Creato da monellaccio19 il 12/10/2010
scampoli, ritagli, frizzi e...lazzi

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POLITICALLY CORRECT

Post n°3331 pubblicato il 16 Settembre 2019 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

Maschietti, chi di voi non ha mai giocato con i soldatini? Credo ci siamo passati tutti negli anni della nostra fanciullezza: tra i tanti giocatoli maneggiati, i soldatini erano un must per noi giovanetti. Ne avevamo di tutti i tipi, erano fatti con materiali ferrosi, argillosi e infine, quando la plastica s'impose in tutti i campi e per tutti gli usi, erano fatti di materiale plastico e ancora oggi sono lavorati così. Ovvio, coloro che collezionano i soldatini e mi risulta che siano tanti, posseggono pezzi molto belli, ben lavorati con altri materiali, con tante divise colorate e con tanti eserciti rappresentati. Noi non ambivamo a tanto: ci bastava avere soldatini e...basta, ci giocavamo e ci divertivamo. Orbene, singolare e intrigante, è stata la recente richiesta di una bambina americana di sei anni che si è ritrovata a giocare con i soldatini e improvvisamente si è accorta di un dettaglio importante: "Papà, perché non ci sono soldatini femmine?". Bella domanda vero? Il padre sorpreso e incuriosito, sa che non ci sono mai state donne tra i soldatini e qualunque sia la loro produzione, le loro divise e la loro fattura, di donne non ve ne sono mai state. Intraprendente e desideroso di accontentare la piccola, si è attivato, contattando una delle aziende americane che producono soldatini: la BMC Toys. Beh, come per incanto, loro già stavano accarezzando l'idea di mettere in produzione soldatini femmine, dopo aver preso atto che dalla metà del secolo scorso, le donne hanno cominciato a far parte dei vari eserciti, ricoprendo e percorrendo, stessi compiti e stessa carriera dei maschietti. Per cui un'idea più che legittima e una produzione politicamente corretta. Contano di mettere sul mercato il primo gruppo per Natale, un plotone composto da quattro donne: un ufficiale e tre subalterni armati come in uso militare. Da un'indagine preventiva, pare che siano tutti d'accordo, del resto è un realtà ben stabile dappertutto e spesso le donne hanno fatto meglio dei maschietti, non solo raggiungendo vette di comando, ma anche da semplici militari. Insomma, il cammino è lungo ma le donne devono prendere i loro posti nella società civile e militare. Adesso si scateneranno i contrari e i "nemici" delle donne, ma quando una verità è incontrovertibile, c'è solo da farsene una ragione. 

 
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THE WINNER IS...

Post n°3330 pubblicato il 14 Settembre 2019 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

 

