Zanskar 2008eccomi di ritorno, sono passati alcuni giorni dal mio arrivo in italia dopo questo spettacolare trek nel nord dell'India.é stato un viaggio intenso ed affascinante; ho conosciuto tanti popoli, tante valli, tanti fiumi, ho riscoperto un'altra India.A presto sul blog e su You Tube per un bel resoconto sulle mie impressioni ed un bel report fotografico.JulhèKi ki so so Larghialòò Nello Zanskar Shangri-La dell’Himalaya indiano Agosto 2008 Ed ecco che un’altra volta il viaggio ha inizio… Il mio cuore chiede ancora l’India, vado al nord in Himalaya in Ladakh, nello sperduto Zanskar.Siamo un gruppo di amici che amano montagna ed oriente e la maggior parte di loro li conoscerò in viaggio. 10- Si parte, sono in volo sopra le terre d’oriente e tra poco si scenderà a New Delhi nella calura di una notte indiana. Sono in India, ne sento l’odore inconfondibile e mentre ci spostiamo all’aeroporto nazionale piano piano mi abituo al suo caos, alla pelle umida di sudore. Dopo alcune ore sulle scomode panche di questo aeroporto una voce dall’altoparlante ci chiama: parte il volo per Leh. Decolliamo ed in un’oretta siamo alla meta, una vertiginosa virata su una valle arida e deserta ed ecco spettacolare la collina dove sorge Leh. Siamo sulle “terre alte” e mentre raggiungiamo in bus il centro, questa aria fine ci dà il benvenuto nel Piccolo Tibet. 12- I primi giorni servono ad acclimatarci alla quota e li passiamo nella valle a visitare importanti monasteri. Quello di Hemis sorge in un luogo meraviglioso a sud e con la sua numerosa comunità monastica è uno dei più importanti. Vengo chiamato al suo interno dalle litanie sacre dei monaci in preghiera e mi perdo in questa magica atmosfera. Attorno a me statue, thanka e quell’odore caratteristico di burro ed incensi…. Ritornando verso Leh si ammira Thikse Gompa aggrappato su una collina e più avanti Shey Gompa con la sua gigantesca statua del Buddha del Futuro. Salgo poi sulla collina che sovrasta la città e dal suo antico Gompa saluto il suo panorama e guardo lontano; sul lungo viaggio che mi attende. 13- La meta ora è Padum. Questo sperduto paesino è la capitale dello Zanskar; lo Shangri-La, la terra nascosta che conserva ancora tanti segreti e tante magie. Un viaggio lungo e tortuoso che ci condurrà in bus prima a Kargil. I panorami sono da subito mozzafiato con paesaggi lunari che lasciano spazio ad oasi verdi dei villaggi ladaki. La strada è un continuo saliscendi ed attraverso vari passi ci conduce sino all’anonima Kargil. 14- Si parte all’alba con destinazione Padum. Oggi si prevede un trasferimento bello tosto e si arriverà col buio. La strada che risale la valle entra ben presto nel territorio dello Zanskar proponendoci viste magnifiche sul gruppo del Nun – Kun, entrambe splendide vette oltre 7000 mt. Ogni tanto qualche sperduto villaggio di pastori ed agricoltori impegnati nella raccolta del grano. La strada non permette velocità per il suo fondo sconnesso e quindi ci vorrà del tempo prima di giungere al Pensi-La a quota 4500 mt da dove si apre un palcoscenico su tutta la valle e sul gruppo degli Z. Qualche Chorten, un Monastero e tanti km di valle da percorrere. Incontriamo due biker catalani che provengono da Manali. Veramente un avventura fenomenale. Alle prime luci della sera ecco Padum, siamo abbastanza stanchi ma dentro vi è euforia per il trek che dobbiamo iniziare. Julhè 15- Oggi giornata di sosta a Padum dove al mattino partecipiamo alle celebrazioni della Festa di Liberazione con affluenza massiccia di tutti gli abitanti della valle. Bella la cerimonia ed altrettanto il contatto con la popolazione locale che vive con entusiasmo la festa. Poi nel pomeriggio si va a Sani nel suo antico Monastero e dopo aver assistito ad una cerimonia religiosa al suo interno si và curiosi ad assistere nel cortile esterno ai preparativi delle danze sacre che ci saranno domani. 