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Cambiamenti climatici, Obama: «Il momento per proteggere il solo pianeta che abbiamo è ora»

Post n°1581 pubblicato il 04 Settembre 2015 da antonello.mureddu

Wwf: «Il clima sia priorità per tutti. L’Artico è allo stremo»

[1 settembre 2015]

Obama Artico

Un meeting ospitato della Conferenza sulla Leadership Globale in Artico (Glacier) convocato dal governo Usa come presidente di turno dell’Arctic Council, il forum intergovernativo di cui fanno parte  gli Stati e le popolazioni dell’Artico, ha approvato una dichiarazione nella quale si esprime «la forte determinazione a lavorare insieme e con altri per raggiungere un risultato positivo e ambizioso nei negoziati internazionali sul clima a Parigi quest’anno».

Alla Conferenza è intervenuto anche il presidente Usa, Barack Obama, che ha sottolineato quanto la situazione climatica sia drammatica, e che urgente una forte azione forte per limitare drasticamente i gas serra: «E’ ora il momento per proteggere il solo pianeta che abbiamo, mentre è ancora possibile». Un intervento dunque che si inserisce nel solco tracciato da Obama nella lotta ai cambiamenti climatici, fatto da una parte da grandi e coraggiosi slanci contro le fonti fossili (è il caso del recente Clean power plan), e dall’altra nell’inseguimento dell’indipendenza energetica, anche sfruttando a fondo gli idrocarburi nella disponibilità degli Stati uniti: è sempre Obama, infatti, che ha dato il via libera alle trivellazioni offshore della Shell, e proprio nei mari dell’Artico.

«Il Presidente Obama reclama un’azione significativa per il clima, e ci auguriamo – osserva infatti Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del Wwf Italia – che questo diventi una priorità assoluta della sua Amministrazione e di tutti i Governi del mondo, con massima coerenza Costruire delle comunità ‘resilienti’, ovvero, capaci di reagire agli effetti del cambiamento climatico fondate su energie pulite e nuovi posti di lavoro , proteggere la natura e i paesaggi, salvaguardare la cultura e la prosperità delle comunità artiche sono i pilastri fondamentali per dare un futuro all’Artico. Le trasformazioni che stanno avvenendo nelle regioni artiche a partire dagli anni ’60, con il drammatico aumento delle emissioni di COa livello globale, hanno un’influenza sul clima di tutto il Pianeta, in un vortice di meccanismi di feedback positivi che accelerano la fusione dei ghiacci e del permafrost, liberando nuove riserve di carbonio sotto forma sia di metano che di CO2. Vedere in tutto questo solo un’occasione per trivellare e liberare nuove riserve fossili sarebbe folle, gli interessi di una visione corta  hanno portato tutti noi a questa situazione: occorre dire basta, raccogliendo anche l’invito di Papa Francesco, che proprio oggi ha indetto una Giornata di Preghiera per la Salvaguardia del Creato, e che nella sua Enciclica Laudato si’ ha richiamato a fare della salvaguardia della casa comune una priorità che superi di gran lunga gli appetiti individuali».

Il Wwf sottolinea che «gli Stati hanno chiesto maggiori ricerche sugli impatti del cambiamento climatico in Artico e maggiori investimenti nelle soluzioni “low carbon” per migliorare le condizioni di vita e promuovere la crescita economica sostenibile delle comunità artiche». La dichiarazione è stata sottoscritta  anche dagli Stati che siedono nell’Arctic Council come osservatori, compresa l’Italia. Il Wwf ha dunque chiesto anche «altre misure per contenere i cambiamenti climatici e promuovere la resilienza in un Artico che sta rapidamente cambiando volto per effetto dei cambiamenti climatici».

In particolare Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia e membro storico del think tank di greenreport, ha sottolineato che «la situazione in Artico sta rapidamente precipitando Il National Snow and Ice Center ha segnalato che quest’anno, 2015, a  marzo la massima estensione della superficie marina ghiacciata invernale (che  rappresenta il periodo nel quale tale estensione si amplia e si rafforza) è stata di 14.280 milioni di km quadrati, la più bassa delle massime estensioni invernali di tale superficie da quando esistono le registrazioni satellitari dal 1979. Nel 2012 è stata registrata la massima riduzione della superficie della banchisa estiva artica. Obama ha parlato dall’Alaska, una regione dove gli effetti dell’impatto del cambiamento climatico sono molto eclatanti A maggio la temperatura di molte città in Alaska superava i 30°C ed era superiore persino a quelle presenti in alcune  città del Texas. Per tutta l’estate la regione è stata funestata da incendi. La fusione dei ghiacci ha portato allo stremo molte specie animali, con fenomeni particolari come alcuni  affollamenti di massa di  migliaia di trichechi sulle coste che è diventato una metafora di quello che potrebbe succedere a molte specie, inclusa la nostra. Occorre  agire urgentemente per minimizzare gli effetti delle altre minacce per la natura e le popolazioni locali nelle regioni.  E’ necessario esercitare un controllo nel settore dei trasporti navali (per esempio bandendo l’uso dei combustibili più inquinanti) e promuovere lo sviluppo sostenibile  con la salvaguardia del delicato equilibrio della regione».

 
 
 

Siria, parte l’intervento militare della Russia contro l’Isis

Post n°1580 pubblicato il 04 Settembre 2015 da antonello.mureddu

Mosca invia aerei da guerra e un contingente per combattere le milizie islamiste

[1 settembre 2015]

putin russia guerra siria isis pace

Vladimir Putin ha rotto gli indugi e, dopo aver criticato la debolezza dell’intervento della Coalizione occidentale e araba contro lo Stato Islamico/Daesh, ha inviato aerei da guerra e un contingente militare in Siria.

La notizia è stata data da fonti diplomatiche russe che confermano anche che gli aerei avranno sede permanente in una base nei dintorni della capitale siriana Damasco, quasi circondata e in parte occupata da milizie islamiste finanziate da Arabia Saudita e Qatar e armate anche dagli occidentali e dai turchi..

Così la Russia, che fino ad ora si era limitata a sostenere ed armare il regime nazional-socialista del presidente siriano Bashir al Assad, entra mani e piedi nel conflitto siriano a fianco delle milizie sciite libanesi di Hezbollah e dei “volontari” iraniani che hanno evitato la sconfitta militare del regime che avrebbe consegnato la Siria alle milizie islamiche e al Daesh.

La radio internazionale iraniana Irib dice che «L’obbiettivo degli aerei russi e del contingente militare dovrebbe essere offensivo e avere come target non solo l’Isis ma tutti coloro che combattono contro il governo siriano. Dai prossimi giorni migliaia di militari russi atterreranno in Siria anche se ancora non è chiaro se tra di loro ci saranno unità combattenti o solamente personale addetto alla base aerea».

Per ora la Casa Bianca tace e sembra essere stata colta di sorpresa dalla mossa russa. A chi profetizzava un disimpegno iraniano dalla Siria oggi Irib risponde: «Il coordinamento tra la Russia e l’Iran in Medio Oriente è chiarissimo ma Obama resta in assoluto silenzio, ennesima dimostrazione della ridicola politica estera americana».

La verità è che, dopo l’intervento della coalizione occidentale-araba per fermare l’avanzata del Daesh in Iraq e la guerra scatenata dalla Turchia contro i kurdi del PKK e del Rojava siriano con la scusa di attaccare lo Stato Islamico, nessuno ha i titoli per dire a Mosca che non può intervenire in Siria, Stato sovrano, suo alleato e riconosciuto dall’Onu, per contrastare l’attacco delle milizie islamiste al regime.

 
 
 

Il Qatar arma le milizie islamiche in Libia? Se Doha conta più di Roma

Post n°1579 pubblicato il 04 Settembre 2015 da antonello.mureddu

Le bande islamiste controllano anche il traffico di carne umana

[16 settembre 2014]

Libia Doha Roma

Mentre i migranti cercano di abbandonare con ogni mezzo la Libia in fiamme e annegano – o vengono fatti annegare a centinaia dai trafficanti di carne che li sfruttano con il beneplacito delle bande armate –  il primo ministro libico Abdallah al-Thinni ha accusato un fedele amico dell’Occidente, il Qatar che si prepara a ospitare i campionati mondiali di calcio, di fornire grosse quantità di armi agli islamisti. A quanto scrive il giornale russo  Kommersant, che riprende fonti libiche, secondo le autorità locali gli islamisti libici avrebbero recentemente ricevuto da Doha tre aerei carichi di armi.

La cosa non piacerà affatto ad Arabia Saudita e Egitto, che invece osteggiano (e probabilmente bombardano con aerei privi di contrassegni) le milizie islamiche salafite troppo vicine agli odiati Fratelli Musulmani.

Il Qatar, che pure ha aderito alla coalizione contro lo Stato Islamico voluta da Barack finanziamenti ed armi a quelli che ora vengono definiti “terroristi pericolosi”.

Ora quei terroristi hanno instaurato il regno del terrore in Siria e in Iraq e spadroneggiano in Libia, rappresentando un pericolo per la Tunisia e la Libia ma anche per le stesse monarchie assolute del Golfo.

Il premier libico al-Thinni ha detto: «Mettiamo in guardia il Qatar contro ogni ingerenza negli affari interni del nostro Paese», ma la minaccia si ferma alla possibilità di rompere e relazioni diplomatiche con Doha che non ha certo paura dello Stato fantasma che è diventato la Libia dopo lo sciagurato intervento della Nato e delle monarchie sunnite che ha provocato la caduta della dittatura di Gheddafi e scatenato il caos tribale e confessionale.

Secondo il premier libico, «l’obiettivo finale dei terroristi è dare il controllo totale del Paese ai Fratelli Musulmani, con il sostegno di  Doha».

Mentre scriviamo la dinastia reale del Qatar non ha ancora reagito alle accuse libiche che hanno l’evidente intento di coinvolgere ancora di più egiziani e sauditi nella guerra civile libica, ma è chiaro che i rapporti di Doha con Riyadh e le altre monarchie del Golfo sono sempre più tesi. Già a marzo Arabia Sa udita, Emirati arabi uniti e Bahrein avevano richiamato i loro ambasciatori in Qatar annunciando un boicottaggio perché Doha aveva sostenuto organizzazioni islamiste come i Fratelli Muslmani e lo Stato Islamico, o Daesh, come lo chiamano gli arabi e gli iraniani.

Riyadh, che pure ha generosamente armato e finanziato le milizie islamiche siriane anti-Assad ed anti-Gheddafi vicine ad Al Qaeda, ha fino ad agosto  teorizzato  l’isolamento del Qatar, ma a fine agosto, mentre i tagliagole del Daesh conquistavano mezzo Iraq,  tre principi sauditi si sono recati in “visita fraterna” a Doha  e subito dopo  si è tenuta una riunione del Consiglio di cooperazione del Golfo che ha definitivamente scartato la proposta di escludere il Qatar. Ora, mentre gli ambasciatori si preparavano a tornare a Doha, arrivano le accuse dalla Libia.

L’Arabia Saudita e gli occidentali non vogliono certo sacrificare sull’altare di un Paese ormai disintegrato il rapporto con una ricca potenza  petrolifera che è anche una potenza mediatica (con Al Jazeera) e finanziaria e che può servire a far pressione sugli islamisti che finanzia. Inoltre Washington e i Paesi europei hanno bisogno almeno di un’unità di facciata delle monarchie del Golfo per combattere lo Stato Islamico e soprattutto hanno bisogno che le rotte del petrolio e del gas non subiscano altri scossoni mentre si stanno chiudendo i rubinetti in Libia, Russia e nel nord dell’Iraq, una fiammata dei prezzi sarebbe letale per la debole ripresa economica Usa e sprofonderebbe ancora di più nella crisi diversi Paesi europei, Italia compresa.

Il Qatar sembra aver abbandonato i suoi vecchi amici del Daesh e il 14 settembre aveva annunciato l’espulsione dei leader dei Fratelli Musulmani in esilio in Qatar dopo il colpo di Stato in Egitto. Ma le notizie che arrivano da Tripoli potrebbero irritare i sauditi che stanno investendo miliardi di dollari per combattere gli islamisti libici e del Daesh che avevano contribuito ad armare. Ora l’Arabia Saudita ha messo a disposizione il suo territorio per addestrare le milizie della “opposizione siriana moderata”, che ormai comprende tutto quello che è fuori dalle n bande dello Stato Islamico e che combatte contro l’esercito siriano.

È più che un’ipotesi, nell’ambito internazionale, che ci siano Ryadh e Il Cairo dietro gli attacchi aerei di agosto contro gli islamisti libici, e in questa situazione sarà difficile che Qatar e Arabia Saudita trovino un compromesso anche per la Libia. Doha non rinuncerà del tutto a finanziare le bande islamiche e tutto sommato all’Occidente che è alle prese con la minaccia dello Stato Islamico non dispiace tenere sulla corda le monarchie sunnite del golfo che hanno giocato a fare le superpotenze regionali, approfittando della pasticciata geopolitica euro-atlantica in Iraq, Siria e Libia.

Intanto il premier libico al-Theni ha escluso qualsiasi negoziato proprio con uno dei gruppi islamisti armati che d sarebbero finanziati dal Qatar, Fajr Libya (“Alba della Libia”) ed ha annunciato che il suo governo (ce n’è anche un altro proclamato dagli islamisti) ’ lancerà nuove offensive per eradicare Fajr Libya. In un’intervista a Sky News Arabia, al-Theni ha detto: «Non negoziamo con i terroristi. Dobbiamo difendere la scelata del popolo libico», cioè quella delle ultime elezioni che hanno visto una scarsissima partecipazione e che non sono state tenute in diverse aree in mano alle mnilizie tribali e/o islamiche. Al-Theni, ha accusato gli islamisti, che sembrano gestire anche parte del traffico dei migranti, di «Crimini contro l’umanità».

Fajr Libya controlla una gran parte di Tripoli e sta avanzando su Wershfana, dove però sta incontrando una forte resistenza. Gli islamisti sembrano in grado di vincere militarmente sul campo ma al-Teheni ha affermato, contro tutte le evidenze, che dispone di «Un piano per eliminare tutte le formazioni armate da Tripoli entro due settimane».

In tutto questo non si capisce quale sia la politica del nostro Paese verso la nostra ex colonia, visto che dopo l’intervento militare della Nato – al quale abbiamo partecipato – siamo quelli che stanno pagando di più quell’avventura: dalla Libia arrivano meno petrolio e gas, ma in compenso giungono decine di migliaia di profughi in fuga da quel Medio Oriente che abbiamo incendiato con le guerre dei “volenterosi”, per esportare una democrazia mai arrivata. Mentre davanti alle nostre coste, come una maledizione, dalle ceneri del nostro ex caro amico Gheddafi, sta nascendo un nuovo Califfato islamico, dove il Qatar conta più di Roma.

 
 
 

La tragica farsa (che puzza di petrolio) della Libia liberata

Post n°1578 pubblicato il 04 Settembre 2015 da antonello.mureddu

La storia della fuga della petroliera egiziana/nordcoreana e degli israeliani/africani che volevano comprare il greggio

La tragica farsa (che puzza di petrolio) della Libia liberata

Ora gli eroi della Cirenaica vogliono l’indipendenza e l'oro nero

Libia caos 2

Il rapimento del tecnico italiano, Gianluca Salviato a Tobruk in Cirenaica, è solo un episodio di quel che sta accadendo, lontano dai riflettori in questo momento puntati sulla Crimea e sull’Ucraina, nella Libia “liberata”. L’ex colonia italiana dove si sta assistendo all’ennesimo fallimento di una guerra occidentale che, se non fosse tragicamente pericoloso, sarebbe farsesco.

Dal 22 marzo ad Ajdabiya, nella Libia orientale, è in corso una battaglia tra le forze pro-governative e gli indipendentisti della Cirenaica che bloccano da 8 mesi la produzione di petrolio. La cosa  a prima vista sembrerebbe molto strana perché è dalla Cirenaica che è partita la rivolta, armata da Qatar ed Arabia Saudita ed assistita dai caccia della Nato ed italiani, che ha rovesciato il regime di Muammar Gheddafi.

Insomma, quelli che sono asserragliati ad Ajdabiya, che bloccano i terminal petroliferi  e che sparano sulle truppe del governo di tripoli sono gli stessi “eroi” acclamati dalle cancellerie delle democrazie occidentali e dalle corti delle monarchie assolute arabe che quel governo hanno contribuito a portarlo al potere armi alla mano, sono gli stessi che per primi hanno sventolato il risorto tricolore libico con la mezzaluna, sono gli stessi che accolsero l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy in un tripudio di bandiere dei Paesi della Nato.

Ora quelle milizie sono al comando di Ibrahim Jadhran, un ex capo delle guardie private che controllavano le installazioni petrolifere e che chiede un’inchiesta sulle frodi petrolifere che avrebbe messo in piedi la nuova leadership libica ed una migliore ripartizione delle entrate petrolifere a favore di una Cirenaica semi-indipendente che dovrebbe diventare uno Stato islamico indipendente. A sferrare l’attacco contro gli ex alleati anti-Gheddafi è la brigata Ali-Hussein-Jaber, composta da militanti islamisti, una di quelle che hanno più combattuto contro i soldati ed i mercenari di Gheddafi ed ora fedele al governo di tripoli.

E’ un’altra guerra del petrolio per procura che rende visibile ancora di più lo spappolamento del fronte rivoluzionario dopo che il 10 novembre 2013, proprio  Tobrouk, l’autoproclamato governo della Cirenaica aveva annunciato la creazione di una sua compagnia petrolifera, con l’obiettivo di vendere da solo il greggio.

Questa iniziativa del governo irredentista ha causato il calo di 250.000 barili al giorno nelle esportazioni di petrolio libico, che nell’estate del 2013 erano ritornate a 1,5 milioni di barili al giorno.

Secondo quanto scriveva solo pochi giorni fa l’analista svizzero Olivier Jakob, direttore della rivista Pétromatrix, la Cirenaica non sarebbe stata in grado di commercializzare da sola il suo petrolio presso clienti europei e che «Questo annuncio è prima di tutto una sfida in più lanciata alle autorità di Tripoli». Invece la situazione sembra essere precipitata dopo che i ribelli che controllano i pozzi ed i terminal petroliferi della Cirenaica l’11 marzo sono riusciti a caricare di greggio ed a far passare sotto il naso delle forze lealiste libiche (finanziate ed equipaggiate anche dall’Italia) la Morning Glory, una petroliera egiziana battente bandiera nordcoreana con 234.000 barili di petrolio nelle stive, per un valore più o meno di 35 milioni di dollari.