Come al solito, vi aggiorno sull'edizione del 2019 "Ig Nobel Prize", avvenuta l'altra sera nel "Sanders Theatre" dell'Università di Harvard,  con l'assegnazione dei premi a scienziati che nel corso dell'ultimo anno, si sono contraddistinti nel loro campo scientifico. Tanto per essere chiari, il premio "Ig Nobel" è una divertente caricatura del celeberrimo e notissimo premio Nobel, con la variante curiosa, di assegnarlo a scienziati che si siano attivati per inventare ciò che di più ignobile potessero partorire. Finalmente torna l'Italia a guadagnarsi l'ambito premio per la medicina, con una lunga ricerca portata avanti per anni dal prof. Mario Negri: una pizza tutta italiana, preparata con i migliori ingredienti del nostro territorio, da mangiare in Italia e in grado di evitare attacchi cardiaci e varie forme tumorali che attaccano l'uomo o la donna. Una tavanata che non è sfuggita alla giuria competente e quindi...meritevole assegnazione. Per l'ingegneria, il premio è stato aggiudicato ad un numeroso team di scienziati di vari nazioni che vanno dal medio oriente all'estremo oriente: una macchina "automatica" che consente di cambiare velocemente i pannolini ai bambini. I giapponesi invece, si aggiudicano il premio per la Chimica: hanno stimato, dopo attenti studi e profonde ricerche, il volume della saliva che produce un bambino di cinque anni in un giorno: eclatante! Un altro team di professori turchi, olandesi e tedeschi, si becca "l'Ig Nobel" per l'economia, hanno confrontato banconote di vari paesi per stabilire quali siano le più efficienti per veicolare i microbi. I francesi poi vincono per l'anatomia: hanno misurato l'asimmetria della temperatura scrotale negli uomini vestiti e nudi. Infine vi riporto a chi sia stato assegnato il premio per la fisica. Per questo riconoscimento si sono messi in tanti, dalla Svezia agli USA, dalla Nuova Zelanda a Taiwan, dalla Gran Bretagna all'Australia: tutti insieme appassionatamente, hanno scoperto come e perché i "wombat" fanno la cacca a forma cubica. Beh chi non sapeva di questi premi che annualmente  vengono riconosciuti a veri scienziati e consegnati da veri colleghi, dimostra come chi studia e si preoccupa per le scoperte che servano all'umanità, molto spesso perdono tempo, non hanno di meglio da fare e...cazzeggiano. Nello stesso tempo sono in grado di sottoporsi all'ironia e al sarcasmo per farsi "insultare" cordialmente, dal mondo intero oltre che dai colleghi. Lo potete desumere dalle loro scoperte. Pensate che ognuno dei vincitori o il rappresentate del team che ha condotto le ricerche e gli studi, ha la possibilità di commentare e argomentare al momento della consegna del glorioso premio, per un minuto soltanto, la propria scoperta. Ebbene, se qualcuno per errore debordava, usciva sul palco una bimba che con piglio e enfasi diceva: "Grazie prof. la chiuda qua, perché mi sono annoiata ad ascoltarla!". Fatevi un idea di cosa sia questo premio noto in tutto il mondo. 

A proposito, oltre il trofeo materiale, i vincitori guadagnano anche una banconota dello Zimbabwe da 10 trilioni di dollari! Pari a 19,34 euro...al netto dell'inflazione di quel paese. Dai, se non si divertono loro...

 
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INUMIDIRE L'INDICE...

Post n°3329 pubblicato il 13 Settembre 2019 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

Sarò un inguaribile nostalgico, sarò legato ad un tempo lontano, sarà che non riesco ad accettare mutamenti profondi e radicali, ma il solo pensare ad una "scomparsa" dei giornali, della carta stampata e quindi, della primaria (oltre la vecchia radio) via di comunicazione, mi aliena e mi spiazza un eventuale cessazione delle pubblicazioni cartacee. Quanto mi piace il termine cartaceo: prefigura e rappresenta non solo i giornali, le riviste ma anche i libri, ovvero, tutto ciò che si possa sfogliare. Mi mancherà tanto questo primordiale e poco igienico modo: il dito inumidito sulle labbra per passare alla pagina successiva. Lo so, tante volte mi sono imposto di smettere di fare con le labbra la "spugnetta" per l'indice e non ci sono mai riuscito. Ma poi a volerla dire tutta: i muratori come faranno a farsi i cappellini con "Libero" o con "Il Giornale"? E le barchette di carta come potremo farle? E i venditori ambulanti, pescivendoli e ortofrutticoli, come faranno ad incartare? Come dite? E' già da tempo che non lo fanno più? E' da molto che non si servono più dei giornali? E allora come farà chi avrà da mettere il foglio di giornale sul fondo della gabbia del suo uccello o altro animaletto che sia? E i coiffeur per uomo e donna, come faranno a tenere sui tavolini presenti nei loro locali, le diverse  riviste a disposizione della clientela? A luglio, ancora una volta le vendite dei quotidiani italiani, hanno perso punti percentuali, continua la tragica discesa, la debacle delle testate  e a parte il "Corsera" e "Repubblica" che tengono ancora una posizione primaria, sono in leggera perdita insieme alle altre testate. Continua da mesi questo calo, resta purtroppo preoccupante e si vocifera su chiusure che possano avvenire in un prossimo futuro se la situazione non si riprendesse. Andiamo su, non poteva essere altrimenti: la rete fagocita i suoi stessi "figli", tutti in rete a dispensare edizioni on line, i libri poi, sono in vendita sugli e-book. Non c'è voglia di sfogliare, non c'è voglia di comprare quando poi si può ottenere molto sulla rete e gratis. Certo non c'è la completezza della informazione, in taluni casi, c'è da pagare qualcosina per  accedere, ma di questo passo, potrebbe essere una fine sentenziata e inevitabile se non si inventassero qualcosa altro. Mancherebbero le entrate pubblicitarie ma potrebbero aumentare quelle sulle edizioni on line: se vanno bene quelle stampate, potrebbero andare e costituire stessa redditività quelle on line. Insomma una drammatica situazione che lascia spazio a eventuali chiusure o possibili mutamenti per mantenere in vita le due edizioni: la cartacea e la digitale in rete. Io compro qualche quotidiano, ma il resto me lo "sfoglio" tutto in rete: a volte tanto è l'abitudine ormai radicalizzata, mi bagno l'indice e giro la pagina sul...monitor. Dai raga', non voglio gufare, ma i dati sono eloquenti e nel momento in  cui ci sarà da risparmiare carta e quindi alberi, una soluzione esclusiva in linea sarà la benvenuta: più pubblicità e magari pochi spicciolini per accedere agli articoli preservati e la vita continua....

