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Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima...cena!
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Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a...passare.
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ANNI '50: A 7 ANNI COMINCI A CAPIRE

Avete presente gli anni ’50? Quelli in cui la pasta non arrivava in un asettico pacchetto di plastica, ma te la vendevano sfusa, lunga e avvolta in quella mitica carta blu che sembrava contenere un tesoro? Ecco, immaginate la scena. Io, un ragazzino che ha appena interrotto il torneo mondiale di pallone in cortile perché la mamma ha urlato dalla finestra il fatidico: "Carletto, corri dal salumiere!". Mi ritrovo lì, con un pugno di lire in mano e una missione vitale: 400 grammi di maccheroni. E soprattutto, il comando assoluto impresso nella mente: "Fatti spezzare la pasta!". Entro da Giovanni il salumiere. C’è gente. Arriva il mio turno. La commessa pesa, prende la carta e poi lancia la domanda cruciale: "Spezziamo la pasta?". Io sto lì, pronto a rispondere. Ma c'è un problema. La commessa guarda fisso una signora accanto a me. La signora tace. La commessa ripete, con un tono un po' più spazientito: "Allora, la spezziamo o no?". Silenzio. La signora non batte ciglio. Io inizio a bollire. Ma guarda te questa, penso, è pure sorda: "Signora! La signorina sta parlando con lei! Vuole rispondere se deve spezzare ’sta pasta o no?". La signora mi guarda come se fossi un alieno. La commessa mi guarda (credo). In quel preciso istante, avviene l'illuminazione. Quel magico momento in cui capisci che la geometria non è un'opinione, ma una prospettiva creativa. La commessa era strabica! Io ho imparato cos'è lo strabismo (e a non aggredire i passanti), la signora ha rischiato un infarto e la pasta, finalmente, è stata spezzata. A sette anni ho imparato cosa sia lo strabismo. Ho chiesto ai miei genitori cosa fosse, dopo aver raccontato la mia avventura nel negozio di alimentari.
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