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Una civiltà senza storia


Per l'occidente moderno, la storia è un valoresicuro, che fa parte delle "Scienze Umane" e si nutredi una grande quantità di tecniche di datazione e dianalisi. Non era così per gli Egizi. Essi non avevanoalcuna vocazione per la storiografia e non ci hanno lasciato una storia continuativa degli avvenimenti.Quando un faraone saliva al trono, era di nuovo l'anno1 della creazione, la "prima volta" in cui l'ordine trionfasul disordine. Quando ci viene segnalata una data, si tratta dell' "anno 3 di Tutankhamon" o dell' "anno 20di Ramses II", giacchè l'Egitto non conosceva un puntodi riferimento assoluto, come quello che noi indichiamocon "prima e dopo Cristo". Bisogna sempre tener presenteche, quando "facciamo storia" a proposito dell'antico Egitto,imponiamo a questa civiltà schemi mentali che sono i nostrie che non corrispondono affatto alle sue categorie: la ricerca di una datazione assoluta, di aneddoti o di eventi è,agli occhi degli Egizi, una cosa priva di valore. Per noi lamemoria (e quindi la storia) ha preso il posto del sacro.All'epoca dei faraoni, il sacro era presente nei diversi livelli di vita sociale, dai riti celebrati nei templi fino all'eco-nomia: esso plasmava gli spiriti e, in un certo modo, abolivail tempo e la memoria.
                                   Annali di Tutmosi IIIPerciò i testi che noi chiamiamo "storici" - come gli Annali di Tutmosi III, che narrano le sue spedizioni di Asia, - non appari-vano come tali a coloro che li redassero. Si tratta piuttostodei vari modi di manifestarsi del mito fondamentale dello Stato:il ruolo civilizzatore del faraone, che deve portare l'armoniaal posto del caos. Quello che conta è il modello simbolico:il trionfo della luce sulla tenebra anzichè i fatti concreti.