Creato da mondodonna_2008 il 07/08/2008

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Napoli. IL PESCE D’APRILE AGLI AVVOCATI – di Pasquale D’Aiuto, avvocato

Post n°770 pubblicato il 02 Aprile 2020 da mondodonna_2008
 
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Ditemiche è soltanto un pesce d’aprile. Vi prego, ditemelo e convincetemi. Perchéquest’oggi assisto, attonito, alla corsa caotica, a colpi di click, da parte di migliaia e migliaia dipersone che hanno conseguito un diploma, una laurea in Giurisprudenza, hannosvolto pratica forense ed ottenuto un’ardua abilitazione, all’accaparramento dell’obolodi € 600,00 (pure, inizialmente non previsto!) graziosamente concesso con il c.d.Decreto Cura Italia (D.L. n. 18 del 17.3.2020, così come integrato con Decretodel 28.3.2020 dei Ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali edell’Economia e delle Finanze).

Parlodegli Avvocati, categoria professionale liberale e nobile, esistente da quando èin piedi una società che si possa dire civile, attori principali del sistemaGiustizia come i Magistrati, baluardo per la tutela e l’implementazione  dei diritti. Parlo di esseri umani che hannopuntato le proprie fiches su un corsodi studi polivalente, per trovare il proprio posto nel circuito produttivo erendersi utili al mondo.

Però,evidentemente, nella nazione sbagliata.

Genteche, in paesi seri, dovrebbe nutrire serene prospettive di medio-lungo periodoe che, al contrario, in questo surreale posto che è l’Italia – ma per prudenza,in base alla mia personale esperienza, preferisco limitarmi al meridioned’Italia, che è anche Roma, per intenderci – spera di buscarsi qualcosa dalloStato, quando e se arriverà, perché avrà fornito dimostrazione alla propriaprevidenza privata di aver passato anni difficili, di non aver affattoingranato con la professione o, addirittura, di non aver più una partita iva.

Ma questoè meno del breve periodo: questo è campare alla giornata.

Sì,perché vi sfido: più a monte, provate a raccontarmi che, in fondo, questo Paesenon abbia poi convinto noi Avvocati che la nostra quintessenza fosse proprio quelladel campare alla giornata. Raccontatemelo ma poi, un attimo dopo, motivatelo conragioni solide, perché io farò fatica a starvi dietro. Perché io credo siaproprio così: noi siamo una categoria da distruggere, i paria della società.

Noisiamo residuali.

E losaremmo anche se parlassimo, oggi, non di seicento ma di seimila o sessantamilaeuro per ciascun Avvocato, perché l’unico “bonus” che potrà salvare ilfondamentale comparto della Giustizia dovrà consistere in un’autenticarivoluzione concettuale, a partire dal nostro ruolo.

Laverità è che ormai siamo abituati a concepire la nostra professione come unagara ad ostacoli o, per restare in tema, come un’emergenza continua, un po’come il virus di questi tempi. Noi siamo continuamente in quarantena, questa èla verità. Noi siamo reclusi – sì, da sempre e non solo in questi giorni – acausa di barriere politiche, sistemiche, ideologiche ma concretissime.

E losiamo a partire da corsi di studio affollati, aperti a chiunque – anche acoloro che non sanno cosa fare della propria vita dopo il diploma –  e, spesso, senza uno sbocco preciso; poi, dapratiche forensi disorganiche, molto spesso povere di contenuti, cronicamentelegate alle solite materie divenute una sorta di ammortizzatore sociale (pensoalla r.c.a.), con compensi da fame o senza alcuna forma di corrispettivo. Pratiche che, assai spesso, non siconcludono mai veramente e sfociano in collaborazioni atipiche nonregolamentate, generando migliaia di professionisti poveri, timorosi dispiccare il salto e prendere ad essere realmente autonomi – realmenteprofessionisti! – e bisognosi, quasi fisiologicamente, di conforto, controllo,rilettura, assenso da parte di un dominus.Una demolizione psicologica, prima che economica.