 
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BISOGNI E NECESSITA'

Post n°3328 pubblicato il 12 Settembre 2019 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

Sembrerebbe uno di quegli oggetti strani proposti nel famoso programma "Telematch" in onda sulla RAI nel '56/'57 e condotto da Enzo Tortora, Renato Tagliani e Silvio Noto. Uno dei primi quiz televisivi che andarono in onda nei primi anni della tv italiana. Ero giovanissimo e lo ricordo molto bene. Mostravano un oggetto strano (ma di uso corretto) e gli telespettatori dovevano indovinare cosa fosse e a cosa servisse. Bene l'oggetto su in alto, non sembrerebbe molto strano ma sicuramente ricorda qualcosa, visto anche il luogo dove è stato fotografato. So che alcuni di voi un'idea già l'avrebbero, magari un'idea balzata in testa così d'emblée, ma se fosse quello che ho pensato anch'io, beh...non è un vibratore. Se ne è parlato recentemente, sembra sia molto utile e consente di eliminare, specie durante i viaggi, l'uso della carta igienica. Proprio così, l'arnese altro non è che un bidet portatile ed ecologico! Oltre oceano si consumano 36.5 miliardi di rotoli di carta igienica in un anno, per approntarli si abbattono ogni anno,  15 milioni di alberi. Un grosso spreco che colpisce il nostro equilibrio ecologico. E' per questo che l'americano Zack Levinson ha deciso di dare spazio alla sua intraprendenza creativa e con l'aiuto di fondi raccolti per queste invenzioni "salva il pianeta", ha ideato l'aggeggio utile. Il bidet lungo 22 cm. e largo 4 cm. contiene acqua che può essere ricaricata, funziona a batterie ricaricabili e ha autonomia per almeno una ventina di volte. Lo strumento spruzza fitti getti di acqua e serve per lavarsi senza pulirsi usando la preziosa carta igienica: tipo O, crespata fine, crespata ruvida, oppure tipo carta vetrata, secondo le personali necessità. Prodotto dalla Sonny sarà disponibile da dicembre e costerò intorno ai 90 dollari. Non posso dirvi altro, non so di più, non so nemmeno prevedere se avrà successo o meno e quindi devo chiudere il mio post senza aggiungere alcun elemento. Ma se l'uso certamente utile sarà limitato solo  per i viaggi o quando si sarà lontani da casa, non penso proprio che si possa contenere il numero dei rotoli che si consumano e il numero degli alberi da abbattere. Ho un amico che ha lavorato tutta la vita come capo area di una nota casa produttrice di carta igienica. Ora è in pensione e sollecitato più volte a cambiar lavoro perché meritava un settore più qualificato per la sua laurea, lui ci rispondeva: "Mi va alla grande questo lavoro e non mollo, ricordatevi che fino a quando la gente mangerà e defecherà, io venderò carta igienica senza avere cali nelle vendite". Beh...io gli ho creduto!

