Salvo pennichelle pomeridiane, improbabili perché ho molto da fare, quello che ho fatto stanotte è l'ultimo sogno «dormendo» del 2009 (quelli «da sveglio» sono un altro discorso). E allora, pur sapendo che in genere i sogni altrui sono una noia, lo racconto. Con i migliori auguri per un buon 2010.Siamo in casa mia a Torino e c'è una ragazza e stiamo cercando di dar fuoco a un oggetto lastriforme, forse una foto, forse una sua foto, montata con la cornice di vetro. Io non sono molto convinto. Appicco il fuoco su un margine, ma non prende, non brucia, fa una fiammella e si spegne. Dopo qualche mio tentativo la ragazza prende lei in mano l'oggetto lastriforme e lo gira con lo spigolo fiammellato verso il basso. In quella posizione, la fiamma si estende. «Devi trovare la posizione giusta», dice la ragazza. Ora l'oggetto è tutto in fiamme e fa un fuoco alto. «Brucerà tutta la casa», dico. Lei annuisce. Infatti il fuoco si estende a tutta la casa, ma la cosa non sembra preoccuparci. Usciamo dall'alloggio e scendiamo le scale. Lei vuole prendere un tram perché deve scoprire se va in un posto che le interessa, mi chiede di accompagnarla. Saliamo su un tram e le dico: «Questo fa un percorso circolare, fa tutto un giro e torna qui». Se siamo a Torino (ma non è più certo), probabilmente è il sedici. Dopo un po' lei dice: «Ecco, sono arrivata, allora è il tram giusto». Penso che è il tram giusto che collega casa mia al posto che interessa a lei, però casa mia è bruciata e non so quale sia il posto che interessa a lei. Scendiamo dal tram e mi accorgo di non avere più il portafogli. Mi volto ed è sul sedile del tram, mi si è sfilato di tasca. Salto sul tram, lo recupero e ridiscendo. Ma lei nel frattempo è sparita. Non la cerco, cammino in una direzione qualsiasi, e mi trovo su una bicicletta. Adesso sto pedalando a Vercelli nella via della casa dove sono nato. Pedalando nella via vedo il cortile della casa e nel cortile c'è seduto mio padre. Penso: «Vabbè», e continuo a pedalare. Ma dopo qualche metro freno e penso: «No, devo stare più attento alle persone». Torno indietro a piedi, apro il cancello ed entro. Mio padre è sempre lì seduto. Mi dice: «Ti ho salutato, ma pensavo che non mi avessi visto». «Anch'io pensavo che non mi avessi visto», rispondo. Mio padre è anziano, come di fatto non è mai stato, essendo morto a 51 anni nel 1976. Il tempo del sogno è "adesso", o almeno mi pare. Io mi sento di un'età qualsiasi (come mi accade spesso nella realtà, del resto). Mio padre dice che ci sono tutte quelle buche perché mia sorella ha preso un criceto gigante che vive solo sotto terra in cunicoli dove la temperatura è meno otto gradi. Esce solo per prendere il cibo. E bisogna preparaglielo che sia già a meno otto gradi, se no gli fa male. Bisogna congelare le cose però lasciandole morbide, mio padre dice che c'è un metodo: «Con il latte è divertente, si fanno come dei batuffoli morbidi di latte congelato, lui esce e li prende e torna giù. Poi bisogna dargli allo stesso modo dell'insalata, del pane...». «Sì, e il giornale e il caffè, tutto congelato», sbotto io. Sono ingelosito dall'attenzione riservata al criceto gigante surgelato sotterraneo. Però pure io quando ho visto mio padre non è che mi sono fermato subito, con la bici, ho dovuto pensarci. Cammino nel cortile fra le buche e mi sveglio.Nell'immagine in alto a destra, scattata in questi giorni a Chiavari, mattoni moderni (relativamente) messi malamente per chiudere un'antica finestra. Osservando, non so se penso che è proprio un lavoro mal fatto, oppure che va bene così, che non sono riusciti a chiudere tutto. Forse entrambe le cose: per fortuna è un lavoro malfatto che non è riuscito a chiudere tutto, si può ancora passare. L'immagine in formato più grande è qui.