Epoi, penso all’esame d’abilitazione che (e mi perdonino i commissari seri epreparati che ho incontrato nella mia vita), continua a sembrare un terno allotto. Con i testi nascosti negli zaini, gli smartphone, la speranza di unaiuto esterno, quando basterebbe pretendere l’impegno degli aspiranti Avvocati,consentire loro l’utilizzo dei codici commentati con la Giurisprudenza edimpedire realmente l’adozione ditrucchetti da ragazzini – che costituiscono illeciti penali, a ben vedere.

Forse,prima ancora, la facoltà di Giurisprudenza dovrebbe tornare a fare selezione (apartire dal numero chiuso) o, almeno, a indirizzare verso una prospettiva, comela libera professione o i concorsi.

Poipenso alle udienze, che quasi sempre sono affollatissime perdite di tempo e chesovente vantano l’unico beneficio di incoraggiare la socialità e di sostenere l’economiadei bar nei pressi degli Uffici Giudiziari, a suon di caffè e chiacchiere aitavolini. Quali udienze? Ma noi Avvocati le conosciamo bene: innanzitutto,quelle di mero rinvio (perché il Giudice non è riuscito ad emettere unprovvedimento, perché mancano i testimoni, perché una notifica è andata stortae chi più ne ha, più ne metta); poi, l’udienza che segue quella di comparizionedelle parti nel caso (leggasi: sempre) di richiesta della concessione dei terminic.d. istruttori; quella di conferimento dell’incarico al Consulente Tecnicod’Ufficio, che presta giuramento; quella di precisazione delle conclusioni,spesso reiterata per ragioni, sovente, oscure (o, forse, ben chiare)… siaccettano suggerimenti. Parlo da civilista, naturalmente: tutto tempo chepotrebbe essere dedicato allo studio, al tempo libero. Alla famiglia.

Poi,penso agli importi ingenti che dobbiamo destinare, sin dall’iscrizione all’albo,anche senza un reddito effettivo ed in modo affatto proporzionato e scalare,alla nostra previdenza sociale, pur gravata da tutte le sue ben noteincongruenze.

Manon è solo questo: è molto, molto di più. Questa elemosina di 600 euro assumele vesti di una beffa, contentino inaccettabile ed odioso per una vita(professionale ma non solo) di assurdità conclamate. Penso, ad esempio, al fattoche un soggetto, se non ha un reddito “regolare”, può intentare una causacivile senza rischiare concretamente nulla – lasciando a bocca asciutta lacontroparte e l’Avvocato avversario, oltre che, molto probabilmente, anche ilproprio (dura, spiegarlo ai non addetti ai lavori; vero?). Penso alle societàche scompaiono (anzi: che divengono inattive), lasciando capitale e patrimonioazzerati ma tanti debiti, nei confronti dei fornitori quanto degli Avvocati edei professionisti in genere.

Pensoalle procedure concorsuali inutili; alle esecuzioni mobiliari in cui le caseprivate sono sempre chiuse, in cui addosso, il debitore, non ha nemmeno unorologio oppure in cassa non c’è mai un euro da pignorare; a quelle immobiliariche durano un’eternità e costringono chi le ponga in essere ad esborsi enormiche, spesso, non vedranno rimborso; ai pignoramenti presso terzi (quandopossibile) ove sovente non v’è nulla o quasi da ricavare perché il terzo nonc’è più o perché il suo debito è poco o nulla; ai ricorsi per decretoingiuntivo che potrebbero essere sostituiti da ingiunzioni qualificate degliAvvocati; a tutti quei contratti che sarebbero facilmente, e con competenza,stipulabili senza l’assistenza di altri professionisti – le compravenditeimmobiliari, per esempio ma sovvengono alla mente anche i c.d. passaggi diproprietà dei veicoli – e, più in generale, allo scandalo della negazione, pressocchéassoluta e davvero incomprensibile, della facoltà di autenticare le sottoscrizioni!

