UN ANGELO DI OBOE

L' ORFEO ALL' INFERNO


Presso molti popoli antichi, la musica era ritenuta un mezzo col quale comunicare con il soprannaturale, cioè con gli dèi, e  la leggenda di Orfeo, a cui si sono ispirati grandissimi compositori come Rinuccini, Monteverdi, Schutz, Lully, Gluck, Haydn, Liszt, Offenbach, Stravinskij, etc... ,  rappresenta egregiamente tale rapporto. Orfeo  era un poeta e un musico. ..le muse gli insegnarono  a suonare la lira  ricevuta in dono da Apollo. La sua musica e i suoi versi erano così soavi, che  l'acqua dei torrenti rallentava la sua corsa, i boschi si muovevano, gli uccelli si commuovevano così tanto che non avevano la forza di volare e cadevano, le ninfe uscivano dalle querce e le belve dalle loro tane per andare ad ascoltarlo ( da Seneca). Quando la sua amata Euridice morì, egli discese negli Inferi, e col suo canto appassionato accompagnato dal suono della  lira ,ne invocò il ritorno alla vita. Riuscì a commuovere la regina del regno dei morti, Prosèrpina, la quale gli concesse di riprendersi l'amata, ma a patto di non voltarsi a guardarla  durante il cammino, finchè non fossero usciti dagli Inferi. Il patto fu mantenuto per un certo tragitto, poi Orfeo, impaziente di rivedere la sua Euridice, si voltò e lei svanì nel regno dei morti...Ora, dall'opera "Orfeo ed Euridice" (1762), musicata da Cristoph Willibald Gluck su libretto di Ranieri de' Calzabigi, vi mostro le parti secondo me più toccanti. Incominciamo dal dolore di Orfeo per la morte di Euridice, così  forte  da richiedere l'intervento e l'aiuto degli dei:Ma, oh vano mio dolor!L'idolo del mio corNon mi risponde.Euridice! Euridice!Ombra cara, ove sei? sempre affannatoIl tuo sposo fedel invan ti chiama,Agli Dei ti domanda e sparge ai ventiCon le lagrime sue Invano i suoi lamenti!Cerco il mio ben cosìIn queste, ove morì,Funeste sponde.Ma sola al mio dolor,Perché conobbe amor,L'eco risponde.Euridice! Euridice!Ah, questo nomeSan le spiaggie, e le selveL'appresero da me! Per ogni valleEuridice risuona: in ogni troncoIo quel nome incidea con man tremante!Euridice moriva! ed io respiro ancor!Dei! se non torna in vita, me pur spegnete allor!poi vediamo Amore che esorta Orfeo ad accettare il patto, data l'occasione avuta di poter riabbracciare la sua amata:AssisteràPietoso Amor l'infelice consorte!A te concede Giove, in sua pietà,Varcar le pigre onde di Lete. Va!Euridice a trovar nel tetro regno!Se il dolce suon de la tua lira,Al cielo, Orfeo, saprà salir,Placata fia dei Numi l'iraE resa l'ombra caraAl primo tuo sospir!...Ascolta allora,Orfeo! Sin che non sii fuor di quegli antri,Ti si vieta mirar la sposa tua,Se per sempre non vuoi perderla ancora!Suona così lassùIl supremo volerNei versi che seguono si evince tutta la disperazione di Orfeo, portata all'ennesima potenza dal librettista, ed è chiaro il momento della storia: la perdita definitiva di Euridice e quindi la possibilità di recuperare ciò che era già finito...tutto per colpa dell'impazienza umana:Sol di morir con te, lasso! mi resta!Che farò senza Euridice?Dove andrò senza il mio ben?Euridice!...