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Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima...cena!
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Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a...passare.
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...E TANTI INSISTONO ANCORA!

Negli ultimi anni, l'arte del tatuaggio è esplosa trasformandosi da segno distintivo di nicchie culturali a fenomeno di massa. Eppure, per molti questa pratica rimane un enigma, se non addirittura un'offesa alla nostra persona fisica e alla sacralità della pelle. Sono sempre stato dell'idea che i tatuaggi visibili rappresentino un'infamia, un vero e proprio insulto alla figura e alla presenza della persona. Se, con un grande sforzo di comprensione, si potevano tollerare quelli discreti o nascosti, la diffusione di inchiostri evidenti mi sembra una moda che offende la naturalezza e la figura di chiunque, VIP e non. L'ho sempre considerato un fenomeno giovanile, una ribellione estetica. Ma la cronaca recente mi ha smentito: persone mature e note, come il politico Carlo Calenda o la conduttrice Mara Venier, hanno scelto proprio in questi giorni di farsi un tatuaggio. Questo gesto, compiuto da figure pubbliche, solleva una domanda cruciale: È solo una moda o un'espressione profonda? Per molti è una forma d'arte, un diario personale inciso sulla pelle. Ma per altri, come me, è una deturpazione superflua, una scelta che non si sposa con l'eleganza e il rispetto della propria immagine, specie in contesti pubblici o professionali. La pelle è il nostro confine, il vestito più naturale che abbiamo. Perché sentirsi la necessità di "decorarlo" in modo permanente e così evidente?
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