Pensoalla patologica mancanza di meritocrazia. Agli incarichi milionari concessi inbase a graziose discendenze e giuste amicizie. Ai mandati professionali daparte degli enti pubblici che vanno sempre agli stessi.

Pensoall’incredibile assenza di qualsiasi riferimento alla figura dell’Avvocatonella nostra Costituzione!

Epoi, ritorno con la mente al dileggio generale nei confronti  della categoria: gli Avvocati rubano, perdonotempo, provocano la prescrizione, sono incompetenti, godono nel ritardare ledecisioni, sono degli azzeccagarbugli, raccontano fandonie, si arricchisconosfruttando i clienti, si vendono all’avversario… chiunque può, a chiunque è concessogettarci fango addosso, impunemente. La vulgataè che noi siamo cattivi. Sui social, in strada, persino nelle dichiarazioni (anchemolto recenti) di qualche… illuminato ed autorevole giurista. Non aiuta,bisogna dirlo, la politica adottata da più d’un ministro della Giustizia oppurel’insipienza di qualche soggetto capitato, per puro caso, all’apice del nostrosettore.

GliAvvocati sono carne da macello, spara addosso al leguleio, dagli all’untore.

Sobene che, in qualche caso, il dileggio è meritato. Penso ai colleghi (minuscolavoluta) che offrono pubblicamente la propria attività (minuscola voluta) gratiso quasi – con ciò, violando il principio di lecita concorrenza – o che, peresempio, incoraggiano azioni nei confronti dei medici che agiscono nell’estremadifficoltà di questi tempi grigi.

Masiamo 250.000 e passa (troppi, troppi)! Per la stragrande maggioranza perbene,coraggiosi, preparati, in buona fede. Penso al sorriso, alla bravura ed alladisponibilità dei Colleghi che vedo quasi ogni giorno (Antonietta, Gianluca,Roberto, Alessio, Elio per fare qualche nome, perché non siamo numeri!) e, piùin generale, alla correttezza, alla serietà, al fair play di quelli che incontro sulla mia strada, innanzi alleeccezioni ed alle strenue argomentazioni, alla loro capacità di scorgere lacesura tra la difesa del Cliente ed i rapporti personali.

Quantoè difficile, tutto questo! Quanto è difficile e miracoloso comprendere che l’inderogabilitàdel mandato difensivo ed il rispetto reciproco possano coesistere – anzi,considerare la prima una parte fondamentale del secondo.

Indefinitiva e senza dilungarmi oltre, ecco perché vorrei tanto che questa storiadei 600 euro fosse un pesce d’aprile: perché, qui, bisogna rifondare laGiustizia, non elargire oboli. Perché non esiste alcuna programmazione rispettabilee seria delle vite di centinaia di migliaia di Legali; perché chi deve non adottariguardo per le loro anime, le loro aspirazioni, le loro famiglie ed ora, difronte all’ultimo atto di un’emergenza continua, frutto di scelte scellerate edi prassi assurde che solo in minima parte qui sono state citate, non si puòpiù tacere. Perché non c’è merito, cultura, cura. Perché si deve, prima ditutto, riabilitare la professione dell’Avvocato. Perché noi siamo senza futuroe lo eravamo ben prima di questa emergenza mondiale.

Ilteatro è finito e quest’ultima farsa ha disvelato il trucco. Oggi, primo diaprile, abbiamo patito lo scherzo più atroce. Speriamo sia l’ultimo.

Avv.Pasquale D’Aiuto.

