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Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima...cena!
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Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a...passare.
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MALTRATTAMENTO: "EPISODIO ISOLATO"

C’è qualcosa di profondamente distorto nel modo in cui la giustizia italiana, a volte, decide di voltare lo sguardo dall’altra parte, trincerandosi dietro cavilli procedurali che sanno di beffa. L’ultimo schiaffo arriva da Taranto, dove un sottufficiale della Marina di 50 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati, è stato assolto con formula piena. Il motivo? Secondo i giudici, i fatti contestati non configurerebbero una "condotta abituale", ma si ridurrebbero a un unico episodio. Tradotto dal linguaggio paludato dei tribunali alla realtà cruda della vita: se ti colpisce una volta sola o se l'inferno tra le mura domestiche non è scandito dal cronometro della sistematicità, allora il reato evapora. Ma stiamo scherzando? Liquidare la violenza domestica come un incidente di percorso, un’eccezione statistica in una vita di coppia, significa ignorare volutamente la dinamica del terrore che si instaura in certi nuclei familiari. Assolvere con formula piena perché manca l’abitudine significa dire alle vittime che il loro dolore non vale abbastanza se non è reiterato secondo i parametri di un codice penale che sembra scritto da chi non ha mai visto la paura negli occhi di una donna o di un figlio. Non è solo una sentenza di Taranto, è il sintomo di una cecità culturale che rischia di farci affondare tutti.
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