16- Nello Zanskar è grande festa e qui al monastero di Sani per il Naro Nasial Festival sono arrivati dai più remoti villaggi per poter assistere alle danze. Questa cerimonia si celebra in questo luogo da secoli ed è emozionante essere qui tra la gente zanskara con atmosfere, suoni ed odori indimenticabili. Una giornata intensa che vale da sola il viaggio e fino a sera si resta con loro, con questo popolo stupendo, tra danze , suoni e tanti sorrisi. CENNI SUL NARO NASIAL, IL FESTIVAL DI SANI La regione dello Zanskar ha una tradizione buddista sorprendentemente antica. Secondo la tradizione orale il grande Guru Padmasambhava meditò a lungo qui nell’VIII secolo e sui monti che sovrastano il monastero di Sani vi è un suo veneratissimo eremo. Chi ha dimestichezza con il mondo himalaiano prende sempre queste indicazioni con un po’ di scetticismo; stanti le tradizioni locali, sembrerebbe che ogni grotta sia stata visitata da questo amatissimo essere, considerato un secondo Buddha, che fu fonte di ispirazione per tutte le scuole tibetane: spesso è infatti la devozione delle persone che, in perfetta buona fede, le porta a riconoscerne il passaggio – si dice infatti che Egli si sia manifestato ai devoti con innumerevoli corpi di luce. E’ però indubbio che il buddismo giunse in questa regione himalaiana prima che nel Tibet centrale, e prova di questo ad esempio è la statua rupestre di Mulbeck che rappresenta il Buddha del prossimo ciclo, Maitreya, che molti archeologi considerano essere non più tarda del V secolo. In effetti queste remote regioni offrivano luoghi di ritiro ideali per i mistici provenienti dalla valle del Kashmir e in generale dall’India. Una delle figure storiche che soggiornò a lungo in Zanskar fu Naropa, che nell’XI secolo, dopo essere stato Abate di Nalanda, l’università monastica indiana più importante di quei tempi, per realizzare pienamente gli insegnamenti mistici ricevuti dal suo Guru Tilopa dimorò in ritiro all’eremo di Dzongkul, vicino a Sani. Naropa è importantissimo nella tradizione tibetana, essendo anche l’autore del testo esoterico sui sei yoga, che funge tutt’ora da riferimento per gli yogi tibetani ed i praticanti tantrici ed è uno dei testi principali della tradizione Kagyupa. Quando Naropa concluse il suo lungo ritiro a Dzongkhul e si apprestava ad andarsene, la popolazione di Sani e i monaci di questo antico monastero lo implorarono di restare; egli non poté accontentarli, ma lasciò una minuscola immagine di sé, grande come un chicco di grano, all’abate di Sani, dicendo che questo oggetto avrebbe sostituito la sua presenza fisica. La minuscola statuetta crebbe da sola di dimensioni, diventando grande più di una spanna, fatta di oro e abbellita con pietre preziose, e venne custodita e venerata a Sani per i secoli seguenti. Quando giunsero i musulmani nella valle uno di questi la trafugò, ma ebbe paura del suo atto perché la gente della valle insorse furibonda, e quindi per liberarsene la gettò nelle acque del fiume Doda, dove venne poi miracolosamente ritrovata sulla riva da un monaco. Da allora la statua viene tenuta chiusa in un tempietto all’interno delle mura che delimitano il recinto sacro di Sani, adiacente allo stupa che contiene i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e viene esposta una sola volta all’anno, durante il Naro Nasial. Il Naro Nasial richiede una lunga preparazione da parte dei monaci di Sani, che sono discepoli in linea di trasmissione orale del maestro Naropa, i quali eseguono nei giorni precedenti cerimonie religiose, rese accattivanti dall’uso di strumenti tradizionali e canti dai toni bassi. Il giorno antecedente l’apertura del tempio di Naropa vengono eseguite diverse danze in costume, tra cui la danza dei cappelli neri (Sha-NaCham) e dei tamburi (Sha-Na Nga Cham), per purificare in modo adeguato il luogo. Nel secondo giorno al mattino alcuni monaci siedono di fronte al tempietto di Naropa recitando preghiere in onore del maestro e nel cortile antistante il tempio (sul lato opposto) continuano con le danze. Tradizionalmente il Naro Nasial non prevedeva