Creato da monellaccio19 il 12/10/2010
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Messaggi di Febbraio 2026

IL GIOCO DEL DOTTORE...

Post n°5345 pubblicato il 27 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
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Chi non ci ha mai giocato...al dottore?  Quella sottile linea di demarcazione tra l’innocenza infantile e i primi, confusi segnali inviati dagli ormoni, quando ancora pensavamo che l’anatomia fosse un mistero risolvibile con uno stetoscopio di plastica e un po' di spirito d'iniziativa. Era la nostra prima, rudimentale forma di diplomazia internazionale tra maschietti e femminucce: un’indagine conoscitiva mascherata da urgenza medica, dove il "paziente" era fin troppo collaborativo e il "primario" aveva la stessa competenza di un gatto con un mazzo di chiavi. Ci sentivamo dei pionieri della scienza, mentre in realtà stavamo solo cercando di capire perché quel brivido nuovo fosse decisamente più interessante di un pomeriggio passato a costruire castelli di sabbia. Eppure, anche in quella clinica improvvisata fatta di tappeti e coperte, le gerarchie sociali erano spietate e il destino clinico non sorrideva a tutti allo stesso modo.  C'era chi nasceva luminare del reparto e chi, purtroppo, veniva assegnato ai servizi logistici. Ecco, io facevo parte della seconda categoria: quando si giocava al dottore, ero così sfigato che a me facevano guidare sempre... l'ambulanza! 

 
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RIFLESSIONI IN ATTESA DELLA PRIMAVERA

Post n°5344 pubblicato il 25 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
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A volte sembra di camminare nel mondo con uno schermo invisibile davanti agli occhi, una distanza di sicurezza che ci rende spettatori quasi distaccati di una realtà che corre troppo forte. È quel vizio sottile di osservare da lontano, di non farsi coinvolgere, perché in fondo ci sono poche cose che sembrano avere davvero sostanza in questo rumore costante. Non mi piace quasi niente, mi interessano poche cose, ed è una difesa che ci costruiamo addosso per non restare delusi, un modo per selezionare solo ciò che vale la pena di essere vissuto davvero. Ma poi, proprio quando pensi che nulla possa più scalfirti, arriva quel dettaglio. Può essere un’inezia, un gesto quasi invisibile o un insignificante punto in mezzo a mille parole, qualcosa che per chiunque altro sarebbe invisibile ma che per noi diventa l'intero universo. In quel preciso istante la corazza si spacca, la distanza si annulla e ci si ritrova a perdere la testa per un’emozione che non avevamo previsto. È la bellezza del sapersi ancora meravigliare per il "poco", per quel minuscolo frammento di verità che riesce a colpirci dritto al cuore, ricordandoci che non serve possedere tutto se sai riconoscere l'unico dettaglio che conta davvero.

 
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STRATEGIA GENIALE O CRISI D'IDENTITA'?

Post n°5343 pubblicato il 24 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
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C'è qualcosa di profondamente poetico, e allo stesso tempo ferocemente ironico, nel vedere Massimo Lopez che, a distanza di trent’anni, sta ancora lì a cercare di allungarsi la vita con una telefonata. Mentre noi ci affanniamo tra 5G, fibra ottica che va a carbone e tariffe che cambiano più velocemente dei governi, la TIM decide di fermare l'orologio. Anzi, di riportarlo indietro a quando la SIP era la padrona assoluta del nostro isolamento acustico. Non è mancanza di idee, no. È una strategia di un cinismo sublime: sanno perfettamente che siamo una nazione di nostalgici cronici che preferirebbe un gettone telefonico in tasca piuttosto che l'ennesima spunta blu di WhatsApp. E quale palcoscenico migliore di Sanremo per questa operazione nostalgia? Il Festival è l'unico posto al mondo dove il tempo si è cristallizzato in un eterno 1985, tra fiori, canzoni che sembrano tutte la stessa e quella sensazione di rassicurante noia collettiva. Abbinare il marchio SIP a Sanremo è come servire un bicchiere di vino della casa a un matrimonio di lusso: ti senti subito a casa, anche se sai che lo pagherai carissimo. È il trionfo dell'usato sicuro. Perché inventarsi un nuovo testimonial giovane e "social" quando hai un uomo che da tre decenni sorride davanti a un plotone d’esecuzione?  In fondo, Lopez siamo noi. Siamo quelli che aspettano che la linea prenda, che il canone scenda o che la canzone di Sanremo finisca prima delle due di notte. Ci vendono il passato perché il futuro, onestamente, non sanno come connetterlo. Ma va bene così, finché c’è Lopez che sorride, possiamo far finta che il 1994 non sia mai finito e che quella maledetta SIP sia ancora lì a proteggerci dal progresso.

 
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NON CONTA COME SI SOPPORTANO GLI ANNI MA...

Post n°5342 pubblicato il 23 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
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Questa frase è il capolavoro definitivo di chi ha deciso di alzare bandiera bianca davanti allo specchio per darsi al sollevamento pesi dei rimpianti. "Non conta come si portano gli anni", dicono, cercando di spacciare la sciatica per un "carico emotivo" insostenibile e ogni ruga per un archivio storico di dolori profondi. È la solita furbata poetica: se non riesci più a fare due rampe di scale senza vedere la luce in fondo al tunnel, dai la colpa al peso dei ricordi invece che alla poltrona. Peccato che un brutto passato si possa gestire con un buon analista o un bicchiere di vino, mentre un ginocchio che scricchiola se ne frega altamente di quanto sia tormentata la tua anima. In fondo, fingersi martiri della memoria è molto più chic che ammettere di aver bisogno di una ginnastica posturale.

 
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IL CINISMO MODERNO

Post n°5341 pubblicato il 22 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
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Guardate bene questa immagine. No, non è un miraggio dovuto all’ultimo Gin Tonic, è un’opera di Willard Wigan: una carovana intera di cammelli con tanto di oasi che passeggia beatamente dentro la cruna di un ago. Siamo la generazione che prova a infilare una settimana di lavoro in 24 ore, un ego smisurato in un profilo social da 150 caratteri e, soprattutto, la propria dignità dentro le clausole di un contratto a progetto. La verità è che Wigan ci ha tolto l'ultima scusa rimasta: quella biblica. Adesso che sappiamo che un cammello nella cruna di un ago ci sta eccome, i ricchi possono finalmente dormire sonni tranquilli e noi poveri diavoli dobbiamo ammettere che il problema non è la fisica, ma la nostra mira. Questa foto è la metafora perfetta del lunedì mattina: tu sei la cruna dell'ago, piccola e già abbastanza tesa, e il mondo esterno è quella carovana di rotture di scatole che, con una precisione chirurgica e un sadismo degno di nota, pretende di passarti attraverso senza nemmeno chiederti il permesso.  L’unica differenza? Wigan per fare questo capolavoro ci ha messo mesi di silenzio e concentrazione. A noi, per farci entrare i problemi in testa, basta accendere lo smartphone e aspettare il primo feed. Praticamente come chi prova a spiegare la logica a un complottista sui social: un'impresa titanica, microscopica e, alla fine, del tutto invisibile a occhio nudo. 

 
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