 

 
 
 

Voci dal passato gratuito

Post n°769 pubblicato il 30 Gennaio 2020 da mondodonna_2008
 
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Voci dal passato ha tanto da dire per chi lo legge. E' GRATUITO nella settimana dal 27 gennaio 2020 al 3 febbraio 2020. Auguro una buona lettura. L'autrice. Il testo di Bianca Fasano è stato pensato e scritto dall'autrice in un corpo unico, anche se nella sua prima elaborazione cartacea si è inteso sveltire la lettura con una pubblicazione in quattro volumetti. Esso segue una traiettoria disuguale tentando di recuperare, dall'apparente irrazionalità della tesi parapsicologica, una serie di percorsi logici o passibili di studio Il filo funzionale partendo da asserzioni di difficile comprensione, anche mediante "l'immersione", parziale in metodiche affini alla parapsicologia o ad essa contrastanti, conduce il lettore ad acquisire un personale parere sulla credibilità concettuale ideologica e/o fisica della scienza parapsicologica e dei fenomeni ad essa collegati. L'individuazione della linea di sviluppo nell'opera è restata, nella sua composizione univoca, la stessa dei quattro libri cartacei, perché siano di più facile interpretazione i concetti espressi. La prima parte contiene una presentazione dell'autrice, scritta allo scopo di rendersi psicologicamente più comprensibile e risente di una rilettura attualizzata alla pubblicazione in e book così come tutto il percorso dell'opera in cui interventi "attuali" chiariscono e danno anche forza a quanto scritto in precedenza. I capoversi prendono il via dalle principali motivazioni che possono spingere l'uomo alla ricerca del paranormale e le deduzioni successive propongono risposte anche al quesito se risulti positiva o negativa al fine del vivere quotidiano, la ricerca di un'anima immortale, rispetto alla vita materiale e caduca che conduciamo. Nella parte successiva, sonda l'irrazionale, allo scopo di offrire un quadro complessivo di cosa possa realmente considerarsi "scontato e sicuro" nella vita di ogni individuo, per quanto concerne la realtà sociale, scientifica, religiosa e storica e propone alcune esperienze medianiche dell'autrice. L'opera è anche dedicata al tentativo di "sciogliere", fondendo le conoscenze specifiche con le metodologie parapsicologiche, un enigma umano del passato, legato al famoso "processo Murri" e verificare la possibilità che gli spiriti possano effettivamente partecipare alla nostra vita umana, con una presenza costruttiva, benché la legge preveda che "Mors omnia solvit", ossia che con la morte fisica ogni legame sia sciolto. Le ultime fasi del lavoro raccolgono esperienze medianiche vissute dall'autrice in prima persona, anche rispetto alle realtà attuali del mondo sociale e storie raccolte nel corso di un compito di ricerca durato anni e che ancora dura, che pongono le basi per una più ampia indagine dei "milioni di fatti inspiegabili" che ogni giorno, spesso in sordina sono registrati passando sotto silenzio, nella nostra realtà fisica. L'interesse suscitato dalle tesi che il lavoro propone, offre un apporto importante al mondo della ricerca parapsicologica ed un affascinante testo di lettura per tutti. Rivisitato per la sua seconda versione cartacea.

 
 
 

