Ho una oscena voglia di mandarini oggi.Di mandarini e di capire l'uso delle particelle in italiano.Ma vada per i mandarini.Essi sono possibili. Le particelle ed il suo corretto uso, un sogno che mi si fa incubo.Vada quindi per i mandarini...È quel profumo ubriacante,come di gelsomino ma no,la cosa che mi innamora.E poi, non è una frutta da sempre, il mandarino.Non è mitologico come le mele d'oro del Giardino delle Esperidi.Non è il peccatore, succoso frutto dell'Eden.Il mandarino non è eterno come Roma ma è rassicurante come un paesino sperduto affacciato su un mare piccolo, con porticciolo piccolo e barche piccole.Il mandarino non è chic come Parigi,ma fidato come un borgo coricato nel grembo di una montagna pregna e forte.Ambrosia è.Un po' grezzi mi piacciono i mandarini,con gli spicchi disordinati, disarmonici.La buccia diseducata e dozzinale.Non mi delizia quella buccia perfetta, troppo stretta.Quasi come un vestito di jersey aderente sulla pelle.Non un mandarino felino,ne voglio uno mielato, il guscio sciolto.Perché non voglio aver paura di ferirlo mentre lo denudo. Voglio svestirlo con cura e con lentezza non perché sia necessario ma per una semplice scelta delle dita.Voglio un mandarino con cui non deva fare finta di una raffinatezza che non ho ma sviluppare la mia selvaggia fame di dolcezza.No,non abbia io paura di ferire la sua anima di mandarino gentile e generoso.Mandarino, che diletto...Mi piace che non abbia la rotonda perfezione della arancia, la voluttuosa storia della mela.Un mandarino è un labirinto che fornisce il filo e dice "salvami e salvati è facile sono solo un imperfetto mandarino".E ti viene quindi la voglia di salvarlo e di salvarti.E mentre lo salvi e ti salvi scopri che quel mandarino è casa tua e che sei alla frutta e un po' folle e pazza come mai.Valentina Einaudi, "Macedonia di mandarini, una orgia molto prevedibile", Feltrinelli 2098, p.13897La
musica (Yann Tiersen / Al Bowlly - Guilty)