la parte del Cham (danze rituali), queste furono introdotte verso la metà del secolo scorso su richiesta della gente del villaggio; la danza delle otto manifestazioni di Guru Rimpoce (Guru Tshen Gye) che si svolge nel secondo giorno è stata l’ultima ad essere introdotta e infatti le maschere utilizzate sono particolarmente naif e di evidente recente fabbricazione. Il Naro Nasial, la grande celebrazione in cui viene evocata la presenza di Naropa, arricchita dal Cham, è un momento molto bello per cogliere la freschezza della gente di Sani, che ha un trasporto forte e naturale verso i saggi della loro tradizione religiosa. Per Naro Nasial, ovvero per l’incontro con il grande maestro Naropa, si aggregano proveniendo anche da molti remoti villaggi dello Zanskar, sfoggiando i propri costumi tradizionali e creando una piccola folla immersa in un momento di devozione comune ma anche in commerci e in un’allegra convivialità.Il luogo, Sani, è costituito da un bel villaggio e dall’antico monastero, costruito su di un tratto pianeggiante della valle secondo la consuetudine dei luoghi di culto più antichi di queste regioni (vedi ades. Alchi o Tabo in Spiti). Nella penombra mistica all’interno del tempio si trovano bellissime statue ed alcuni affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. 17- Ed adesso il Trek può partire, ci aspettano circa 200 km attraverso valli e passi; nei pochi villaggi che incontreremo non vi sarà luce ne telefono, saremo finalmente isolati in questo fantastico Shangri-La. Ieri verso sera con un breve tragitto siamo giunti al nostro primo campo sulla riva del fiume e la luna piena ci ha dato il benvenuto. Stamane saliamo al villaggio di Karcha dove dal suo arroccato monastero possiamo ammirare la vastità della valle di Padum accerchiata da picchi innevati. Seguendo poi il fiume percorriamo la lunga distesa di una valle arida e calda sino a giungere assetati al nostro campo di Pishu dove una soffice erbetta sul bordo del fiume mi farà da materasso per questa notte in tenda. 18- Altra bella tappa oggi lungo il fiume Zanskar con vari su e giù iniziali. Il sentiero è molto polveroso con molte zone di sabbia fine. Si incontra a metà strada il bel villaggio di Pidmo dove ammiro la vita rurale con battitura del raccolto con gli yak. Sempre percorrendo il bellissimo greto del fiume si giunge nei pressi di Hanumil dove risaliamo fino al nostro campo. 19- Oggi sono 44 anni portati benissimo..!!! Giornata come al solito stupenda. Percorriamo la riva del fiume finché si restringe diventando canyon e quindi iniziano le prime vere salite del trek con una bella rampa che sale al passo a 3950 mt con vista maestosa sulle gole e la valle sottostante. E così con susseguirsi di panorami e salite arriviamo al campo di Netche stroncati dall’ultima rampona sotto un sole cocente. 20- Si percorre in salita un susseguirsi di dolci gole che con percorso mai ripido ci portano sulla cresta del passo a quota 4900. la vista sulle valli è strepitosa e già vediamo il lungo tragitto che ci attende. Con ripidissima discesa divalliamo sino a 4000 mt e poi con ripido traverso esposto giungiamo al passo a 4300 mt. Ora il lungo percorso che mi manca è ben visibile ed il panorama è di straordinaria bellezza. È un susseguirsi di villaggi e campi coltivati; contadini ci offrono Zankpa e noi ricambiamo con sorrisi e dei dolcetti. Siamo oramai a Lingshed dove montiamo il campo vicino al Gompa accolti dai monaci che ci invitano nel monastero. Con le mie nozioni mediche poi aiuto un giovane novizio che ha una brutta ferita ad una mano. 21- Parto il mattino un po’ giù di tono ma presto mi ripiglio e sulle dure rampe di un passo che ci porta a 4800 mt do’ il meglio di me e ne vale la pena vista la meraviglia che mi circonda. Giunto al campo nel pomeriggio ne approfitto per piccolo bucato e lavaggio gelido nel fiume. Brrrr 22- Si parte oggi per affrontare il passo più alto del trek, il SingiLa quota 5400 ca. il tempo è discreto ma avvicinandomi al colle mi fa compagnia del nevischio ed un bel vento gelido. Poi man mano che arrivano gli amici la situazione migliora regalandoci anche del sole per poter ammirare meglio la valle e le montagne circostanti. Siamo ora immersi in una lunga valle che ci fa da scenario fino a Protoskar. Il nostro campo è sulla riva del fiume e si può ammirare il villaggio abbarbicato su una rupe con sopra maestose pareti rocciose. A sera ritornano dai pascoli le greggi di capre ed alcuni pastori con relative famiglie vengono a farci visita incuriositi. 