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Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima...cena!
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Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a...passare.
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LITURGIA LAICA DEL PALINSESTO

Ogni volta che Julia Roberts sale su quella Lotus Esprit, l’Italia si ferma. "Pretty Woman" non è più un film: è una polizza assicurativa sulla vita del palinsesto, un ammortizzatore sociale che le reti televisive sguainano ogni primavera con la precisione di un orologio svizzero. Lo sappiamo tutti come finisce, lui non soffre di vertigini ma scala il palazzo, lei non fa la spesa ma svuota via Condotti (o meglio, Rodeo Drive), eppure con una sorta di liturgia laica e collettiva, ci ritroviamo lì, ipnotizzati da quei capelli vaporosi e da un Richard Gere che indossa il grigio meglio di un marmo di Carrara. Perché lo facciamo? Rivederlo per la trentesima volta non è mancanza di memoria, è puro feticismo del lieto fine: è il trionfo del "comfort watching", quel fenomeno per cui spegniamo il cervello e accendiamo il cuore, accettando il fatto che una favola Disney con un po' più di filo interdentale e meno nani sia esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere alla agitata quotidianità. In fondo, siamo tutti un po’ come Edward: Cerchiamo qualcuno che ci insegni a guardare oltre gli affari, possibilmente senza dover scalare una scala antincendio sotto la pioggia, ma sapendo che, finché Julia sorride, il mondo è ancora un posto dove vale la pena sintonizzarsi.
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