"Composti da Giuliano il Teurgo nel II secolo d.C., gli Oracoli caldaici offrono uno spaccato tanto suggestivo quanto, per profondità di pensiero, problematico, della tradizione misteriosofica, che influenzò non poco la cultura greca e quella latina in ogni periodo del loro più che millenario svolgimento storico. È certo che l'oscurità eraclitea del linguaggio e delle allusioni iniziatiche, contenute nei 191 frammenti (in esametri) che compongono la raccolta, non favorisce un'agevole lettura dei testi: spesso, infatti, dobbiamo arretrare di fronte alla matassa inestricabile delle immagini e dei simboli, o affidarci all'intuizione della fantasia, con tutte le incertezze che questa modalità di interpretazione comporta inevitabilmente. D'altra parte, lo stesso Giuliano ammonisce circa la vanità di ogni sforzo razionalistico compiuto sulla via della conoscenza: essenziale risulta, piuttosto, «il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi » (fr. 1, vv. 3/4). La suprema rilevanza conferita al nous è un tratto caratteristico della speculazione sapienziale greca (si ricordi, ad esempio, il noein di Parmenide); al proposito, il curatore della traduzione italiana (ed. Coliseum, 1990), Angelo Tonelli, opta per due soluzioni: il termine nous viene infatti tradotto in italiano con l'infinito presente «intuire» (molto meglio dei soliti «intelletto» e «pensiero», che ci paiono del tutto fuorvianti) oppure non tradotto per niente: «... mescolando scintilla d' anima alle due concordi essenze, il nous e il cenno divino, per terzo aggiunse ad esse Eros nella sua purezza, vincolo venerando di tutte le cose, che tutte le doma» (fr. 44). E, ancora: «Il nous del padre ronzò con volere vigoroso, intuendo idee di ogni forma, e tutte si slanciarono da una sola fonte: perché dal padre venivano proposito e fine» (fr. 37, vv. 1/3). «Nonostante la sua complessità», scrive Tonelli nell'introduzione, «il sistema fluido degli Oracoli è sostanzialmente tautologico: tutto è manifestazione del noetòn, anche la negazione di esso (...) Siamo di fronte a un immanentismo mediato che sconfina in un trascendentalismo assoluto»."dal web.(il noetòn è l'intelligibile, l'oggetto del pensiero)
Fendenti intuitivi
"Composti da Giuliano il Teurgo nel II secolo d.C., gli Oracoli caldaici offrono uno spaccato tanto suggestivo quanto, per profondità di pensiero, problematico, della tradizione misteriosofica, che influenzò non poco la cultura greca e quella latina in ogni periodo del loro più che millenario svolgimento storico. È certo che l'oscurità eraclitea del linguaggio e delle allusioni iniziatiche, contenute nei 191 frammenti (in esametri) che compongono la raccolta, non favorisce un'agevole lettura dei testi: spesso, infatti, dobbiamo arretrare di fronte alla matassa inestricabile delle immagini e dei simboli, o affidarci all'intuizione della fantasia, con tutte le incertezze che questa modalità di interpretazione comporta inevitabilmente. D'altra parte, lo stesso Giuliano ammonisce circa la vanità di ogni sforzo razionalistico compiuto sulla via della conoscenza: essenziale risulta, piuttosto, «il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi » (fr. 1, vv. 3/4). La suprema rilevanza conferita al nous è un tratto caratteristico della speculazione sapienziale greca (si ricordi, ad esempio, il noein di Parmenide); al proposito, il curatore della traduzione italiana (ed. Coliseum, 1990), Angelo Tonelli, opta per due soluzioni: il termine nous viene infatti tradotto in italiano con l'infinito presente «intuire» (molto meglio dei soliti «intelletto» e «pensiero», che ci paiono del tutto fuorvianti) oppure non tradotto per niente: «... mescolando scintilla d' anima alle due concordi essenze, il nous e il cenno divino, per terzo aggiunse ad esse Eros nella sua purezza, vincolo venerando di tutte le cose, che tutte le doma» (fr. 44). E, ancora: «Il nous del padre ronzò con volere vigoroso, intuendo idee di ogni forma, e tutte si slanciarono da una sola fonte: perché dal padre venivano proposito e fine» (fr. 37, vv. 1/3). «Nonostante la sua complessità», scrive Tonelli nell'introduzione, «il sistema fluido degli Oracoli è sostanzialmente tautologico: tutto è manifestazione del noetòn, anche la negazione di esso (...) Siamo di fronte a un immanentismo mediato che sconfina in un trascendentalismo assoluto»."dal web.(il noetòn è l'intelligibile, l'oggetto del pensiero)