La petroliera è stata bloccata dalle navi della Marina Usa che pattugliano il Mediterraneo al largo delle Coste cipriote e restituita al governo di Tripoli che prima ha dato un ultimatum agli ex alleati autonomisti e poi ha avviato l’offensiva militare.  A preoccupare gli occidentali è il fatto che se il governo islamista della Cirenaica prova a spedire una petroliera a zonzo per il Mediterraneo vuol dire che ha già dei compratori pronti ad acquistarlo. E’ stato infatti il presidente Barack Obama in persona a dare l’Ok all’abbordaggio della Morning Glory  da parte dei suoi Navy Seals.

Prima della cattura della petroliera egiziana/nordcoreana le autorità cipriote avevano arrestato tre uomini provenienti da Israele con un  jet privato, sospettati di aver negoziato l’acquisto del carico di petrolio  dei ribelli salafiti/indipendentisti libici. Poi i tre misteriosi individui sono stati liberati ed hanno potuto lasciare Cipro senza problemi. Due di loro si sono dichiarati israeliani ed il terzo senegalese, ma erano in possesso di una decina di passaporti di diversi Paesi e di due passaporti diplomatici africani.  I 21 membri dell’equipaggio della Morning Glory lavorano per una compagnia egiziana. Il governo della Repubblica popolare democratica di Corea dice di non entrarci niente con questa storia e non si conosce il proprietario del greggio, quel che si sa è che la  Morning Glory  aveva cambiato nome e bandiera n meno di un mese fa.

La marina libica aveva inviato delle navi da guerra ad Al-Sedra, il porto della Cirenaica in mano ai ribelli,  per bloccare la nave egiziana/nordcorea  che è comunque riuscita a prendere il largo e per il governo libico e per le forze occidentali che lo hanno portato al potere è uno smacco che una milizia armata da qatariani e sauditi sia riuscita per la prima volta a far uscire dal Paese una petroliera araba battente bandiera nordcoreana e che al suo carico siano interessati misteriosi (e a quanto pare intoccabili) trafficanti israeliani.

Il premier autoproaclamato della Cirenaica, che assicura di poter contare su 10.000 uomini armati,  aveva avvertito che  un intervento contro la Morning Glory «Sarebbe una dichiarazione di guerra».  Ed infatti la guerra è scoppiata tra i ribelli che ora vogliono una Cirenaica indipendente e le forze che si unirono a loro per mettere fine al regime di Gheddafi e realizzare la nuova Libia che è rimasta nei sogni di Obama, Serkozy e La Russa. I combattenti indipendentisti/salafiti, che ormai hanno sostituito la vecchia bandiera libica – che proprio loro tirarono fuori dai cassetti della storia – con le nere bandiere della Jihad islamica,  bloccano almeno tre porti petroliferi e ricattano Tripoli e Roma, che tace o preferisce parlare di Crimea mentre nella sua ex colonia sui rapiscono italiani.

Intanto il leader dei ribelli avverte libici e americani che la cattura della Morning Glory non li spaventa: «Abbiamo iniziato ad esportare petrolio e questo carico è solo la nostra prima fornitura».

 
 
 

Libia nel caos: unica certezza è il fallimento della guerra di liberazione Nato

Post n°1577 pubblicato il 04 Settembre 2015 da antonello.mureddu

Colpo Libia 1

Potrebbe essere durata pochissimo, anzi potrebbe non essere mai cominciata, la democrazia che credevamo di aver importato in Libia con i cacciabombardieri Nato (e italiani) e le armi delle monarchie assolute del Golfo. Stanotte il colonnello Mukhtar Fernana, a capo della polizia libica ha ordinato lo scioglimento del Parlamento ad interim, il Congresso Nazionale Generale, e di espellere i “terroristi” dalla capitale Tripoli. «Noi, membri dell’esercito e rivoluzionari annunciamo la sospensione del Cng»  ha detto Fernana, spiegando che  i capi dell’esercito libico hanno deciso che un’Assemblea costituzionale debba assumere i poteri del  Parlamento. Nel pomeriggio di domenica un gruppo armato guidato dal generale in pensione Khalifa Haftar aveva dato l’assalto al parlamento libico per interrompere una seduta. Poi ci sono stati scontri a fuoco  sia accanto al palazzo del Parlamento che sulla strada che porta all’aeroporto internazionale di Tripoli, con almeno due morti e più di 60 feriti.

Fernana ha detto che l’attacco al parlamento non è stato un colpo di stato, ma «Un modo corretto di seguire lo spirito rivoluzionario. Annunciamo a tutti che il Paese non può essere un focolaio o un incubatore per il terrorismo». Parole che riecheggiano, quelle di Fernana, con il suo auto-proclamato  “Esercito nazionale”, che il 16 maggio ha lanciato un’offensiva contro Bengasi, la seconda città della Libia e culla della rivoluzione “democratica” finanziata ed armata da occidentali, sauditi e qatariani, per bonificarla dai ” terroristi” che hanno contribuito a far cadere il regime di Muammar Gheddafi. Il governo ad interim della Libia ha definito l’azione di Haftar come un  «Colpo di stato», ma è chiaro che la Libia, comunque vada il golpe, è nel caos e che si tratta dell’ennesimo e clamoroso fallimento di una politica occidentale che, con la scusa di esportare la democrazia, vuole mettere le mani su petrolio e gas e che invece finisce per creare caos e consegnare le risorse energetiche in mano a  bande armate tribali e religiose che niente hanno a che vedere con la democrazia.

Il ministro della giustizia libico Salah Al-Marghani ha detto che gli scontri armati a Tripoli «Non hanno alcun collegamento reale», con l’offensiva lanciata da  Haftar contro gli islamisti di Bengasi, ma è evidente che é un governo che non riesce ad impedire una vera e propria guerra che non ha nessun controllo reale della situazione e che il nuovo premier Ahmed Miitig, considerato vicino ai partiti integralisti musulmani, non ha alcun reale potere per impedire che il caos aumenti. L’assurdità della situazione è riassumibile con l’istituzione di una no-fly zone su Bengasi, come ai bei tempi dei bombardamenti Nato contro Gheddafi, per tentare di porre fine all’assalto dell’esercito di Khalifa Haftar alla città,  dove le vittime si contano già a decine ed i feriti a centinaia.

I miliziani di Haftar hanno bombardato le basi dei militanti islamisti di Ansar Al-Sharia e della Brigata  17 febbraio con aerei ed elicotteri che evidentemente provengono dalle caserme libiche, però l’esercito e l’aviazione negano qualsiasi coinvolgimento, o almeno lo negavano fino al tentato colpo di Stato di stanotte.

Il 17 maggio le milizie di Haftar si sono in gran parte ritirate da Bengasi, probabilmente su richiesta dei militari che si apprestavano ad occupare il parlamento di Tripoli, ma circondano ancora la città ed hanno chiesto agli abitanti di evacuare il sud di Bengasi perché si apprestano a bombardare con gli arerei alcuni obiettivi mirati delle milizie integraliste.

La confusione nella nostra ex colonia è totale: il Capo di Stato maggiore libico, Abdessalem Jadallah al-Salihin, ha annunciato che l’esercito «Si oppone ad ogni  gruppo armato che cerca di controllare Bengasi con la forza armata», ma gli scontri tra le varie fazioni libiche sono ormai i più violenti dalla caduta di Gheddafi e il golpe e la guerra scatenata da Haftar potrebbero essere sostenuti sia da alcuni potenti capi tribù che dai separatisti dell’est della Libia che si sono visti spodestati dalle milizie integraliste islamiche jiadiste e con collegamenti con Al Qaeda.

Non c’è che dire, la guerra contro Gheddafi ha dato proprio dei buoni risultati… e la democrazia che dovevamo portare alla Libia si è trasformata in un incubo sanguinario, con tanti piccoli Gheddafi che si combattono per mettere le mani sul petrolio e il gas da rivedere ai “liberatori” occidentali, a cominciare dall’Italia.

 
 
 

Libia, o del nuovo Vietnam arabo nel Mediterraneo

Post n°1576 pubblicato il 04 Settembre 2015 da antonello.mureddu
 

I postumi del neocolonialismo

Libia, o del nuovo Vietnam arabo nel Mediterraneo

Liberi tutti: dal Paese scappano anche americani e francesi

[28 luglio 2014]

medioriente libia

Dopo la chiusura dell’ambasciata americana in Libia e la fuga di tutto il personale da Tripoli in Tunisia, in una scena che sa molto di Vietnam mediterraneo, anche l’altra protagonista della “liberazione” della Libia dal regime di Muammar Gheddafi, la Francia, ieri ha chiesto ai suoi residenti di abbandonare il Paese nordafricano, seguita o preceduta alla chetichella dai Paesi della “coalizione dei volenterosi” che bombardò Tripoli e annientò le truppe fedeli a Gheddafi, aprendo la strada alle milizie, armate dall’Occidente e dal Qatar e dall’Arabia Saudita, che ora stanno sprofondando la nostra ex colonia nel caos più sanguinoso, in una rete inestricabile di conflitti tribali e fondamentalisti che ha annientato l’esistenza stessa della Libia come Stato e seccato i rifornimenti petroliferi e gasieri per i quali anche il nostro Paese, con in testa il tragicomico ministro della guerra La Russa, aveva accettato di partecipare alla cacciata dell’amico e alleato Gheddafi, fresco reduce al baciamano di Berlusconi e dagli attendamenti beduini romani.

Le nuove e frettolose elezioni, che nell’intenzione degli occidentali avrebbero dovuto almeno consentire una tregua nei combattimenti tra golpisti filo-occidentali-ex-Gheddafiani e milizie integraliste islamiche e indipendentisti della Cirenaica, hanno invece fatto da detonatore della santabarbara piena di armi e odio, avidità e petrolio nella quale l’intervento occidentale ha trasformato la Libia.

Dal 13 luglio i combattimenti tra le milizie rivali per il controllo dell’aeroporto di Tripoli hanno fatto almeno 100 morti, e a Bengasi nelle ultime ore sono più di 40 le vittime nella guerra tra soldati e miliziani “laici” e i gruppi islamisti. Ieri, dopo due settimane di scontri, le milizie rivali, delle quali è praticamente impossibile capire l’appartenenza “ideologica”, si combattevano ancora per il possesso dei quartieri a  sud della capitale della Libia. I pozzi di petrolio e di gas sono ormai da tempo in mano a milizie tribali che trattano direttamente con le compagnie petrolifere.

La fuga del personale dell’ambasciata americana sembra essere stato il segnale del liberi tutti: il ministro degli Esteri tedesco ha detto che «la situazione è estremamente imprevedibile e incerta». Da par suo la Gran Bretagna ha chiesto a tutti i suoi cittadini di «partire  subito con mezzi privati», sconsigliando a chiunque di andare in Libia; Italia, Olanda, Belgio, Turchia, Spagna, Malta hanno fatto altrettanto. La Libia è quindi stata di fatto abbandonata dai “liberatori” del 2011 nelle mani delle milizie che fronteggiano un governo debolissimo fino all’inesistenza, che praticamente non controlla più nessuna area del Paese.

E’ la replica dello scenario afghano e irakeno, che si diceva di voler evitare assolutamente e che invece è esattamente quello che hanno prodotto i maldestri, costosi e sanguinosi interventi occidentali per esportare la democrazia.

Gli occidentali non sono non sembrano aver imparato nulla, ma riproducono schizofrenicamente lo stesso perverso meccanismo sperimentato per la prima volta in Afghanistan e poi in Iraq e Siria: proclamata necessità di abbattere regimi “laici” (il governo comunista afghano) o nemici o improvvisamente diventati tali (Saddam Hussei o Bashir al Assad); armi, addestramento e finanziamenti alle milizie islamiche prima antisovietiche e poi nemiche dei regimi nazional-socialisti; abbattimento con interventi diretti o pilotati delle dittature; tentativo di eleggere governi democratici con elezioni addomesticate o caotiche; ribellione delle milizie islamiche che attaccano sia i nuovi regimi che gli occidentali che le hanno armate; abbandono del Paese “conquistato” da parte delle truppe occidentali; aumento del caos e conquista di ampi territori da parte degli estremisti islamici;  Stati “liberati” che si trasformano in entità fantasma, frantumati in entità tribali, etniche e religiose. La tragica ricetta è completa.

Visto che la cosa si ripete da anni sempre uguale, sembra quasi una studiata strategia del caos per trasformare il Medio Oriente in una terra di nessuno dove è possibile scatenare impunemente guerre come quella che sta seminando Gaza di bambini e donne morti tra le macerie delle case bombardate. Ma molto più probabilmente si tratta della completa incapacità delle cancellerie occidentali di sapersi ormai rapportare al mondo arabo e islamico se non con il linguaggio della forza, pensando che il caos e il sangue siano endemici in Paesi non riconducibili alla “ragione”. Un regalo ideologico immenso all’islamismo radicale, una sconfitta politica e militare che l’Italia sta pagando con la fuga biblica dei poveri cristi che provano a lasciarsi alle spalle guerre che abbiamo contribuito a scatenare e che approdano (quando ce la fanno) sulle nostre coste come migranti.

E’ la stessa politica che la nostra ministra degli Esteri, candidata non molto gradita a ricoprire il ruolo di alto rappresentante della politica estera dell’Ue, dice che è il faro del governo Renzi, e che non ha alternativa.

Mentre la Libia, la Siria, l’Iraq e Gaza bruciano la imperterrita politica estera italiana è quella della fuga e della negazione delle nostre enormi responsabilità, dell’essersi trasformato da Paese che aveva una precisa politica mediorientale nell’esecutore dei maldestri ordini di Washington, Londra e Parigi, che anno fatto terra bruciata dei movimenti democratici e progressisti del mondo arabo.

Siamo riusciti a far rimpiangere alla Libia e al mondo un folle aguzzino come Gheddafi, mentre le fiamme delle guerre civili libiche lambiscono le nostre coste con i profughi gestiti dai mercanti di carne umana che sono protetti dalle milizie che abbiamo armato, la nostra ex colonia e il Medio Oriente sono il campo di battaglia per l’estremismo islamista che volevamo annientare, e la democrazia che volevamo esportare è la sanguinosa maschera di un fallimento che la storia giudicherà con severità, come un nuovo vergognoso Vietnam della furbizia neocolonialista occidentale.

Solo che dall’altra parte non ci sono i comunisti, sconfitti o convertiti al turboliberismo, ma i califfati senza misericordia e le nere bandiere della jihad armata internazionale.

 
 
 

Profughi: la crisi si risolve fermando le guerre

Post n°1575 pubblicato il 04 Settembre 2015 da antonello.mureddu
 

Denunciando la gravità della crisi non parla mai delle sue origini: colonialismo europeo e interventi militari

Profughi: la crisi si risolve fermando le guerre

Il Capo di Stato maggiore Usa: «I profughi problema enorme per i prossimi 20 anni»

[4 settembre 2015]

previsioni

Mentre la Commissione europea sta lavorando a un nuovo piano – scritto sotto dettatura di Merkel e Hollande – per redistribuire 160.000 profughi arrivati in Italia, Grecia e Ungheria, mentre il governo neofascista ungherese stende inutili barriere di filo spinato e dirotta i treni dei migranti, mentre l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, esorta l’Ue a mettere in atto un “programma di ricollocazione di massa” per  circa 200.000 rifugiati, vengono a mente le parole di Zygmunt Bauman: «Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire».

E’ quello che sembra pensare anche il generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore delle forze armate Usa, che in un’intervista ad Abc News  ha definito «un problema enorme» la migrazione verso l’Europa dalla Siria e dal Nord Africa, e ha detto che i militari Usa e la Nato sono sempre più consapevoli «che questa è una vera e propria crisi».

Anzi, per Dempsey la questione dei migranti è «la questione più importante» che i capi militari Usa e Nato discutono da mesi nelle loro riunioni periodiche: «Gli europei del sud sentono di non avere abbastanza sostegno per questa sfida, i leader dell’Europa centrale e settentrionale si comportano come se si trattasse di un problema che deve essere affrontato a sud. Anche se credo che ci stia cominciando a essere un po’ di consapevolezza che questa è una vera crisi».

Dempsey ha detto che la questione dei migranti in fuga dalla violenza in Siria e in Nord Africa è «una cosa che mi preoccupa» e ha aggiunto che una delle cose che è cambiata da quando presiede il Joint Chiefs of Staff «è l’importanza del problema di questi rifugiati e sfollati interni, è un problema enorme». Dempsey forse si può permettere questa velata autocritica perché il suo mandato scade il primo ottobre, quando il suo posto verrà preso dal generale della Marina Dunford, ma denunciando la gravità della crisi non parla mai delle sue origini: il colonialismo europeo in Medio Oriente e dopo gli interventi statunitensi con le coalizioni di volenterosi o la Nato (Iraq, Somalia, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen…), che prima hanno tracciato sulla sabbia una mappa del Medio Oriente che rispondeva alle zone di influenza occidentali e poi hanno avviato guerre petrolifere per assicurarsi le risorse energetiche e abbattere dittatori che da amici erano improvvisamente diventati scomodi.