23- Partenza mattiniera come al solito e subito una bella salita per l’ennesimo passo sopra ai 5000 mt. Oramai mi sono abituato alla meraviglia di questo posto ?? Solo in parte, ogni momento qui regala emozione. Un poco di pioggerella prima di giungere ad Hanupata serve a vivacizzare il montaggio delle tende. Siamo immersi in una valle di campi coltivati circondati da montagne colorate e dalle forme irreali; il fiume che scorre scandisce il tempo. Faccio il bagno nelle sue acque gelide nell’atmosfera magica e mistica del tramonto. Julhè 24- Da Hanupata partiamo all’alba e dopo aver attraversato il villaggio ci immergiamo nelle fantastiche ed impressionanti gole che ci accompagneranno per buona parte della giornata. Un ambiente maestoso e precario dove la natura regna sovrana. Giunti a Franjla la valle si apre ed offre un po’ di verde sul bordo del fiume. Altri 10 km con belle panoramiche e siamo al villaggio di Wamla con il suo caratteristico gompa arroccato ed i famosi artigiani del legno intarsiato dai quali faccio ottimi acquisti. 25- All’alba salgo al gompa per la preghiera del mattino, incrocio lo sguardo con il monaco assorto nei mantra ed ascolto i suoni dal villaggio sotto che si stà svegliando. Tutto è meravigliosamente semplice e straordinario. La tappa di oggi ci porta a salire l’ultimo passo del trek e poi giù verso una zona coltivata; giunti nei pressi di alcuni chorten si svolta a sinistra ed ecco la magica visione del monastero di Lamayuru arroccato sopra di noi. Siamo arrivati, il trek è finito. Piazzate le tende ci avviamo al gompa per le cerimonie della sera e per la commovente puja in memoria del papà di Alessandro scomparso di recente. Un bel tramonto ed una cena tutti assieme concludono questa splendida giornata. 26- Da Lamayuru con delle jeep si và verso Leh non prima di aver visitato l’antico monastero di Alchi. Stupendo tutto il complesso con pitture e statue di straordinaria bellezza. E poi via nella polvere dello sterminato altopiano sino a giungere in città dove gironzolo per il bazar, chiamo casa ed aspetto la meravigliosa cena della sera… 27- Salgo all’alba allo stupa di Shanti ed in questo luogo mistico aspetto che il sole nasca ed illumini la valle e le montagne circostanti. Sono felice e sereno. Il mondo è questo, il mondo e qui. Poi la giornata scorre nel bazar e si conclude in guest house con un gustoso pollo tanduri. 28- Oggi si vola a Delhi dove una calura afosa ci accoglie. Dopo aver abituato un po’ il fisico a queste temperature porto Sandro a spasso per i quartieri di Old Delhi. Ne rimane entusiasta e continuiamo a girare finché non siamo sfiniti. 29- Giornata calda anche oggi che dedichiamo alla visita dei luoghi principali della città; e così dopo Quatab Minar, Tempio del Loto, la grande Moschea ed il Forte Rosso mi perdo nella canicola e nei labirinti dei vari mercati riscoprendo la vera anima di questa amata India. E quando ormai giunge notte si va in aeroporto per il volo verso l’Europa. 30- Il viaggio di rientro è filato via liscio. A Linate riabbraccio la mia Paolina e poco dopo il Matty e tutti gli altri. È stato il viaggio che volevo, ne sono soddisfatto. L’India non delude mai chi la ama. L’Oriente continua ad essere il paradiso della mia piccola anima. Ki Ki So So Larghialooo. Julhè Sergio Nelle solitarie pietraie tra le montagne c'è uno strano mercato: puoi barattare il vortice della vita per una beatitudine senza confini. Milarepa
