Carlo Molinaro

Il gioco


IL GIOCO Quando un bambino gioca con un bastone e quel bastone è un cavallo il bastone si sente svilito nella sua natura di bastone perché immaginato cavallo o è anche per lui una bella avventura essere, per il tempo d'un gioco, cavallo? Se un bambino e una bambina giocano e lui è il barcaiolo di una barca e lei è la principessa che deve traversare il fiume e lui fa il gesto di farla salire in barca e lei alza una gamba per salirci, il cortile dove giocano che non è né barca né fiume ma ha bei fiori e belle mura intorno si sente svilito nella sua realtà di bel cortile o è lieto di essere barca ed essere fiume? E il bambino svuota la sua vita di bambino trasformandola in vita di barcaiolo immaginario o invece la riempie di barca e di fiume? E la bambina svuota la sua vita di bambina trasformandola in vita di principessa traghettata o invece la riempie di viaggio e passaggio? E l'amicizia fra il bambino e la bambina perde qualcosa trasformandosi nella galanteria di traghettante e traghettata o si rinsalda nel passo allungato (attenta, attenta a non cadere in acqua!) fra la sponda del fiume e il bordo della barca? E quando io vado a portare l'auto dal meccanico e gioco che non sono io ma sono un signore che va a portare l'auto dal meccanico (faccio sempre così, altrimenti mi annoio: che gusto c'è a portare l'auto dal meccanico?) ed è un film e io faccio i gesti che fanno i signori che portano l'auto dal meccanico e quindi sorrido e mi diverto a guardare quel signore che porta l'auto dal meccanico perdo stupidamente vita che non vivo o ne guadagno altrettanta e di più? E la strada e l'auto e l'olio e il meccanico e la maniglia della porta del meccanico e gli attrezzi affascinanti del meccanico si sentono sviliti da una sottrazione di realtà o sono lieti d'una realtà raggiunta? La vita è sogno, titolava qualcuno. La vita non è sogno, titolava qualcun altro. Ma forse intendevano la medesima cosa: la vita è quel che è.