Anche il commento di Dempsey sul piccolo kurdo di tre anni annegato sulle coste turche è segnato da un velo di ipocrisia e di dimenticanza. Secondo il generale Usa, quelle foto potrebbero avere «un effetto simile a quella del 1995 del mortale attacco con i mortai alla piazza del mercato di Sarajevo, che spinse verso l’intervento della Nato in Bosnia. Ricordo che il mondo si fermò e guardò a Sarajevo. Oggi, mentre stiamo seduti qui, ci sono 60 milioni di rifugiati nel mondo, 42.000 famiglie al giorno secondo le Nazioni Unite». Ma quel bambino morto che ha commosso il mondo è frutto della sporca guerra avviata dall’Occidente e dalle monarchie del Golfo in Siria, che ha trasformato la protesta democratica contro la dittatura di Bashir al Assad in una guerra settaria, che ha fatto nascere lo Stato Islamico Daesh. Quel bambino che ha conosciuto solo guerra e che aveva visto per la prima volta il mare nel quale è annegato veniva da Kobane, la città martire del Rojava, dove le milizie progressiste turche – le stesse che in queste ore subiscono i bombardamenti di un Paese Nato, la Turchia – hanno sconfitto le milizie islamo-fasciste del Daesh. E’ in questa serie infinita di ingiustizie, di scelte geopolitiche crudeli, di oppressione dei diritti del popolo kurdo, delle furbizie francesi, britanniche e italiane in Libia, dell’appoggio ai dittatori amici come quello che ha trasformato l’Eritrea in una prigione e in una camera di tortura, che nascono i 60 milioni di rifugiati che, come dice Dempsey sono «un problema che i leader futuri dovranno affrontare per decenni», organizzando risorse ad un livello sostenibile per affrontare questo sconvolgimento planetario «per almeno 20 anni».

Ma Dempsey e i vertici della Nato e le cancellerie occidentali per risolvere il problema dei profughi farebbero bene a dare retta a un altro bambino, a quel profugo siriano triste e fiero allo stesso tempo che – ripreso da Al Jazeera mentre rispondeva a un poliziotto ungherese – ha detto una verità che in troppi non dicono, che in troppi fanno finta di scordarsi: «La polizia non ama i siriani in Serbia, in Macedonia, in Ungheria o in Grecia. Fermate la guerra e non verremo in Europa. La Siria ha bisogno di aiuto».

Appunto, le guerre, come insegna anche la tragedia del sanguinoso smembramento della Yugoslavia, bisogna impedirle, non farle. E per questo ci vogliono politici che amino i loro popoli, non demagoghi xenofobi o generali pentiti per guerre volute da politici che credono che gli uomini, le donne e i bambini del mondo siano pedine su una scacchiera geopolitica, innumerevoli pedoni da sacrificare nella partita per le risorse e il dominio, scarti da lasciare annegare nelle onde dell’Egeo o del Canale di Sicilia.

 
 
 

Implorazione a Sua Santità Papa Francesco di guidarci nella lotta al signoraggio

Post n°1574 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

papa-francesco-manifestazione-signoraggio

La imploriamo, Santità, di guidarci, il 6.7.2015, quando, in delegazione, presenteremo al Procuratore di Roma, Dr Pignatone, la denunzia che segue contro il signoraggio affinché anche la giustizia possa dar seguito alle Sue illuminate parole. Ci prostriamo ai Suoi piedi per invocare il Suo aiuto in nome della pochezza di tutti noi che non sappiamo più come far seccare questa radice di ogni male che è il signoraggio.

Associazione
FermiamoLeBanche&LaCatastrofe
Alfonso Luigi Marra


 

Procura della Repubblica di Roma

I signori … (tutti i denunzianti), rappresentati e difesi dagli avvocati … (tutti gli avvocati), i quali ultimi agiscono anche in proprio, espongono e denunziano quanto segue chiedendo la confisca delle quote di proprietà privata della Banca d’Italia al fine dell’abolizione del signoraggio bancario, nonché la punizione dei rei anche dell’enorme falso in bilancio ed evasione fiscale configurati dall’iscrizione al passivo del denaro prodotto dal nulla.

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Premessa circa la natura porcina..
Detto che la (tristemente) famosa sentenza delle Sezioni Unite n. 16751/2006 (arduamente destinata ad incrementare la già non si sa quanto splendida fama della Cassazione) verteva su altra fattispecie, peraltro civilistica e malamente instaurata, il suo assunto di fondo, cioè la mancanza di giurisdizione, è ben più che inaccettabile, perché le modalità di produzione del denaro e le forme della sua iscrizione in bilancio da parte della Banca d’Italia (BI) e della BCE non sono previste da altre norme che quelle che le inquadrano come crimini. Crimini sui quali, si osa sperare, le Procure abbiano giurisdizione anche quando non siano bagatellari, quali quelli di ‘Roma ladrona’. Otto anni e mezzo sono infatti trascorsi dal documento che segue, e cinque dall’inizio delle pur chiare, mentovate e reiterate rappresentazioni videali in molte lingue alle quali si è stati costretti per rendere noto il signoraggio alla nazione ed al mondo; sicché tanta inerzia giudiziaria sconcerta, specie poi di fronte alla veemenza talora selvaggia con la quale i reati economici, finanziari, fiscali, vengono aggrediti quando si tratti di cittadini comuni. Quasi che – come nell’anatomia porcina – l’arco di rotazione verso l’alto del collo e degli occhi della giustizia sia bloccato nel punto dal quale in poi vedrebbe crimini troppo grandi. Un blocco così inverecondo che il disagio l’ha tuttavia indotta a forzare le vertebre e i bulbi in su di qualche grado fino a farle vedere, dopo decenni, figuri anch’essi un po’ corruschi quali i Carminati ed i Buzzi. Una velocità però alla quale la rotazione dello sguardo dal moderato rifulgere criminale dei delinquenti comuni fino al sole accecante dell’armaghedon bancario richiederà tempi tali che il signoraggio sarà travolto, prima che dai giudici, dalle onde del mare e dalla furia dei cicloni. Previsione del resto non so se dire rassicurante, giacché, lo scrive anche Francesco, non c’è molto da attendere prima che la Terra, resa ferina dalle ‘politiche’ che chiediamo da lustri invano di perseguire, si liberi, con l’alito di un ruggito, della nostra insolenza. ALM

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Fatto e diritto
(1.1.2007) Tutto quello di cui tutti parlano è importante, ma parlarne è vano, perché tutto dipende dall’unica cosa di cui non parla mai nessuno: il signoraggio bancario: la radice del male, ed anche dei tributi, dell’inflazione, e della continua neutralizzazione della diminuzione dei costi frutto della continua semplificazione dei processi produttivi e commerciali.
Eliminazione del signoraggio ed istituzione della sovranità monetaria internazionale(euro di proprietà degli Stati europei) realizzabile solo nazionalizzando le banche centrali mediante la confisca penale delle loro quote, oggi private. Ma ricominciamo daccapo.
Indisturbate, sotto gli occhi della magistratura, le banche centrali, tra cui la Banca d’Italia (BI) e la Banca Centrale Europea (BCE), incredibilmente private, praticano il crimine del signoraggio primario, mentre le banche di credito praticano l’ancor più grave signoraggio secondario.
Crimini realizzati, come vedremo, in modo tale che le ‘dinastie’ – una ‘cupola’ che controlla di fatto le banche nel mondo – realizzino anche, mediante degli immensi falsi in bilancio, due ulteriori obiettivi.
Il primo, il furto, agli azionisti delle banche di credito (quindi ‘azionisti’ indiretti anche della BdI e della BCE), dei proventi dello stesso signoraggio primario e secondario.
Il secondo, un’evasione fiscale maggiore delle tasse sia pagate che evase dal resto della società.
Proventi del signoraggio che, dopo averli rubati, la ‘cupola’ ricicla mediante centrali interbancarie mondiali, tra cui innumerevoli fonti Internet indicano la Clearstream, l’Euroclear, la Swift e altre.
Dopo averlo infatti segretato già dalla nascita della Repubblica fin negli atti del Parlamento (con gli omissis), si è ‘scoperto’ che la BI è di privati (circa 85% banche, 10% assicurazioni, 5% apparentemente dell’INPS), come gran parte delle altre banche centrali; fra cui la BCE, che è al 15% circa della BdI, e quindi dei suoi proprietari.
Una privatezza di cui, da quando, pochi anni fa, la si è scoperta, si cerca di sminuire la rilevanza, ma che è la causa della miseria e del malessere del mondo.
Signoraggio primario della BI/BCE e delle altre banche centrali che consiste in quel che segue.
1) Nello stampare continuamente le banconote al costo della carta e dell’inchiostro o nel creare il denaro elettronicamente con un click (dal 1929 non occorre alcun corrispettivo in oro, ma è una favola che prima occorresse). Banconote i cui numeri di serie non sono progressivi e dei quali non si conosce il significato, sicché la loro quantità, nota solo a loro, è fuori dal controllo sociale.
2) Usarle (al valore in euro, dollari ecc. su esse stampato) per comprare dagli Stati – udite udite – un pari importo in titoli del debito pubblico (BOT, CCT, BPT, CTZ).
3) Vendere i titoli alle aste, riprendendosi i soldi e lasciando allo Stato il ‘debito pubblico’ inventato mediante questo crimine.
4) Realizzare il predetto falso in bilancio iscrivendo fraudolentemente al passivo l’importo delle banconote stampate a costo tipografico o create elettronicamente allo scopo di ‘pareggiare’ iscrivendo all’attivo i titoli o il ricavato della loro vendita, e di occultare così queste enormi somme.
Un occultamento al quale (fermo restando che, come vedremo, le tasse sono illecite), all’aliquota del 50%, consegue un’evasione fiscale per un importo pari alla metà delle banconote emesse o del denaro elettronico creato per ‘acquistare in contropartita’ il debito pubblico, il solo pagamento dei cui interessi è sufficiente a rovinare la società.
Un fenomeno prima di produzione incontrollata e da falsari del denaro e poi, come vedremo, di cinquantuplicazione del suo uso a opera delle banche di credito (signoraggio secondario), che è la causa sia dell’inflazione che dell’attuale, illecito sistema fiscale, creato anche a fini di dominio dei cittadini criminalizzandoli quali evasori, riciclatori ecc.
Crimini che, tra l’altro, fermo restando l’obbligo dello Stato di pagare ai compratori alla scadenza i titoli già emessi con i promessi interessi, rendono responsabili del ‘debito pubblico’ le ‘dinastie’ e, per esse, la BdI/BCE, avendone esse (non lo Stato) riscosso il corrispettivo.
5) Riciclare, nel modo già detto, il denaro così truffato.
Fenomeni che hanno stravolto il mondo, a partire da ciò che si definisce inflazione, che è tutt’altro da ciò che si ritiene, perché è frutto della produzione del denaro a opera di falsari.
Osserviamo infatti che se, ad esempio, il denaro globale è 100, e un falsario (è un falsario chiunque produca denaro ma non sia lo Stato, e quindi anche le banche) ne crea un altro ammontare pari di nuovo a 100, nel momento in cui lo mette in circolazione (lo spende), da un lato si appropria indebitamente di metà della ricchezza reale, e dall’altro porta a 200 il denaro globale, per cui ne diminuisce del 50% il potere di acquisto, ovvero determina una (cosiddetta) inflazione del 50%.
Inflazione che non si verifica se è lo Stato a produrre il denaro.
Questo perché lo Stato, per legge, può poi erogarlo solo a corrispettivo di beni, prestazioni, diritti ecc., ovvero inverandolo (facendoselo coprire) mediante il parallelo incremento della ricchezza reale che riceve in cambio, per cui il potere di acquisto del denaro rimane invariato, dato il parallelo incremento del denaro e della ricchezza reale.
Inveramento (processo che ho definito io) che non c’è quando a produrre il denaro è un falsario (una banca), perché il falsario lo assegna a sé senza prima coprirlo, e solo dopo lo mette in circolazione spendendolo.
Definisco quindi inflazione quel fenomeno che si verifica quando, avendo dei falsari introdotto del denaro non inverato mediante lo spenderlo, abbiano così causato (oltre che un incremento della percentuale del denaro nelle loro mani che, appena speso, si traduce in un aumento della percentuale di ricchezza reale di loro proprietà) un incremento del denaro globale senza un incremento della ricchezza, e quindi una diminuzione del potere di acquisto del denaro.
Considerazioni dalle quali si deduce anche che i cittadini hanno il potere di inverare i soldi (chiunque li produca) per il sol fatto di riceverseli, perché sussiste la presunzione di fondo che non li ricevano a titolo gratuito, ma sempre coprendoli con la prestazione, il bene o il diritto che offrono a corrispettivo.
Un quadro nel quale, se un falsario ‘presta’ dei soldi a un ignaro cittadino, che li spende mettendoli irrimediabilmente in circolazione, ma poi viene a sapere della loro falsità e può provarla, nulla dovrà al falsario, sia perché il falsario nulla gli ha dato, e sia perché il corrispettivo dello spendere quei soldi il cittadino lo otterrà dalla collettività, non dal falsario; sicché è alla collettività (allo Stato) che dovrà restituirli.
Motivi per i quali sostengo di seguito che fidi, mutui, quinti di stipendio ecc non vanno restituiti alle banche, e che se si vogliono rendere veri i ‘debiti’ dei cittadini verso di esse, per poterli poi esigere, occorre prima confiscarle e nazionalizzarle, essendo altrimenti i loro crediti inesigibili in quanto crediti di falsari e di truffatori.
Cose la cui eliminazione, e crediti la cui riscossione, renderà ricchissimo lo Stato debellando anche la drammatica demonetizzazione pilotata dalle banche per indebolirci e dominarci.
Infatti, nel momento in cui il denaro è prodotto dallo Stato, sicché produrlo non causa inflazione, ne va stampato un adeguato quantitativo, perché ciò incrementa gli scambi ed è benefico per l’economia.
Accuse di violazione degli artt. del codice penale n. 241, 283, 648 bis, 501, 501 bis, 416, 61 ecc. che vanno ai beneficiari diretti e consci di questi delitti.
Opera di falsificazione delle banche centrali (signoraggio primario), a cui si aggiunge quella delle banche di credito (loro proprietarie) attraverso il meccanismo del ‘moltiplicatore monetario’ (signoraggio secondario).
Moltiplicatore monetario in virtù del quale le banche, secondo prassi che una prona e scellerata dottrina di regime dà per scontate, ma sono il massimo della criminalità, realizzano prestiti per un ammontare 50 volte maggiore del denaro che detengono.
In sostanza, se Tizio versa su Banca Intesa/San Paolo (all’epoca proprietaria del 44,25% di BdI) 100.000 euro, essa banca tratterrà il 2% circa come riserva (le cifre e le percentuali sono approssimative, conta il concetto), e presterà il 98% che, una volta depositato in un’altra banca, di nuovo, a cascata, sarà prestato al 98% all’infinito.
Finché, non la singola banca, ma il sistema bancario, attraverso un giro di prestiti di un importo ogni volta più basso del 2%, avrà azzerato i 100.000 euro iniziali, ma avrà lucrato interessi su prestiti per 5.000.000.
Un usare 50 volte sempre lo stesso denaro che serve a monetizzare la società e non arreca, di per sé, vantaggi alle banche (gliene arreca molti, fermo restando però che ogni volta che una banca presta a taluno c’è un altro a cui deve restituire), ma serve loro per lucrare illecitamente interessi su ognuno di questi prestiti di denaro altrui, per i quali hanno diritto solo al compenso per il servizio (che già riscuotono), mentre gli interessi devono andare ai proprietari del denaro, e allo Stato per i prestiti frutto della cinquantuplicazione.
Interessi cinquantuplicati che costituiscono una creazione di denaro dal nulla in loro vantaggio che si realizza come effetto di ogni forma di ‘versamento’ o di pagamento, ovvero anche attraverso l’uso degli assegni, delle carte di credito, dei bonifici ecc.
Se infatti Caio paga a Tizio 1.000 euro con una carta di credito, un assegno o un bonifico, la banca addebita a Caio 1.000 euro inverati, perché abbiamo detto che il cittadino il denaro non può crearlo dal nulla.
1.000 euro che si configureranno come la costituzione presso la banca di un fondo che essa userà per fare pagamenti o prestiti al 98% come sopra cinquantuplicati lucrando anche qui i predetti interessi su denaro altrui.
Meccanismi di moltiplicazione i cui proventi (signoraggio secondario) non vanno nemmeno essi agli azionisti, ma vengono di nuovo sottratti dalla ‘cupola’ attraverso complessi falsi in bilancio e trucchi il cui effettivo accertamento richiede che una magistratura molto specializzata entri finalmente con i suoi poteri nel profondo del sistema, anziché astenersene garantendo che vi fioriscano ogni genere di imperscrutabili mostruosità.
Meccanismi di moltiplicazione del denaro a opera di falsari che non possono che provocare una continua inflazione che però non si avverte, o si avverte meno, perché è neutralizzata dall’altrettanto continua grande diminuzione dei costi frutto della crescente meccanizzazionesemplificazione dei processi produttivi, commerciali ecc.
Quanto poi all’attuale sistema fiscale è illecito perché il grosso dei tributi serve per rastrellare denaro inverato da usare per acquistare il denaro da inverare dalle banche.
Tributi destinati all’acquisto del denaro dalle banche che non serviranno quando lo Stato il denaro lo creerà da sé.
Un nuovo sistema in cui potrà bastare un’unica imposta (potremmo definirla la ‘generale’) da pagarsi – senza compensazioni tra dare e avere – su ogni consumo di beni, prestazioni, servizi ecc in una misura variabile, in ipotesi, dall’1% al 20%.
Meccanismi fraudolenti che, tra signoraggio primario e secondario, processi inflattivi a loro vantaggio, tasse evase e fiscalità illecita, stanno consentendo alle dinastie che governano le banche di rastrellare un’incredibile quantità di denaro e di spingere gli Stati e le stesse banche, sia di credito che centrali, al fallimento per demenziali fini di dominio. Dominio che stanno poi follemente usando per distruggere il pianeta.
Motivi tutti per i quali, così come si può sostenere che non è dovuta a un ladro la restituzione di un prestito di somme rubate, si può sostenere nelle cause che non è dovuta alle banche la restituzione dei fidi, mutui, quinti di stipendio ecc, essendo essa dovuta al vero proprietario: la collettività.
Logica in cui non è dovuto nemmeno il pagamento degli attuali tributi.
Contestazioni che vanno fatte salvaguardandosi con ogni indispensabile strategia giudiziaria e, specie per i mutui ed i tributi, continuando, se possibile, nel mentre a pagarli.
Cause in cui bisogna addurre anche, in subordine, ciò che la giurisprudenza già riconosce: come l’illegittimità di anatocismo, accredito tardivo dei versamenti, commissione di massimo scoperto, usura ecc.
Conquiste giurisprudenziali ora in forse a causa delle cinque leggi illegittime regala-soldi alle banche, quattro delle quali recenti, contro le quali spero però riusciremo presto a condurre a buon fine l’opera di abrogazione in via referendaria o mediante la Corte Costituzionale (vedi da signoraggio.it i ricorsi per anticostituzionalità che ho formulato).
Citazioni impostate cioè in modo da ottenere già in primo grado – purtroppo, salvo casi particolari, per ora limitatamente ai soli fidi, e non anche ai mutui – l’accoglimento sia pure parziale delle subordinate (per importi sovente elevati), per poi proseguire, per il resto, in appello e in cassazione, in attesa che, in breve, la giurisprudenza si evolva.
Come pure vanno promosse le cause contro i tributi, formulando anche qui, quale domanda principale, la richiesta che venga pronunziata la loro non debenza stante l’illiceità del sistema fiscale e, quali subordinate, tutte le altre ordinarie richieste.
Cupola che ha imposto al mondo le sue regole codificandole nei sistemi fiscali vigenti o nei famosi accordi di Basilea, di cui tutti si riempiono ridicolmente la bocca, ignorando che sono solo dei volgari accordi illeciti tra privati.
Cose che ora, per la verità proprio in seguito alla vasta diffusione di questo documento, sono divenute note al pubblico.
Cose da eliminare attraverso la nazionalizzazione o delle banche o comunque della produzione del denaro in via primaria o secondaria, in modo che lo Stato, quando ha bisogno di denaro, possa semplicemente stamparlo, o crearlo virtualmente (accade già perché lo Stato crea le monete di metallo, che però sono solo il 2% delle banconote).
Vanno inoltre pareggiati gli interessi passivi e attivi in modo che vadano ai proprietari dei soldi, e quelli frutto del moltiplicatore monetario vadano allo Stato.
Interessi, quelli bancari, peraltro sovente usurai. Usura che – consistendo il signoraggio secondario, come abbiamo visto, nell’appropriarsi indebitamente di interessi cinquantuplicati sui prestiti di denaro altrui – ne costituisce quindi la forma estrema.
Stampa delle banconote e creazione del denaro virtuale da parte dello Stato che richiede una modifica del trattato di Maastricht però aggirabile confiscando e nazionalizzando le banche e/o eliminando i fattori di criminalità dal loro operato.
Trattato, accordi e sistemi fiscali scritti di pugno dalle banche, e con i quali hanno tentato di rapinare gli Stati della sovranità economica per ricettarla a queste cosche, ma senza potervi riuscire, perché resta il contrasto con tutti i principi fondamentali della Costituzione Italiana, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e con tutti gli altri principi di ogni altra norma.
Stampa dei soldi da parte dello Stato non indispensabile anche da varie altre angolazioni, essendo sufficiente che lo Stato li paghi alla BCE/BI al mero costo tipografico, o anche solo che le banche centrali iscrivano come è ovvio all’attivo le banconote che creano e vi paghino le tasse: cosa che non risolve tutto il problema, ma basta ad arricchirci e ad evidenziare la criminalità dell’attuale sistema.
Prassi – queste della BCE come della Federal Reserve eccetera, nonché dei sistemi fiscali – contro le quali non è vero che nessuno e nessun Paese può nulla, perché non appena magistratura, politica e informazione inizieranno a fare il loro dovere questi mostri saranno sconfitti in un baleno; e se non lo faranno saranno travolti lo stesso insieme ai loro mezzani grazie a Internet: la nuova alleanza.
Si sporge pertanto a codesta Procura denunzia querela contro gli ignoti autori dei reati descritti ed ogni eventuale altro connesso o conseguente, associativo o no, frutto di dolo diretto, intenzionale o eventuale, chiedendosi di individuare detti rei ed espressamente di punirli, con adozione URGENTE di ogni provvedimento utile o necessario a porre rimedio ed in particolare il sequestro delle quote di proprietà privata della Banca d’Italia. Sempre, si ripete, con istanza, ex 408 cpp, di notifica dell’eventuale, denegata, richiesta di archiviazione del PM.