Post N° 67
Zanskar 2008eccomi di ritorno, sono passati alcuni giorni dal mio arrivo in italia dopo questo spettacolare trek nel nord dell'India.é stato un viaggio intenso ed affascinante; ho conosciuto tanti popoli, tante valli, tanti fiumi, ho riscoperto un'altra India.A presto sul blog e su You Tube per un bel resoconto sulle mie impressioni ed un bel report fotografico.JulhèKi ki so so Larghialòò Nello Zanskar Shangri-La dell’Himalaya indiano Agosto 2008 Ed ecco che un’altra volta il viaggio ha inizio… Il mio cuore chiede ancora l’India, vado al nord in Himalaya in Ladakh, nello sperduto Zanskar.Siamo un gruppo di amici che amano montagna ed oriente e la maggior parte di loro li conoscerò in viaggio. 10- Si parte, sono in volo sopra le terre d’oriente e tra poco si scenderà a New Delhi nella calura di una notte indiana. Sono in India, ne sento l’odore inconfondibile e mentre ci spostiamo all’aeroporto nazionale piano piano mi abituo al suo caos, alla pelle umida di sudore. Dopo alcune ore sulle scomode panche di questo aeroporto una voce dall’altoparlante ci chiama: parte il volo per Leh. Decolliamo ed in un’oretta siamo alla meta, una vertiginosa virata su una valle arida e deserta ed ecco spettacolare la collina dove sorge Leh. Siamo sulle “terre alte” e mentre raggiungiamo in bus il centro, questa aria fine ci dà il benvenuto nel Piccolo Tibet. 12- I primi giorni servono ad acclimatarci alla quota e li passiamo nella valle a visitare importanti monasteri. Quello di Hemis sorge in un luogo meraviglioso a sud e con la sua numerosa comunità monastica è uno dei più importanti. Vengo chiamato al suo interno dalle litanie sacre dei monaci in preghiera e mi perdo in questa magica atmosfera. Attorno a me statue, thanka e quell’odore caratteristico di burro ed incensi…. Ritornando verso Leh si ammira Thikse Gompa aggrappato su una collina e più avanti Shey Gompa con la sua gigantesca statua del Buddha del Futuro. Salgo poi sulla collina che sovrasta la città e dal suo antico Gompa saluto il suo panorama e guardo lontano; sul lungo viaggio che mi attende. 13- La meta ora è Padum. Questo sperduto paesino è la capitale dello Zanskar; lo Shangri-La, la terra nascosta che conserva ancora tanti segreti e tante magie. Un viaggio lungo e tortuoso che ci condurrà in bus prima a Kargil. I panorami sono da subito mozzafiato con paesaggi lunari che lasciano spazio ad oasi verdi dei villaggi ladaki. La strada è un continuo saliscendi ed attraverso vari passi ci conduce sino all’anonima Kargil. 14- Si parte all’alba con destinazione Padum. Oggi si prevede un trasferimento bello tosto e si arriverà col buio. La strada che risale la valle entra ben presto nel territorio dello Zanskar proponendoci viste magnifiche sul gruppo del Nun – Kun, entrambe splendide vette oltre 7000 mt. Ogni tanto qualche sperduto villaggio di pastori ed agricoltori impegnati nella raccolta del grano. La strada non permette velocità per il suo fondo sconnesso e quindi ci vorrà del tempo prima di giungere al Pensi-La a quota 4500 mt da dove si apre un palcoscenico su tutta la valle e sul gruppo degli Z. Qualche Chorten, un Monastero e tanti km di valle da percorrere. Incontriamo due biker catalani che provengono da Manali. Veramente un avventura fenomenale. Alle prime luci della sera ecco Padum, siamo abbastanza stanchi ma dentro vi è euforia per il trek che dobbiamo iniziare. Julhè 15- Oggi giornata di sosta a Padum dove al mattino partecipiamo alle celebrazioni della Festa di Liberazione con affluenza massiccia di tutti gli abitanti della valle. Bella la cerimonia ed altrettanto il contatto con la popolazione locale che vive con entusiasmo la festa. Poi nel pomeriggio si va a Sani nel suo antico Monastero e dopo aver assistito ad una cerimonia religiosa al suo interno si và curiosi ad assistere nel cortile esterno ai preparativi delle danze sacre che ci saranno domani. 