, gli adulti devonoessere duri, guadagnarsi un posto).Perché poi non c’è tempo, poi ti trovi circondatodagli aguzzini dei buoni propositiche non ti danno nulla, neppure un pezzettino,e tu non riesci a prenderlo: è cosìche succede, per esempio, se si invecchiadentro l’ospizio o anche dentro la casa,reclusi come i bambini ma senzaavere tutta la vita davanti.Tutto svanisce, un po’ meglio o un po’ peggio,ma comunque svanisce. I pezzetti di gioiasi fanno rari presto o forse sonorari da sempre, da quando si nasce:una carezza, un bacio, un amore, un saporedi buono in bocca, sono cose rare.E quando è quasi finita l’esistenzac’è ancora chi, con sollecita premuraper il tuo bene, ti nega un pezzettinodi dolce, anche per festeggiare: e inveceogni tanto sentire qualcosa di dolcesarebbe il minimo, il minimo che manca.Poi manca tutto, arriva la comaresecca con la sua falce, porta viatutte le feste, tutti i dolci, tutto,ed è inutile dire.
Almeno un pezzettino
ALMENO UN PEZZETTINO Non mi danno niente di dolce almeno un pezzettino anche per festeggiare. “Tu no perché ti fa male” invece ogni tanto... sentire qualcosa di dolce. (Marcella, anziana ospite di una casa di riposo)Non penso di frequente all’Olocaustoné alla fame nel fango secco d’Africa:lo ammetto, non ci penso di frequente,ci penso quando mi ci fa pensareun giornale, un discorso, un film, un blog:sarà una difesa, non lo so,non penso di frequente all’Olocaustoné alla fame nel fango secco d’Africa.Le frasi che mi spezzano la gioiasono più mie, quotidiane, banali:hanno aperto e richiuso, per esempio,sentita a tredici anni, parlavanodi un tentativo chirurgico inutilesu un cancro. Una frase spaventosa.Conosco il male dell’universo mondo,so che siamo fratelli. Ma nei giornientrano mali più vicini, ce n’èquanti ne vuoi, senza andare lontano.Roba anche piccola, roba che mancamagari solamente un pezzettinodi dolce, che uno dice «cosa importa»e invece brucia, brucia da bambinio da vecchi o da adulti (ma gli adultifanno finta che no, gli adulti devonoessere duri, guadagnarsi un posto).Perché poi non c’è tempo, poi ti trovi circondatodagli aguzzini dei buoni propositiche non ti danno nulla, neppure un pezzettino,e tu non riesci a prenderlo: è cosìche succede, per esempio, se si invecchiadentro l’ospizio o anche dentro la casa,reclusi come i bambini ma senzaavere tutta la vita davanti.Tutto svanisce, un po’ meglio o un po’ peggio,ma comunque svanisce. I pezzetti di gioiasi fanno rari presto o forse sonorari da sempre, da quando si nasce:una carezza, un bacio, un amore, un saporedi buono in bocca, sono cose rare.E quando è quasi finita l’esistenzac’è ancora chi, con sollecita premuraper il tuo bene, ti nega un pezzettinodi dolce, anche per festeggiare: e inveceogni tanto sentire qualcosa di dolcesarebbe il minimo, il minimo che manca.Poi manca tutto, arriva la comaresecca con la sua falce, porta viatutte le feste, tutti i dolci, tutto,ed è inutile dire.