6.7.2015,

Alfonso Luigi Marra

 

 
 
 

SISTEMA MONETARIO E CODICE PENALE

Post n°1573 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

Secondo l’avv. A. L. Marra l’attuale sistema di produzione e contabilizzazione del denaro da parte di banche centrali e commerciali viola parecchi articoli del nostro codice penale. Marra lo grida da oltre 40 anni, opponendosi legalmente allo scandaloso privilegio (il signoraggio), concesso da politici insipienti o collusi a un clan di banchieri privati, di emettere moneta “legale” senza averne il corrispettivo in solido a garanzia. Privilegio che dovrebbe essere prerogativa inalienabile di uno Stato degno di questo nome, tanto più se retto non da una monarchia assoluta, ma da una Repubblicares publicaSe usurpato da una cricca di privati, corrisponde a battere moneta falsa, a spese della collettività, o ad  emettere assegni allo scoperto. Di fatto, le banconote sono come assegni circolari che non vanno mai all’incasso: se ci andassero, si scoprirebbe che sono scoperti. Dopo la pubblicazione dell’enciclica “Laudato sì”, che collega finalmente alle rapine finanziarie il dissesto ambientale, ma così irrituale che stampa e TV l’hanno frettolosamente archiviata, l’avv. Marra ha inviato in Vaticano una “Implorazione a papa Francesco di guidare nella lotta al signoraggio” la sua delegazione, che  presenterà al Procuratore di Roma Pignatone, il 6 luglio prossimo, la denunzia del signoraggio “affinché anche la giustizia (…) possa far seccare questa radice di ogni male”. Marra riesuma dal pluriennale oblio la sua precedente denuncia del 2007, nella quale stigmatizzava l’assurdità della sentenza 16751/2006 della Cassazione a Sezioni Unite, che dichiarava di non poter intervenire, per mancanza di giurisdizione, sulle modalità di produzione del denaro e sulle forme della sua iscrizione in bilancio da parte di Bankitalia e BCE: società private che svolgono a scopo di lucro (e che lucro!) funzioni squisitamente pubbliche. L’avv. Marra mette in evidenza che la giurisdizione per giudicare simili procedure esiste eccome, solo che si voglia accedere a “norme che le inquadrano come crimini, sui quali, si osa sperare, le Procure hanno piena giurisdizione”. Otto anni e mezzo sono trascorsi da quella denunzia; anni di “protratta inerzia giudiziaria che sconcerta, specie di fronte alla veemenza, talora selvaggia, con la quale i reati economici, finanziari, fiscali vengono aggrediti quando si tratta di cittadini comuni. Quasi che –come nell’anatomia porcina- l’arco di rotazione verso l’alto del collo e degli occhi della giustizia sia bloccato nel punto da cui vedrebbe crimini troppo grandi”.  Marra passa nel documento originario a meglio definire la natura dei suddetti crimini:

“Indisturbate, sotto gli occhi della magistratura, le banche centrali, tra cui Bankitalia e BCE, incredibilmente private, praticano il crimine del signoraggio primario, mentre le banche di credito praticano l’ancor più grave signoraggio secondario. Crimini realizzati in modo tale che le ‘dinastie’ –una ‘cupola’ che controlla di fatto le banche del mondo- realizzino, anche mediante immensi falsi in bilancio, due ulteriori obiettivi.

Il primo, il furto agli azionisti delle banche di credito (quindi anche di Bankitalia e BCE) dei proventi dello stesso signoraggio primario e secondario. Il secondo, un’evasione fiscale maggiore delle tasse, sia pagate che evase, dal resto della società. Proventi del signoraggio che, dopo averli rubati, la ‘cupola’ riciclamediante centrali interbancarie mondiali, come Euroclear, Clearstream, Swift et al.“

Il documento del 2007 di Marra prosegue poi specificando nel dettaglio il meccanismo di questo colossale furto ai danni della collettività, che qui non ripeto, avendone già scritto, persino ad nauseam, in articoli ospitati da Trucioli nell’arco di ormai 10 anni (basta sfogliare gli “Articoli per autori” del magazine).

Come si esce da questo incaprettamento monetario? Come ho, appunto, ripetuto negli anni, non tanto uscendo dall’euro, come si limitano a propugnare alcuni partiti politici, “stranamente” dell’area di destra (Lega e Fratelli d’Italia), dovendo di logica essere propositi di sinistra –convertita invece, sin dal 1989, a fare da passe-partout della grande finanza- quanto tramite “l’eliminazione del signoraggio e l’istituzione della sovranità monetaria internazionale (euro di proprietà degli Stati europei), realizzabile solo nazionalizzando le banche centrali, mediante la confisca penale delle loro quote..”

Venendo alle banche di credito, assodata la loro facoltà di moltiplicare ad libitum i depositi dei correntisti nell’accendere nuovi crediti, Marra auspica che “una magistratura molto specializzata entri finalmente coi suoi poteri nel profondo del sistema, anziché astenersene, garantendo che vi fiorisca ogni genere di imperscrutabili mostruosità” e debellando questo “meccanismo moltiplicatore ad opera di falsari” legalizzati.

“Quanto poi all’attuale sistema fiscale, è illecito, perché il grosso dei tributi serve per rastrellare denaro ‘inverato’ da usare per acquistare il denaro da ‘inverare’ dalle banche.” Il termine ‘inverare’ è usato da Marra a significare che quello emesso dalle banche è falso, in quanto non coperto da equipollenti valori di beni e servizi, che sta poi a noi cittadini produrre per ‘inverarlo’, ossia renderlo vero, da falso che era.

Queste considerazioni portano Marra ad affermare che, quando la moneta diventerà pubblica, basterà una tassa unica, di entità variabile tra l’1 e il 20%: quasi una anticipazione della flat tax, oggi cavallo di battaglia di Matteo Salvini, che risulterebbe più palesemente credibile se supportata dal discorso sul signoraggio, che tuttavia non fa.

La denunzia di Marra contiene tanti altri spunti di estremo interesse che non posso qui riprodurre per ovvie ragioni di spazio, ma cui rimando i lettori di queste mie righe visitando il suo sito www.signoraggio.it. Senza peraltro mai saltare un solo articolo di Marco Della Luna, come gli ultimi due apparsi su Trucioli, illuminanti e concisi. 

E adesso un po’ di farina dal mio sacco, sulla base di quanto sopra.

Un mondo di lavoratori e di parassiti

La nostra Costituzione comincia sancendo che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro. Lavoro proprio, non “altrui”. Ergo, chi vive del lavoro altrui è un parassita. Ok? Quando la banca ti concede un mutuo, un fido, un prestito, ha forse svolto in precedenza un lavoro il cui frutto corrisponde al valore del denaro che pretende di prestarti? No di certo, visto che quel denaro lo crea dal nulla, come addirittura ammesso da un’autorità nel campo come la Bank of England, Banca Centrale Britannica. Quando poi tu cedi alla banca il frutto del tuo lavoro, ossia denaro “inverato”, per dirlo con Marra, in pratica regali alla banca denaro vero contro un prestito in denaro falso. È equivalente ad una rapina, non tanto verso di te, che quel denaro falso l’hai potuto spendere in quanto accettato dalla collettività, dalle banche stesse (in un gioco di sponda) e persino dallo Stato per pagare i tributi. No, il furto è stato compiuto a carico della comunità, che è il vero prestatore. E ad essa tu dovresti rendere quei soldi, non alla banca. Ciò è quanto accadrebbe se la moneta la creasse lo Stato, senza debito né interessi, e la banca si limitasse a prestarti i soldi, pubblici, che ha in cassa; soldi che ha legittimamente guadagnato fungendo da intermediario del credito (come del resto prevede il TUB, Testo Unico Bancario), fornendoti cioè i suoi servizi; o soldi, sempre pubblici, depositati dai suoi correntisti. 

Ho detto che non dovrebbero esserci interessi se la moneta fosse pubblica. A maggior ragione ciò vale nel caso, purtroppo vigente, che sia privata. Gli interessi in realtà sono la foglia di fico delle banche per non scoprire il trucco: se non lo esigessero, ci si chiederebbe di cosa camperebbero. La realtà è che si pappano già l’intero capitale, per cui, se fossero almeno in parte oneste, ti direbbero: quando mi rendi il mutuo per noi è tutta moneta fresca, guadagno netto, per cui ti esimiamo almeno dal pagarci gli interessi; come Marco Saba ha proposto a papa Francesco di far fare alla banca vaticana, IOR. 

Già, ma col fisco come la metterebbero? Se il capitale reso è tutto guadagno, bisogna pagarci le tasse. Eh no, le tasse devono pagarle solo coloro che col loro lavoro “inverano” la valuta falsa bancaria, pagandoci pure gli interessi, per mascherare il raggiro. Tanto la magistratura, pur messa al corrente, anche tramite innumerevoli post su Internet, gira la testa dall’altra parte, avvalendosi di trattati sovranazionali, stipulati in sordina, a partire da quello di Maastricht nel 1992. Ma dimenticandosi di tutti gli articoli del codice penale che Marra puntualmente elenca. 

In questa situazione oggettiva, vedere i governi fingere di arrabattarsi per reperire un miliardo qui, due miliardi là, magari succhiandoli ai Comuni, che poi si rivalgono sui cittadini (a Finale l’Erario ha richiesto circa € 900.000; Spotorno sta valutando di resuscitare la tassa di soggiorno), se no “scattano le clausole di salvaguardia” fa ancor più torcere le budella per l’indignazione, dovendo subire, oltre il danno, anche lo spettacolo di questa pantomima. Circa il destino finale di tutti questi capitali, corrispondenti all’intero parco monetario circolante, totalmente a debito verso le banche, dopo il loro volo verso i paradisi fiscali tramite le centrali interbancarie sopra accennate da Marra, essi devono pur trovare un impiego fisico, che dia loro un senso. Ed eccoli rientrare sul territorio di partenza, sotto forma di “investimenti”, ossia acquisizioni di nostre aziende, espansioni delle attività di multinazionali, con prestiti a interessi zero virgola (mica il 6-7% dei nostri mutui o il 10-14% dei nostri fidi!), colate di cemento, anche se i relativi immobili restano invenduti, in attesa della prossima “ripresa” drogata. E l’ambiente? Non è cosa che riguarda la finanza, al massimo gli ecologisti, compreso l’ultimo iscritto: papa Francesco, pur capo di un’istituzione con la coscienza tutt’altro che pulita. Chissà che non faccia in futuro atto di contrizione, come già accaduto per i crimini dell’Inquisizione, dei preti pedofili e dello IOR… 

P. S. Se quanto scrivo può suonare almeno qua e là incredibile, rimando, per le conferme, ai testi di Ellen Brown (www.ellenbrown.com), in particolare “Web of Debt” e “Public Banking”; ai libri e video di Marco Saba (www.marcosaba.be), tra cui “O la banca o la vita”; ai testi e agli articoli, anche su Trucioli, di Marco Della Luna (www.marcodellaluna.info), tra cui il fondamentale “€uroschiavi” del 2005, giunto alla sua 3° edizione; oltre naturalmente alla produzione letteraria e video di A. L. Marra (www.marra.it e www.signoraggio.it)

 

Marco Giacinto Pellifroni

 
 
 

Tsipras, usciamo dall’euro? Non abballo!

Post n°1572 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

Costa quasi imbarazzo nel metterla giù così com’è. Da un lato abbiamo una popolazione – quella greca, nello specifico – oramai ridotta all’indigenza più cupa a causa delle ingiustificabili imposizioni psicoeurotiche, e dall’altro lato abbiamo una élite la quale pensa di poter dare l’illusione di togliere le castagne dal fuoco gettando fumo negli occhi di tutto l’Occidente invitando capziosamente i sudditi ellenici ad esprimere il proprio parere attraverso un referendum, la cui domanda di fondo è: “Volete morire, oppure volete vivere”? Ma non vi viene da ridere se non da piangere? Perché, quanto stanno apprestando in Grecia, è esattamente ciò! 

Come si può osare tanto? Ci si dovrebbe indignare di fronte a questa immane messinscena che, orrendamente, viene spacciata da ogni fonte di (dis)informazione come una lectio magistralis di democrazia. 

Una civiltà a cui è stato fatto obbligo di assistere al proprio tramonto in una manciata di anni, merita rispetto; esattamente quanto non intende tributarne chi, al contrario, intende assoggettare il Mondo intero, ovvero l’alta finanza, quella apolide per definizione, incapace di sentimenti umani ma esclusivamente incline al profitto algoritmico. Gli architetti dell’eclissi antropologica attuale, con l’intento di ammaestrare i popoli al culto dell’austerità simboleggiata dal dio euro, dapprima, ci hanno indotto a ritenere, quello greco, un popolo smidollato, incosciente e composto di pacchiani elementi dediti alle più sfrenate gozzoviglie ed al più estremistico edonismo (ricorderete le arringhe di pennivendoli ed ugolavedoli onnipresenti che accusavano “In Grecia i cinquantenni sono già pensionati e si godono la vita a zonzo per le isole Egee”). Ed, in seconda battuta, dopo aver apposto la coccarda di “infame parassita” a suddetta popolazione, hanno provveduto ad indurre greci e non a prendere per oro colato ciò che in realtà è cicuta.

Bisogna ammettere che la dose di anestetico con cui l’Occidente è stato crudelmente bersagliato ha comportato dei risultati apprezzabili nella misura in cui, ancora oggigiorno, ci si può imbattere in elementi non pensanti che vivono di stenti ma che continuano a ripetere che “uscire dall’euro comporterebbe chissà quali disastri”; disastri di cui non sarebbero in grado di stimarne l’entità semplicemente perché non possiedono la benché minima idea di cosa sia l’euro e come esso funzioni. Tale condizione di orfanezza culturale ha prodotto i danni peggiori poiché gli architetti dell’eclissi attingono intere armate esattamente da questo crogiolo di lobotomizzati pro-euro per condurre, al riparo e dietro le linee, la battaglia per il dominio. Infatti, come usava ripetere Papa Gregorio Magno, “Chi pretende dispensare lezioni, è spesso chi ha necessità di apprendere”. E sappiamo molto bene che non c’è nulla di peggio che tentare di far ragionare chi non possiede cognizione. 