L'ultimo sogno (dormendo) del 2009
Salvo pennichelle pomeridiane, improbabili perché ho molto da fare, quello che ho fatto stanotte è l'ultimo sogno «dormendo» del 2009 (quelli «da sveglio» sono un altro discorso). E allora, pur sapendo che in genere i sogni altrui sono una noia, lo racconto. Con i migliori auguri per un buon 2010.Siamo in casa mia a Torino e c'è una ragazza e stiamo cercando di dar fuoco a un oggetto lastriforme, forse una foto, forse una sua foto, montata con la cornice di vetro. Io non sono molto convinto. Appicco il fuoco su un margine, ma non prende, non brucia, fa una fiammella e si spegne. Dopo qualche mio tentativo la ragazza prende lei in mano l'oggetto lastriforme e lo gira con lo spigolo fiammellato verso il basso. In quella posizione, la fiamma si estende. «Devi trovare la posizione giusta», dice la ragazza. Ora l'oggetto è tutto in fiamme e fa un fuoco alto. «Brucerà tutta la casa», dico. Lei annuisce. Infatti il fuoco si estende a tutta la casa, ma la cosa non sembra preoccuparci. Usciamo dall'alloggio e scendiamo le scale. Lei vuole prendere un tram perché deve scoprire se va in un posto che le interessa, mi chiede di accompagnarla. Saliamo su un tram e le dico: «Questo fa un percorso circolare, fa tutto un giro e torna qui». Se siamo a Torino (ma non è più certo), probabilmente è il sedici. Dopo un po' lei dice: «Ecco, sono arrivata, allora è il tram giusto». Penso che è il tram giusto che collega casa mia al posto che interessa a lei, però casa mia è bruciata e non so quale sia il posto che interessa a lei. Scendiamo dal tram e mi accorgo di non avere più il portafogli. Mi volto ed è sul sedile del tram, mi si è sfilato di tasca. Salto sul tram, lo recupero e ridiscendo. Ma lei nel frattempo è sparita. Non la cerco, cammino in una direzione qualsiasi, e mi trovo su una bicicletta. Adesso sto pedalando a Vercelli nella via della casa dove sono nato. Pedalando nella via vedo il cortile della casa e nel cortile c'è seduto mio padre. Penso: «Vabbè», e continuo a pedalare. Ma dopo qualche metro freno e penso: «No, devo stare più attento alle persone». Torno indietro a piedi, apro il cancello ed entro. Mio padre è sempre lì seduto. Mi dice: «Ti ho salutato, ma pensavo che non mi avessi visto». «Anch'io pensavo che non mi avessi visto», rispondo. Mio padre è anziano, come di fatto non è mai stato, essendo morto a 51 anni nel 1976. Il tempo del sogno è "adesso", o almeno mi pare. Io mi sento di un'età qualsiasi (come mi accade spesso nella realtà, del resto). Mio padre dice che ci sono tutte quelle buche perché mia sorella ha preso un criceto gigante che vive solo sotto terra in cunicoli dove la temperatura è meno otto gradi. Esce solo per prendere il cibo. E bisogna preparaglielo che sia già a meno otto gradi, se no gli fa male. Bisogna congelare le cose però lasciandole morbide, mio padre dice che c'è un metodo: «Con il latte è divertente, si fanno come dei batuffoli morbidi di latte congelato, lui esce e li prende e torna giù. Poi bisogna dargli allo stesso modo dell'insalata, del pane...». «Sì, e il giornale e il caffè, tutto congelato», sbotto io. Sono ingelosito dall'attenzione riservata al criceto gigante surgelato sotterraneo. Però pure io quando ho visto mio padre non è che mi sono fermato subito, con la bici, ho dovuto pensarci. Cammino nel cortile fra le buche e mi sveglio.Nell'immagine in alto a destra, scattata in questi giorni a Chiavari, mattoni moderni (relativamente) messi malamente per chiudere un'antica finestra. Osservando, non so se penso che è proprio un lavoro mal fatto, oppure che va bene così, che non sono riusciti a chiudere tutto. Forse entrambe le cose: per fortuna è un lavoro malfatto che non è riuscito a chiudere tutto, si può ancora passare. L'immagine in formato più grande è qui.