Con questo frammento, un brano di satira antifemminile che si ricollega ad una lunga tradizione diffamatoria e misogina della poesia giambica, Semionide di Amorgo mira a denigrare ogni tipo di donna paragonandola in tono sprezzante ad un animale o ad un elemento naturale con cui abbia in comune qualche carattere. Questo atteggiamento negativo nei confronti della donna è un elemento caratterizzante del pubblico del simposio, al quale il poeta indirizza questi versi: le femmine rappresentavano la parte debole della comunità e questo genere di componimenti tende a ribadirne la naturale e irrevocabile condizione di inferiorità e comunque manifesta una serie di luoghi comuni riguardanti l’universo femminile, così da ridimensionare almeno in parte la posizione antifemminile del poeta.Il biasimo delle donneL’indole della donna Dio la fecediversa. Una deriva dalla scrofasetosa; la sua casa è una lordura,un caos, la roba rotola per terra.Lei non si lava; veste panni sozzie stravaccata nel letame ingrassa.Un’altra Dio la fece dalla volpematricolata: è quella che sa tutto;non c’è male né bene che le sfugga.Dice, sì, bene al bene e male al male,ma s’adegua agli eventi e si trasmuta.Come sua madre è quella che derivadalla cagna: curiosa di sentiree di sapere, vagola, perlustra;anche se non c’è un’anima, si sgola,e non la calmi né con le minacce,né se t’arrabbi e le fracassi i denticon un sasso, né a furia di blandizie,neppure stando in casa d’altri: insistequell’eterno latrato senza scopo.Una gli dèi la fecero di terrae la diedero all’uomo: minorata,non ha idea né di bene né di male.Una cosa la sa: mangiare. E basta.Se Dio manda un dannato inverno, bubbola,ma lo sgabello al fuoco non l’accosta.Viene dal mare un’altra, e ha due natureopposte: un giorno ride, tutta allegra,sì che a vederla in casa uno l’ammira("non c’è al mondo una donna più simpatica,non c’è donna migliore"). Un altro giornonon la sopporti neppure a vederlao ad andarle vicino: fa la pazza,e che s’accosta, guai! Pare la cagnacoi cuccioli, implacabile: scoraggianemici e amici alla stessa maniera.Come il mare che sta sovente calmo,nell’estate, e sovente in un fragoredi cavalloni s’agita e s’infuria.Tale l’umore di una donna simile:anche il mare ha carattere cangiante.Una viene dall’asina, pazientealle botte. Costretta e strapazzata,il lavoro lo tollera. Se nomangia, rincantucciata, accanto al fuoco;avanti notte, avanti giorno, mangia.Così, come si prende per amantechiunque venga per fare l’amore.Genìa funesta quella della gatta:non ha nulla di bello o di piacevole,non ha nessuna grazia, nessun fascino.Ninfomane furiosa, sta con unoe finisce col dargli il voltastomaco.E rubacchia ai vicini, e spesso ingoiale offerte prima di sacrificarle.Nasce dalla cavalla raffinata,tutta criniera, un’altra. Ed ecco, schivai lavori servili e la fatica,la macina, lo straccio, l’immondiziae la cucina (teme la fuliggine).Anche all’amore si piega per obbligo.Si lava tutto il giorno la sporcizia,due, tre volte, si trucca, si profuma.Sempre pettinatissima la chiomafonda, fluente, ombreggiata di fiori.Una simile donna è uno spettacolobello per gli altri: per lo sposo un guaio.A meno che non sia principe o re,che di simili cose si compiaccia.La prole della scimmia: è questo il guaiopiù grave che da Dio fu dato agli uomini.Bruttezza oscena: va per la cittàuna tal donna e fa ridere tutti.E’ senza collo, si muove a fatica,niente natiche, tutta rinsecchita.povero chi l’abbraccia, un mostro simile.Ma la sa lunga, ha i modi della scimmia.La gente la deride? Se ne infischia.Certo, bene non fa: non mira ad altroné pensa ad altro tutta la giornatache a far del male, e a farne più che può.Una viene dall’ape: fortunatochi se la prende. E’ immune da censurelei sola; è fonte di prosperità;invecchia col marito in un amoremutuo; è madre di figli illustri e belli.E si distingue fra tutte le donne,circonfusa di un fascino divino.Non le piace di stare con le amichese l’argomento dei discorsi è il sesso.Fra le donne che Dio largisce agli uominiecco qui le più sagge, le migliori.
