O Vita, o Vita,dono terribile del dio,come una spada fedele,come una ruggente face,come la gorgóna,come la centàurea veste;o Vita, o Vita,dono d'oblìo,offerta agreste,come un'acqua chiara,come una corona,come un fiale, come il mieleche la bocca separadalla cera tenace;o Vita, o Vita,dono dell'Immortalealla mia sete crudele,alla mia fame vorace,alla mia sete e alla mia famed'un giorno, non dirò iotutta la tua bellezza?Chi t'amò su la terracon questo furore?Chi ti attese in ogniattimo con ansie mai paghe?Chi riconobbe le tue oresorelle de' suoi sogni?Chi più larghe piaghes'ebbe nella tua guerra?E chi ferì con daghedi più sottili tempre?Chi di te gioì semprecome s'ei fosseper dipartirsi?Ah, tutti i suoi tirsiil mio desiderio scosseverso di te, o Vitadai mille e mille vólti,a ogni tua apparita,come un Tìaso di rosseTìadi in boschi folti,tutti i suoi tirsi!Nessuna cosami fu aliena;nessuna mi saràmai, mentre comprendo, mondoLaudata sii, Diversitàdelle creature, sirenadel mondo! Talor non elessiperché parvemi che eleggendoio t'escludessi,o Diversità, meravigliasempiterna, e che la rosabianca e la vermigliafosser dovute entrambealla mia brama,e tutte le pastureco' lor sapori,tutte le cose pure e impureai miei amori;però ch'io son colui che t'ama,o Diversità, sirenadel mondo, io son colui che t'ama.Vigile a ogni soffio,intenta a ogni baleno,sempre in ascolto,sempre in attesa,pronta a ghermire,pronta a donare,pregna di velenoo di balsamo, tòrtanelle sue spirepossenti o tesacome un arco, dietro la portaangusta o sul limitaredell'immensa foresta,ovunque, giorno e notte,al sereno e alla tempesta,in ogni luogo, in ogni evento,la mia anima vissecome diecimila!È curva la Mira che fila,poi che d'oro e di ferro pesalo stame come quel d'Ulisse.Tutto fu ambìtoe tutto fu tentato.Ah perché non è infinitocome il desiderio, il potereumano? Ogni gestoarmonioso e rudemi fu d'esempio;ogni arte mi piacque,mi sedusse ogni dottrina,m'attrasse ogni lavoro.Invidiai l'uomoche erige un tempioe l'uomo che aggioga un toro,e colui che trae dall'anticaforza dell'acquele forze novelle,e colui che distinguei corsi delle stelle,e colui che nei mutisegni ode sonar le linguedei regni perduti.Tutto fu ambìtoe tutto fu tentato.Quel che non fu fattoio lo sognai;e tanto era l'ardoreche il sogno eguagliò l'atto.Laudato sii, poteredel sogno ond'io m'incoronoimperialmentesopra le mie sortie ascendo il tronodella mia speranza,io che nacqui in una stanzadi porpora e per nutriceebbi una grande e taciturnadonna discesa da una ruperoggia! Laudato sii intanto,o tu che apri il mio pettotroppo angusto pel respirodella mia anima! E avraida me un altro canto..G. D'Annunzio, dalle "Laudi": Maia.Maia, Zeus ed Hermes