Solamente chiudendo il rubinetto del pressapochismo e suscitando una mera curiosità costruttiva, potremo rispedire al mittente anni di sofferenze e stenti. E vediamo di chiuderlo in fretta quel rubinetto; facciamolo prima che l’attuale governo di Atene, svolga l’ultima scena di un copione già scritto: stringere una alleanza fittizia con la Russia di Puntin, per offrire agli architetti il destro per muovere verso terza Guerra Mondiale. Perché, a naso, chiunque si sia messo di traverso al gotha del capitalismo l’ha pagata cara… ricordate Kennedy, Allende, Moro, Torrijos, Kaczynski, Margerie e Maris? Ebbene, sono tutti stati ammazzati. E Tsipras è ancora lì, in piedi.

Andrea Signini

 
 
 

TSIPRAS BIFRONTE

Post n°1571 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

Eroe della liberazione greca, o subdolo agente dei banchieri europei?

Il debito pubblico greco è piccolo, circa 323 miliardi; perciò, vi dicono, non è grave se la Grecia lascia l’Euro e se esso viene svalutato o ridenominato in dracme. Questa rassicurazione è menzognera perché i titoli di questo debito, in sé piccolo, sono usati come base per una moltiplicazione finanziaria di molte volte; inoltre, vi è una grossa massa di contratti derivati, indicizzati al titolo greco; il totale potrebbe superare i 2.000 miliardi. Perciò una svalutazione di quei titoli o una loro ridenominazione in dracme avrebbe un impatto molto forte, forse catastrofico, o destabilizzante per il business finanziario globale. E tutto questo vale per il btp italiano molto più che per il debito greco, dato il rapporto quantitativo. Ho spiegato più approfonditamente queste cose nel mio recente, breve saggio Sottomissione Finanziaria, in questo blog.

Ecco spiegata una buona ragione per trattenere nell’Euro paesi che avrebbero bisogno ad uscirne. Una ragione che non viene resa nota all’opinione pubblica, ma che determina le scelte politiche dei suoi governanti, burattini del potere bancario.

Negli anni ’70, i nostri governanti ci imposero le targhe alterne, cioè di fecero provare il disagio della privazione dell’automobile, la paura di perdere un sistema di vita basato su di essa, per indurci ad accettare forti rincari dei prezzi dei carburanti a beneficio dei petrolieri – il tutto dietro il pretesto del risparmio energetico, che non ci fu. E anche quella veniva chiamata “austerity”!

Analogamente, Tsipras forse sta usando la stessa tecnica psicopolitica per far accettare ai Greci le condizioni dei padroni-beneficiari dell’Euro: indice il plebiscito per lasciare al popolo la responsabilità della scelta se accettarle o no, ma condiziona per il sì questa scelta facendo provare alla gente la paura e il disagio della chiusura bancaria e della privazione dei soldi: se voteranno sì, la buona Europa concederà gli aiuti e tutto tornerà normale.

Normale per un po’, perché gli effetti macroeconomici e strutturali dell’Euro, cioè la divaricazione progressiva delle economie, in un anno circa riproporrebbero il problema.

Sussiste un preciso elemento indiziario che suggerisce che Tsipras in realtà stia facendo il doppio gioco al servizio dei padroni dell’Euro e della grande finanza nel senso suddetto, anziché per i Greci – un elemento che ha in comune con Grillo e con Iglesias, l’economista spagnolo leader del partito Podemos: tutti e tre, in fondo, cercano di tenere nell’Euro i loro rispettivi paesi ed evitano di parlare sia della realtà indicata nel primo paragrafo di questo articolo, sia e soprattutto della radice ultima dei problemi monetari e finanziari, ossia del fatto che vi è una classe globale di soggetti che hanno il potere di creare e imporre, a costo zero e senza produrre beni reali, moneta contabile, con cui comprano o finanziano (cioè indebitano) praticamente tutto e tutti, incluse le istituzioni e la politica, come ho spiegato nel mio recente articolo La macchina del destino. E che è questa classe sociale a governare l’Occidente. Incontrastata e irresponsabile.

L’Euro stesso è un sistema con cui i paesi forti (soprattutto la Germania) si fanno banchieri dei paesi “eurodeboli” (soprattutto l’Italia), accumulando crediti verso di loro, sottraendogli liquidità con gli interessi e l’imposizione di avanzi primari, e imponendo loro misure recessive che li indeboliscono ulteriormente nell’economia reale e nella competitività internazionale. Alla fine conseguono il pieno controllo di questi paesi, così come le banche conseguono il controllo delle aziende che dipendono da esse per tirare avanti. E’ un sostituto della conquista militare dei secoli scorsi.

La BCE, con le sue misure di sostegno (acquisti massicci di debito pubblico dei paesi eurodeboli sui mercati secondari), in realtà svolge il còmpito di mascherare tale processo di demolizione pilotata, per rendere possibile il suo completamento. Una BCE che, mediante tali acquisti, assicura il rifinanziamento del debito pubblico a tassi minimi a paesi con un rating da spazzatura, e che quindi sarebbe logico e sano che divenissero insolventi, è  come un medico che mantiene in vita una persona mediante una macchina di supporto vitale, mentre un altro le espianta gli organi, e l’imbonitore di turno chiama questo espianto “riforme” e “risanamento” ,  e dice che grazie ad esse il paziente è oramai fuori pericolo e si è riguadagnato rispetto, autorevolezza e fiducia sui mercati. Cerca persino (invano), attraverso il quantitative easing, di dare l’impressione di una ripresa reale.

Non è fuori pericolo: se togliessimo all’Italia il sostegno artificiale e anti-mercato della BCE, i tassi (rectius: i rendimenti) schizzerebbero alle stelle e l’Italia tornerebbe alla Lira. Ma tornerebbe ad essa indebolita dall’azione di governi che, col pretesto del risanamento, hanno tagliato le gambe sua economia in modo strutturale (chiusure aziendali, disoccupazione, indebitamento, emigrazione dei migliori), difficilmente reversibile, portando la pressione fiscale sulle aziende al 70%, ossia a livelli tali da renderle non competitive rispetto alla concorrenza straniera. Per non parlare del differenziale dei costi energetici.

Marco Della Luna

 
 
 

CREDITORI, DEBITORI E GIUBILEO

Post n°1570 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

Avete dei crediti, avete dei debiti? Di questi tempi è più facile che apparteniate alla seconda categoria, in quanto i grandi creditori, secondo la prassi vigente, sono le banche, il fisco e, a seguire, i professionisti, con gli avvocati in prima linea, per il semplice fatto che a loro non costa nulla intraprendere azioni giudiziarie in proprio, tramite un gioco di sponda tra colleghi. Ciononostante, alcuni Tribunali hanno pensato bene di agevolare il ricupero crediti, consentendo al creditore (quasi sempre più ricco) di avere accesso, sia pure indiretto, alle banche dati e scoprire così i beni pignorabili del debitore (quasi sempre più povero). Niente da eccepire se, appunto, il creditore vanta crediti ineccepibili. Ossia realmente dovuti. Questo vale nei casi ad es. di crediti-debiti tra “normali” cittadini,  accesi mediante prestiti in solido, cessioni di merci o servizi “fisici”. La faccenda invece si complica quando il creditore è “istituzionale” o prestatore di servizi “immateriali”, come quelli di molti professionisti, le cui parcelle sono basate su norme e tariffe platealmente a loro vantaggio, grazie anche alla loro massiccia e costante presenza in Parlamento. Includo nei creditori cosiddetti “istituzionali”, perché così vengono definiti, oltre agli enti pubblici, come l’Agenzia delle Entrate, anche le banche che, in quanto totalmente private, non dovrebbero fregiarsi di quel titolo. Lo fanno in quanto, pur essendo private, svolgono funzioni squisitamente pubbliche, come la creazione di denaro dal nulla, in un sistema contraddittorio e paradossale che glielo consente. Questo nuovo orientamento dei Tribunali è un passo in più a tutela dei grandi creditori –le lobby non dormono mai-, quasi ce ne fosse l’urgenza in un contesto di accanimento fiscale e giudiziario sulle magre risorse della maggioranza della popolazione. Per inciso, pur non essendo definito l’ammontare del prelievo su stipendi e pensioni (!), se ne pignora di fatto il 20%; mentre Equitalia, si “accontenta” del 10%: stessa percentuale che si è auto-attribuito lo Stato nel suo inopinato debito verso i pensionati, dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il blocco pensioni sancito dalla legge Monti-Fornero: s’è auto-ristrutturato il debito, condonandosi il 90%, “per non devastare i conti pubblici”! Nessuna pietà per quelli privati, specie se di normali cittadini, per i quali vige invece il 20%. Le banche, come si sa, a furia di pignorare immobili a clienti che non sono riusciti a rispettare le scadenze di prestiti e mutui, si sono ritrovate con un patrimonio immobiliare da fare invidia a quello, accumulato nei secoli, dalla Chiesa. Con ciò saturandone il mercato a causa di un’offerta esorbitante. Deprezzamento esacerbato anche dalla voracità del fisco, altro grande pignoratore, con le tasse giunte all’insostenibile livello di oltre il 44% del Pil, rendendo quindi insolventi anche privati e aziende che con tassazioni più sopportabili non lo sarebbero stati. E non solo: ha dato una mano anche il legislatore (che, oltre al Parlamento, include la Cassazione e la Consulta, le cui sentenze hanno valore di legge), con iperboliche tasse sulla casa, delegando all’incasso i Comuni, succhiandogli poi metà degli introiti, col risultato di costringerli a tagliare anche i più elementari servizi. Le banche e il fisco rastrellano i soldi, ergo la gente può spendere di meno e il commercio langue (non ci vuole Einstein per capirlo); e allora, anziché aumentare il denaro circolante, si spreme allo spasimo quel poco rimasto nelle tasche di chi lavora sempre di più per incassare sempre di meno. Un girone dantesco. Da premio Ignobel per l’Economia. Il risultato è una guerra di tutti contro tutti, con una differenza però tra i “belligeranti”: il popolo combatte, finché ne ha la forza e lo spirito, a mani nude; ma si trova davanti i plotoni dei creditori “agevolati” che ora i Tribunali hanno dotato, oltre alle “armi bianche” di prima, anche di “armi automatiche”, quali l’accesso facilitato ai beni dei debitori. Il mondo è così diventato ostaggio dei creditori. Viene spontaneo l’esempio della Grecia e, di converso, la posizione dell’UE. Quest’ultima s’è venuta configurando, rispetto all’Europa che tutti avevamo sognato, come uno spietato esattore per conto delle nazioni più forti, a scapito di quelle più deboli. Mi riferisco soprattutto all’Italia, più ancora che alla Grecia. L’Italia infatti era – ed è – una nazione con un Pil pro capite e un volume di esportazioni molto più elevati di quelli greci. L’UE è riuscita a deindustrializzare l’Italia, aprendo le frontiere al libero movimento di persone, merci e capitali, mettendola in concorrenza con Paesi dell’eurozona beneficiati dal cambio fisso, nonché con Paesi “schiavisti” e inquinanti. Ci ha insomma impoveriti sia attraverso una traumatica globalizzazione che con un cambio monetario fortemente penalizzante. Il nostro declino è quindi imputabile, oltre a governi non all’altezza degli ardui compiti, in prevalenza a cause esterne. La Grecia invece partiva come nazione quasi priva di industrie e con volumi risibili di esportazioni; e tale è  rimasta, ma ha pensato che l’ingresso nell’euro fosse l’inizio del Bengodi, indulgendo a spese, pubbliche e private, senza un adeguato corrispettivo produttivo. Fa effetto leggere l’età pensionabile dei greci; nonché il numero abnorme di dipendenti pubblici; nonché l’acquiescenza fiscale nei confronti dei più ricchi, armatori che non pagano le tasse col ricatto che “se no cambiamo bandiera”. Tornando ai creditori-debitori nel nostro Paese, vista la situazione generale dei redditi e dei beni della stragrande maggioranza degli italiani, c’era proprio bisogno di acuire questo conflitto, mettendo ancora più all’angolo quanti non ce la fanno a rispettare impegni presi magari in base a previsioni che la crisi ha poi rese molto più fosche? C’era bisogno di versare carburante sul fuoco della disgregazione sociale, nel quale un’UE, tutto tranne che solidale, ci ha gettati? Perché impoverire ancor più i già poveri o sull’orlo di esserlo e arricchire ulteriormente i già ricchi, approfondendo il fossato che li divide? Se i giudici di un tempo tenevano in considerazione le condizioni di creditore e debitore, oggi non ne conoscono neppure il volto, visto che è negato loro persino di parlare durante le udienze. E così si procede secondo la lettera della legge, che privilegia il creditore, tanto più quanto meno ha bisogno dei soldi della controparte, anche grazie ad interpretazioni ad hoc. Termino con una proposta ragionevole: oltre che dare liceità alla verifica delle sostanze del debitore, non sarebbe equo poter verificare anche quelle del creditore? E se si appura una forte disparità tra i due, non potrebbe valere l’insegnamento cattolico della “remissione dei debiti”, posto che il debitore non smentisca, con un tenore di vita ben superiore a quanto dichiarato, l’opportunità del condono? Remissione invocata da più di un papa per i debiti delle nazioni (peraltro fasulli), ma che dovrebbe estendersi anche ai singoli, mediante condoni e cancellazioni, anche parziali, di debiti, specie se di dubbia debenza.Auspichiamo che il papa voglia dare un senso concreto al prossimo Giubileo, facendo eco al primo discorso pubblico di Gesù a Nazareth, dopo il ritorno dall’eremitaggio nel deserto. Certi Tribunali, che girano la testa altrove, quando si tratta di andare a fondo sulla liceità delle banche di creare denaro dal nulla e apporlo a passivo, quasi fosse un “esborso” reale, tra l’altro evadendo le tasse su tale introito gratuito, sono invece inflessibili quando si tratta di schiacciare un debitore che magari tale non è, o lo è solo in dubbia parte, con l’umiliazione di un pignoramento, impoverendolo e aggiungendo nuova ricchezza al ricco Epulone. E perché pignorare il 20% a prescindere dal suo stato patrimoniale ? Che razza di società stiamo creando, sui presupposti ormai consunti di lontane rivoluzioni e moti irredentisti? I nostri antenati hanno dunque combattuto e sono morti per far trionfare le leggi dell’egoismo e della discriminazione sociale su base monetaria? 

Marco Giacinto Pellifroni

 
 
 

