odeon 4.0

il coraggio della gioia


 CESARE PAVESE - DOPO -La collina è distesa e la pioggia l'impregna in silenzio.Piove sopra le case: la breve finestra s'è riempita di un verde più fresco e più nudo. La campagna era stesa con me: la finestra era vuota, nessuno guardava, eravamo nudi. Il suo corpo segreto cammina a quell'ora per strada col suo passo, ma il ritmo è più molle; la pioggia scende come quel passo, leggera e spossata. La compagna non vede la nuda collina assopita nell'umidità: passa in strada e la gente che l'urta non sa.Verso sera la collina è percorsa da brani di nebbia, la finestra ne accoglie anche il fiato. La strada a quest'ora è deserta; la sola collina ha una vita remota nel corpo più cupo. Giacevamo spossati nell'umidità dei due corpi, ciascuno assopito sull'altro.Una sera più dolce, di tiepido sole e di freschi colori, la strada sarebbe una gioia. E' una gioia passare per strada, godendo un ricordo del corpo, ma tutto diffuso d'intorno.Nelle foglie dei viali, nel passo indolente delle donne, nelle voci di tutti, c'è un po' della vita che i due corpi han scordato ma è pure un miracolo, E scoprire giù in fondo a una via la collina tra le case, e guardarla e pensare che insieme la compagna la guardi, dalla breve finestra. Dentro il buio è affondata la nuda collina e la pioggia bisbiglia. Non c'è la compagna che ha portato con sé il corpo dolce e il sorriso. Ma domani nel cielo lavato dall'alba la compagna uscirà per le strade, leggera del suo passo. Potremo incontrarci, volendo. Versi da Poesie, Mondadori Editore, pagine 61 e 62   FRANCO BATTIATOIL SENTIMENTO NUEVO - 1981   
                       hardfucknota chiaro che nel 1981, a tredici anni, dello “shivaismo tantrico di stile dionisiaco”, così come “desideri miticidi prostitute libiche” o “senso del possesso che fu pre alessandrino”, mi piaceva l'effetto scioglilingua, in una sorta di deliquio tra me ed i due nicola (zanichelli / zingarelli) fedeli compagni.anche ora però, la questione resta relegata ad un mezzo sorriso. Eppure siamo fatti anche di intangibile. In un assortimento alterno di percezioni,io a tredici anni, nel mio imbambolato crescere, in un tutt'occhi, ginocchia e gomiti, spigoli insomma, mi deliziavo sognando sveglia di vivere accanto a questi tre fenomeni. Sì perché ho sempre sognato alla grande. volevo una sorta di comune asessuata, appartengo al genere svegliato al piacere qualche tempo dopo i tredici, una comune dicevo, composta da cesare pavese, perraccontare bene bene di quelle sue colline dolci, calde, femminee e dolenti, della sua costante di tristezzaintelligente e certa in modo matematico, continua, flagrante del suo reato di essere, e non celata, ma ben sbattuta in faccia, come le lenzuola bianche di nonna stese al sole che svolazzavano battute dal vento, evolvendo panneggimagistrali. franco battiato, per cantarmi parole che non conoscevo ancora ma sentivo sensate e simboliche  talmente mie che le volevo non conoscendoneun cazzo, ma che segnavano possibilità datrafficare, e questo giullare mesto diceva delle robe ridondanti riconoscimento, malgrado il necessario  uso maniacale dei dizionari domestici e della biblioteca comunale. l'incontro con albrecht fu frutto di un sequestro,di un'appropriazione non debita di un pacchetto,chiamavo così la cartella di riproduzioni di studi di Durer che l'insegnante d'arte delle medie, giovine pittore, -sia lode al tuo nome, amico dagli occhi tristi-,aveva portato in classe per consentircene la visione, che mi rapì al punto che lo rapii a mia volta e per un bel pezzo, così da osservare, vedere e guardare ad elementi presenti nel mio quieto quotidiano ma da occhi, tempi e modi distantissimi, senza il fiato di gianmaria sul collo che mi dava della ladra. ho restituito la cartella da collezione, grazie al pressing serrato del su menzionato gianmaria, e di mia mamma che mi ha fece avere una raccolta di lavori di durer, in un pomeriggio di giugno, quando, con la sua sferragliante cinquecento, mi accompagnò ad una illustrissima libreria del capoluogo, cui aveva fatto la richiesta e la gioia di avere tra le mani quella raccolta non fu mitigata dal senso di nausea e mal di testa martellante   che mi dette il viaggio all'interno di quella piccola autobianca, col suo rumore e con l'odore caratteristico,prodotto dai rivestimenti in  similpelle bordeux, surriscaldati dal calore del sole d'inizio estate.