16- Nello Zanskar è grande festa e qui al monastero di Sani per il Naro Nasial Festival sono arrivati dai più remoti villaggi per poter assistere alle danze. Questa cerimonia si celebra in questo luogo da secoli ed è emozionante essere qui tra la gente zanskara con atmosfere, suoni ed odori indimenticabili. Una giornata intensa che vale da sola il viaggio e fino a sera si resta con loro, con questo popolo stupendo, tra danze , suoni e tanti sorrisi. CENNI SUL NARO NASIAL, IL FESTIVAL DI SANI La regione dello Zanskar ha una tradizione buddista sorprendentemente antica. Secondo la tradizione orale il grande Guru Padmasambhava meditò a lungo qui nell’VIII secolo e sui monti che sovrastano il monastero di Sani vi è un suo veneratissimo eremo. Chi ha dimestichezza con il mondo himalaiano prende sempre queste indicazioni con un po’ di scetticismo; stanti le tradizioni locali, sembrerebbe che ogni grotta sia stata visitata da questo amatissimo essere, considerato un secondo Buddha, che fu fonte di ispirazione per tutte le scuole tibetane: spesso è infatti la devozione delle persone che, in perfetta buona fede, le porta a riconoscerne il passaggio – si dice infatti che Egli si sia manifestato ai devoti con innumerevoli corpi di luce. E’ però indubbio che il buddismo giunse in questa regione himalaiana prima che nel Tibet centrale, e prova di questo ad esempio è la statua rupestre di Mulbeck che rappresenta il Buddha del prossimo ciclo, Maitreya, che molti archeologi considerano essere non più tarda del V secolo. In effetti queste remote regioni offrivano luoghi di ritiro ideali per i mistici provenienti dalla valle del Kashmir e in generale dall’India. Una delle figure storiche che soggiornò a lungo in Zanskar fu Naropa, che nell’XI secolo, dopo essere stato Abate di Nalanda, l’università monastica indiana più importante di quei tempi, per realizzare pienamente gli insegnamenti mistici ricevuti dal suo Guru Tilopa dimorò in ritiro all’eremo di Dzongkul, vicino a Sani. Naropa è importantissimo nella tradizione tibetana, essendo anche l’autore del testo esoterico sui sei yoga, che funge tutt’ora da riferimento per gli yogi tibetani ed i praticanti tantrici ed è uno dei testi principali della tradizione Kagyupa. Quando Naropa concluse il suo lungo ritiro a Dzongkhul e si apprestava ad andarsene, la popolazione di Sani e i monaci di questo antico monastero lo implorarono di restare; egli non poté accontentarli, ma lasciò una minuscola immagine di sé, grande come un chicco di grano, all’abate di Sani, dicendo che questo oggetto avrebbe sostituito la sua presenza fisica. La minuscola statuetta crebbe da sola di dimensioni, diventando grande più di una spanna, fatta di oro e abbellita con pietre preziose, e venne custodita e venerata a Sani per i secoli seguenti. Quando giunsero i musulmani nella valle uno di questi la trafugò, ma ebbe paura del suo atto perché la gente della valle insorse furibonda, e quindi per liberarsene la gettò nelle acque del fiume Doda, dove venne poi miracolosamente ritrovata sulla riva da un monaco. Da allora la statua viene tenuta chiusa in un tempietto all’interno delle mura che delimitano il recinto sacro di Sani, adiacente allo stupa che contiene i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e viene esposta una sola volta all’anno, durante il Naro Nasial. Il Naro Nasial richiede una lunga preparazione da parte dei monaci di Sani, che sono discepoli in linea di trasmissione orale del maestro Naropa, i quali eseguono nei giorni precedenti cerimonie religiose, rese accattivanti dall’uso di strumenti tradizionali e canti dai toni bassi. Il giorno antecedente l’apertura del tempio di Naropa vengono eseguite diverse danze in costume, tra cui la danza dei cappelli neri (Sha-NaCham) e dei tamburi (Sha-Na Nga Cham), per purificare in modo adeguato il luogo. Nel secondo giorno al mattino alcuni monaci siedono di fronte al tempietto di Naropa recitando preghiere in onore del maestro e nel cortile antistante il tempio (sul lato opposto) continuano con le danze. Tradizionalmente il Naro Nasial non