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Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima...cena!
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Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a...passare.
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LA RESISTENZA DEL CUORE

Siamo immersi in una cultura dell’usa e getta emotivo. Spesso si scambia la capacità di "andare avanti" con una forma di resilienza, quando a volte è solo una fuga dalla profondità. Sostituire una presenza con un’altra in tempi record può apparire come una vittoria sulla solitudine, ma nasconde spesso l’incapacità di elaborare l’assenza. Chi invece dichiara "per dimenticare qualcuno ci metto una vita, e forse nemmeno mi basta", non sta ammettendo una debolezza, ma sta rivendicando la nobiltà della propria memoria emotiva. Dimenticare non è un atto della volontà. È un processo lento, una sedimentazione di ricordi che richiede rispetto e, soprattutto, tempo. C’è una bellezza malinconica in chi resta ancorato a ciò che è stato: significa che quell’incontro ha cambiato la struttura stessa del proprio essere. Se un legame può essere sciolto in ventiquattr'ore, forse non era un legame, ma solo un passaggio. Vivere con questa intensità significa accettare che alcune persone non se ne andranno mai del tutto. Resteranno nei gesti quotidiani, nel sapore di un caffè, in una canzone ascoltata per caso. Non è un limite, è la prova che abbiamo amato davvero: perché, in fondo, siamo fatti della stessa sostanza dei ricordi che decidiamo di non tradire.
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