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Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima...cena!
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Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a...passare.
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IL SILENZIO E'...PIOMBO!

Sono ormai cinque giorni che mia moglie non mi rivolge la parola e l’atmosfera in casa è diventata così zen che mi aspetto di veder spuntare un monaco buddista tra il frigo e la dispensa da un momento all’altro. La cosa tragica? Non è il fatto che io debba interpretare i suoi sospiri come se fossero segnali di fumo, né che la cena venga servita con la stessa grazia con cui si depone una corona di fiori su una tomba. No, il vero dramma, quello che mi toglie il sonno e mi fa sentire un fallito, è che per quanto frughi nei cassetti della memoria, non riesco assolutamente a ricordare cosa diavolo abbia detto o fatto per ottenere questo miracolo della natura. Mi sento come l'archeologo che trova la città perduta di Atlantide e poi dimentica le coordinate sulla via del ritorno. È una condizione di un’ingiustizia cosmica: sto vivendo il sogno proibito di ogni marito dai tempi dell’Età della Pietra: la pace domestica assoluta, l’assenza totale di recriminazioni sulle calze spaiate o sulla tavoletta del water, e non ho la minima idea della formula magica che l'ha scatenata. Era un’offesa involontaria? Una dimenticanza strategica? Un commento sbagliato sul girovita? Se solo avessi preso appunti, ora potrei brevettare il metodo e ritirarmi a vita privata su un’isola deserta, ovviamente in silenzio. Invece sono qui, vittima di un’amnesia selettiva che mi impedisce di replicare questo stato di grazia in futuro, condannato a sapere che, prima o poi, il silenzio finirà e io tornerò a essere l’unico colpevole di un crimine che non so nemmeno di aver commesso, senza aver salvato la ricetta del successo. Beata ignoranza, ma soprattutto, beata sbadataggine.
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