Capire le donne...

In Iraq....


Avvocati in Iraq:Chi difenderà loro?  Aumentano i casi degli avvocati uccisi per aver difeso i diritti delle donne. Fino ad agosto, dall'ottobre 2005, sono stati assassinati circa 40 avvocati. Da gennaio 120 avvocati hanno lasciato l'Iraq per rifarsi una vita all'estero. Tra quelli che non erano fuggiti c'era Salah Abdel Kader, avvocato di Baghdad, conosciuto per le sue battaglie sui casi dei delitti d'onore. Il 29 luglio è stato ucciso da un colpo di pistola nel suo ufficio e accanto al corpo è stato lasciato un biglietto che recitava: " questo è il prezzo che pagano coloro che non seguono le leggi islamiche e difendono ciò che è vergognoso e sporco". Un altro caso è rappresentato da Ali Al Nassiri, avvocato specializzato in cause di divorzi, ucciso a giugno da una bomba di fronte a casa sua. Aveva vinto quattro cause per attribuire a quattro donne irachene la custodia dei figli (la legge islamica solitamente affida la custodia ai padri) ed era stato minacciato dalle famiglie degli ex-mariti. 8 Marzo: Dichiarazione del Ministro per gli affari femminili Azhar Abdul Karim Shaikhly: "Le donne irachene sono in grado di raggiungere i propri obiettivi e di ricostruire le proprie vite. Tuttavia sono costrette a vivere costantemente nella paura, sotto la minaccia di assassini e del terrorismo".Dalla caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003, le donne irachene hanno compiuto alcuni passi in avanti nella loro emancipazione, ad esempio sono state ammesse in parlamento come deputate. Allo stesso tempo però, sono sempre più spesso vittime della guerra per islamizzare la società irachena, che sotto Saddam era tra le più laiche in Medio Oriente. Una lotta senza quartiere, o meglio, quartiere per quartiere, che ha visto oltre duemila irachene rapite, che ne ha costrette migliaia di altre a modificare i propri costumi, per adeguarsi alla visione dei religiosi ed evitare di cadere nelle mani delle squadre della morte della polizia o delle milizie sciite, legate a doppio filo con il progetto sociale dell’islam sciita all'iraniana.“Non e' sufficiente avere donne che siedono in parlamento –spiega l’avvocatessa Zahra Abbas, che da anni difende nei tribunali iracheni i diritti delle donne - Alcune di esse sono vestite di nero con il chador che le copre dalla testa ai piedi e sono incapaci di chiedere una vera emancipazione femminile, di combattere l'estremismo religioso, che vorrebbe far ripiombare la donna indietro di secoli”. L’uguaglianza dei diritti femminili è più che altro un esercizio di retorica per la classe politica irachena, ma l’esistenza di una costituzione permette di lottare anche nei tribunali per il riconoscimento dei diritti che la violenza e l’intolleranza vorrebbero negare loro. Come Zahra Abbas, sono diversi gli avvocati che hanno deciso di mettere a repentaglio le proprie vite difendendo casi scomodi, come divorzi, delitti d’onore, contese per la custodia dei figli o eredità, casi in cui la legge secolare si scontra con la tradizione islamica. “La maggior parte degli avvocati oggi è spaventata da casi di questo tipo –spiega Safa’a Farouk, avvocato e portavoce dell’Associazione dei Legali Iracheni – devono valutare quando potranno condizionare la propria sicurezza”. Così sempre più avvocati rifiutano di difendere i diritti delle donne o di affrontare casi in cui si contesti l’interpretazione della legge islamica, questo fa sì che ci sia sempre meno giustizia per le fasce più deboli della società.Informazioni tratte da Peacereporter