

Per secoli, il copione prevedeva che una persona senza un compagno o una compagna fosse una creatura mesta, incompleta, perennemente in attesa di un "salvatore" relazionale. La donna in particolare era vista come specie a rischio, anima in pena che compensava la solitudine con hobby, lavoro e una vita sociale... boh, inesistente? Se eri single, l'unica domanda lecita era: "Quando ti sistemi?" (come se fossi un mobile dell'IKEA). Intendiamoci, non è una sconfitta: è la libertà di non accettare un compagno "così, tanto per...". Non è nemmeno attesa, poiché si tratta di vivere il presente al massimo e infine, non è "riempirsi di hobby", ma avere il tempo di realizzare i propri sogni senza dover rendere conto a nessuno. La felicità ha infinite sfumature e fortunatamente, non richiede più la firma di un contratto per essere certificata. Quindi cara donna single, quando qualcuno ti chiede con aria di circostanza "Sei felice?", sorridi, offri un caffè, e rispondi: "Tanto e senza dover condividere il telecomando!". Conclusione? Rottamiamo lo stereotipo che riguarda le donne singles.