 
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LA STIAMO PERDENDO...LA STIAMO PERDENDO!

Post n°3327 pubblicato il 11 Settembre 2019 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

"Disposizione d’animo, abituale o attuale, congenita al proprio carattere o effetto di volontà e di autocontrollo, ad accettare e sopportare con tranquillità, moderazione, rassegnazione, senza reagire violentemente, il dolore, il male, i disagi, le molestie altrui, le contrarietà della vita in genere". Ho appena definito una facoltà umana che esercitiamo tutti, ma in termini diversi: la pazienza. I tempi cambiano, il modus vivendi cambia e in una società come quella attuale, la nostra pazienza è destinata a subire contraccolpi eccessivi, repentini e mutevoli. Un tempo la pazienza era (lo è tutt'ora) un dono spirituale di cui eravamo più ricchi. Oggi siamo ai limiti della sopportazione e pronti a centellinare gli ultimi spiccioli di pazienza residua; in tutte le circostanze e le situazioni, dovremmo averne almeno un briciolo in più. Pensateci su, è quella pazienza smarrita, sfuggita dalle mani, per cui siamo pronti per la rabbia, a partire in quarta contro tutto e tutti: un semaforo per esempio, a prescindere dalla fretta che potremmo avere, mantiene i suoi tre colori a lungo e il rosso specialmente, ha una durata enorme. Non passa mai il tempo, cerchiamo di distrarci, qualcuno magari riesce a farlo solo mettendosi le dita nel naso per una pulizia alla Mastro Lindo, rapida e netta; altri guardano i cartelloni stradali, altri pensano al lavoro, ecc.ecc. ma finite le occasioni, il semaforo guarda caso, è sempre rosso! Poi finalmente scatta il verde e il primo della fila si rende conto che se volesse definire l'attimo, dovrebbe dire: "E' il tempo che trascorre tra lo scatto del rosso e l'immediato strombazzare dei clacson delle vetture in fila". Non abbiamo più pazienza per nulla, siamo in trincea, siamo come a dover rispondere ad un'entità superiore, del tempo che perdiamo durante la nostra giornata. Il mio 51% ormai non si affaccia più nel mio studio per sapere quale sia il motivo delle mie bestemmie in libera uscita; mi sa al PC quindi con chi potrei avercela? E' da tempo che ha capito che il mio nemico è proprio il computer: non si apre subito una pagina? Volano bestemmie, bofonchio e ringhio come un forsennato. Perdo la connessione alla fine di un post non salvato? Sono pugni sulla scrivania e uccelli senza zucchero che svolazzano per casa. E la pazienza latita. Non esistono posti dove la si possa e la si voglia esercitare: code in macchina, code alla posta, in banca. Ti urtano per strada scatta lo sguardo torvo mentre l'altro chiede scusa, ti sorpassano strombazzando facendoti segnacci con la mano e la pazienza scappa liberando le frustrazioni e il logorio della vita moderna represso. Caro Calindri, ai tuoi tempi, sì che potevi sostare in mezzo ad un incrocio, seduto al tavolino da bar e bevendo il tuo Cynar mentre il traffico intorno impazziva. Oggi nemmeno più il Cynar può aiutarci. Manco a farlo apposta, pazienza deriva dal termine latino volgare: patire. Appunto, un patimento continuo, una sofferenza che non riusciamo a scrollarci di dosso e che col tempo ci porta ad essere sempre meno disponibili e pronti a subire le controversie umane e le sollecitazioni di una società sempre più nervosa ed eccitata. 

 
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