Morire d'odio. Ebook

Post n°768 pubblicato il 25 Agosto 2019 da mondodonna_2008
 
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IPOTESI
Il mio racconto "Morire d'odio", mi è stato ispirato dalla consapevolezza che, benché sia necessario punire un colpevole, ancora più importante sia non porre in carcere un innocente.
Non si riporta un caso soltanto in cui la vittima "sia scomparsa" e mai ritrovata, malgrado le ricerche.
In America secondo l'Fbi nel solo 2012 i casi di missing sono stati oltre seicentomila, poco meno di 500mila sono ragazzi sotto i 18 anni.
In Italia "abbiamo fatto l'abitudine" agli assassini che non confessano il loro delitto, malgrado ogni pressione o prova possibile ed anche agli omicidi in cui la vittima scompare misteriosamente ed il cui cadavere, prova certa del delitto, non viene mai trovato. In alcuni casi "il colpevole" è posto sotto inchiesta e, in seguito, con alterne e lunghe vicissitudini legali, anche, condannato. Benché continui a professarsi innocente dell'omicidio di una persona che non viene mai ritrovata né viva né morta.
Se il corpo non c'è e l'omicida (o presunto tale), non confessa, si ha un bel dire che in carcere sia finito il colpevole: il dubbio resta.
Da questo dubbio, senza alcun riferimento di realtà rispetto a casi che l'opinione pubblica sta discutendo in questi anni, è nato il mio racconto "Morire d'odio".
La vittima "muore d'odio". Muore, spesso, perché non fugge. Non fa come la lucertola che, pur di salvarsi, lascia la propria coda nelle "zampe" del nemico.
La vittima, solitamente, muore perché non accetta la verità. Vuole restare al suo posto. Ha mille ragioni per farlo, però una sola per andarsene: il rischio di andarsene per sempre.
Il mio consiglio, dunque è la fuga.
Qualsiasi cosa ci si lasci alle spalle, c'è modo di riconquistarla, vivendo, oppure ricostruire.
Da morti non c'è più speranza.
Buona lettura.

 
 
 

“La vicenda umana e professionale dell’Avv. Giorgio Ambrosoli: quale lascito?”

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Venerdì 22 marzo 2019, dalle ore 9:30 in due moduli temporali, presso il Teatro Comunale Mario Scarpetta in Sala Consilina (SA), Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno, Banca Monte Pruno, Credito Cooperativo di Fisciano, Roscigno e Laurino e Comune di Sala Consilina, con il patrocinio del co-organizzatore Ordine degli Avvocati di Lagonegro e l’ulteriore patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, presentano: “La vicenda umana e professionale dell’Avv. Giorgio Ambrosoli: quale lascito?” Modulo delle ore 9:30 Destinato agli studenti dell’I.I.S.S. “Marco Tullio Cicerone” di Sala Consilina – con l’intento di ospitare, in futuro, altre scuole – ed in coincidenza quasi perfetta con la “Festa della legalità” indetta, per il 19 marzo, dalla Regione Campania in memoria di Don Peppino Diana. Saluti e ringraziamenti da parte dell’Avv. Nicola Colucci, Foro di Lagonegro e dell’Avv. Pasquale D’Aiuto, Foro di Salerno, ideatori dell’evento; saluti da parte del Sindaco di Sala Consilina, Avv. Francesco Cavallone, del Dirigente Scolastico Dott.ssa Antonella Vairo e della Prof.ssa Anna Colucci. Ulteriori, eventuali interventi. Presentazione del periodo storico e dell’Avv. Ambrosoli a cura del giornalista Geppino D’Amico, moderatore della mattinata; spettacolo, nella forma del teatro-canzone, intitolato “GiorgioAmbrosoli”, di e con Luca Maciacchini (durata:70 minuti). A seguire, libero contributo di professori ed allievi, sul palco del Teatro. Chiusura entro l’orario scolastico. Modulo della ore 16:00 Destinato a chiunque vorrà partecipare. In particolare, concepito in favore degli Avvocati accorsi, cui saranno riconosciuti n. 4 crediti formativi, di cui n. 2 di deontologia. Con la moderazione dei giornalisti Geppino D’Amico ed Erminio Cioffi. SALUTI Avv. Nicola Colucci, Responsabile per il Vallo di Diano Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno. Dott. Raffaele Battista, Presidente Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno. Avv. Pasquale D’Aiuto, Segretario Associazione Giorgio Ambrosoli Salerno. Avv. Francesco Cavallone, Sindaco di Sala Consilina. Avv. Gherardo Cappelli, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lagonegro. Avv. Americo Montera, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno. Arch. Gelsomina Lombardi, Assessore alla cultura del Comune di Sala Consilina. Replica dello spettacolo “Giorgio Ambrosoli” di e con Luca Maciacchini RELAZIONI sull’esempio e l’opera professionale dell’Avv. Giorgio Ambrosoli: --- Dott. Michele Albanese, Direttore Generale Banca Monte Pruno, Tutela del risparmio e trasparenza bancaria. --- Prof. Avv. Giovanni Capo, Ordinario di Diritto commerciale presso l’Università degli studi di Salerno, Figura e ruolo del commissario liquidatore. --- Dott. Gianfranco Donadio, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lagonegro, “Briganti e gentiluomini”. Attività formativa accreditata dal CNF ai fini della formazione professionale continua (n. 4 crediti, concessi dall’Ordine degli Avvocati di Lagonegro, di cui n. 2 in deontologia). Ingresso libero. Registrazione Avvocati all’ingresso ed all’uscita. Segreteria Organizzativa: Avv. Nicola Colucci, Avv. Pasquale D’Aiuto. Info www.giorgioambrosolisalerno.wordpress.com.