prevedeva la parte del Cham (danze rituali), queste furono introdotte verso la metà del secolo scorso su richiesta della gente del villaggio; la danza delle otto manifestazioni di Guru Rimpoce (Guru Tshen Gye) che si svolge nel secondo giorno è stata l’ultima ad essere introdotta e infatti le maschere utilizzate sono particolarmente naif e di evidente recente fabbricazione. Il Naro Nasial, la grande celebrazione in cui viene evocata la presenza di Naropa, arricchita dal Cham, è un momento molto bello per cogliere la freschezza della gente di Sani, che ha un trasporto forte e naturale verso i saggi della loro tradizione religiosa. Per Naro Nasial, ovvero per l’incontro con il grande maestro Naropa, si aggregano proveniendo anche da molti remoti villaggi dello Zanskar, sfoggiando i propri costumi tradizionali e creando una piccola folla immersa in un momento di devozione comune ma anche in commerci e in un’allegra convivialità.Il luogo, Sani, è costituito da un bel villaggio e dall’antico monastero, costruito su di un tratto pianeggiante della valle secondo la consuetudine dei luoghi di culto più antichi di queste regioni (vedi ades. Alchi o Tabo in Spiti). Nella penombra mistica all’interno del tempio si trovano bellissime statue ed alcuni affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. 17- Ed adesso il Trek può partire, ci aspettano circa 200 km attraverso valli e passi; nei pochi villaggi che incontreremo non vi sarà luce ne telefono, saremo finalmente isolati in questo fantastico Shangri-La. Ieri verso sera con un breve tragitto siamo giunti al nostro primo campo sulla riva del fiume e la luna piena ci ha dato il benvenuto. Stamane saliamo al villaggio di Karcha dove dal suo arroccato monastero possiamo ammirare la vastità della valle di Padum accerchiata da picchi innevati. Seguendo poi il fiume percorriamo la lunga distesa di una valle arida e calda sino a giungere assetati al nostro campo di Pishu dove una soffice erbetta sul bordo del fiume mi farà da materasso per questa notte in tenda. 18- Altra bella tappa oggi lungo il fiume Zanskar con vari su e giù iniziali. Il sentiero è molto polveroso con molte zone di sabbia fine. Si incontra a metà strada il bel villaggio di Pidmo dove ammiro la vita rurale con battitura del raccolto con gli yak. Sempre percorrendo il bellissimo greto del fiume si giunge nei pressi di Hanumil dove risaliamo fino al nostro campo. 19- Oggi sono 44 anni portati benissimo..!!! Giornata come al solito stupenda. Percorriamo la riva del fiume finché si restringe diventando canyon e quindi iniziano le prime vere salite del trek con una bella rampa che sale al passo a 3950 mt con vista maestosa sulle gole e la valle sottostante. E così con susseguirsi di panorami e salite arriviamo al campo di Netche stroncati dall’ultima rampona sotto un sole cocente. 20- Si percorre in salita un susseguirsi di dolci gole che con percorso mai ripido ci portano sulla cresta del passo a quota 4900. la vista sulle valli è strepitosa e già vediamo il lungo tragitto che ci attende. Con ripidissima discesa divalliamo sino a 4000 mt e poi con ripido traverso esposto giungiamo al passo a 4300 mt. Ora il lungo percorso che mi manca è ben visibile ed il panorama è di straordinaria bellezza. È un susseguirsi di villaggi e campi coltivati; contadini ci offrono Zankpa e noi ricambiamo con sorrisi e dei dolcetti. Siamo oramai a Lingshed dove montiamo il campo vicino al Gompa accolti dai monaci che ci invitano nel monastero. Con le mie nozioni mediche poi aiuto un giovane novizio che ha una brutta ferita ad una mano. 21- Parto il mattino un po’ giù di tono ma presto mi ripiglio e sulle dure rampe di un passo che ci porta a 4800 mt do’ il meglio di me e ne vale la pena vista la meraviglia che mi circonda. Giunto al campo nel pomeriggio ne approfitto per piccolo bucato e lavaggio gelido nel fiume. Brrrr 22- Si parte oggi per affrontare il passo più alto del trek, il SingiLa quota 5400 ca. il tempo è discreto ma avvicinandomi al colle mi fa compagnia del nevischio ed un bel vento gelido. Poi man mano che arrivano gli amici la situazione migliora regalandoci anche del sole per poter ammirare meglio la valle e le montagne circostanti. Siamo ora immersi in una lunga valle che ci fa da scenario fino a Protoskar. Il nostro campo è sulla riva del fiume e si può ammirare il villaggio abbarbicato su una rupe con sopra maestose pareti rocciose. A sera ritornano dai pascoli le greggi di capre ed alcuni pastori con relative famiglie vengono a farci visita incuriositi. 