IL SIGNORAGGIO PRIMARIO E SECONDARIO

Post n°1569 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

illiceita-tributi-2015

Faremmo ciò che il grande Giacinto Auriti non avrebbe mai voluto, cioè contribuiremmo a perpetuare il signoraggio, se la devozione a Lui ci precludesse di estendere la Sua analisi fino a temi che non contemplò, quali l’inveramento e quanto ad esso consegue. Temi cruciali per comprendere e sconfiggere il signoraggio. Ma cominciamo daccapo.
Coperte dalla magistratura, le banche centrali, tra cui la Banca d’Italia (BI) e la Banca Centrale Europea (BCE), incredibilmente private, praticano il crimine del signoraggio primario, mentre le banche di credito praticano l’ancor più grave signoraggio secondario.
Signoraggio che la ‘cupola’ ricicla mediante le sue centrali interbancarie.
Dopo averlo infatti segretato già dalla nascita della Repubblica fin negli atti del Parlamento (con gli omissis), si è ‘scoperto’ che la BI è di privati (circa 85% banche, 10% assicurazioni, 5% dell’INPS), come gran parte delle altre banche centrali; fra cui la BCE, che è al 15% circa della BI.
Privatezza di cui, da quando la si è scoperta, si cerca di sminuire la rilevanza, ma che è la radice del male.
Signoraggio primario delle banche centrali che consiste in quanto segue.
1) Nel creare il denaro al costo tipografico o con un click (dal 1929 non occorre alcun corrispettivo in oro, ma è una favola che prima occorresse). Banconote di cui si ignora la quantità, essendo i numeri che recano non progressivi e di significato oscuro.
2) Usarle (al valore ‘facciale’) per ‘comprare’ (è più uno ‘sconto’, ma in realtà è una frode) dagli Stati un pari importo in titoli del debito pubblico.
3) Realizzare un faraonico falso in bilancio iscrivendo al passivo l’importo ‘facciale’ delle banconote create dal nulla per così ‘pareggiare’ iscrivendo all’attivo i titoli. Falso attraverso il quale la cupola che controlla e ‘sta dietro’ le banche realizza due ulteriori obiettivi: uno, rubare persino agli azionisti dei soci privati delle banche centrali i proventi dello stesso signoraggio; due, un’evasione fiscale ben maggiore delle tasse sia pagate che evase dal resto della società; perché (detto che le tasse sono, come vedremo, illecite), all’aliquota del 50%, ammonta alla metà del denaro creato.
Signoraggio primario e secondario, che sono la causa sia dell’inflazione che dei tributi, funzionali anche al dominio sui cittadini, criminalizzati quali evasori, riciclatori ecc.
Signoraggio primario che rende responsabile del ‘debito pubblico’ la cupola, avendone essa (non lo Stato) riscosso il corrispettivo.
Fenomeni catastrofici tra cui l’inflazione, che è tutt’altro da ciò che si ritiene, perché è frutto della produzione del denaro ad opera di falsari.
Se infatti i denari sono 100, ed un falsario (è un falsario chiunque produca denaro ma non sia lo Stato; quindi anche le banche) ne crea altri 100, quando li mette in circolazione (li spende), ruba metà della ricchezza ed, avendo portato a 200 il denaro, causa un’ ‘inflazione’ del 50%.
Inflazione che non si verifica se è lo Stato a produrre il denaro ed a metterlo in circolazione spendendolo, perché in questo caso il corrispettivo della spendita va alla collettività, la quale vedrà coperto/inverato il denaro messo in circolazione dalla ricchezza che introita (fatta anche di diritti, retribuzioni, pensioni ecc). Per cui cresceranno parallelamente la ricchezza pubblica e il denaro.
Denaro che dunque si invera solo se introdotto dallo Stato, mentre resta falso se introdotto da singoli.
Definisco quindi inflazione il fenomeno che si verifica quando, avendo dei falsari introdotto del denaro spendendolo, abbiano così causato un aumento del denaro globale e della percentuale di ricchezza di loro proprietà, ed una corrispettiva diminuzione del potere di acquisto del denaro e della ricchezza di proprietà della collettività.
Per eliminare il signoraggio non basta però che le banche centrali siano pubbliche; occorre anche impedire il predetto falso in bilancio.
Se infatti abbiamo un’unità di ricchezza ciascuno e creiamo altrettante banconote da dividerci una a testa, non cambia nulla: rimaniamo proprietari di quell’unità di ricchezza; salvo che, grazie al denaro, potremo usarla meglio.
Intendo dire che se il denaro è creato per essere il corrispettivo simbolico della ricchezza, non può che essere contabilizzato all’attivo.
Iscriverlo quindi al passivo, come fosse qualcosa delle banche e di diverso dalla ricchezza per simbolizzare la quale viene messo in circolazione mediante la spendita, è solo un modo per rubarlo.
Termine inveramento che, scrive Gianluca Monaco, presidente dell’associazione Studi Auritiani, sarebbe solo un mio neologismo, perché Auriti conosceva il fenomeno e lo descriveva come «Il momento edonistico del valore, ossia quella fase di tempo in cui il soggetto riconosce il valore di un bene nel momento in cui gode del bene. In questo caso della previsione normativa, che non è altro che lo strumento del diritto com’è la moneta all’atto dell’emissione».
Una definizione che, a prescindere da cosa significhi, non corrisponde a ciò sostengo io.
Un quadro in cui, se una banca ‘presta’ dei soldi ad un cittadino, egli non glieli deve, sia perché la banca (falsaria) nulla gli ha dato, e sia perché il corrispettivo della spendita il cittadino lo riceverà dalla collettività, sicché è ad essa (allo Stato) che dovrà restituire i soldi.
Pertanto, per legittimare l’esigibilità dei crediti delle banche, occorre prima confiscarle e nazionalizzarle, essendo altrimenti i loro crediti inesigibili quali crediti di falsari e truffatori.
Signoraggio la cui eliminazione renderà ricchissimo lo Stato debellando la drammatica demonetizzazione pilotata dalle banche per dominarci.
Perché la sofferenza sociale è frutto dell’avere la cupola – madre del consumismo – reso obbligatorio avere denaro e spenderlo come essa vuole (tributi), pena le varie violente forme di espulsione sociale.
Crimini che violano gli artt. del codice penale n. 241, 283, 648 bis, 501, 501 bis, 416, 61.
Mentre, se il denaro è prodotto dallo Stato senza causare inflazione, ne va stampato quanto occorre, incrementando così gli scambi e l’economia.
Signoraggio primario a cui si aggiunge il secondario, con cui le banche di credito attraverso il ‘moltiplicatore monetario’, secondo prassi che una prona e scellerata dottrina di regime dà per scontate, ma sono il massimo della criminalità, realizzano prestiti per un ammontare 50 volte maggiore del denaro che detengono.
In sostanza, se Tizio versa su una banca 100.000 euro, essa tratterrà il 2% circa (conta il concetto) come riserva, e presterà il 98% che, una volta depositato in un’altra banca, sarà prestato, a cascata, al 98% .
Finché la cosca bancaria, attraverso prestiti ogni volta minori del 2%, azzererà i 100.000 euro ma farà prestiti per 5.000.000 su cui lucrerà interessi anch’essi cinquantuplicati, anziché il solo compenso per il servizio.
Interessi che devono andare ai proprietari dei soldi, e allo Stato per i prestiti frutto della cinquantuplicazione, mentre ora costituiscono una creazione di denaro a vantaggio delle banche che consegue ad ogni ‘versamento’ o pagamento con assegni, carte di credito, bonifici ecc.
Signoraggio secondario i cui proventi non vanno nemmeno essi agli azionisti, ma vengono di nuovo sottratti dalla cupola attraverso complessi falsi in bilancio e trucchi il cui effettivo accertamento richiede che una magistratura specializzata entri finalmente con i suoi poteri nel profondo del sistema, anziché coprirlo.
Denaro falso che provoca una continua inflazione resa invisibile dalla parallela diminuzione dei costi produttivi e commerciali.
Ciò mentre il fisco rastrella denaro inverato che usa per la più parte per ‘comprare’ il denaro da inverare o per pagare gli interessi sul debito.
Tributi che, quando lo Stato il denaro lo creerà da sé, si potranno ridurre ad un’unica imposta (i costi della fruizione delle cose vanno posto in una qualche misura a carico di chi se ne giova), che potremmo definire la ‘generale’.
‘Generale’ che – senza compensazioni tra dare e avere – potrebbe variare, in ipotesi, dall’1% al 20%.
Signoraggio da eliminare, senza bisogno di modifiche dei trattati: -a) perseguendo i crimini bancari, quali il descritto falso in bilancio; -b)confiscando penalmente le quote di proprietà privata della BI, e quindi anche quel 15% circa della BCE che è della BI, aprendo gli occhi del mondo; -c) pareggiando i tassi passivi e attivi affinché vadano ai proprietari dei soldi, e allo Stato quelli frutto del moltiplicatore.
Interessi bancari sovente usurai. Usura che è la forma estrema di signoraggio secondario.
Trattati, accordi e sistemi fiscali scritti dalle banche, con cui hanno tentato di delegittimare la sovranità economica degli Stati per ricettarla a queste cosche, ma senza potervi riuscire, perché resta il contrasto con tutti i principi giuridici.

Alfonso Luigi Marra

 
 
 

D’Alema parla contro il signoraggio senza saperlo..

Post n°1568 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

D’Alema parla contro il signoraggio senza saperlo..Non dice, infatti, che il motivo per il quale 220 dei 250 miliardi ‘prestati’ alla Grecia sono tornati alle banche tedesche è che quei 250 miliardi sono stati creati dal nulla a costo zero da falsari (è un falsario chiunque crea denaro, ma non sia lo Stato) e non avrebbero dovuto essere ‘prestati’ alla Grecia da una BCE privata in cambio di titoli pubblici con gli interessi al 15%, ma dati alla Grecia da una BCE pubblica in cambio di nulla (approfondisci). ALM


 
 
 

Come mai Tzipras tace sul signoraggio, la cui eliminazione risolverebbe tutto?

Post n°1567 pubblicato il 12 Luglio 2015 da antonello.mureddu

Tsipras, Iglesias, Grillo, Le Pen ecc: la commedia mondiale per distogliere dalla facile soluzione di tutto: l’abolizione del signoraggio mediante la rapida confisca penale delle quote private delle banche centrali. 
 
I PEGGIORI PERÒ SONO I MAGISTRATI: INVINCIBILI QUANTO MALEFICI; BENCHÉ, COME TUTTI, PSICOTICI IN MASSA.

È vero che Dio lo fece, e li affogò tutti con il diluvio, ma Dio è Dio, e poi sta in cielo, mentre noi siamo qui, sicché oltretutto periremmo noi pure. Per cui – benché l’umanità di ora sia certo peggio di quella di allora – non possiamo augurarci che sia distrutta dalla catastrofe climatica.
Perché Tsipras, Iglesias, Grillo ecc tacciono sull’eliminazione del signoraggio, che risolverebbe tutto?
Perché ormai tutti sanno che, per eliminarlo, basta una rapida e facile confisca penale delle quote private delle banche centrali nonché il divieto di iscrivere al passivo i soldi che creano.
Solo che dopo comincia quel vero, meraviglioso cambiamento che questa società di psicopatici rifugge perché è incatenata ai suoi vizi.
Ecco allora che tutti si inventano ogni tipo di commedie per distogliere dalla facile abolizione del signoraggio per via giudiziaria.
Tragicommedie tra cui quella greca: una finta lite tra poche centinaia di accattoni, teste di legno delle dinastie bancarie, che vanno eliminati con un maxiprocesso che ci restituisca una vera Europa al posto dell’associazione a delinquere che l’ha usurpata.
Fermo restando che, nel mentre, i ‘cittadini’ si scannano tra loro fingendo di essere di destra o di sinistra laddove la vera divisione è tra partite IVA, che giustamente non vogliono pagare le tasse, e tutti gli altri che, dai dipendenti pubblici, con in testa i magistrati, li obbligano a pagarle perché non potrebbero vivere senza di esse, e sono troppo vili per affrontare le banche.
Banche che in realtà possono essere sconfitte in un attimo, e non sono più il vero problema, che è invece la psicosi cronica di massa.
Non si possono infatti guarire i singoli dalla pazzia, perché possono guarirne solo se prima guarisce la massa.
Massa che, non avendo la forza di adottare la nuova cultura, si accanisce ad ottimizzare la attuale, che è irrecuperabile.
Per cui, più tu approfondisci l’analisi della psicosi cronica della massa, più essa si chiude nella «sindrome di Luisa» (sindrome da arroccamento).
Gli individui, cioè, ingenerosi come sono stati resi dal consumismo, vistisi smascherati, anziché dare atto di ciò che celano dietro la barriera del loro inconscio fittizio, aumentano il livello di collusione tra loro e, pur sapendo che i loro vizi sono palesi, fingono di non vederli e di non vedere quelli altrui.
Il risultato è che quella depravazione di fondo che è sempre stata l’essenza dell’occidentalesimo, ma prima era mediata da un po’ più di verecondia, galateo, finzioni, ora è praticata apertamente (cultura dell’abiezione).
Massa che però guarirà e diverrà società, per poi acquisire la dignità di popolo, che ora non ha.
Questo perché, così come oggi i singoli si spingono l’un l’altro alla patologia, inizieranno, ora che ve li costringerà la catastrofe climatica, a spingersi l’un l’altro alla guarigione.
Una società psicotica in cui, se vi aggredisco, amici magistrati, non è perché non mi piacete (vi detesto cordialmente, come tutti, ma vi amerò vieppiù quando vi ‘convertirete’ alla sanità/moralità), ma perché, come il vostro ammalarvi è stato cruciale per rovinare la società, la vostra imminente guarigione lo sarà per salvarla.
Perché voi avete firmato il ‘patto contro natura’, il patto cioè di essere onesti in cambio dei molti corrispettivi che ricevete, ma siete invece peggio degli altri.
Speranza che guariate in nome della quale mi ritrovo a scrivervi in piena notte perché – mentre stavo lavorando per l’organizzazione delle migliaia di ricorsi per responsabilità del magistrato che avevo deciso di proporre contro i giudici delle Corti d’Appello di Roma e Perugia per le inqualificabili lentezze, resistenze, ostilità, messe in campo contro le cause Pinto – ho capito che sarebbe inutile.
Inutile perché il diritto sapete sempre meno dove sta di casa, ma siete dei vanificatori imbattibili di ciò che non vi conviene.
E rimproverarvi è inutile, se prima non si riesce a guarirvi, perché un aspetto della vostra e della generale pazzia è questa capacità di mentire e di non offendersi a prova di torte in faccia.
Perché è vero che i politici non denunziano il signoraggio e, non lo ha fatto nemmeno il Papa nonostante quello che ha scritto in Laudato sì’, ma avete l’obbligo di agire autonomamente.
Mentre, al contrario, siete ostilissimi anche solo alle cause Pinto, perché la velocizzazione vi costringerebbe a cercare un nuovo assetto privilegiato, e non riuscite, sempre per la vostra malattia mentale, ad essere conseguenti alla consapevolezza, che pure avete, che la velocizzazione è indispensabile per quel cambiamento culturale senza il quale non si può fermare la catastrofe.
Fermo restando che, benché odiosi, mi suscitate soprattutto pena, perché sapete che il vostro benessere è il corrispettivo che lucrate per rovinare il mondo: un mondo di cui fate parte anche voi, i vostri figli, i vostri cari; e ciò non può che farvi soffrire.
Come guarirvi? Non si può fare altro che quello che sto facendo: spiegarvi la malattia! Perché il primo passo di ogni guarigione dalle malattie mentali è divenirne consci, ed il secondo, nel vostro caso, sarà fermare l’illiceità delle banche, alle quali oggi siete venduti.
Parole però le mie che vi serviranno solo a sapere che strada prendere ora che la catastrofe vi costringerà a cambiare, perché questo gesto di dignità e di coraggio non riuscirete a compierlo spontaneamente.

6.7.2015

Alfonso Luigi Marra

 
 
 

Ritorno alla realta’

Hands Holding SoilNel mondo in cui viviamo, il ritorno a stili di vita più semplici e naturali, unitamente a forma di autosufficienza e condivisione, sono la prima forma di difesa dalla realtà irreale che viviamo quotidianamente; una irrealtà che uccideci uccide senza che ce ne accorgiamo neppure. Ma sempre piu’ persone lo stanno capendo e in silenzio, senza grancasse, fanfare e clamori, stanno intraprendendo questo cammino.

Se noi riflettessimo sul funzionamento della Vita sul pianeta senza artifici e sovrastrutture, semplicemente per quello che è, ci accorgeremmo che il vivere, nella sua straordinaria varietà e complessità, è qualcosa di estremamente semplice. Cio’ che vale per la Vita vale ovviamente anche per la vita umana: l’aria c’è, l’acqua anche, il cibo ancor di più (se ne butta via, per puro spreco o per ragioni di mercato, oltre il 40% della produzione mondiale), e soprattutto avremmo tutto per soddisfare le nostre necessità relazionali, di socializzazione, di svago, senza bisogno di pagare alcunché; il mondo, al di fuori delle mercificazioni di tutto e tutti, rimane qualcosa di unico, un grande parco giochi dove vivere la Vita come una meravigliosa avventura (ma questo lo si capisce solo quando dalle mercificazioni ci si toglie almeno un po’. Finché si rimane dentro, no). Se è vero che per vivere bene avremmo bisogno di poco, è purtroppo una triste realtà che quel poco ci manca sempre più e che dunque vivere bene è sempre più difficile. Questa cosa accade un po’ ovunque nel pur vasto mondo, a parte in quei pochissimi luoghi dove lo sviluppo, il mercato ed i loro tanti sinonimi, non sono ancora arrivati a sfruttare e distruggere tutto. Se pensiamo che nell’immaginario comune lo sviluppo e l’economia dovrebbero essere lì per farci vivere meglio, la cosa appare del tutto paradossale. Ma non lo è. In realtà ciò che sta accadendo è perfettamente in linea con il significato più autentico di quello che chiamiamo sviluppo e di quella che chiamiamo economia. Da che sono venute alla ribalta infatti, lo sviluppo e l’economia non fanno altro che promettere senza mantenere. Ci chiedono di fare qualche sacrificio in più, di tirare la cinghia ancora un po’, di lavorare un po’ di più, di correre di più che le cose torneranno presto a posto e il sole a splendere come da proclama istituzionale. Ma le cose a posto non vanno mai e ormai sono in molti ad averlo capito.

 Nel reale della nostra Vita quotidiana infatti, lo sviluppo e l’economia si manifestano per ciò che sono effettivamente, e cioè una forma di dominio, di controllo, di mercificazione di tutto e tutti, uno strumento di coloro che stanno in alto per dominare, controllare, mercificare, coloro che stanno in basso (e con loro il pianeta). Tale mercificazione, lo avrete notato, si manifesta in una incessante, delirante, paranoica, trasformazione di ciò che è vivo in qualcosa di morto. Questo è ciò che fanno, inevitabilmente, lo sviluppo e l’economia: trasformano ciò che è vivo in qualcosa di tossico, contaminato, morto.

Lo sviluppo e l’economia, per prosperare (loro prosperano ma per tutto il resto è il contrario) si basano su una ovvia necessità di risorse. Ma, ancorché noi si faccia fatica a capirlo per una questione di schemi mentali e di condizionamenti che abbiamo subito sin dalla nascita per ventiquattro ore al giorno, c’è un problema di fondo, e cioè che l’essere umano non è una risorsa (tantomeno economica) ma semplicemente un essere umano. Allo stesso modo non sono una risorsa (tantomeno economica) una mucca, un albero, le acque di un fiume che vengono deviate per generare energia o qualunque altra cosa.Se si accetta infatti l’idea che si può mercificare anche solo qualcosa si finisce inevitabilmente con il mercificare tutto. Questo per dire che a monte di dove siamo oggi c’è anzitutto una forma mentis, una visione, un modo di intendere la Vita che ce la fa vedere così piuttosto che cosà. Nello spazio tra quel cosìe quel cosà ci sono tutti i drammi che noi, e il pianeta con noi, stiamo vivendo oggi. Il problema non è quindi lo stato attuale in cui ci troviamo ma il perché e il percome ci siamo arrivati. Insomma, se non cambiamo le premesse, cioè il nostro modo di pensare e di vedere la Vita, se non de-sviluppiamo ede-mercifichiamo anzitutto il nostro modo di pensare, non risolveremo mai nulla e la situazione non potrà che peggiorare. Ricorrere ad ancora più sviluppo, ancora più economia e ancora più ai loro tanti servitori (tecnologia, Stato, scienza, medicina, ecc.) non farà altro che accelerare il corto circuito fatale, la formidabile esplosione che ci attende alla fine della strada dello sviluppo, dell’economia, delle mercificazioni di tutto e tutti. Non dovremmo essere troppo lontani.

Dicevamo all’inizio che la Vita si fonda su regole basilari piuttosto semplici e se ci si allontana dalla Vita (e dunque dalla natura con i suoi ritmi, modi, tempi, ecc.) si fanno dei danni e neppure di poco conto. Tanto per fare un esempio che pare banale ma invece non lo è affatto, allontanandoci dalla natura noi, progressivamente, ci allontaniamo anche dalla realtà. L’allontanamento progressivo da una Vita in cui l’ordine naturale era l’ovvia normalità (era, cioè, la Vita) ha fatto sì che si sia arrivati ai livelli attuali di astrazione assoluta dalla Vita. Questo a meno che non si voglia sostenere che vite immerse nelle realtà di oggi, cioè vite immerse nelle “Isole dei famosi”, in qualche delitto efferato e nel gossip, nei social network, nei desideri compulsivi e irrefrenabili di acquisto (nonostante la “crisi” io continuo a vedere tutt’attorno sprechi incredibili) e chi più ne ha più ne metta, siano vite. Perché non lo sono.