Misogenia già nell'antica Grecia
Con questo frammento, un brano di satira antifemminile che si ricollega ad una lunga tradizione diffamatoria e misogina della poesia giambica, Semionide di Amorgo mira a denigrare ogni tipo di donna paragonandola in tono sprezzante ad un animale o ad un elemento naturale con cui abbia in comune qualche carattere. Questo atteggiamento negativo nei confronti della donna è un elemento caratterizzante del pubblico del simposio, al quale il poeta indirizza questi versi: le femmine rappresentavano la parte debole della comunità e questo genere di componimenti tende a ribadirne la naturale e irrevocabile condizione di inferiorità e comunque manifesta una serie di luoghi comuni riguardanti l’universo femminile, così da ridimensionare almeno in parte la posizione antifemminile del poeta.Il biasimo delle donneL’indole della donna Dio la fecediversa. Una deriva dalla scrofasetosa; la sua casa è una lordura,un caos, la roba rotola per terra.Lei non si lava; veste panni sozzie stravaccata nel letame ingrassa.Un’altra Dio la fece dalla volpematricolata: è quella che sa tutto;non c’è male né bene che le sfugga.Dice, sì, bene al bene e male al male,ma s’adegua agli eventi e si trasmuta.Come sua madre è quella che derivadalla cagna: curiosa di sentiree di sapere, vagola, perlustra;anche se non c’è un’anima, si sgola,e non la calmi né con le minacce,né se t’arrabbi e le fracassi i denticon un sasso, né a furia di blandizie,neppure stando in casa d’altri: insistequell’eterno latrato senza scopo.Una gli dèi la fecero di terrae la diedero all’uomo: minorata,non ha idea né di bene né di male.Una cosa la sa: mangiare. E basta.Se Dio manda un dannato inverno, bubbola,ma lo sgabello al fuoco non l’accosta.Viene dal mare un’altra, e ha due natureopposte: un giorno ride, tutta allegra,sì che a vederla in casa uno l’ammira("non c’è al mondo una donna più simpatica,non c’è donna migliore"). Un altro giornonon la sopporti neppure a vederlao ad andarle vicino: fa la pazza,e che s’accosta, guai! Pare la cagnacoi cuccioli, implacabile: scoraggianemici e amici alla stessa maniera.Come il mare che sta sovente calmo,nell’estate, e sovente in un fragoredi cavalloni s’agita e s’infuria.Tale l’umore di una donna simile:anche il mare ha carattere cangiante.Una viene dall’asina, pazientealle botte. Costretta e strapazzata,il lavoro lo tollera. Se nomangia, rincantucciata, accanto al fuoco;avanti notte, avanti giorno, mangia.Così, come si prende per amantechiunque venga per fare l’amore.Genìa funesta quella della gatta:non ha nulla di bello o di piacevole,non ha nessuna grazia, nessun fascino.Ninfomane furiosa, sta con unoe finisce col dargli il voltastomaco.E rubacchia ai vicini, e spesso ingoiale offerte prima di sacrificarle.Nasce dalla cavalla raffinata,tutta criniera, un’altra. Ed ecco, schivai lavori servili e la fatica,la macina, lo straccio, l’immondiziae la cucina (teme la fuliggine).Anche all’amore si piega per obbligo.Si lava tutto il giorno la sporcizia,due, tre volte, si trucca, si profuma.Sempre pettinatissima la chiomafonda, fluente, ombreggiata di fiori.Una simile donna è uno spettacolobello per gli altri: per lo sposo un guaio.A meno che non sia principe o re,che di simili cose si compiaccia.La prole della scimmia: è questo il guaiopiù grave che da Dio fu dato agli uomini.Bruttezza oscena: va per la cittàuna tal donna e fa ridere tutti.E’ senza collo, si muove a fatica,niente natiche, tutta rinsecchita.povero chi l’abbraccia, un mostro simile.Ma la sa lunga, ha i modi della scimmia.La gente la deride? Se ne infischia.Certo, bene non fa: non mira ad altroné pensa ad altro tutta la giornatache a far del male, e a farne più che può.Una viene dall’ape: fortunatochi se la prende. E’ immune da censurelei sola; è fonte di prosperità;invecchia col marito in un amoremutuo; è madre di figli illustri e belli.E si distingue fra tutte le donne,circonfusa di un fascino divino.Non le piace di stare con le amichese l’argomento dei discorsi è il sesso.Fra le donne che Dio largisce agli uominiecco qui le più sagge, le migliori.