23- Partenza mattiniera come al solito e subito una bella salita per l’ennesimo passo sopra ai 5000 mt. Oramai mi sono abituato alla meraviglia di questo posto ?? Solo in parte, ogni momento qui regala emozione. Un poco di pioggerella prima di giungere ad Hanupata serve a vivacizzare il montaggio delle tende. Siamo immersi in una valle di campi coltivati circondati da montagne colorate e dalle forme irreali; il fiume che scorre scandisce il tempo. Faccio il bagno nelle sue acque gelide nell’atmosfera magica e mistica del tramonto. Julhè 24- Da Hanupata partiamo all’alba e dopo aver attraversato il villaggio ci immergiamo nelle fantastiche ed impressionanti gole che ci accompagneranno per buona parte della giornata. Un ambiente maestoso e precario dove la natura regna sovrana. Giunti a Franjla la valle si apre ed offre un po’ di verde sul bordo del fiume. Altri 10 km con belle panoramiche e siamo al villaggio di Wamla con il suo caratteristico gompa arroccato ed i famosi artigiani del legno intarsiato dai quali faccio ottimi acquisti. 25- All’alba salgo al gompa per la preghiera del mattino, incrocio lo sguardo con il monaco assorto nei mantra ed ascolto i suoni dal villaggio sotto che si stà svegliando. Tutto è meravigliosamente semplice e straordinario. La tappa di oggi ci porta a salire l’ultimo passo del trek e poi giù verso una zona coltivata; giunti nei pressi di alcuni chorten si svolta a sinistra ed ecco la magica visione del monastero di Lamayuru arroccato sopra di noi. Siamo arrivati, il trek è finito. Piazzate le tende ci avviamo al gompa per le cerimonie della sera e per la commovente puja in memoria del papà di Alessandro scomparso di recente. Un bel tramonto ed una cena tutti assieme concludono questa splendida giornata. 26- Da Lamayuru con delle jeep si và verso Leh non prima di aver visitato l’antico monastero di Alchi. Stupendo tutto il complesso con pitture e statue di straordinaria bellezza. E poi via nella polvere dello sterminato altopiano sino a giungere in città dove gironzolo per il bazar, chiamo casa ed aspetto la meravigliosa cena della sera… 27- Salgo all’alba allo stupa di Shanti ed in questo luogo mistico aspetto che il sole nasca ed illumini la valle e le montagne circostanti. Sono felice e sereno. Il mondo è questo, il mondo e qui. Poi la giornata scorre nel bazar e si conclude in guest house con un gustoso pollo tanduri. 28- Oggi si vola a Delhi dove una calura afosa ci accoglie. Dopo aver abituato un po’ il fisico a queste temperature porto Sandro a spasso per i quartieri di Old Delhi. Ne rimane entusiasta e continuiamo a girare finché non siamo sfiniti. 29- Giornata calda anche oggi che dedichiamo alla visita dei luoghi principali della città; e così dopo Quatab Minar, Tempio del Loto, la grande Moschea ed il Forte Rosso mi perdo nella canicola e nei labirinti dei vari mercati riscoprendo la vera anima di questa amata India. E quando ormai giunge notte si va in aeroporto per il volo verso l’Europa. 30- Il viaggio di rientro è filato via liscio. A Linate riabbraccio la mia Paolina e poco dopo il Matty e tutti gli altri. È stato il viaggio che volevo, ne sono soddisfatto. L’India non delude mai chi la ama. L’Oriente continua ad essere il paradiso della mia piccola anima. Ki Ki So So Larghialooo. Julhè Sergio Nelle solitarie pietraie tra le montagne c'è uno strano mercato: puoi barattare il vortice della vita per una beatitudine senza confini. Milarepa