Ma se nonostante le “Isole”, qualche delitto efferato e un po’ di gossip, i social network, il consumismo più becero e sfrenato, noi stessimo bene, io non avrei da batter becco. Ma il fatto è che invece nessuno sta più bene. Non so se ce ne rendiamo conto ma nessuno (o comunque la maggior parte, una “maggior parte” in costante crescita) riesce più ad attendere alle più normali funzioni biologiche: abbiamo problemi con il mangiare, con il dormire, con l’andare di corpo, addirittura con il respirare (determinate da stati ansiogeni, forme varie di stress acuto, ecc.), abbiamo fobie di tutto (in particolare di tutto ciò che è naturale) e le malattie nervose dilagano. Non so per voi ma per me tutto questo è altamente irreale. Ma il dramma non è neppure questo. Il dramma è che abbiamo accettato questa situazione come normale. Non ci facciamo neppure più caso. Questo è infatti esattamente ciò che facciamo quando prendiamo la pillolina perché siamo depressi o per andare di corpo. Ci preoccupiamo di cancellare il sintomo e non di indagarne le radici per eliminarle. Sia chiaro, qui nessuno accusa nessuno di niente, anche perché tutti siamo presi da questo sistema che ci stritola come un coniglio tra le spire del serpente. Ma il dire le cose come stanno e dunque prendere intima coscienza della situazione, è il primo passo se vogliamo cambiare direzione.

Non so se ve ne rendete conto ma noi non viviamo più. Letteralmente non viviamo più, bensì passiamo l’esistenzadisperdendo le nostre energie (cioè la nostra Vita) in una infinità di pseudo-bisognipseudo-interessipseudo-conoscenzepseudo-divertimentipseudo-miglioramenti, pseudo-ricerche-della-felicità,pseudo-tutto, insomma una pseudo-vita che in quanto tale è irreale e che per questo ci svuota, ci esaurisce, ci svaluta intimamente, in una parola ci fa vivere male. La vita, che ci piaccia o meno, èsolo quando è reale, e quel mondo artificiale (e tossico) che viviamo e che abbiamo sostituito al mondo reale, essendo artificiale non è reale. Punto e a capo.

Noi invece abbiamo bisogno di realtà, che possono essere a volte dure (perché la vita non è una camminata su un prato fiorito) ma comunque reali (e comunque alcune durezze della vita sono pedagogiche). Quindi, tanto per dirne una, quando la gente parla di “crisi” e si auspica “la ripresa” (più sviluppo, più economia, in generale più idiozie) dimostra che non vuole capire che le nostre vite sono insostenibili già da ora e aggiungere altra carne al fuoco non farebbe che peggiorare la situazione. Da tutti i punti di vista.

Chi ne ha la forza ed il coraggio provi a chiudere gli occhi e ad ascoltare in silenzio le grida di dolore che promanano da questo mondo: farlo è qualcosa di semplicemente disperante. E la realtà, purtroppo, è questa e non quella dei programmi televisivi in cui tutti sorridono e sgambettano felici (per copione), non quella degli acquisti che ci fanno stare male anziché bene, non quella di gente che sbandiera e strombazza per le strade perché la nazionale di calcio ha vinto la coppa. Le felicità televisive, quelle degli acquisti e quelle della squadra del cuore, servono solo a chiudere occhi e orecchie per allontanarsi dalla realtà. La realtà non è quella ma, purtroppo, quella delle grida di dolore che promanano dal mondo che viviamo. E il motivo è molto semplice: questo sistema è anti-Vita e, nella realtà, questo sistema irreale non lo regge più nessuno. Bisogna che si faccia chiaramente questa distinzione tra realtà e irrealtà per fare in modo che l’irrealtà che ci viene continuamente sbattuta in faccia non diventi la realtà. Proprio per questo rimango convinto che sia necessario affrontare queste grida di dolore facendosene carico e prendendocene la responsabilità in prima persona. Dobbiamo farlo noi perché nessuno lo farà per noi. Queste vite irreali che stiamo vivendo e che ci fanno soffrire sono un’irrealtà all’interno di una grande Matrix ma quando la realtà colpirà (perché presto colpirà) la coglieremo pagando a quel punto un prezzo altissimo. Si salverà solo chi vi si sarà preparato, concretamente ma anche psicologicamente.

Che la gente (a parte i lobomotizzati irreversibili per i quali, in quanto tali, non vi sono speranze) sia terrorizzata dalla situazione attuale è perfettamente comprensibile. Per questo vuole, si augura, spera, che tutto riparta come prima, manco fosse una specie di araba fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Ma non sarà così e del resto se tutto ripartisse come prima la situazione non farebbe che peggiorare lo stato ambientale, quello sociale, e tutti gli altri stati. Chi da questo meccanismo si è tirato o sta cercando di tirarsi fuori, queste cose le capisce molto meglio di chi vi è dentro fino al collo. Non dico abbia risolto tutti i suoi problemi ma perlomeno ha idea in quale direzione andare. In ogni caso sta abbandonando l’irrealtà per tornare alla realtà.

Bisogna tornare indietro, gradatamente e per quello che ci riesce, ma la direzione può essere solo quella. Tornare indietro non verso un non meglio precisato e meraviglioso passato privo di problemi che non è mai esistito, ma verso vite che siano in qualche modo (in tanti modi) più autentiche, sensate, reali, partendo, ad esempio, dal tentativo di ridurre le nostre dipendenze dal sistema, il tutto da fare come scelta volontaria e non come imposizione. C’è una grande differenza tra le due. E’ la differenza tra chi si mette volontariamente a dieta per perdere peso e stare meglio e chi non mangia perché non ha da mangiare.

Il crollo delle società complesse (Impero Romano, Maya, Azteco, Han, Maurya, Gupta, quelli mesopotamici… tutti)è del resto un fatto storico ricorrente nella storia; nessuna società complessa è mai sopravvissuta a se stessa. Che il crollo di questa società ipercomplessa sia oramai imminente (gli scricchiolii sono ovunque per chi li vuole sentire) e farà ripartire tutto come una tabula rasa o quasi, è fuori di ogni ragionevole dubbio. Mi pare dunque che contestualmente sia arrivata l’ora di dedicare tempo ed energie al ritorno alla realtà, in primis ad una qualche forma di autosufficienza, alla ricostruzione di rapporti umani non mediati da tecnologie varie (che sempre dalla realtà allontanano anziché avvicinare), alla ricostruzione di comunità locali che abbiano alla base principi di condivisione e fiducia. La buona notizia è che sempre più gente sta andando in questa direzione. Non solo per ripararci dal futuro ma anche e soprattutto per cominciare a vivere bene da adesso.

Io vedo questi tempi a venire come duri ma anche liberatori e soprattutto reali. Per andare nella direzione della realtà ci vogliono consapevolezza, determinazione e buona costanza. Le soluzioni in fondo ci sono a tutto. Bisogna cercarle però, anche perché altrimenti la realtà ci riporterà alla… realtà.

 

 
 
 

La Fabbrica della “Salute” (si fa per dire)

big_pharmaOggigiorno siamo tutti malati. Come si spiega questo in un mondo in cui la ricerca promette continuamente di debellare l’umanità dalle malattie? Alla base di ciò sono una errata percezione di ciò che sono le “malattie” ma soprattutto enormi interessi economici. La notizia positiva è che è possibile cambiare questo stato di cose, a partire dall’assunzione di responsabilità della propria salute in prima persona.

 

Oggigiorno è virtualmente impossibile vivere da sani. Oggigiorno la normalità è vivere da malati e del resto se il settore medico-farmaceutico è il primo al mondo per fatturato un motivo ci sarà. E fin qui è tutto procede sui binari della normalità, perché noi moderni crediamo sia normale “ammalarsi”, crediamo sia normale “essere malati”, crediamo normale ricorrere ai medici, agli ospedali, alle medicine, per “curarci”. Noi crediamo che per curarci abbiamo bisogno della medicina, possibilmente una Medicina con la “M” maiuscola. Non è del resto la “guerra contro le malattie” il compito ufficiale di cui è investita la Medicina nell’immaginario comune? Da qui è tutto un proliferare di guerre: contro il cancro, contro l’alzheimer, contro la sclerosi, il diabete, la depressionequello e quell’altro. Del resto in un mondo in guerra contro tutto e tutti (natura, animali, popoli, clima, ecc.) non è normale essere in guerra anche contro le malattie?

Noi crediamo nella religione della medicina che ci salverà dalle malattie che, cattive che non sono altro, ci vogliono tutti morti. Bisognerebbe invece ficcarsi bene in testa anzitutto che i medici, con tutte le eccezioni del caso (e questo sia ben chiaro), non sono esperti di salute ma di malattie (che non è stessa cosa) e soprattutto che noi non viviamo affatto grazie alla medicina ma nonostante questa. Del resto alcune cifrette parlano chiaro: la medicina, tra vaccini, somministrazioni di farmaci con effetti collaterali vari, infezioni contratte in ospedale, diagnosi ed interventi chirurgici errati, varie ed eventualiè la prima causa di morte negli Usa (oltre 800.000 statunitensi muoiono ogni anno per colpa della medicina ufficiale) e la terza in Europa (2). Ma questo non conta perché nella nostra testa la Medicina ci salva e nemmeno le cifre ci convincono del contrario.

Se non avessimo abdicato del tutto alla nostra capacità di formulare pensieri logici e di buon senso, ci porremmo immediatamente un paio di domandine molto semplici: da dove vengono le malattie? E, soprattutto, cosa sono le malattie? Ma queste domande non ce le poniamo perché siamo stati educati a credere nel mondo in cui viviamo e nelle sue strutture, di cui la tecno-medicina scientifica è senza ombra di dubbio una struttura portante. Insomma, se ci ammaliamo la colpa non è mai del mondo e del modo in cui viviamo e proprio per questo crediamo nella Medicina che ci salverà. Perché la Medicina fa parte di quel mondo e rinnegarla significherebbe rinnegare quel mondo, cioè rinnegare come viviamo.

Perché ci “ammaliamo” dunque? Pensiamoci un attimo: siamo animali fisiologicamente frugivori e ci cibiamo di carne, pesce, latticini, uova, grani (il tutto ovviamente ben cotto e devitalizzato) combinandoli per di più tra loro (rendendo così la digestione estremamente difficile ed energeticamente dispendiosa, energie che il nostro corpo non può convogliare alla “salute”) e generando in tal modo tossiemia, ma questo non importa. Questi (pseudo)cibi che ingeriamo quotidianamente sono pieno di veleni e composti chimici per la loro colorazione, conservazione, ecc., ma anche questo non importa. Inoculiamo vaccini (organismi geneticamente modificati, metalli vari, formaldeide, ecc.) nei corpi dei nostri bimbi (e anche adulti), ma la cosa non è determinante. Nel corso della nostra vita assumiamo medicinali (cioè veleni) per “curarci”, ma pure questo non incide affatto. Respiriamo aria satura di composti chimici e nanoparticelle (sono dappertutto) ma la cosa non conta affatto.

Conduciamo vite del tutto innaturali, con pochissimo movimento, seduti per ore dietro ad un computer, su un divano, sul sedile di un auto, al chiuso di una casa, un ufficio, una fabbrica, un centro commerciale, un centro abbronzatura, quando sappiamo benissimo che il nostro corpo è fatto per muoversi e stare all’aria aperta). Ma questo non ci fa niente. Siamo costantemente immersi in campi elettromagnetici, ma potranno mai essere i campi elettromagnetici i responsabili della nostra salute? Usiamo l’aria condizionata per il troppo caldo e il riscaldamento per il troppo freddo (ormai non siamo in grado di sopportare più nulla), con ciò indebolendo progressivamente il nostro corpo. Ma nemmeno a pensare che un corpo indebolito e con le difese immunitarie altrettanto indebolite possa essere la causa delle nostre malattie! Ma come ci viene in mente?! Abbiamo lavori orribili e senza senso che ci fanno stare male, relazioni perlopiù altrettanto orribili al lavoro, in famiglia, in società, ma la cosa non conta nulla.

Siamo stanchi, depressi, annoiati, stressati, del tutto privi di gioia ed entusiasmo per la vita, ma non ci passa nemmeno per la testa che tutto questo possa influire minimamente sulla nostra salute. Assumiamo droghe di ogni genere (ufficiali e non) ma la cosa non incide minimamente. Spalmiamo sulla nostra pelle creme, lozioni, rossetti, shampoo, you name it, anche questi tutti pieni di composti chimici e delle onnipresenti nanoparticelle,  le quali, essendo nano, eludono le naturali barriere protettive del nostro sistema immunitario per arrivare dritte al sangue (e lì fermarsi). Ma pure questo non incide sulla nostra salute perché in fondo, (non)ragiona il cittadino medio, potranno mai essere creme, lozioni, rossetti, shampoo e tutto il resto i responsabili delle nostre malattie? Ma dai, non sono stati testati negli asettici laboratori del mondo progredito? Non hanno ottenuto l’imparziale placet per la commercializzazione dei vari Ministeri della Salute (leggi, della Malattia)?

Si potrebbe andare avanti all’infinito ma il senso è chiaro: la vita moderna, con tutte le sue impalcature e strutture, non si mette in discussione. Anzi, per risolvere questa cosa un po’ scocciante delle malattie che di tanto in tanto vengono a turbare le nostre meravigliose vite moderne, di vita moderna ce ne vuole ancora di più. Quindi ci vuole ancora più sviluppo (tecnico, scientifico, medico, economico), appena un po’ di più, fino a che tutto, abbiate fede, andrà a posto come da promesse reiterate. In ogni caso, se tra voi ci fosse ancora qualche dubbioso, volete mettere con il passato, quando tutti morivano come mosche? Uno sterminio terribile. E se proprio rimane qualche ultimo scettico recalcitrante critico della Megamacchina che domina le nostre vite, lo si zittisce con la frase magica che taglia la testa al toro: oggi si vive di più. Questa frase sortisce l’effetto miracoloso di mettere tutti in riga. Peccato non sia vera. Ciò che si è allungata non è la vita media bensì l’aspettativa di vita, che è tutt’altra cosa (tratterò il temanel prossimo articolo “La fabbrica dell’infelicità).

Per tornare a noi, dopo anni e decenni di abusi, soprusi e avvelenamenti vari, il nostro corpo, che a differenza del mondo della Medicina e delle multinazionali farmaceutiche, ci vuole bene, e che, a differenza nostra, è intelligente, cerca di comunicarci, attraverso la “malattia”, che qualcosa non va, che stiamo facendo qualcosa di sbagliato; il nostro corpo ce lo dice, per l’appunto, attraverso l’insorgenza di quella che chiamiamo “malattia”. Ma noi non sappiamo più ascoltare il nostro corpo; sappiamo solo seguire i consigli e le prescrizioni degli “esperti”, questi grandi salvatori dell’umanità (Umberto Veronesi, tanto per fare un nome tra i tanti) di fronte ai quali bisognerebbe genuflettersi ogni volta che per l’appunto ci dispensano i loro consigli e le loro miracolose prescrizioni (e a cui bisognerebbe fare statue in piazza), questi “grandi esperti” formatisi alle più prestigiose università del mondo progredito con i master conseguiti in qualche università ancora più prestigiosa (sarà un caso, ma anche le università sono controllate dall’alto dalle lobby tecno-farmaceutiche; ma pure questo non conta nulla).

Ma insomma, dirà il lettore, se quando ci “ammaliamo” la colpa non è dei nostri orribili, malsani, assurdi, folli, insensati, del tutto innaturali stili di vita, chi è il responsabile allora? Se ci vengono un raffreddore o la febbre (tanto per stare sul leggero) di chi è la colpa? Ma di un microbo, no? O di un germe, un bacillo, il freddo, troppo sole, troppo vento (tutte cose, fateci caso, “naturali”. L’aria condizionata no on ci fa ammalare, ma il vento sì) o se proprio il colpevole non si trova, allora sarà stato il casoil fatoil destinola sfortuna (che è ciò che di norma la gente commenta quando a qualcuno, dopo decenni di vita innaturale, viene un cancro: “poveretto. Che sfortuna!). Capite, la colpa non è di come viviamo, ma della sfortuna. Il mondo e il modo in cui viviamo non si toccano!

A questo punto però siamo “malati” (almeno ufficialmente) ed ecco allora arrivare lancia in resta in nostro soccorso, la Medicina con i suoi medici-stregoni e le sue medicine-pozioni magiche, che riporta tutto nei binari della normalità (ovvero della malattia, perché noi dobbiamo vivere  “malati”), che riporta tutto sotto controllo, un sotto controllo che ovviamente ci tiene tutti sotto. Sì, proprio sotto il potere della Medicina e delle lobbies tecno-farmaceutiche. C’è una semplice realtà che non si vuole accettare: la medicina non ci cura mai ma solo e sempre di sopprime dei sintomi.

Pur con tutte le infinite difficoltà a vivere in maniera sana in questo mondo, abbiamo comunque la possibilità di farlo. Per fare questo bisogna assumersi la responsabilità della nostra salute senza delegarla ad altri perché noi, naturalmente, già sappiamo (sapremmo) cosa fare e come vivere per essere in salute. Un buon punto di partenza è capire che la “salute” è la condizione normale degli esseri umani (e non solo), per poi proseguire con la consapevolezza che la malattia in sé non esiste ma è solo una (importantissima) comunicazione che il nostro organismo sta facendoci pervenire riguardo al nostro alterato stato di salute. Poi si prosegue (re)imparando ad ascoltare il nostro organismo, comprendendo ciò che stiamo facendo di sbagliato che ci fa “ammalare”, infine, con una generalizzazione necessaria in questa sede, riprendendo a vivere in maniera più naturale (a partire dal modo in cui ci alimentiamo). Insomma, cominciamo a fare qualcosa a favore della nostra salute piuttosto che contro.

La Fabbrica della Salute invece, lo avrete notato, si regge su tutt’altro: fantasmagoriche ricerche medico-scientifiche che ci salveranno (ma per il momento siamo sempre più malati), produzione di medicamenti portentosi che ci libereranno per sempre dalle malattie (“trovata la cura per sconfiggere il cancro, l’Alzheimer o qualunque altra cosa”, strombazzano ai quattro venti con ciclica ripetitività i media di potere), ospedali, presidi medici (soprattutto in quei paesi poveri dove, “poveracci che non sono altro, non hanno nemmeno gli ospedali”. Però adesso sono malati e prima no), università, ecc., insomma tutto un grandeambaradan che però non riesce a nascondere la verità: e cioè che siamo malati. Del resto, se non lo fossimo, non ci sarebbe alcun bisogno di medicine, ospedali, presidi medici, facoltà di medicina e tutto il resto, e la Fabbrica della Salute non sarebbe la prima al mondo per fatturato. Magari è proprio questa la causa delle nostre malattie.