 
 
 

I miei libri

Post n°766 pubblicato il 28 Febbraio 2019 da mondodonna_2008
 
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I MIEI LIBRI. Sono immersa nei libri da piccolissima, mi hanno fatto compagnia nelle ore in cui ero costretta a letto. Ho fatto confusione tra i personaggi di D'Annunzio e quelli della mia vita di ogni giorno. Ho scritto libri, letto libri, recensito libri e creato copertine per i libri. Ho anche perduto un mare di libri annegati nel mio passato. Certamente, però, mi hanno forgiata, tanto di più quelli che ho dovuto abbandonare e, come fantasmi, si riaffacciano di tanto in tanto alla memoria. Amo i miei "interlocutori muti", che non restano mai uguali e parlano, invece, tanto, sempre con parole uguali, sempre con parole mutate dal fatto che sono cambiata io che li rileggo o li ricordo. Non riesco ad immaginare come si possa crescere senza di loro, fisici o in ebook. Conservo il ricordo dell'odore di nuovo che avevano i libri acquistati per la scuola e il ricordo dell'odore dei libri antichi della biblioteca Nazionale di Napoli e delle altre biblioteche che ho visitato per studio, quando google e i suoi derivati ed internet neanche era nell'iperuranio di Platone. Conservo il ricordo dei libri della biblioteca di mio padre, che spaziavano dalla letteratura alla fisica, dalla statistica al "Come giocare e vincere al poker", dagli "uccelli canori", al "I Purosangue da corsa", fino ai romanzi degli autori più conosciuti e su tutti, con il permesso di mio padre, ho messo le mani da piccola, lasciandoci il segno della matita, per poi metterci la mente "da grande", lasciandoci il segno della conoscenza. Libri letti in fretta, saltando le pagine, quando, in tempi lontanissimi, si andava a ballare a casa di amici ed io trovavo qualche libro interessante e lo leggevo, quasi fossi una "Ladra di libri", cercando di portare con me immagini di una storia che non potevo possedere tutta. Piango i libri che ho dovuto abbandonare, però sono restati come rimpianto nella mia mente. Tutti mi hanno fatto crescere e divenire quella che sono e i grandi autori del passato, finendo sulle bancarelle a pochi euro, e, a suo tempo, a pochissime lire, mi hanno fatto da monito dicendomi:-"Chi sei tu per credere che il TUO, di libro, possa avere più fortuna del mio?"- Tuttavia scrivo e studio ancora e ancora posseggo vite che non mi appartengono e ancora percorro strade di città che non ho mai visitato e mi immergo in emozioni che non potrò mai vivere e, forse, mai vorrei avere vissute, ringraziando l'autore del libro che le ha vissute per me, ha sofferto, per me, ha conosciuto fatti, storie, persone, memorie, città, mondi, che io non potrò mai conoscere se non attraverso lui. Leggete, leggete libri, leggete poesie, fatelo. Non è detto siano i miei, però, per favore leggete! Bianca.

 
 
 
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