 

(1)  Manicardi, Enrico, Liberi dalla Civiltà, p. 10, Mimesis Edizioni (2010)

(2)  Nul-Dean-Feldman-Smith, Medicina Assassina (2004), in A.A.V.V., Tutto quello che sai è falso 2. Secondo manuale dei segreti e delle bugie”, Nuovi Mondi Media (2004)

 

www.andreabizzocchi.it

 
 
 

Il Controllo dell’umanità (e cosa possiamo fare)

Post n°1564 pubblicato il 15 Maggio 2015 da antonello.mureddu

Large crowd of people watching concert or sport eventNegli ultimi anni abbiamo visto una straordinaria erosione delle libertà e uno speculare accentramento di potere e ricchezza salire verso l’alto. L’unica cosa che possiamo fare per difenderci da questo attacco alla Vita, è ripartire in silenzio, unendoci tra di noi, che stiamo in basso, anziché farsi quella che “guerra tra poveri” che è l’obiettivo di quelli che stanno in alto.

Da quando esiste la storia esistono dominio, controllo e guerra. Nella preistoria no ma nella storia sì. Se noi guardiamo alla storia con discernimento vediamo che questa non è altro che una sequela infinita di atti di aggressione contro il pianeta, contro i viventi in generale e di conseguenza anche contro gli umani (che sono a tutti gli effetti dei viventi come tutti gli altri, né più né meno).

Ciò che è cambiato dunque non sono gli effetti finali della storia (che è sempre stata dominio, controllo, guerra) quanto le modalità con cui questa viene portata avanti. In questa ottica è fuori di dubbio che all’immenso avanzamento delle tecnologie siano corrisposte forme di dominio, controllo, guerra all’umanità (oltre che a tutto il resto) sempre più avanzate e di fronte alle quali siamo ovviamente sempre più indifesi.

L’avanzata politico-economica che sta prendendo piede sempre più fattivamente in questi anni è di tipo accentrante. In altre parole è una guerra che quei pochi che stanno in alto portano avanti nei confronti di chi sta in basso (cioè sotto). Tutto il resto sono unicamente corollari utili alla realizzazione del piano. Il destino dell’umanità, a meno di un cambio di prospettiva enorme e di cui francamente si vedono ben pochi segnali, almeno per i decenni a venire, è molto chiaramente segnato. E non è un bel destino.

L’avanzata tecnologica, concentrando in un unico punto, quello del dominio e controllo (guerra), tutte le sue armi (biometria, ingegneria genetica, farmaceutica, medicina, alimentazione, energia, ma anche (dis)informazione, istruzione, intrattenimento (imbonimento), e ancora “democrazia”, politica in generale, leggi, burocrazia, istituzioni nazionali e sovranazionali, l’invenzione del terrorismo come nemico globale, l’indebitamento globale (Stati, aziende, famiglie, individui), ecc.), ha reso le masse sempre più docili, belanti e impaurite, rendendo questi controllo e dominio di facile realizzazione, il tutto in tempi e modi impensabili fino a solo poco anni addietro.

Se vogliamo andare alla sostanza, come umani abbiamo ben pochi margini di manovra per vivere in maniera libera e dignitosa o comunque questi margini sono in costante riduzione. Io credo che i nodi verranno al pettine definitivamente e drammaticamente nel momento in cui il degrado socio/ambientale arriverà ad un punto di rottura, congiuntamente alla definitiva eliminazione del denaro contante (che già oggi si attesta indicativamente ad un ben misero 7% dell’intera massa circolante) e alla totale mercificazione dell’esistente portata avanti sempre più serratamente (vedi l’ormai famoso TTIP).

Sarà allora che con qualche scusa di sicurezza globale o forse anche solamente con l’imbonimento, verrà a tutti installato un bel microchip (la cosa del resto non deve sorprenderci. Non chippiamo il cane e anche tutti gli altri che ci fa comodo chippare? Che cambia? Perché il cane sì e noi no? La logica non è sempre la stessa?). Così il controllo dell’umanità sarà globale, totale, definitivo, il tutto alla faccia di quel “mondo libero” in cui ancora molti sono convinti di vivere.

In una situazione simile, cioè una situazione in cui la sopravvivenza sarà estremamente difficile, è evidente che ci sarà un’escalation di violenza generalizzata. Questo è ciò che sta accadendo oggi in sempre più numerose aree del mondo.

Molti sostengono che tutte queste manovre che abbiamo cercato succintamente di indicare nelle righe precedenti, hanno lo scopo di far diventare le multinazionali e chi le governa (cioè il potere economico) ancora più ricche di ciò che già sono ma non è così. Non è affatto così. L’economia non è più, almeno per i controllori, un mezzo di arricchimento ma semplicemente uno strumento di controllo sociale (cioè di tutti noi che siamo costretti a lavorare per andare avanti). Siamo noi che dobbiamo lavorare per campare, non loro per arricchirsi.

A che servono un profitto e una ricchezza derivanti dall’economia quando questa ricchezza viene letteralmente creata dal nulla dal potere bancario-finanziario, quello stesso potere bancario-finanziario che controlla in toto l’economia? Che ci fanno con altra ricchezza se quella già esistente (creata dal nulla come abbiamo detto) è sufficiente per comprarsi tutti i pianeti, gli universi, le galassie?

La logica dunque è un’altra. Molto banalmente è una logica di dominio e di controllo ed è la stessa logica che l’umanità in generale applica da diecimila anni (cioè dall’inizio della storia) all’intero pianeta ed ai suoi abitanti. E’ la prospettiva antropocentrica poi trasformatasi in egocentrica ad averci ridotto così. Proviamo a pensare a quell’orribile fabbrica di morte che sono i moderni allevamenti industriali di animali e capiremo che la logica che vi sta dietro è la stessa. Come noi ci consideriamo di un’altra categoria rispetto agli animali, i dominatori dell’universo si considerano di un’altra categoria rispetto a noi. E, bisogna dirlo, secondo questa (per me inaccettabile) logica, lo sono.

Ce ne accorgiamo solo adesso per due motivi: il primo è perché sta cominciando a toccare anche a noi occidentali in prima persona (agli africani, tanto per dirne una, è già toccato da un pezzo), e il secondo è perché gli strumenti tecnologici di controllo sono diventati talmente avanzati (ed utilizzati sempre più esplicitamente) che finalmente qualcuno sta cominciando ad aprire gli occhi (ancora un po’ pochini per la verità).

Questo dominio sociale sempre più esasperato e esasperante si è esplicato in maniera molto evidente negli ultimi anni attraverso la progressiva destabilizzazione di sempre più aree del mondo (basta pensare al medio oriente e ora all’Ucraina), attraverso crisi economiche indotte, migrazioni forzate di milioni e milioni di uomini, donne e bambini (e ci sono dementi, lasciatemeli chiamare per ciò che sono, che ce l’hanno con gli emigranti e che dicono che “devono tornare a casa loro”) e tanto altro ancora.

Tutto ciò genera in ultima analisi paura e insicurezza, oltre ad una progressiva scarsità di beni essenziali alla vita, che rendono l’umanità sempre più docile, piegata ed incline ad accettare qualunque sopruso; come difatti sta accadendo.

Cosa possiamo fare?

Veniamo a noi. Cosa possiamo fare per provare a vivere bene in un mondo sempre più difficile? Premesso che non credo si possa combattere i dominatori dell’universo con le loro armi (hanno tutto, assolutamente tutto, per vincere con la violenza, e difatti è proprio con quella violenza che stanno già “vincendo”), e premesso anche che le dinamiche di questo futuro sono comunque impossibili da dettagliare, io credo che il primo, fondamentale passo sia quello di giocare ad un altro gioco, il nostro gioco, di cui noi facciamo le regole.

Ad esempio non credo sia sensato guardare al futuro con speranza e come ad un qualcosa di positivo come si è fatto fino ancora a pochi anni fa. Mi pare molto più logico concentrarsi sul presente. Ovviamente questo è un cambio di prospettiva di difficile applicazione visto che veniamo da millenni di cultura che spinge sul futuro. Ma questo è solo un esempio.

Concretamente penso sia necessario dedicarsi con molto impegno e piena consapevolezza a ricostruire un senso di comunità e di famiglia (più o meno estesa), dove l’unità, la collaborazione e la condivisione superino, definitivamente e una volta per tutte (almeno tra noi comuni mortali) quella competizione a cui oggi come oggi, volente o nolente, chi più chi meno, siamo tutti costretti. Sostituire una volta per tutte il rispetto reciproco a quell’aggressività reciproca che caratterizza la nostra vita di oggi. Sostituire una volta per tutte l’aiuto reciproco a quel cercare di essere “più furbi” che caratterizza il mondo di oggi. In altre parole smettere di farsi la guerra tra noi (cioè tra “poveri”) quando questa guerra l’hanno mossa coloro che stanno in alto per sistemare una volta per tutte chi sta sotto.

In senso assoluto io non vedo la cosa come una tragedia. Si tratta essenzialmente di rimodellare i nostri pensieri e conseguentemente le nostre azioni su dinamiche diverse a quelle a cui siamo abituati. A ben vedere non è che il mondo e il modo in cui viviamo oggi ci facciano godere troppo. Vorrei far notare che la cosiddetta “crisi” che ha colpito milioni e milioni di persone, è una tragedia per molti (la stragrande maggioranza) ma non per tutti. C’è anche chi grazie alla crisi ha riscoperto stili di vita più semplici, naturali, solidali. C’è chi grazie alla crisi vive meglio. Chiedere la “ripresa” significa essenzialmente chiedere “di più” di quel mondo che ci ha ridotto come siamo.

Io credo che la nostra spiritualità, nelle sue svariate applicazioni concrete, sia ciò che in ultima analisi può fare la differenza tra il dramma e una vita degna di essere vissuta. I cambiamenti spirituali richiedono tempo e di sicuro non si inventano in quattro e quattr’otto, e dunque è bene intraprendere questo cammino sin da ora, senza azzuffarsi fino all’ultima briciola o all’ultimo osso lasciato cadere dall’alto dai padroni dell’Universo.

Da ultimo vorrei dire che trovo del tutto insensato manifestare, fare cortei, scioperi, petizioni via internet, addirittura continuare ad andare a votare. Dico, ma almeno smettiamola di farci prendere per il culo. Tutto quanto sopra non serve a nulla se non a dare alle masse l’illusione che qualcosa possa cambiare e con ciò tenerle ancora più docili. Lo sappiamo benissimo che le cose stanno così, perché se così non fosse avrebbero già vietato tutto quanto (e difatti questo è ciò che fanno, e anche con violenza estrema, quando qualcuno oltrepassa un dato limite).

E’ ora di entrare nello stato di idee che qualunque istituzione, nazionale e ancor più sovranazionale, qualunque, nessuna esclusa, non è lì per difenderci ma per difendere il Sistema e con ciò i suoi controllori.Non sono lì per noi ma contro di noi. Sono strumenti (e lo Stato è il primo tra questi) utilizzati dal potere costituito per tenerci sotto. Tutte le istituzioni servono a questo, nessuna esclusa. Bisogna metterselo in testa.

Bisognerà dunque ripartire da zero e difendere semmai quel territorio che abitiamo e che ci dà la Vita, difendere la famiglia (intesa in senso esteso), la comunità in cui viviamo. Difendere quel poco di margini di manovra che ancora ci sono rimasti cominciando a tirarsi fuori dal Sistema (e non a chiederne ancora di più), a disubbidire, a non riconoscere, a boicottare (in silenzio), a non pagare tasse, multe, ecc., insommasmetterla di sostenere tutto ciò che ci ruba la Vita. Non tanto, e comunque non solo, per cambiare l’ordine costituito quanto più semplicemente per vivere con dignità.

E’ ora di capire definitivamente che non si può chiedere il permesso a qualcuno, a nessuno, per vivere. Ericordarsi che si deve morire comunque. La preservazione della vita a tutti i costi ha un senso se questa vita è degna di essere vissuta. Oltrepassato quel limite non è più così. Proviamo tutti a cominciare a vivere davvero bene da adesso e soprattutto a farlo a modo nostro.

Con fiducia, buona Vita

Andrea Bizzocchi, 05 maggio 2015

 
 
 

Navi, incursori e predator contro il jihad nel Mediterraneo: ecco l'operazione "Mare sicuro"

Post n°1563 pubblicato il 21 Marzo 2015 da antonello.mureddu
 

La pianificazione dell'operazione elaborata dagli stati maggiori. Ma non c'è un piano per contrastare i rischi interni.

ncursori della Marina militare, compagnie di fucilieri del San Marco, quattro navi tra cui unità dotate di attrezzature sanitarie ed elicotteri, aerei senza pilota Predator dell’Aeronautica per la sorveglianza dal cielo faranno parte di "Mare Sicuro".

Saranno impiegati per contrastare la minaccia jihadista nel Mare Mediterraneo. La pianificazione dell'operazione, elaborata dagli stati maggiori e anticipata dall'Adnkronos, è ormai in fase di avanzata.

Del gruppo navale faranno presumibilmente parte una nave da sbarco della classe San Marco o San Giusto, una o più fregate e cacciatorpedinieri, in tutto un migliaio di militari italiani. Si concretizzerà in questo modo "il potenziamento del dispositivo aeronavale dispiegato nel Mediterraneo centrale" annunciato ieri in parlamento dal ministro della Difesa Roberta Pinotti dopo l'attentato al Museo del Bardo in Tunisia. Il compito assegnato alle unità navali e agli assetti aerei sarà di incrementare il dispositivo di sorveglianza davanti alle coste del Nord Africa. Si punta così ad assicurare un più rapido intervento in caso di necessità per la tutela di connazionali in pericolo e per la sicurezza di infrastrutture di interesse nazionale come aziende e piattaforme petrolifere italiane situate nelle aree a rischio.

Ma l'operazione "Mare Sicuro" non convince Giorgia Meloni: "Con l’operazione ’Mare sicurò, il governo si sveglia e prende finalmente coscienza della necessità di pattugliare le nostre coste e di mettere la Marina Militare al servizio della sicurezza nazionale. Ma non è ancora sufficiente, perché la risposta alla gravità degli eventi che si stanno verificando in Nord Africa non può essere data solo con azioni simboliche ma con una strategia
complessiva di intervento che preveda azioni concrete ed efficaci".

 

 
 
 

Agevolazioni tariffarie sul servizio idrico (bonus acqua)

Post n°1562 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da antonello.mureddu

L'agevolazione consiste in un contributo sui costi della bolletta acqua per titolari di utenza idrica con determinati valori ISEE.

Chi può presentare domanda
Le agevolazioni previste dal nuovo regolamento 2014 emanato da ATERSIR possono essere richieste da tutti gli utenti domestici con un contratto di fornitura diretto o condominiale, se in presenza di un indicatore ISEE inferiore o uguale a 10.000 €.
Vengono individuate due distinte categorie di beneficiari:
- gli utenti domestici diretti, ovvero gli utenti finali titolari di un contratto di fornitura del servizio idrico integrato;
- gli utenti domestici indiretti, ovvero gli utenti finali non titolari di un contratto di fornitura del servizio idrico integrato (nel caso di forniture condominiali o comunque plurime con un unico contatore centralizzato).

Presentazione delle domande: dove e quando
Le domande vanno presentate su un apposito modulo presso gli Sportelli del cittadino/Urp di Quartierecorredate dalla attestazione ISEE (*) relativa al nucleo famigliare, da fotocopia di un documento di identità in corso di validità, da una copia della bolletta HERA (**) relativa al servizio idrico.
Le domande vanno di norma presentate o rinnovate di anno in anno entro la data del 30 settembre.

(*) dal 1 gennaio 2015 è operante il cosiddetto "Nuovo Isee", DPCM 5/12/13 n.159Per approfondire
(**) è previsto che sia segnalato nella modulistica il Codice contratto (non serve il Codice cliente) presente nelle bollette di HERA che eroga il servizio idrico. Attualmente tale codice non è sempre presente nelle bollette delle società di lettura che gli utenti ricevono, pertanto questi per ottenerlo, assieme ad una copia della bolletta Hera, dovranno eventualmente rivolgersi a tali società, o nel caso di utenze indirette, all'amministrazione del condominio o ad ACER in caso di alloggi ERP. Come da accordi tra Atersir e le Società di lettura tale codice sarà inserito nelle bollette a far data dalle emissioni successive al mese di settembre 2014.

- Bando per gli anni 2013 e 2014: in funzione della mancata attivazione del bando nel 2013 e della uscita del nuovo regolamento nel mese di settembre 2014 è attivo un bando con la possibilità di fare domanda (su un unico modulo) per gli anni 2013 e 2014. La scadenza di questo bando è fissata, a seguito di successive proroghe approvate da Atersir, al 28 febbraio 2015
Nelle more della applicazione del "nuovo Isee" coloro che avessero presentato domanda con la "vecchia" certificazione Isee e ritenessero di avere una situazione di maggior favore presentando la "nuova" certificazione, possono farla pervenire entra la data del 28/2/15. 
Chi presenta domanda tra il 1/1/15 e il 28/2/15 deve allegare il "nuovo Isee".

Entità ed erogazione delle agevolazioni
Le agevolazioni per gli utenti aventi i requisiti richiesti dal regolamento sono previste nella misura massima di:
- 60 € per ogni componente del nucleo familiare (fino ad un massimo di 8 componenti) in presenza di un indicatore ISEE minore o uguale a 2.500 €.
- 40 € per ogni componente del nucleo familiare (fino ad un massimo di 8 componenti) in presenza di un indicatore ISEE maggiore di 2.500 € e minore o uguale a 10.000 €.

L’erogazione del contributo avviene nell’anno successivo a quello di presentazione della domanda.

Per gli utenti domestici diretti, l’agevolazione sarà riconosciuta come una deduzione dalla bolletta.
Per gli utenti domestici indiretti, il Gestore dedurrà dalla bolletta intestata al titolare del contratto d’utenza un importo pari all’agevolazione riconosciuta.
In caso di bolletta di importo inferiore a quello del contributo, il Gestore dedurrà dalle successive bollette il valore residuo da rimborsare.

CATEGORIE DI UTENZA
  • Anziani
  • Disabili
  • Disagio Sociale Adulti
  • Famiglia e minori
  • Immigrati

 
 
 
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